Da anni la Groenlandia, provincia autonoma danese, scalpita per avere l’indipendenza da Copenaghen e divenire un vero e proprio Stato. Raggiunta qualche mese fa la piena autonomia tramite un referendum, l’autogoverno di Godthåb (o Nuuk, in lingua inuit) ha deciso di autorizzare l’estrazione dell’uranio presente nel sottosuolo dell’Isola di Ghiaccio, nonché, ovvio, il suo sfruttamente economico, cosa che il governo centrale danese aveva sempre vietato.
La prima licenza estrattiva (per delle indagini in una zona di 82 chilometri quadrati) è andata alla compagnia australiana Greenland Minerals Energy (Gme), che opererà a Narsaq, nel sud dell’isola. La Gme, presieduta da Hans Kristian Schønwandt, stima che nell’area che sonderà potrebbero essere celati più di 85 mila tonnellate di uranio (ovvero oltre il doppio di quanto nei primi anni ’80 aveva ipotizzato l’Agenzia danese per l’energia atomica).
Com’è comprensibile, le associazioni ambientaliste sono assai preoccupate. L’estrazione dell’uranio, infatti, potrebbe aggravare le condizioni dei ghiacciai groenlandesi, che, secondo alcuni dati forniti dai satelliti della Nasa, rappresentano il 50% circa di tutti i ghiacciai del pianeta scioltisi negli ultimi 5 anni.
