Il Banco di Sicilia denunciato per usura

Scritto da: il 29.05.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Inchiesta: La vicenda di Salvatore Amorelli, proprietario di una industria che fabbrica pipe

Giorni fa è stato presentato alla Procura della Repubblica di Caltanissetta un dettagliato esposto/denuncia in cui un imprenditore, il nisseno Salvatore Amorelli, proprietario di una industria che fa pipe in radica ed articoli da regalo, chiede di verificare se non vi siano gli estremi per procedere per usura contro il Banco di Sicilia.

La vicenda ha del kafkiano, e quindi sarebbe forse potuta accadere ovunque, ma nel contempo è anche triste specchio dello sfascio attuale della Sicilia. Cerchiamo di dipanarla passo passo.

Tutto comincia nel novembre del 1996, quando Amorelli chiede all’allora Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica (oggi più semplicemente Ministero dell’Economia), un contributo per un suo progetto di vasto respiro inerente una nuova fabbrica per la produzione di pipe e articoli da regalo.

All’epoca, i progetti per la provincia nissena passano tutti attraverso la “Caltanissetta S.c.p.a.”, che in quel momento è la società responsabile del Patto Territoriale di Caltanissetta, patto che vedeva la ditta di Amorelli fra i contraenti.

Qualche tempo dopo, con Decreto Generale provvisorio di Concessione delle risorse finanziarie assegnate dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) al Patto Territoriale della Provincia di Caltanissetta (deliberazione del 26 giugno 1997 per l’importo di 85,712 miliardi di lire), il Ministero concede, in data 31 luglio 1998, un contributo nella misura del 75% sulle spese che sarebbero state sostenute da ogni singola iniziativa inserita nel Patto Territoriale di Caltanissetta e che sarebbero risultate averne diritto, a seguito delle risultanze delle istruttorie da parte del Servizio per la Programmazione Negoziata.

Tra tali iniziative è compresa anche quella della ditta Amorelli, che presenta quindi il progetto esecutivo, corredato da tutti i documenti richiesti, ossia asseverazione bancaria e concessione edilizia ottenuta nelle more (per l’esattezza la n. 50461 del 17 settembre 1998 in agro di Caltanissetta, in deroga alle previsioni del nuovo Prg, in quanto iniziativa produttiva approvata dal Cipe ed inserita nei Patti Territoriali).

Esaminato il progetto e la relativa documentazione prodotta e ritenendolo valido, il Ministero promulga il decreto n. 2054 (21 ottobre 1999) dando in tre rate ad Amorelli un contributo di 2 miliardi e 700 milioni di lire, disponibili dalle risorse finanziarie assegnate dal Cipe al Patto Territoriale della Provincia di Caltanissetta a carico del bilancio dello Stato.

Il decreto in questione riconosce il diritto alle agevolazioni sulla base delle esigenze di pagamento effettivamente maturate e subordina l’erogazione delle rate di contributo all’atto definitivo dell’acquisto del suolo. Il decreto prevede inoltre che la loro erogazione sarebbe dovuta avvenire a seguito della presentazione di una dichiarazione da parte del soggetto beneficiario attestante l’importo delle spese sostenute, la loro corrispondenza con quelle programmate, nonché la conformità dei lavori eseguiti rispetto al progetto esecutivo approvato.

Sulla base dei provvedimenti ministeriali comunicatigli, Salvatore Amorelli acquista allora il terreno e dà inizio ai lavori di edificazione degli opifici industriali, fornendo fideiussione assicurativa in favore del Ministero.

A febbraio del 2000, la ditta Amorelli acquista per la somma di 196.253,62 euro il terreno sul quale comincia a costruire due fabbricati strumentali al programma.

Nel 2004 il Ministero restituisce l’originale della polizza fideiussoria, a seguito della verifica della validità della documentazione di spesa sostenuta dalla ditta Amorelli, avendo erogato, a titolo di anticipazione, la prima quota di finanziamento pari a lire 901.366.000 nel 2000.

Completati i lavori in Ottobre 2005, la Amorelli richiede l’erogazione della seconda e della terza rata di finanziamento, pari a complessivi 791.378,37 euro, avendo sostenuto spese, per macchinari ed opere edili varie, per quasi 2.000.000 di euro.

In data 21 settembre 2006, la Caltanissetta S.c.p.a., appunto il soggetto responsabile del Patto Territoriale nisseno, procede alla verifica delle opere realizzate e ne attesta la piena conformità al progetto autorizzato. L’opificio viene quindi inaugurato e messo in funzione con i 10 dipendenti previsti.

