Il caso Peugeot-Citroen e i limiti dell’Europa

Scritto da: il 27.10.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Sostegno pubblico francese per Banque Psa France, finanziaria del colosso automobilistico Peugeot-Citroen. Insomma, classici aiuti di Stato per fronteggiare le crescenti difficoltà di un gioiello nazionale al momento un po’ in affanno. Lo ha dichiarato lo stesso gruppo industriale in un comunicato sui conti preliminari del terzo trimestre 2012, chiusi con ricavi in calo del 3,9% anno su anno a 12.93 miliardi di euro. L’annuncio che non saranno distribuite cedole per tre anni di fila ha poi messo in crisi il titolo alla Borsa di Parigi.

7 miliardi di euro di garanzie da parte dello Stato francese, quindi, per soccorrere in fretta la casa automobilistica Psa Peugeot Citroen. Inoltre, il piano di salvataggio per la Banque Psa Finance (Bpf) comprende anche 11.5 miliardi in non meglio specificate facilitazioni di cassa dalle banche transalpine.

La Bfp è una finanziaria completamente controllata da Psa, nata, sulla scia di tante altre nel mondo, per dare ai potenziali clienti i denari necessari all’acquisto di una macchina Peugeot o Citroen. La (quasi) banca è in buona salute, ma il suo rating risente dei problemi non da poco della casa centrale, in crisi di vendite in Europa, tanto che qualche mese fa vi è stato il clamoroso annuncio della possibile chiusura di uno stabilimento vicino Parigi, nonché del taglio complessivo di 8.000 posti di lavoro per ridurre le ingenti perdite.

Psa ha pubblicato dati molto crudi sulla propria situazione: nella prima metà del 2012, il gruppo ha infatti registrato una perdita di 819 milioni di euro.

Dal canto suo, il premier francese Jean-Marc Ayrault ha specificato come, in cambio del sostegno, nel consiglio di sorveglianza della casa automobilistica francese vi sarà un rappresentante dello Stato come consigliere. Nel cda dell’azienda farà poi il suo ingresso pure un sindacalista, a tutela degli interessi dei lavoratori.

Sugli aiuti da Parigi alla Psa, però, vi è stata subito una levata di scudi da parte di Volkswagen e Bmw, preoccupate (bontà loro) anche per la richiesta francese di porre limiti alle importazioni nell’Ue di auto sud coreane. Il protezionismo si sa dove comincia, ma non si sa mai dove può andare a finire avranno pensato …

Sullo sfondo vi è poi anche un accordo strategico abbastanza interessante del gruppo francese con la General Motors. Le due società hanno infatti annunciato che svilupperanno un programma congiunto per produrre un piccolo furgone per Opel e Vauxhall, marchi di proprietà Gm, nonché un nuovo crossover compatto della Peugeot. Del resto, già a febbraio di quest’anno le due aziende hanno firmato un’intesa grazia alla quale Gm ha una partecipazione del 7% in Peugeot. Scopo dell’accordo è unificare gli acquisti, arrivando a risparmiare 2 miliardi di dollari l’anno entro il 2017.

Quello che però mi preme evidenziare è l’atteggiamento dei competitor tedeschi. Gridare subito allo scandalo, invocare procedure Ue d’infrazione e addirittura prendere le parti dei coreani contro i francesi francamente mi sembra assurdo. Io sono per gli aiuti di Stato, ma seriamente intesi (alle aziende e alle persone, non alle multinazionali bancarie o alle assicurazioni come fatto da Bush jr negli ultimi mesi alla Casa Bianca). Perché mai, mi chiedo, in Europa li abbiamo vietati? Quale demone ci ha suggerito una simile fesseria?

La concorrenza nel medioevo era (a mio avviso giustamente) considerata quasi alla stregua di un peccato dalla Chiesa. Oggi è divenuta un Moloch intoccabile. Grave, gravissimo limite per l’Europa intera.

Jean-Marc Ayrault

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