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Monti contro le “corporazioni”, alcuni ragionamenti

Scritto da: il 09.01.12 — 6 Commenti
Il duro scontro che ormai da numerosi mesi sta avendo luogo nel nostro Paese intorno agli Ordini professionali (leggasi manifesta intenzione di abolirli) è forse da intendersi anche in una chiave un po’ diversa da quelle finora utilizzate. A prescindere dalla evidente valenza politica degli attacchi di Mario Monti contro le "corporazioni" (comunque nel 2005-2006 ne fece di più violenti), l’attuale querelle ha a mio sommesso avviso un contenuto prevalentemente simbolico. Infatti, è evidente come l’esito finale di tale scontro non possa solo essere l’introduzione del (sacrosanto) principio di libera concorrenza nel nostro sistema delle professioni. La sorta di equiparazione ormai apertamente proposta fra professioni intellettuali e impresa, premessa teorica delle innovazioni che si vorrebbero introdurre nel nostro sistema, riguarda di fatto una questione di portata davvero epocale. Semplicemente sta accadendo questo: l’identità delle professioni italiane è pesantemente posta in discussione e si cerca di modificarla, se non snaturarla, ignorando la fondamentale evidenza che essa è il risultato di un processo storico plurisecolare, per non dire millenario. E, soprattutto, ignorando l’immenso ruolo sociale che i professionisti svolgono nel nostro Paese. Da sempre. Senza scomodare le radici medievali delle moderne professioni, molte delle quali direttamente risalenti alle corporazioni, si può fare un ragionamento storico partendo da anni a noi più vicini. Infatti, la filosofia del nostro attuale sistema ordinistico è nata in epoca post-unitaria. Quella che possiamo in una certa maniera definire la natura protetta delle professioni cosiddette liberali (traduzione impropria dal francese, ma entrata da tempo nella nostra lingua) fu in prima battuta definita con una legge del 1874 e trovò compiuta espressione nell’istituto dell’Ordine professionale, la cui principale funzione consisteva e consiste a tutt’oggi da un lato nel dare rappresentanza ad una determinata categoria e dall’altro nel garantire lo specifico delle professioni intellettuali, ossia il fatto d’essere “mestiere” ad elevata utilità ...

Polemiche a Siracusa per la presenza dell’ex arcivescovo di Boston ai festeggiamenti per santa Lucia, eppure Law era fra gli eredi possibili di Wojtyla

Scritto da: il 19.12.11 — 3 Commenti
Recentemente in Sicilia è divampata una accesa polemica sul cardinale Law: presente alle celebrazioni di santa Lucia, l'invito ha scandalizzato molti fedeli della Chiesa aretusea e suscitato un duro dibattito. Credo non faccia male un po' di memoria storica in merito a questo complesso personaggio. Quando nel gennaio del 2002, ad appena quattro mesi dal terribile attacco di al-Qaeda a New York, l’autorevole quotidiano statunitense The Boston Globe  fa esplodere il primo scandalo pedofilia inerente la Chiesa cattolica, il cardinale Bernard Francis Law, arcivescovo della più europea fra le città americane, è un “papabile” di assoluto rilievo. Le condizioni di salute di Giovanni Paolo II sono già molto precarie ed il conclave, che poi si sarebbe svolto nell’aprile del 2005, è da più parti considerato assai vicino. In un concistoro dalla qualità certamente alta, Law, raffinato teologo, rappresenta una delle punte di eccellenza ed il suo nome già da tempo circola quale possibile successore del Papa polacco. Ipotesi rafforzata dall’ottimo intervento tenuto dal bostoniano qualche settimana dopo a Roma, su invito di Giovanni Paolo II, nella basilica di San Giovanni in Laterano, durante una commemorazione delle vittime dell’Undici Settembre voluta dalla Santa Sede. Law paragona i suoi sentimenti di fronte alle macerie fumanti delle Twin Towers a quelli suscitati dalla visita al campo di sterminio di Auschwitz, incanta i presenti e, sull’onda emotiva filoamericana di quei giorni, a molti sembra perfetto per il dopo Wojtyla. Passa ancora qualche settimana ed arriva l’inchiesta del Globe, che ha le conseguenze di un’atomica sulla Chiesa yankee. Accusato di aver permesso a diversi preti indagati per abusi su minori di continuare ad operare in alcune parrocchie senza informare i fedeli delle denunce, Law è costretto a rassegnare le dimissioni da arcivescovo. Giovanni Paolo II prima le respinge e solo in un secondo momento le accetta, a ...

Welcome South Sudan

Scritto da: il 08.02.11 — 2 Commenti
L'Africa ha un nuovo Stato, il Sudan del Sud. Sono infatti stati resi noti i dati ufficiali sul referendum voluto dal Comprehensive Peace Agreement (Cpa), l’accordo di pace firmato nel 2005 Khartoum e i ribelli meridionali dopo oltre un ventennio di repressione e guerra civile. Capitale sarà Juba e, con buona probabilità, presidente verrà eletto Salva Kiir, il leader locale che in campagna elettorale si è impegnato a sostenere il Sudan del Nord nella sua lotta per la cancellazione del debito del Paese, nonché per l’alleggerimento delle gravi sanzioni internazionali, dovute appunto soprattutto alla situazione nella parte sud. Nazioni Unite ed Unione Europea hanno accolto con soddisfazione la notizia della nascità della nuova entità, al pari degli Usa. Il presidente Barack Obama si è anche affrettato ad annunciare la volontà di riconoscere il Sudan del Sud come Stato sovrano e indipendente a partire dal 9 luglio, la data in cui ufficialmente entrerà in vigore la secessione appunto decisa dal referendum. Gli Stati Uniti - probabilmente sbagliando - rimuoveranno altresì Khartoum dalla “black list” dei Paesi che sostengono il terrorismo internazionale (la mossa si può considerare una sorta di compensazione dell'accettazione del risultato referendario senza ulteriori spargimenti di sangue). Dal canto suo, pure Pechino, il cui rapporto con Khartoum è assai forte, ha dichiarato che rispetterà l’esito della consultazione. Non sarà così, invece, per Teheran, che ovviamente vede come il fumo negli occhi la nascita di un nuovo Stato cristiano ed animista. L'Iran prende atto dell'avvenuta secessione, ma ribadisce la propria politica complessiva a sostegno dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale dei Paesi, contro ogni secessione. Le varie regioni del Sudan del Sud

118 o 666?

Scritto da: il 29.12.10 — 1 Commento
La Sicilia, “laboratorio politico” per eccellenza del nostro Paese, sempre più assomiglia all’antro del dottor Faust di goethiana memoria. Basti vedere lo strano caso del 118 regionale, nel quale sono stati calpestati diritti dei lavoratori acquisiti da decenni e decenni, facendo passare il tutto per ristrutturazione e razionalizzazione, con i media che dipingono il medesimo fatto come scandalo alcuni e magnifica riforma altri. La vicenda, recentemente giunta alla ribalta nazionale, assume due volti a seconda di chi ne siano gli attori: quello dello “scandalo” delle assunzioni e della creazione di un sistema di clientele e quello della “magnificazione” di un servizio che, nell'ottica della riorganizzazione, darà lustro alla sanità siciliana. Due facce di una stessa medaglia, insomma. Ed allora non si comprende affatto perché siano “scandalosi” i circa 3.300 operatori assunti da Sise (Siciliana Servizi Emergenze) fra dicembre 2005 e giugno 2006 (prima si utilizzavano degli interinali) e invece non lo siano gli stessi operatori (ri)assunti in Seus (Siciliana Emergenza-Urgenza Sanitaria). Ciò che dovrebbe, invece, scandalizzare è il modo in cui si è attuato il passaggio di consegne tra le due società, facendo carta straccia dei più elementari diritti della forza lavoro, trattata alla stregua di un pacco postale da spedire al costo minore possibile. Ma andiamo con ordine e ricostruiamo cronologicamente l’intricata vicenda, anche con l’aiuto di tutta una serie di documenti che Sud è riuscito a recuperare. La Sise Spa è una società, oggi in liquidazione, a socio unico della Croce Rossa Italiana costituita nel 2001 per la gestione del servizio 118 in Sicilia. 3.300 circa i dipendenti e 100 milioni di euro annui da gestire. Gli autisti/soccorritori, questa la loro qualifica ufficiale, erano stati assunti con un contratto di solidarietà ad orario ridotto a 120 ore/mese (rinnovo convenzione Cri-Regione Siciliana 2006-2008 datata 27 giugno 2006). Tale orario doveva servire a ...

