Il Fini giustifica i (senza) mezzi (termini)

Scritto da: il 02.12.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Che fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sia rottura è palese da tempo. Esattamente dall’autunno 2007, dall’ormai celebre discorso del predellino del Cav. che lanciò l’idea di un partito unico del centro-destra. Idea che non piacque né a Fini, né a Pier Ferdinando Casini. Con la differenza che Casini, anche perché forte della “protezione” mediatica del potente suocero Francesco Gaetano Caltagirone, riuscì a smarcarsi ed a mantenere alto il “brand” Udc, mentre Fini, molto preoccupato da una serie di puntate del noto tg satirico Striscia la Notizia dedicate alla sua vita privata, fu obtorto collo costretto a rientrare nei ranghi e farsi piacere l’operazione Pdl, con la conseguente annessione di Alleanza Nazionale da parte del Popolo della Libertà in una sorta di merger & acquisition politica che, come spesso accade anche in finanza, ha avuto ben poco del merger e molto dell’acquisition.

Passa qualche anno ed ecco che Fini si ritrova presidente della Camera dei Deputati. Ossia terza carica istituzionale dello Stato. Non ha più i suoi “fedeli” colonnelli di un tempo al fianco (perché molti di questi, scioltasi An, si sono rivelati ben più berlusconiani dello stesso Berlusconi, abbandonando l’ex leader), ma ha di contro una grande visibilità su stampa e tv. Ed allora ricomincia a prendere le distanze dal Cav. In un crescendo che in questi ultimi giorni davvero è divenuto rossiniano.

In un fuori onda realizzato da Vincenzo Cicconi di Pacotvideo e poi rilanciato da Repubblica.tv, chiaramente registrato a sua insaputa, Fini parla a ruota libera con il procuratore della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi, seduto accanto a lui ad un convegno tenutosi il 6 novembre scorso in Abruzzo. «Confonde il consenso popolare, che ovviamente ha e che lo legittima a governare – dice il presidente della Camera del premier – con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo: Magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento. Siccome è eletto dal popolo …». Più chiaro di così …

Fini parla poi anche delle vicende riguardanti i sospetti di collusioni mafiose di Berlusconi («Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza, può aprire scenari … Speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da … Perché è una bomba atomica») lasciando trasparire che sa molte cose in più rispetto a quelle che ci si aspetterebbe sapesse a questo stadio delle indagini.

E non è che poi, ieri sera a Ballarò di Giovanni Floris, il chiarimento sia stato utile a calmare le acque, tutt’altro «Nulla da chiarire. Il premier governi, ma rispetti gli altri poteri», ha dichiarato senza mezzi termini Fini. La cui strategia, francamente, ormai sfugge ai più.

Vuole o non vuole succedere a Berlusconi alla guida del Pdl quandò il Cav. si farà (o sarà costretto a farsi) da parte? O forse ha già compreso che dopo Berlusconi il leader del centrodestra sarà Casini e quindi cerca altre strade?

Altre strade … Sì, ma quali? Come scrivevo qualche mese fa sempre su questo blog, sono sicuro che il sogno nel cassetto di Fini e D’Alema sia quello di formare insieme un partito riformista (magari da chiamare proprio così, Partito Riformista, come la terza forza politica americana ideata dal miliardario Ross Perot). Ma certo oggi D’Alema, vicino al neosegretario del Pd Bersani, non ha più l’interesse di un tempo a siffatto progetto. Avesse vinto Franceschini la corsa alla segreteria democratica si sarebbero aperti scenari diversi per l’uomo di Gallipoli. Ma gli attuali equilibri di potere all’interno del Partito Democratico a D’Alema stanno bene, quindi avventurismi riformisti non credo sia oggi molto propenso a tentarne.

Rimarrebbe per Fini, come suggeriscono alcuni osservatori assai bene informati sulle dinamiche politiche siciliane, la possibilità di una partnership con Raffaele Lombardo, ma è ovvio che l’idea di una nuova (definitiva) formazione riformista in Italia ha senso solo se nasce attorno all’asse Fini-D’Alema. Perché nessun altro può sostituire D’Alema in un progetto del genere. E questo Fini lo sa bene.

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple