La lettera di Benedetto XVI in merito alla revoca della scomunica per i lefebvriani è un testo «molto importante» e le sue parole «stupiscono positivamente.» Ad evidenziarlo è stato il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni.
Proprio agli ebrei il Papa, appunto nella missiva indirizzata alla Chiesa tutta, riserva parole assai positive, visto che da essi è scaturita la maggiore comprensione nella delicata crisi inerente il caso Williamson.
«Ci stupisce positivamente – ha dichiarato oggi Di Segni alla Radio Vaticana – la sottolineatura sul fatto che siano stati proprio gli amici ebrei a comprendere le parole del Papa. Quindi, va letta come un gesto di attenzione nei nostri confronti».
Di Segni ha poi avanzato una importante valutazione generale sul dialogo fra ebrei e Chiesa cattolica: «Noi abbiamo tanti problemi nel confronto ebraico-cristiano: problemi teologici e storici molto delicati che ci dividono. Alcuni ci dividono in maniera insormontabile, perché chiaramente le differenze ideologiche non possono essere colmate, ma altri ci dividono solo da un punto di vista storico-emozionale. Però abbiamo anche impegni di testimonianza comune, possibilità di agire nella società con i valori che condividiamo. Se si toglie la parte conflittuale, ogni cosa che ne consegue può essere un grande frutto e un grande bene per tutti».
Un po’ prima di morire, il fondatore di Comunione e Liberazione, Luigi Giussani, disse che nel medio-lungo periodo non è impossibile una riconciliazione assoluta fra ebraismo e cattolicesimo. Di certo le parole di oggi di Di Segni sono un bel passo in tale direzione.
