Tutti gli articoli su 1982

La scelta di Raffaele

Scritto da: il 28.10.11 — 0 Commenti
Non me ne voglia il sindaco-senatore (la formula è valida ancora per poche ore, quindi non posso perdere l’occasione di utilizzarla un’ultima volta) di Catania, Stancanelli, se alla scelta di Raffaele preferisco La scelta di Sophie, struggente film del 1982 diretto da Alan Pakula e tratto dall’omonimo romanzo di William Styron. 5 premi Oscar, fra cui quello ad una strepitosa Meryl Streep quale miglior attrice protagonista, e una introspezione da brivido ne fanno sicuramente uno spettacolo più interessante di quello che ai catanesi riserverà questo venerdì sera del giorno 28 ottobre dell’Anno del Signore 2011. La Streep per interpretare quel delicato ruolo imparò il polacco. Si sarà adeguatamente preparato al momento il primo cittadino di Catania? Alle falde dell'Etna tutti gli occhi sono puntati su di lui, almeno qualche prova allo specchio con fogli in mano dovrebbe farla … Per che cosa opterà Stancanelli? Resterà sindaco? Resterà senatore? Rumors sempre più assordanti in una metropoli che vive di gossip politico-giudiziario dicono tutto e il contrario di tutto. Se si andasse per logica, Raffaele Stancanelli dovrebbe restare senatore e dimettersi da sindaco. Così gli ha chiesto di fare Silvio Berlusconi, soprattutto per impedire che il suo posto a Palazzo Madama venga occupato da Nino Strano, uomo di Gianfranco Fini, oggi all’opposizione. Fin qui il ragionamento logico. Ma siccome la politica ha anche una forte componente “alogica”, per non dire irrazionale, ecco che prende pesantemente corpo l’ipotesi che Stancanelli possa restare sindaco di Catania, una città che appare allo stremo delle forze anche a causa – diciamolo chiaro - di una guida che secondo molti non sarebbe all’altezza dei suoi gravissimi problemi. Che Stancanelli rimanga sindaco glielo ha espressamente consigliato Raffaele Lombardo, il presidente della Regione Sicilia, autonomista ormai in assoluta rottura con il Pdl, suo amico di vecchia data, nonché suo “grande elettore”. Lombardo, per ...

“Semu tutti devoti tutti?” Sì, ma di san Thorlàk …

Scritto da: il 23.12.10 — 0 Commenti
Da quando ho scoperto questa figura islandese quasi di mistico la sto studiando con passione. Non me ne abbiano i santi locali del Belpaese, ma san Thorlàk (Torlaco in italiano) ha per me un fascino irresistibile, in quanto uomo "artico" con un ovvio (almeno per me) il legame con le saghe norrene che amo tanto. Del resto il suo nome in islandese è Þorlákur e "lákur" è una parola arcaica appunto islandese, proveniente dal norvegese antico, che significa "gioco". Þorlákur significa quindi il gioco di Þór, ossia Thor, il figlio di Odino, padre degli dei nordici. Figlio di Thorhall (in islandese Þórhallur, la roccia di Þór, dato che "hallur", sempre in antico islandese, significa "roccia"), Thorlàk nacque a Fljotshlio, in Islanda, nel 1133. A soli 19 anni ricevette l'ordinazione presbiterale e, volendosi dedicare alla teologia, nel 1154 si trasferì a Parigi, dove studiò con i canonici dell'abbazia di San Vittore, fondata nel 1108. Proseguì poi gli studi a Lincoln, in Inghilterra. Rientrato in patria, divenne rettore della chiesa di Kirkjubaer, dove in seguito fondò un monastero di canonichesse. Essendo ancora sconosciuta in Islanda la riforma gregoriana, la famiglia di Thorlàk pensava che egli intendesse sposarsi, ma il nostro preferì invece entrare tra i canonici regolari di Sant'Agostino, divenendo primo priore del monastero di Thykkvabae, fondato nel 1168 da Thorkill. Due anni dopo Kloengur, vescovo di Skalholt, confermò Thorlàk nell'incarico, con tanto di benedizione abbaziale. La cosiddetta “Thorlàks saga”, ossia la vita del santo scritta poco dopo la sua morte, narra dell'ingresso nel monastero di Thykkvabae sia di molti islandesi che di stranieri, tutti attratti dalla fama di santità che già in vita circondava l'abate. Nel 1178 Thorlàk venne nominato successore di Kloengur, ricevendo l'ordinazione episcopale a Nidaros dall'arcivescovo Eystein. Quest'ultimo riuscì anche ad introdurre la riforma gregoriana in Islanda, guadagnando definitivamente al suo partito ...

