Il fronte anti B. è l’embrione del Partito Riformista?

Scritto da: il 15.12.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Bersani, Casini, Di Pietro, Fini e Rutelli (tutti in rigoroso ordine alfabetico). Sono questi gli ipotetici leader del nascente fronte anti Berlusconi, che per comodità chiameremo fronte anti B.
A dire il vero, per ovvie ragioni, gravitando ancora, almeno ufficialmente, attorno al Pdl (non mi azzardo a scrivere “dentro il”), Gianfranco Fini non può dirsi apertamente della partita, ma è chiaro come sia uno degli sponsor più convinti dell’idea di un rassemblement che contrasti il Cav.).

La domanda da porsi è però se tale raggruppamento, che già nel Pdl senza mezzi termini chiamano “ammucchiata”, possa rappresentare o meno l’embrione del Partito Riformista vagheggiato da anni da alcuni politici italiani.

A mio avviso, così come si sta organizzando il “fronte”, mi pare proprio di no. Intanto perché, al di là delle momentanee convergenze su questo o quell’altro episodio di cronaca politica, Pier Ferdinado Casini e Gianfranco Fini rimangono comunque rivali, nel senso che sono entrambi concorrenti al ruolo di leader del mondo moderato italiano, del centrodestra insomma, qualora Silvio Berlusconi dovesse decidere un giorno di abbandonare la politica.

Inoltre, l’Udc di Casini ha un patrimonio di consensi cattolici che non può disperdere in un contenitore riformista dal sapore inevitabilmente più laico. Al limite, Casini può andare avanti nel progetto del Pdn, il Partito della Nazione ideato insieme a Bruno Tabacci, aggregando altri, ma sempre mantenendo ben salda l’identità cattolica della formazione.

Per carità, è chiaro che una volta che il Partito Riformista dovesse nascere e dovesse coagulare attorno a sé molti consensi Casini potrebbe/dovrebbe riconsiderare alcune mosse, ma per ora non ha di sicuro nessun interesse nel progetto.

Lo stesso dicasi per Di Pietro, il cui movimento giustizialista Idv sta andando (al momento) a gonfie vele.

Francesco Rutelli a Roma e Raffaele Lombardo a Catania/Palermo potrebbero invece trarre qualche vantaggio almeno dal ragionare attorno all’idea. Di più Rutelli, francamente, il cui neonato partitino Alleanza per l’Italia non pare destinato a eclatanti risultati elettorali. Più che altro è un esperimento momentaneo, giusto per prendere tempo e guardarsi attorno senza troppa fretta. Quanto a Lombardo, il presidente della Regione Siciliana ha anche altre frecce al suo arco, come il progetto di Partito del Sud insieme a Gianfranco Micciché. Se l’operazione Pds andrà in porto è ovvio che la sua strada sarà la Lega Sud, per così dire, altrimenti per Lombardo l’opzione Partito Riformista potrebbe divenire realistica. È da notare anche come con Lombardo i riformisti guadagnerebbero una sponda estremo-meridionale già assai ben strutturata ed organizzata.

Comunque vadano le cose, è ovvio però che il Partito Riformista non può che nascere attorno a Gianfranco Fini e Massimo D’Alema. Il quale in questo preciso momento storico, l’ho già scritto in altre occasioni, è (purtroppo per Fini) appagato dal corso degli eventi dentro il Partito Democratico e non ha interesse a muoversi.

Fini, insomma, a ben vedere oggi come oggi può contare su molta solidarietà quando è sotto il fuoco (presunto) amico e su tanta simpatia da parte dei leader del centrosinistra che incassano il dividendo politico dei contrasti fra il premier ed il presidente della Camera, ma di compagni di strada veri per un percorso partitico alternativo ne ha pochi. Fatti bene i calcoli solo Rutelli e Lombardo. Uniti forse ai Radicali (?), che però disciolti nel Pd sembrano ormai svaniti (disciolti e dissolti?).

Alla fine di (quasi) tutte le considerazioni possibili, insomma, il fronte anti B. potrebbe al massimo essere una coalizione elettorale, ma un partito unitario davvero no.

Il miliardario statunitense Ross Perot, leader del Reform Party

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