Tutti gli articoli su 2008

Il pessimismo ben temperato dei finnici

Scritto da: il 17.08.12 — 1 Commento
Il governo finlandese sostiene di essere preparato ad ogni immaginabile evoluzione della crisi economico/finanziaria in corso, compresa l’eventuale implosione dell’unione monetaria. Lo ha evidenziato il ministro degli Esteri di Helsinki, Erkki Tuomioja (socialdemocratico molto a sinistra, già presidente del Consiglio Nordico nel 2008), in un’intervista data al prestigioso quotidiano inglese Daily Telegraph oggi in edicola. «La Finlandia - ha dichiarato Tuomioja - ha un piano operativo per ogni eventualità», compresa una spaccatura dell’Eurozona, anche se si tratta di «qualcosa che nessuno auspica, nemmeno gli euroscettici Veri Finlandesi, figuriamoci il governo. Però dobbiamo essere preparati». Tuomioja ha però anche completato il suo ragionamento sottolineando che vi è la consapevolezza che «una rottura dell’Eurozona nel breve e nel medio termine periodo costerebbe più che gestire la crisi». Come dire, pessimismo sì, ma ben temperato. [caption id="attachment_12183" align="aligncenter" width="300" caption="Erkki Tuomioja"][/caption]

Provaci ancora, Loki

Scritto da: il 25.04.12 — 2 Commenti
Finora il titolo più azzeccato fra i tanti articoli che ho letto sul film The Avengers è quello della rivista specializzata francese L'Écran Fantastique, che senza mezzi termini parla di Thérapie de groupe. Fra mostri interiori da tenere a bada (Hulk), segreti di una super spia (Nick Fury), difficoltà di adattamento dopo 70'anni di ibernazione (Capitan America), amore e odio verso un fratellastro (Thor), ego dilatato (Iron Man) ed incubi del classico passato che non passa (Vedova Nera), ce n'è d'avanzo per mandare l'improvvisato team dallo strizzacervelli, almeno per una chiacchierata ogni tanto. The Avengers, come tutti i film sui supereroi post 2008, non è il primo Iron Man. Inevitabilmente il capolavoro di Jon Favreau è negli anni divenuto il termine di paragone di ogni comic movie prodotto e nessuno fin qui si è nemmeno lontanamente avvicinato a quelle altezze, ma I Vendicatori di Joss Whedon è bello e curato nei minimi particolari. Peccato per le pessime interpretazioni di Chris Evans (Capitan America) e Chris Hemsworth (Thor), comunque riequilibrate dalle ottime prove di Robert Downey Jr (Iron Man), Tom Hiddleston (uno strepitoso Loki) e Samuel L. Jackson (Nick Fury), tutti e tre in vero stato di grazia. Tante le citazioni. Dalla mitologia scandinava (i mostri meccanici scatenati per i cieli di New York rammentano il serpente Jormungand, o Miðgarðsormr che dir si voglia, ma anche l'ancor più classico Uroboro), dalla storia del cinema (Loki circondato dagli agenti in assetto di massima sicurezza scortato alla sua cella sull'Helicarrier dello Shield ricorda il Darth Vader di Star Wars che cammina in mezzo ai soldati, quando poi gli tappano la bocca sembra tanto l'Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti), dal fantasy (Iron Man che chiama Occhio di Falco "Legolas") e dai comics (ovviamente). Nel complesso, I Vendicatori è un film per certi versi anche colto, ...

Crisi, per uscirne occorre mettere l’uomo giusto al posto giusto a tutti i livelli

