Il mondo torna bipolare? Come l’onda lunga del Caucaso è giunta in Sud America

Scritto da: il 13.09.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

La crisi fra Washington e La Paz ha davvero sprofondato nello sconforto il Dipartimento di Stato e la Casa Bianca, che a pochi mesi dalla fine del secondo mandato di Bush jr vede “the backyard” in disordine come non mai negli ultimi anni. La “cacciata” dell’ambasciatore americano da La Paz è stata seguita, per solidarietà, dal quella degli ambasciatori “yankee” in Venezuela e in Honduras. E la proclamazione dello stato d’assedio nel dipartimento del Pando decisa oggi dal presidente boliviano Evo Morales non migliora lo scenario.

Ma che cosa è accaduto per rendere così audaci i leader sudamericani che, pur di “sinistra-sinistra”, finora non si erano spinti a tali sgarbi nei confronti degli Usa? Semplice, dopo la vicenda georgiana il mondo sembra essere tornato bipolare. Con la Federazione Russa che esibisce i muscoli, è tutto un fiorire di provocazioni e prese di distanza dalla White House.

Del resto, il quadro si era complicato molto per gli Stati Uniti già da mesi. L’investimento venezuelano di 4 miliardi di dollari in armi russe non era certo un bel segnale per Washington. Come non lo erano l’invito ufficiale di Caracas a Mosca ad aprire basi militari in Venezuela, il ritorno (non confermato, ma assai plausibile) dei Mig russi a Cuba e l’annuncio di manovre navali congiunte fra Russia e Venezuela in acque venezuelane fra il 2 ed il 14 novembre.

Ora, dulcis in fundo, arriva il clamoroso e del tutto inatteso riconoscimento diplomatico del Nicaragua dell’ex sandinista Daniel Ortega ad Ossezia del Sud e Abkhazia. Davvero il “cortile di casa” sta rapidamente sfuggendo di mano agli Stati Uniti. Manca solo un presidente di sinistra a Bogotà (il mandato del conservatore Alvaro Uribe scadrà nel 2010, ma tutto è possibile nella Colombia di oggi) e a Foggy Bottom (il soprannome con cui i diplomatici americani chiamano l’edificio che ospita sulla riva del fiume Potomac il Dipartimento di Stato) si scatenerà il panico …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple