RISULTATI EUROPEE 2009/4 Gordon Brown, quando il grigiore prevale su tutto

Scritto da: il 11.06.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Il premier (ancora per quanto?) britannico Gordon Brown è un uomo preparatissimo, un economista che da cancelliere delle Scacchiere sotto i vari governi di Tony Blair ha lavorato splendidamente, contribuendo a rendere ben florida l’economia del Regno e ben solida la sterlina. Ma da primo ministro ha clamorosamente fallito e queste elezioni europee (abbinate anche in UK ad alcune amministrative) sono state una pietra tombale per la sua carriera politica, almeno per ruoli di primissimo piano.

Il Partito Laburista, il New Labour “creato” da Tony Blair picconando la splendida creatura politica britannica che ha dato vita ai sogni novecenteschi di molti socialdemocratici europei, è uscito con le ossa frantumate dalle urne. Terzo partito nei governi locali dopo i conservatori e i liberaldemocratici e terzo partito alle europee dopo i conservatori e gli euroscettici dell’Ukip, ossia lo United Kingdom Independence Party, una formazione il cui solo “brand” equivale ad un intero programma di decine di pagine.

Il Labour, per la prima volta dal 1920 (ma era stato fondato appena 4 anni prima) è sceso sotto il 20% dei consensi. E non di poco, visto che solo il 15.8% dei britannici lo ha votato.

Perché una simile crisi? L’unica risposta che è possibile dare, a prescindere dal gossip attorno ad un presunto complotto di Blair e dei suoi, ruota attorno al grigiore di Brown. Uno scozzese colto e serio che però non ha nessun appeal nell’imperante società dell’immagine dei nostri giorni. Triste da constatare, ma è proprio così.

Ora il rischio che il Labour corre ad un anno dalle elezioni politiche è di uscire di scena definitivamente, di divenire marginale oltre ogni limite ipotizzabile. Insomma, nel 2010 Londra potrebbe riavere un Parlamento come 300 anni fa circa, solamente con Tory e Whig. Un sogno per il liberaldemocratici. Ma un vero incubo per i laburisti.

Gordon Brown (foto AP)
Gordon Brown (foto AP)
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