Hun Sen rivince in Cambogia

Scritto da: il 30.07.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Per quanto sia passata parecchio sotto silenzio, la notizia è abbastanza importante: Hun Sen, premier cambogiano, ha vinto le elezioni di domenica scorsa ed è stato riconfermato alla guida del governo.

Per chi non lo ricordasse, Hun Sen (57 anni) è un ex khmer rosso, uno di quei folli disumani, veri e propri nazisti travestiti da comunisti, che hanno trasformato il Paese del Sud Est asiatico in un campo di sterminio a cielo aperto negli anni Settanta. Ed oggi guida ancora la Cambogia tramite il Cambodian People’s Party, formazione comunista in qualche modo erede – direttamente o indirettamente poco importa – dell’apparato di Pol Pot, il sanguinario leader, un vero e proprio demone, morto nella jungla nel 1998 senza che la giustizia degli uomini fosse riuscita a catturarlo.

Pare che Hun Sen, che a conti fatti è al potere da 23 anni, abbia ben governato ultimamente, portando la Cambogia ad una sorta di mini boom economico. Una mia cara amica lo intervistò per Panorama 10 anni fa circa. Sembrava uno zombie politico a mio avviso. Ed invece è ancora qui, viene riconfermato democraticamente e si diverte a provocare crisi diplomatiche con la Thailandia, ricco vicino al quale contende lo storico santuario del Prasat Preah Vihear, dedicato al dio Shiva, uno dei patrimoni dell’Umanità.

Non mi stupisco più di nulla nella vita, ormai, ma certo la persistenza al potere tramite riconferma “democratica” di un khmer rosso un po’ mi sconvolge. E fa vacillare la mia romantica simpatia per la Germania Est. Dio non voglia che davvero l’utopia/sogno/incubo comunista fosse davvero tutta racchiusa nei killing field di chi ha usurpato termini e concetti massacrando in nome di un filosofo ottocentesco che proprio certe pazzie non le aveva messe in conto … O sì?

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