Holbrooke e Mitchell inviati speciali di Obama in Afghanistan e Medioriente

Scritto da: il 23.01.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Una scelta ottima ed una a mio avviso pessima per Barack Obama in questi primi giorni alla Casa Bianca. Sono stati infatti designati gli inviati speciali per il Medio Oriente e per l’Asia Centrale: l’ex leader della maggioranza in senato George Mitchell (Medio Oriente) e l’ex ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite Richard Holbrooke (Pakistan e Afghanistan).

Nulla da eccepire su Mitchell, che per anni ha pazientemente tessuto la tela dell’accordo di pace in Irlanda del Nord, ma certo il richiamo in servizio di Holbrooke non mi pare affatto condivisibile.

Artefice degli Accordi di Dayton, Holbrooke ha gestito malamente per anni la tragica vicenda balcanica, con un piglio manicheo tendente ad addossare sempre e comunque tutte le colpe ai serbi.

Più in generale, mi pare di poter dire come Holbrooke sia stato attiva parte in causa di un processo di frantumazione delle identità nazionali che negli Anni Novanta l’amministrazione Clinton non ha voluto per nulla bloccare, anzi ha favorito senza nessuna idea delle conseguenze a breve (un bagno di sangue), medio (una lunga e costosa ricostruzione dell’area) e lungo termine (al-Qaeda impiantata nei Balcani).

Probabilmente Holbrooke in Pakistan ed Afghanistan opererà bene dal punto di vista di Washington, visto che di certo gli interessi americani li sa tutelare. Ma da un punto di vista globale mandare come inviato speciale nell’area più delicata al mondo un uomo che ha già dato ampia prova della sua scarsa lungimiranza mi sembra francamente un azzardo.

Richard Holbrooke
Richard Holbrooke
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