Il Pdl e la rivoluzione liberale da fare col Vaticano

Scritto da: il 28.03.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Francamente ho parecchi dubbi sulla nascita del Popolo della Libertà. Innanzitutto perché io rimango ancorato alla cosiddetta forma-partito ed il Pdl, nonostante il giudizio di alcuni suoi autorevoli esponenti, è un movimento. Tale lo considera il suo padre ideatore/fondatore. Conseguentemente, il dibattito in merito non è mai decollato e credo mai decollerà.

Poi, come sempre accade in politica, la somma di più forze non è mai una somma aritmetica. In politica, si sa, 1+1 non fa mai 2. È grasso che cola se fa 1.5. Ma spesso fa 1.3. Sbaglia, quindi, chi all’interno del Pdl ragiona sommando i migliori consensi della storia di Forza Italia ed Alleanza Nazionale ipotizzando numeri fantascientifici.

Sicuramente alle europee di giugno vi sarà un immenso successo del Pdl, magari di proporzioni colossali (i sondaggi parlano chiaro), ma nel medio periodo è impossibile che il movimento berlusconiano raggiunga e mantenga consensi superiori al 50% nazionale come si auspica il premier. Anche perché il Partito Democratico, dopo l’inevitabile tracollo (anche qui i sondaggi parlano chiarissimo) delle prossime consultazioni continentali, se non si disintegrerà, riuscirà di certo a riorganizzarsi.

Dario Franceschini come leader è assai più capace di Walter Veltroni. Ed a precindere dallo stesso Franceschini, vi sono nel Pd energie nuove davvero prorompenti. Se la Serracchiani non si rivelerà una meteora, ossia se la dirigenza nazionale Pd non la “strozzerà nella culla”, da una donna così capace di logica linearità c’è davvero da aspettarsi di tutto, anche la resurrezione di un cadavere politico come l’attuale partito di centrosinistra.

Intendiamoci, da un punto di vista tecnico sono perfettamente consapevole di quanto sia potente la corazzata Pdl. Anzi, oltre un anno fa fui tra i primi ad “annusare” la grande vittoria che il centrodestra avrebbe registato ad aprile 2008 in Italia e le proporzioni da valanga che questa avrebbe assunto in Sicilia. Ma semplicemente credo che i tanti errori del centrodestra (in primo luogo la contrarietà al testamento biologico e la posizione medievale assunta durante i giorni conclusivi del caso Englaro) prima o poi saranno pagati con una flessione del consenso. Magari più poi che prima, ma accadrà.

In ogni caso, quello che più mi perplime nel discorso di ieri di Berlusconi (che, per inciso, ha parlato oltre 90 minuti, stile Fidel Castro) è la sua retorica liberale, così mal assortita con le pulsioni clericali di molti nel Pdl.

Insomma, diciamolo chiaro, ma come si può parlare di rivoluzione liberale quando si ha una posizione assolutamente prona nei confronti di tutti dicasi tutti i desiderata della Chiesa cattolica?

Io sono credente e praticante, ma sono capace di distinguere bene in quel che dice la Chiesa fra spunti buoni per la mia vita e assurdità reazionarie e contrarie alla libertà. Nel Pdl tale capacità al momento mi sembra manchi. Il che, alla lunga, non può che deludere una certa quota di elettori.

Sarà esagerato dire che il testamento biologico metterà in crisi il centrodestra, ma di certo l’ostinata difesa delle posizioni vaticane non giova alla causa berlusconiana.

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