Vienna “la rossa” si scolora un po’

Scritto da: il 11.10.10 — 0 Commenti
Un test elettorale assai importante si è tenuto ieri a Vienna e non è andato molto bene per i socialdemocratici, tradizionalmente più che vincenti nelle amministrative della capitale austriaca (che poi in effetti governa sull'intero land). Vi è stata infatti una buona affermazione della destra xenofoba, confermando un trend in atto in tutta Europa, quello della forte avanzata dei partiti estremisti e potenzialmente razzisti sull'onda emotiva dei tanti problemi connessi all'immigrazione extracomunitaria, in primis quello della sicurezza. Stracciando pronostici e sondaggi, il leader della Fpoe, Heinz-Christian Strache, ex braccio destro di Joerg Haider, ha ottenuto un'ottima prestazione, mentre il partito socialdemocratico Spoe del sindaco Michael Haeupl, in carica dal 1994, ha sì difeso il primo posto, ma ha comunque perso la maggioranza assoluta che deteneva ed ora per continuare a governare il land dovrà necessariamente aprire a degli alleati. Con assoluta certezza la scelta cadrà sui popolari dell'Oevp, replicando il modello della coalizione federale guidata dal premier socialdemocratico Werner Faymann. I risultati parlano chiaro: la Spoe ottiene il 44.12% dei voti (-4.9% rispetto alle regionali nel 2005, quando aveva ottenuto il 49.1%), mentre al secondo posto, superando i popolari, si è piazzata la Fpoe con un risultato storico: 27.05%, in crescita del 12.22% rispetto alle regionali del 2005. La Oevp è invece giunta terza con il 13.24% (-5.53%), quarti i verdi con il 12.23% (-2.4%). Dei 100 seggi del Parlamento del land la Spoe ne ottiene 49 (ne aveva 55, quindi ne perde 6), la Fpoe 29 (+16), la Oevp 12 (-6), i verdi 10 (-4). Esclusione dal Parlamento regionale, invece, per due partiti minori, la Bzoe, l'Alleanza per il Futuro dell'Austria creata da Haider nel 2005 (una formazione di estrema destra sì, ma più moderata della Fpoe), che si è fermata all'1.4%, e i comunisti della Kpoe, arrivati ad ...

Elezioni in UK, ecco i risultati finali

Scritto da: il 08.05.10 — 0 Commenti
Conservative seggi 305 (209 nel 2005, quindi +96) Labour seggi 258 (349 nel 2005, -91) Liberal Democrat seggi 57 (62 nel 2005, -5) Democratic Unionist Party seggi 8 (9 nel 2005, -1) (unionisti oltranzisti nordirlandesi) Scottish National Party seggi 6 (6 nel 2005, stabile) (nazionalisti scozzesi) Sinn Fein seggi 5 (5 nel 2005, stabile) (nazionalisti repubblicani nordirlandesi, a lungo braccio politico dell'Ira) Plaid Cymru seggi 3 (2 nel 2005, +1) (nazionalisti gallesi) Social Democratic and Labour Party seggi 3 (3 nel 2005, stabile) (cattolici nordirlandesi moderati) Green seggi 1 (non era presente in Parlamento) (Verdi) Alliance seggi 1 (non era presente in Parlamento) (partito interconfessionale nordirlandese moderato) La maggioranza assoluta dei seggi è di 326, ai conservatori di David Cameron ne mancano quindi 21. Nel 2005, con lo stesso obiettivo di seggi, la maggioranza dei laburisti era di + 48. Escono dal Parlamento Respect, Ulster Unionist Part, Independent Law e Independent Kidderminster Hospital and Health Concern. Avevano tutti un seggio. Per un quadro d'insieme dei risultati, con tutti i confronti del caso, ottimo il sito della Bbc.