A questo punto comincia un vero e proprio incubo per Salvatore Amorelli. La società responsabile del Patto Territoriale inizia ad avere alcune incomprensibili difficoltà operative, temporeggia su tutti i solleciti di Amorelli ed alla fine, a sorpresa, dopo essere stata ribattezzata “Caltanissetta S.ca.r.l.”, nel febbraio del 2007 viene sciolta, con immediato trasferimento di tutte le sue funzioni alla figura del Segretario Generale del Comune di Caltanissetta.

Come già accaduto con la Caltanissetta S.c.p.a. (o S.c.a.r.l. che dir si voglia), che dopo aver accertato l’avvenuta realizzazione dell’investimento della Amorelli, convalidandone tutti i titoli di spesa, aveva omesso di richiedere al Ministero l’erogazione degli Stati d’avanzamento lavori (Sal), secondo le modalità previste dalla norma, anche il Segretario Generale del Comune di Caltanissetta, si dimentica del “particolare”.

Il nuovo stabilimento della Amorelli a Caltanissetta rimasto incompiuto dopo il blocco del finanziamento Cipe
Il nuovo stabilimento della Amorelli a Caltanissetta rimasto incompiuto dopo il blocco del finanziamento Cipe

Insomma, nonostante abbia formulato le proprie richieste in piena adesione alle previsioni di legge, Amorelli deve persino ricorrere al Tar Sicilia per avere l’accesso agli atti amministrativi, visto il prolungato silenzio sia del Ministero dello Sviluppo Economico, che della Caltanissetta Scarl e dello stesso Comune di Caltanissetta.

Come è comprensibile, la mancata erogazione delle rate di contributo cui la ditta Amorelli aveva ad ha diritto ha determinato un irreparabile danno al patrimonio dell’azienda. Facciamo un po’ di conti.

Nel 1997, prima dell’avvio del Programma Patto Territoriale, la ditta Amorelli è esposta con le banche per appena 15 mila euro e dispone di depositi per 250 mila euro, un discreto patrimonio immobiliare e la Sua attività è apprezzata nel mondo già da 15 anni.

Ottenuto il decreto ministeriale di finanziamento per la realizzazione del programma degli investimenti, la Amorelli ricorre quindi al credito bancario e ottiene diversi finanziamenti. Come è chiaramente scritto nell’esposto, «è evidente che il presupposto fondamentale dei fidi concessi dalle banche sia stato il decreto di concessione del contributo statale».

Il Banco di Sicilia, in particolare, concede ampie facoltà di utilizzo sulle linee di credito esistenti nonché nuovi e specifici (per il Patto) affidamenti in data 3 maggio 2001.

Del resto, si legge nell’esposto, «il BdS è anche la banca concessionaria del Patto Territoriale di Caltanissetta, nonché banca convenzionata con la Caltanissetta Scpa per le iniziative del Patto Territoriale e la sua controllata, Irfis spa, è socio della Caltanissetta SCPA e ha accertato con esito favorevole il Progetto in corso d’opera».

Ora, a seguito della sempre procrastinata percezione delle due restanti rate di contributo spettante da parte del Ministero per il tramite della Caltanissetta Scpa prima e del Comune di Caltanissetta poi, ad un certo punto le banche iniziano a richiedere l’immediato rientro dei fidi e dei mutui concessi in forme sempre più pressanti. Parallelamente, per fare fronte al completamento degli investimenti connessi alla realizzazione del progetto, la Amorelli , non disponendo più di liquidità, è costretta a porre in garanzia un cospicuo patrimonio immobiliare.

Pipe in vetrine nello stabilimento Amorelli

Pipe in vetrine nello stabilimento Amorelli

Ma ormai la diga è rotta e le banche che non hanno la stessa pazienza, aggrediscono Amorelli, sempre più in difficoltà. Il Bds chiede la vendita del patrimonio immobiliare, con atto di dichiaratorio del gennaio 2007, per la complessiva somma di euro 796.962,04, oltre interessi dall’1 Aprile 2006, ma analoghe richieste vi sono anche dalla controllata Irfis spa, dal Credito Siciliano, da Italfondiario e Serit Sicilia.

