Grande Nord, gli inuit denunciano i danni causati dagli ambientalisti

Scritto da: il 21.03.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Nel tentativo di salvaguardare gli orsi polari, ambientalisti, naturalisti e ricercatori vari farebbero più danno dei cacciatori. Lo affermano gli inuit canadesi, in effetti un po’ poco attendibili come testimoni, essendo tradizionalmente loro stessi cacciatori di orsi.

Certo, però, che alcuni episodi raccontati dagli eschimesi sono davvero singolari: negli ultimi tre anni, circa metà dei 2.100 orsi dello Stretto di Davis sono stati inseguiti da elicotteri e sedati (parrebbe per ben 2.371 volte) con siringhe sparate dall’alto, con tanto di microcarica esplosiva per “oltrepassare” la pelliccia e far penetrare meglio il farmaco.

Secondo i cacciatori inuit, raccolti nella Compagnia Nunavut Tunngavit, lo choc ed i continui inseguimenti starebbero cambiando il modo di comportarsi degli orsi, disorientandoli ed uccidendone parecchi.

Due di loro, con i riflessi annebbiati dal potente sonnifero, sarebbero annegati nell’area di Pangirtung. A questi si aggiungono le balene disorientate ed alla fame dopo l’inserimento sottopelle di un rilevatore satellitare e quelle morte durante l’operazione per piazzare il sistema di monotoraggio. Stessa sorte per otto dei venti esemplari di femmina di caribù, una sorta di renna nordamericana, che hanno molto patito l’applicazione di un collare elettronico.

Ma gli inuit si pongono controcorrente anche a riguardo di un’altra spinosa vicenda, quella relativa il cambiamento climatico e la minaccia che rappresenterebbe per gli orsi. Semplicemente non vedono il nesso, tutt’altro. Asseriscono infatti che gli orsi polari sarebbero passati dai 6-8 mila degli anni Settanta ai 16 mila di oggi. Tanto che il Canada (ma non gli Stati Uniti) li ha tolti dall’elenco degli animali a rischio d’estinzione.

Una domanda sorge spontanea: che gli ambientalisti stiano barando anche sui nordici plantigradi?

Orso polare

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