GM, finalmente Wagoner scollato dalla poltrona

Scritto da: il 30.03.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Davvero, come titolano oggi un po’ tutti i giornali del mondo, è un terremoto “transoceanico “quello che nella notte vi è stato nel globalissimo mondo dell’auto. Negli Usa Rick Wagoner, presidente ed amministratore delegato della General Motors, si è dimesso, sostituito da Fritz Henderson (fino ad ora direttore dello sviluppo), come ad (o ceo che dir si voglia) e da un membro del consiglio d’amministrazione, Kent Kresa, come presidente (almeno per ora) provvisorio.

Parallelamente in Francia, qualche ora prima, il consiglio di sorveglianza del gruppo Peugeut-Citroën, presieduto da Thierry Peugeot, ha defenestrato il presidente del comitato, Christian Streiff, in considerazione delle «difficoltà eccezionali» che sta attraversando l’azienda. Al suo posto andrà Philippe Varin.

Per quanto riguarda la GM, pare che la testa di Wagoner sia stata chiesta direttamente dal presidente Barack Obama, che avrebbe subordinato gli aiuti di Stato al colosso di Detroit alle dimissioni dell’uomo che, al comando della multinazionale da 8 anni, sarebbe uno dei principali responsabili delle sua profonda crisi.

Ottima mossa, quella di Obama. Perché non si può affatto chiedere alla collettività una marea di denaro pubblico per essere salvati mantenendo ancora il comando di una impresa che palesemente si è portata allo sfascio.

A questo punto c’è solo da sperare che il criterio della Casa Bianca si diffonda e diventi ovunque conditio sine qua non per accedere agli aiuti di Stato.

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