Amorelli si sente sotto assedio e ricorre ad una perizia specialistica su tutti i suoi conti correnti, al fine di determinare eventuali maggiori somme pagate in conseguenza dell’applicazione degli interessi anatocistici, di interessi ultralegali non pattuiti o pattuiti in maniera difforme rispetto alla normativa vigente, all’addebito di commissioni e spese non concordate, dall’addebito dei giorni di valuta non previsti in contratto. Viene inoltre richiesto espressamente ad un esperto – lo studio Accolla – di verificare la rispondenza dei tassi applicati nei vari rapporti alla vigente normativa anti usura.

La perizia commissionata dà esiti assolutamente sorprendenti. Leggiamo nell’esposto: «Dal compendio delle analisi effettuate su tutti i rapporti bancari intrattenuti dal cav. Amorelli con il sistema creditizio erano già emerse diverse irregolarità perpetrate dalle banche in danno della Ditta, con grave nocumento nello sviluppo dei rapporti successivi. Era emerso infatti che: Banca Popolare di Lodi, Monte dei Paschi di Siena e Banca San Paolo di Torino avevano costantemente violato i dettami previsti dalla L. 108/96, applicando costantemente tassi superiori alla soglia di usura [...] Vi è poi la notevole discrepanza fra quanto richiesto dal Banco di Sicilia (769.962,04 euro) ed i conteggi di questo perito (487.903,51 euro) e per di più con un procedimento esecutivo».

Amorelli, intervistato da La Zona Franca, evidenzia come la somma pretesa dal BdS sia «in palese violazione del divieto di anatocismo previsto dall’art.1283 del Codice Civile». L’esposto entra più nel dettaglio, parlando di un «anatocismo effettuato, con effetto moltiplicatore, sia sugli interessi debitori capitalizzati nel c/c, sia sulle spese e sulle commissioni applicate (parte delle quali addebitate quantunque non pattuite o addirittura prive di causa) sia sulle competenze derivanti da altri rapporti, per effetto del giroconto non autorizzato sul conto corrente ordinario delle competenze relative ai conti anticipi».

Nell’esposto, poi, si sottolinea anche «l’applicazione di spese e commissioni non pattuite in contratto», nonché l’applicazione di una commissione di massimo scoperto «che risulta nulla per mancanza di causa, in quanto esplicante un effetto di sovrapposizione rispetto agli interessi corrispettivi già autonomamente percepiti».

Insomma, nell’esposto che Amorelli ha presentato in Procura si ipotizza apertamente che il BdS abbia «applicato tassi di usura sull’intera posizione, esponendosi alla sanzione prevista dall’art. 4 della L. 108/96 (applicazione dell’art. 1815 c.c.)».

Amorelli evidenzia poi come il Banco di Sicilia e la sua controlla Irfis Spa, «abbiano sempre rifiutato ogni approccio ed ogni tentativo di abbozzare un ragionevole piano di rientro. Un comportamento davvero singolare, al pari di quello dello Stato, ancora inadempiente nonostante le obbligazioni assunte nei riguardi della mia azienda; una concreta, fattiva attività che da trent’anni contribuisce all’economia della Sicilia e sostiene la migliore della Sua immagine nel Mondo».

Durissimo è anche l’avvocato di Amorelli, Pietro Ivan Maravigna, per il quale «l’esposto mira ad ottenere giustizia, ma anche ad accendere i riflettori sul desolante e perverso intreccio cattiva amministrazione-sistema creditizio che ha fatto si che gran parte dell’imprenditoria siciliana non riesca ad essere competitiva sui mercati. Non è pertanto un problema che può essere risolto solo dinanzi ai Tribunali. La speranza, quindi, è che chi oggi ricopre, contestualmente, in Sicilia ruoli di rappresentanza del mondo dell’intrapresa e di vertice di primario Istituto di Credito si accorga del problema e, possibilmente, lo risolva».

«In ogni caso – continua Maravigna – gli istituti di credito, ai sensi del D.L. 231/2001 sulla “responsabilità amministrativa degli Enti”, risponderanno in sede giudiziaria di eventuali condotte illecite poste in essere a loro vantaggio ed in danno di Amorelli da propri dipendenti».

Come finirà la vicenda non è dato sapere. Ma di certo, comunque, dalla surreale disavventura di Salvatore Amorelli, uno dei protagonisti dell’imprenditoria d’eccellenza siciliana, la credibilità dell’intero sistema creditizio italiano (che a parole fa di tutto per sostenere le aziende) esce alquanto malconcia.

Apparso su la Zona Franca, a. III, n. 5, maggio 2009, pp. 20-22

Salvatore Amorelli
Salvatore Amorelli
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