UK, finisce l’era Blair, ma non comincia quella Cameron

Scritto da: il 07.05.10 — 4 Commenti
L'ultimo capolavoro di Tony Blair è essersi sfilato (ma non troppo) dal disastro laburista senza perderci la faccia. Ieri è infatti finita la sua era, ma Blair è così stato fortunato da non essere stato lui a seppellire il New Labour, ma il rivale interno Gordon Brown. Il grigio burocrate (per anni però ottimo cancelliere dello scacchiere, lo si ricordi) che ha avuto l'ardire, in un momento storico in cui la comunicazione in politica è tutto, di pretendere di rimpiazzare un mago del settore come Blair, bello, giovanile e brillante. I conservatori hanno quindi vinto le general election 2010, ma non hanno la maggioranza assoluta. Per il "blairiano" David Cameron si profila un governo di minoranza o la mediazione con il gruppo, quantitativamente non risibile, dei parlamentari nazionalisti di Scozia e Galles o con quello degli unionisti dell'Irlanda del Nord. Ovvero, ma l'ipotesi è poco praticabile, un governo di coalizione con i laburisti, come proposto dal premier uscente Brown. In ultimo, l'eventualità che a fine anno si possa tornare a votare, ma non è nello stile del Regno. Resta da valutare la delusione dei liberaldemocratici. Il leader Nick Clegg, un genio come capacità comunicative, ha avuto a lungo i sondaggi a favore, ma alla fine i whig hanno addirittura portato a casa meno parlamentari del 2005. Perché? Semplice: oggi non c'è nessuno spazio in Gran Bretagna per un proposta europeista. La gente è convinta che la moneta unica sia una iattura (e come dargli torto?) e il caos greco è lì a indicare che dalla zona euro è meglio star lontani. [caption id="attachment_8347" align="aligncenter" width="280" caption="David Cameron"][/caption]

Polar Thriller

Scritto da: il 06.01.10 — 2 Commenti
Nella mia passione sconfinata per il profondo Nord dell'Europa ho recentemente scoperto un filone di action thriller che mi sta appassionando moltissimo. Sono i gialli o romanzi di spionaggio ambientati nelle regioni polari. Non è un genere alto, per carità, lo capisco bene, ma a me piace e rilassa, quindi lo consiglio a tutti. Del resto, io credo che in letteratura sia sì fondamentale lo stile (l'autore deve innanzitutto saper scrivere, è chiaro), ma anche l'ambientazione spazio-temporale, che dà emozioni non da poco al lettore. Insomma, un libro ottimamente scritto ambientanto nel 2005 a Capacabana, Catania o Malindi proprio non mi stuzzica la fantasia. Un pessimo giallo ambientato nella Londra vittoriana, a Edimburgo o nella Stoccolma di ieri/oggi/domani semplicemente mi esalta. A scanso di equivoci, puntualizzo subito che le prove d'autore degli ultimi anni ambientate a Stoccolma sono in genere dei capolavori, come il caso Stieg Larsson (di)mostra ampiamente ... E così, ecco che il comodino si è in breve riempito di quelli che la mia nota coazione all'anglo-sintesi mi ha suggerito di chiamare polar thriller ... Il primo che ho letto, tutto d'un fiato, è stato La verità del ghiaccio [il cui titolo originale, Deception Point (Simon & Schuster, New York, 2001), ossia "punto d'inganno", mi sembra più azzeccato della traduzione italiana]. Scritto da Dan Brown come terzo romanzo (appena prima de Il codice da Vinci, che è del 2003), in Italia è stato pubbicato da Mondadori a fine 2005. Ora si attende il film, che dovrebbe arrivare a breve nelle sale mondiali e la cui sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Dan Brown. La verità del ghiaccio ha tutto per appassionare i patiti dell'action thriller e/o della fantascienza. Ambientazione artica, la Nasa protagonista assoluta, la ricerca di prove di vita extraterrestri, la corsa per la Casa Bianca sullo sfondo. Un mix ...

Elezioni etnee (ma non solo), pallido simulacro della democrazia. Catania ancora una volta al centro dell’attenzione per uno scandalo politico

Scritto da: il 03.12.09 — 0 Commenti
Il sindaco di Catania, il senatore Raffaele Stancanelli (Pdl-An), ed il presidente della Provincia Regionale, Giuseppe Castiglione (Pdl-Fi), sono stati rinviati a giudizio ieri per turbamento di pubblico servizio e violazione della legge elettorale. In tutta franchezza, la notizia ero venuto a saperla qualche giorno fa, per la precisione lunedì 30 pomeriggio, ma attendevo conferma prima di pubbicarla sulla testata per cui scrivo. Così, quando ieri a pranzo le agenzie l'hanno battuta non sono stato sorpreso, se non per l'inclusione fra i rinviati a giudizio anche di Giuseppe Castiglione (fra le informazioni che avevo inizialmente avuto il suo nome non compariva). Allora ... Secondo l’accusa, Stancanelli e Castiglione avrebbero, il condizionale è assolutamente d’obbligo in casi del genere, partecipato ad un incontro elettorale in una sala (per inciso, intitolata al cardinale Dusmet, un santo che ha dedicato tutta la sua esistenza ai poveri) dell’ospedale Garibaldi di Catania alla presenza di medici, paramedici, infermieri ed impiegati vari della struttura pubblica. Insieme a Stancanelli e Castiglione, sono stati rinviati a giudizio anche l’ex direttore generale del nosocomio, Giuseppe Navarria, e suo figlio, Francesco Navarria, all’epoca dei fatti, nella primavera 2008, semplice candidato nelle liste del Pdl, oggi consigliere comunale a Catania. Stancanelli e Castiglione avrebbero quindi svolto campagna elettorale parlando in una sala di un ospedale pubblico durante l’orario di lavoro, da qui l’accusa di turbamento di pubblico - appunto - servizio. La prima udienza del caso si terrà il prossimo 7 luglio. Giuseppe Castiglione ha subito dichiarato la sua «assoluta fiducia nell’autorità giudiziaria, alla quale ho già reso tutti gli elementi necessari a far luce sulla vicenda, del resto, non intravedo nessuna mia responsabilità avendo, nel corso della campagna elettorale 2008, partecipato a centinaia di incontri da chiunque organizzati». «In ogni caso – ha concluso Castiglione – è evidente che si sta parlando di un ...

E i socialisti vincono in Portogallo

Scritto da: il 28.09.09 — 0 Commenti
In Portogallo lo scontro elettorale fra il socialista José Socrates e l'avversaria conservatrice Manuela Ferreira Leite si è risolto con una vittoria del primo che sa però tanto di sconfitta. Il premier di Lisbona ha infatti perso la maggioranza assoluta che aveva ottenuto nel 2005, quando aveva vinto con ben il 45% dei voti. A questo punto la formazione di un nuovo esecutivo potrebbe essere assai complicata. Il Ps di Socrates è arrivato primo con il 36.5%, davanti al Psd (il partito socialdemocratico che in barba alla denominazione ufficiale è in realtà un vero e proprio partito conservatore) con il 29.3%. In Parlamento Socrates avrà quindi soltanto una maggioranza relativa, visto che l'potesi di una grande coalizione alla tedesca 2005-2009 è stata esclusa dalla Ferreira Leite per tutta la campagna elettorale. Per Socrates si apre la strada di una coalizione di sinistra insieme al Bloco de Esquerda dell'ex-trotzkista Francisco Loucà, che passa dal 7% al 9.78%, divenendo il quarto partito del Portogallo, o con i comunisti-verdi della Cdu di Jeronimo da Sousa (7.86%), eventualità caldeggiata dall'ex-presidente socialista Mario Soares. Un grosso intoppo e però la lunga campagna denigratoria dei due partiti nei confronti di Socrates, da mesi accusato di essere un pericoloso liberista. Da escludersi, ovviamente , una intesa di governo con il Cds, il più a destra dei partiti portoghesi, piazzatosi terzo nelle preferenze degli elettori con il 10.45% dei voti. Con ogni probabilità Socrates metterà in piedi un governo minoritario di grande fragilità, come già accaduto negli anni Novanta da un altro primo ministro socialista, Antonio Guterres. Durante la campagna, Socrates, che nel suo primo mandato da capo del governo ha condotto una dura politica di risanamento economico e di riforme del mercato del lavoro molto criticata dai sindacati e dai partiti di sinistra, ha promesso al Paese una svolta a sinistra, almeno ...