Scritto da: il 01.11.11 — 0 Commenti
Anche oggi i mercati internazionali hanno perso terreno in maniera considerevole. Ha dominato l'effetto Grecia in tutta l'eurozona, con la Borsa di Milano sprofondata (ha ceduto il 6.8%, una delle peggiori sedute dal tracollo della Lehmann Broters nel settembre del 2008, pari a 22 miliardi di euro bruciati) e con Parigi e Francoforte che hanno perso rispettivamente il 5.38% ed il 5%. Spread Btp-Bund a 459, ma sotto pressione anche i titoli bancari, con Unicredit e Intesa-San Paolo a lungo sospesi per eccesso di ribasso (alla fine, -14.22% per UniCredit e -15.65% per Intesa). Insomma, è stato l'ennesimo giorno di (ormai) ordinaria follia sui mercati. È utile chiedersi ancora perché? Posto che la responsabilità di quanto sta accadendo non è possibile addossarla per intero alla speculazione internazionale (che ha un suo ruolo sì, ma entro certi limiti), è evidente come la situazione corrente sia l'esito di una serie di concause. Probabilmente, oltre 20'anni dopo il crollo del cosiddetto socialismo reale, il capitalismo è anch'esso a fine ciclo. Il che sta accadendo anche - coincidenza terribile - in un momento di leadership nazionali e globali non all'altezza della situazione. Obama non è Clinton, Sarkozy non è Mitterrand, Berlusconi non è Spadolini, la Merkel non è Kohl, Barroso non è Delors. Bisogna prenderne atto. Ovvio che ormai i problemi delle città italiane sono irrisolvibili se non a livello centrale a Roma, così come i problemi italiani sono irrisolvibili se non a livello centrale a Bruxelles e quelli europei sono irrisolvibili se non a livello globale. Detto questo, è chiaro che il nostro Paese, lo scrivo da mesi e mesi, paga sempre più una crisi di credibilità senza precedenti per l'Italia repubblicana. Ma non è che Europa ed Usa stiano poi tanto meglio. Ad esempio, vien da chiedersi che senso abbia aver istituito la figura di ...

Caso Dexia, un salvataggio dal costo esorbitante

Scritto da: il 12.10.11 — 0 Commenti
L'istituto di credito franco-belga-lussemburghese Dexia è stato nuovamente salvato dal tracollo. Per inciso, la banca (che ha un totale di attivi di 518 miliardi di euro, pari a quello di tutto il sistema bancario greco) a luglio aveva passato senza problemi gli stress test, a riprova della davvero scarsa utilità di questo strumento. L'accordo governativo raggiunto prevede: 1) che il ramo belga sia acquisito dallo Stato (belga, ovviamente) per 4 miliardi di euro (operazione cui parteciperà, come sostegno finanziario, Ubs); 2) che i crediti nei confronti degli enti locali francesi passeranno alle società pubbliche (sempre francesi) Caisse des Depots et Consignations e Banque Postale; 3) che le attività in Lussemburgo verranno cedute ad una singolare cordata di investitori composta  dal governo lussemburghese e da taluni fondi del Qatar. Costo dell'operazione? Altissimo: i governi di Francia, Belgio e Lussemburgo congeleranno ben 90 miliardi di euro a garanzia dei finanziamenti per Dexia. Al Belgio, Paese in crescita nonostante l'ormai cronicizzatasi incapacità di formare un esecutivo, il 65% dell'onere dell'operazione. Alla Francia il 35% ed al Lussemburgo il 3%. È bene ricordare come nel 2008 la banca sia già stata salvata tramite 6.4 miliardi di euro di sostegno statale. Soldi pubblici probabilmente andati sprecati, sembra di capire dalla corrente situazione. Ma proviamo a dare un'occhiata ai numeri dell'istituto che, sulla carta, è il n. 20 d'Europa. Dexia ha circa 35.200 dipendenti (per un terzo stanno in Turchia), più o meno 8 milioni di clienti, 19.2 miliardi di capitale azionario, 732 milioni di profitti netti dichiarati nel 2010 e 3.8 miliardi di euro di bond greci nel suo portafoglio, nel quale stanno anche titoli italiani e spagnoli. Addirittura, i bond di Grecia, Italia e Spagna potrebbero arrivare al 30% complessivo degli investimenti finanziari di Dexia, il cui management si è davvero rivelato di ben scarsa lungimiranza. La ...

