I 90´anni di Helmut Schmidt, un´occasione per riflettere sui destini della Socialdemocrazia

Scritto da: il 23.12.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Oggi, proprio mentre mi trovo a girovagare per la Germania (al momento sono nel campus universitario di Erlangen, in Franconia), Helmut Schmidt compie 90´anni.

Il Paese mi sembra spaccato fra chi non ricorda nemmeno la figura del grande premier socialdemocratico e chi rimpiange amaramente una simile personalità politica. Sui giornali, alcune prime pagine, ma anche molta minimizzazione dell´evento.

E dire che Schmidt, cancelliere tedesco-occidentale dal 1974 al 1982, è stato senza dubbio uno dei padri della Germania contemporanea, tenace costruttore del Welfare State tedesco che ancora - la cosa mi pare evidente parlando qua e là con la gente – sopravvive contro ogni trend e pronostico.

Il genetliaco di Schmidt rappresenta certo una buona occasione per fare il punto sul destino della Socialdemocrazia nordeuropea, modello a lungo odiato, a lungo amato, ma mai realmente compreso dagli europei del Sud.

Oggi, a 26 anni dalle dimissioni di Schmidt ed a quasi 23 dall´assassinio del premier svedese Olof Palme, la capillare costruzione edificata dai socialdemocratici scandinavi, olandesi, tedeschi in qualche modo resiste. Agli attacchi di una classe politica conservatrice che in tutto l´Occidente l´ha additata quale forma di criptocomunismo da abbattere. Agli attacchi di una Globalizzazione inarrestabile che tutto ha mutato del nostro mondo, nei fatti e nella percezione che si ha di esso.

Certo, di tagli un po´ovunque - in Svezia, Finlandia, Germania – il Welfare State ne ha subiti e ne subirà. Ma morto il Comunismo e sempre meno accettabile la Liberaldemocrazia avvelenata dalla bestia trionfale del Capitale, la Socialdemocrazia, rimane, per esclusione, l´unica speranza di chi non vuole arrendersi e consegnare il mondo ai banchieri di Wall Street o ai “padroni della ferriera”, da Seattle alla Brianza. 

Almeno come mera pratica di governo, sganciata dagli esiti sociali ultraprogressisti (o falsamente progressisti che dir si voglia) che si possono osservare in Nord Europa, sia chiaro. Perché di fronte a talune degenerazioni sociali in Svezia, Finlandia o nella stessa Germania, (ma non solo, la degenerescenza avanza veloce ovunque, anche nel Sud Europa), prendere le distanze e trincerarsi dietro le insegne del neoconservatorismo è quasi d´obbligo.

In ogni caso, mi pare proprio che anche in campo conservatore l´esigenza di salvare alcuni aspetti del Welfare State, utili almeno a calmierare le proteste di chi ha di meno, sia avvertita.

Si veda, ad esempio, il cosiddetto conservatorismo compassionevole di Bush jr, che sta concludendo i suoi otto anni alla Casa Bianca con alcune decisioni così stataliste da lasciare francamente perplessi. Della serie, ma guarda un po´ te dove si va ad infilare lo spirito socialdemocratico …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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