In Germania trionfa il centro, ma cresce anche la sinistra estrema

Scritto da: il 27.09.09 — 2 Commenti
Gli elettori tedeschi hanno dato una chiarissima indicazione con le odierne elezioni politiche: sì alla Cdu di Angela Merkel, ma un no netto alla Grande Coalizione. Le consultazioni, contrassegnate dal più basso tasso di affluenza alle urne dal secondo dopoguerra in avanti (72.5% contro il 77.7% dell'autunno 2005), riconfermano alla guida la cancelliera cristiano-democratica, con il cartello Cdu-Csu che ottiene un ottimo 33.8% dei voti. Assai buona anche la performance dei liberaldemocratici dell'Fdp, mentre una bocciatura senza appello hanno subito i socialdemocratici dell'Spd, un partito ormai senz'anima. La coalizione cosiddetta nero-gialla era il conclamato obiettivo della Merkel, entusiasta dall'esito di una consultazione che le farà governare la Germania «con una solida maggioranza» (329 seggi contro 309 necessari). Analoga soddisfazione traspare dalle dichiarazioni del leader Fdp, Guido Westerwelle, che con il 14.7% raggiunge il «miglior risultato della sua storia». I socialdemocratici sono invece i grandi sconfitti di oggi, con il peggior risultato dal dopoguerra. Un 23% risicato che Frank-Walter Steinmeier riconosce essere «una amara sconfitta». Ma il vero eclatante dato politico della giornata è la crescita dell'estrema sinistra. Sia Die Linke che i Verdi, infatti, ottengono un buon risultato a due cifre. 12.5% per Die Linke e 10.2% per i Verdi. L'ottima crescita della formazione di Oskar Lafontaine testimonia come una sinistra che faccia realmente la sinistra, che dica cose di sinistra e proponga soluzioni di sinistra abbia ancora un grande spazio nello scenario politico europeo. Ora la Merkel è attesa da importanti sfide economiche, dalla crescita della disoccupazione a quella del deficit, dalla crisi della scuola a quella della sanità. Altri temi caldi per i vincitori di oggi saranno l'impegno tedesco in Afghanistan e l’abbandono del nucleare, che sia Cdu che Fdp hanno caldeggiato durante la campagna elettorale. Molto più facile a dirsi che a farsi. [caption id="attachment_6078" align="aligncenter" width="350" caption="Oskar Lafontaine, leader del partito tedesco di estrema sinistra Die ...

Divorzio alla spagnola, per la prima volta applicata in Italia la formula breve

Scritto da: il 13.06.09 — 14 Commenti
Arriva anche da noi il cosiddetto "divorzio breve", ottenuto in meno di un anno dalla richiesta da una coppia (lei fiorentina, lui spagnolo) senza prima passare dalla separazione di tre anni prevista dalla legislazione italiana. La sentenza è del Tribunale di Firenze, che per la prima volta in Italia ha applicato integralmente una legge (la n. 15/2005, voluta da Zapatero) di un Paese dell'Unione Europea assai diversa da quella nazionale che regolamenta il tema. La coppia italo-iberica si era sposata poco più di un anno fa in Italia, dove, sino ad ora, il divorzio senza separazione era possibile solo in casi assai singolari, tipo la condanna di un coniuge all'ergastolo o comunque per reati molto gravi. Non che non vi fossero stati altri casi di divorzi veloci in Italia, ma erano stati ottenuti solo tramite sentenze già emesse in altri Paesi, ovvero, ottenuto il divorzio all'estero, ai coniugi questo viene riconosciuto anche in Italia. Stavolta è stata invece applicata una legge non italiana direttamente in territorio italiano. Secondo un sondaggio Eures (2007), il 63.5% degli italiani vede favorevolmente l'approvazione del "divorzio breve" per le coppie che non hanno figli. Introdotto in Italia nel 1970 con la legge n. 898 (la cosiddetta legge Fortuna-Baslini) e confermato dalla vittoria del "no" al referendum abrogativo del 1974, il divorzio nel 1987 è stato profondamente ripensato, riducendo da 5 a 3 anni il tempo della separazione per giungere alla sentenza. Con l'applicazione della legge Zapatero ora questa "tempistica" rischia di essere nei fatti superata, trasformando il matrimonio in un impegno leggero leggero che si può cancellare senza stare troppo a pensarci su. Davvero deleterio in una società sempre più atomizzata ed immatura come quella italiana.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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