Su Nettuno … Ma non il pianeta blu …

Scritto da: il 03.02.09 — 0 Commenti
Dopo aver invocato la mano durissima nel confronti degli stupratori di Guidonia non si può tacere sull'efferato crimine di Nettuno. La cittadina in provincia di Roma finora era conosciuta solo per aver dato i natali alla mitica ala destra della Nazionale campione del mondo 1982 Bruno Conti e per la stravincente (in Italia) squadra locale di baseball, disciplina un po' marziana nel nostro Paese. Ora, purtroppo, Nettuno è balzata al disonore delle cronache per la crudeltà senza limiti di tre grumi di Male che hanno dato alle fiamme un barbone che dormiva tranquillo in stazione. Neanche a dire che per questi animali occorre che la Giustizia sia dura al pari che per i mostri di Guidonia. Infliggere pene esemplari e, anche per reati di tale natura, rimettere mano alla legislazione ed rendere le condanne davvero proporzionate a quanto commesso. E, sia chiaro, per me l'unica proporzione in casi del genere è la sproporzione ... Per inciso, le bestie inumane che a novembre furono protagoniste di un analogo episodio a Rimini sono state scarcerate qualche giorno fa e "parcheggiate" in una struttura sociale per un percorso di riabilitazione. Insisto nel dire che di questo passo, per reazione, entro una quarantina d'anni l'Europa sarà non solo islamica, ma retta dalla Sharia ... La panchina della stazione di Nettuno dove un senza fissa dimora è stato arso vivo da un terzetto di criminali  

I 90´anni di Helmut Schmidt, un´occasione per riflettere sui destini della Socialdemocrazia

Scritto da: il 23.12.08 — 0 Commenti
Oggi, proprio mentre mi trovo a girovagare per la Germania (al momento sono nel campus universitario di Erlangen, in Franconia), Helmut Schmidt compie 90´anni. Il Paese mi sembra spaccato fra chi non ricorda nemmeno la figura del grande premier socialdemocratico e chi rimpiange amaramente una simile personalità politica. Sui giornali, alcune prime pagine, ma anche molta minimizzazione dell´evento. E dire che Schmidt, cancelliere tedesco-occidentale dal 1974 al 1982, è stato senza dubbio uno dei padri della Germania contemporanea, tenace costruttore del Welfare State tedesco che ancora - la cosa mi pare evidente parlando qua e là con la gente - sopravvive contro ogni trend e pronostico. Il genetliaco di Schmidt rappresenta certo una buona occasione per fare il punto sul destino della Socialdemocrazia nordeuropea, modello a lungo odiato, a lungo amato, ma mai realmente compreso dagli europei del Sud. Oggi, a 26 anni dalle dimissioni di Schmidt ed a quasi 23 dall´assassinio del premier svedese Olof Palme, la capillare costruzione edificata dai socialdemocratici scandinavi, olandesi, tedeschi in qualche modo resiste. Agli attacchi di una classe politica conservatrice che in tutto l´Occidente l´ha additata quale forma di criptocomunismo da abbattere. Agli attacchi di una Globalizzazione inarrestabile che tutto ha mutato del nostro mondo, nei fatti e nella percezione che si ha di esso. Certo, di tagli un po´ovunque - in Svezia, Finlandia, Germania - il Welfare State ne ha subiti e ne subirà. Ma morto il Comunismo e sempre meno accettabile la Liberaldemocrazia avvelenata dalla bestia trionfale del Capitale, la Socialdemocrazia, rimane, per esclusione, l´unica speranza di chi non vuole arrendersi e consegnare il mondo ai banchieri di Wall Street o ai "padroni della ferriera", da Seattle alla Brianza.  Almeno come mera pratica di governo, sganciata dagli esiti sociali ultraprogressisti (o falsamente progressisti che dir si voglia) che si possono osservare in Nord Europa, sia chiaro. Perché di fronte a talune ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple