Il rischio coreano

Scritto da: il 03.04.13
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Ho l’impressione che la Casa Bianca stia prendendo un po’ troppo alla leggera quel che sta accadendo nel Nord Est asiatico. L’escalation di violenza (per ora fortunatamente solo verbale) fra le due Coree non è certo inusuale, ma oggi ha degli elementi nuovi rispetto al passato, da non sottovalutare: il giovane Kim Jong-un, erede della dinastia stalinista al potere a Pyongyang dal 1948, si sta dimostrando ben più aggressivo del defunto genitore Kim Jong-il e a Seul il nuovo presidente, la conservatrice Park Geun-hye, figlia del dittatore filo americano Park Chung-hee, che sta rivelandosi una “sponda” ben meno arrendevole dei suoi predecessori.

Combinati insieme, questi due elementi umani potrebbero scatenare un conflitto che nei decenni passati si è sempre evitato, un conflitto a forte rischio nucleare, visto che Pyongyang da anni è entrata a far parte del ristretto “club atomico”. Non è poi facile capire quale possa essere l’interesse odierno delle potenti multinazionali sud coreane, che sicuramente ambiscono ai mercati “vergini” del Nord della penisola e vedono bene una eventuale riunificazione, ma che di certo non vorrebbero vedere azzerati i propri siti di produzione dall’incoscienza del giovane leader stalinista. Il caos regna, insomma, anche fra gli analisti. Nel mentre, Barack Obama incredibilmente non sembra avere un grande interesse nella vicenda.

Kim Jong-un

Kim Jong-un

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