Fra geopolitica ed utopia: il Poseidon Project di Patri Friedman

Scritto da: il 10.08.11 — 0 Commenti
Il momento fissato è sostanzialmente vicino, il 2015. Ovviamente, profezia Maya permettendo ... Insomma, in 4 anni circa il mondo dovrebbe avere la sua prima città-Stato completamente indipendente (le Nazioni Unite sono avvisate), economicamente autosufficiente (per non dire autarchica, che è pur sempre una brutta parola) e, va da sé, ecosostenibile. Sarà posizionata in pieno Oceano Pacifico, come da dettagliato progetto del Seasteading Institute di Sunnyvale, in California, vicino Mountain View, un futuristico centro ricerche nato nel 2008 grazie all'intuizione di alcuni magnati e/o scienziati della Silicon Valley. Il primo a pensarci è stato Patri Friedman, campione di poker, ma con solidi studi a Stanford, già ingegnere informatico di Google ed ora, a 35 anni, tutto dedito ad avveniristici progetti marini. Il geniale visionario è nipote di quel Milton Friedman che proprio nel 1976, l'anno di nascita di Patri, vinse il Premio Nobel per l' Economia. Dal nonno ultraliberista al nipote utopista il passo è stato breve. E così, ecco pronto il Poseidon Project, città-Stato oceanica pensata su di una piattaforma. L'utopia di Friedman jr è invero molto bella, tratteggiando «un sistema per mettere in pratica una varietà ampia di possibili forme di governo, un modo per quanti abbiano idee politiche di minoranza, siano liberali classici o socialisti estremi, di vedere realizzata una società portatrice dei loro valori». Insomma, isole-Stato articifiali nelle quali poter sperimentare varie e inedite forme di democrazia diretta, con in aggiunta dei piccoli ecosistemi del tutto autosufficienti, fino ad ipotizzare scambi di differenti risorse energetiche. Nel progetto, le colonie sarebbero inizialmente ancorate in acque territoriali e quindi sottoposte alla legislazione dello Stato di riferimento, per poi evolversi in micro Stati indipendenti in acque internazionali. Per ora è un sogno, ma è davvero bellissimo. Rendering del Poseidon Project

Russo for President?

Scritto da: il 03.08.11 — 8 Commenti
Sono sempre più incalzanti le voci che danno Massimo Russo, attuale assessore siciliano alla Salute, quale prossimo candidato alla presidenza della Regione in luogo di Raffaele Lombardo, capo incontrastato del Movimento per le Autonomie. Addirittura, fonti autorevoli hanno parlato di Russo come del possibile leader di una sua formazione politica, con tanto di logo e slogan (“La Sicilia ai siciliani”?) già pronti. In alternativa, potrebbe creare una corrente interna all’Mpa, fermo restando che al movimento lombardiano, da quel che si sa, tecnicamente Russo non avrebbe mai aderito. Ora, a prescindere da come la si pensi sulla sua riforma della Sanità o sulla trasformazione del 118 regionale da lui voluta, Massimo Russo, già pm antimafia a Palermo prima di accettare l’incarico di assessore, è un uomo perbene, la cui diretta discesa in campo in politica dovrebbe rassicurare i tanti che reputano, pienamente a ragione, la legalità centrale nell’amministrazione della cosa pubblica. Un magistrato alla guida della Sicilia sarebbe un segnale inequivocabile di cambiamento, una svolta epocale. Come lo sarebbe anche un imprenditore fortemente caratterizzato per il suo impegno antimafia. O una donna con le caratteristiche giuste. Insomma, per chi ha dubbi sull’eticità dell’agire del Raffaele Lombardo pre trionfo 2008, Russo dovrebbe in qualche modo rappresentare una buona garanzia. A torto o a ragione, Lombardo viene ormai da molti considerato una anomalia troppo grande nel panorama politico siciliano. Una candidatura alla presidenza della Regione di Russo in sua vece la risolverebbe in maniera non traumatica. E qui veniamo al nocciolo della questione. L’ipotesi di Massimo Russo a Palazzo d’Orléans quale successore di Raffaele Lombardo quanto è “digeribile” per il leader autonomista? Entro che limiti è una “sua” ipotesi? E in che misura, invece, è una mossa indispensabile sì, ma comunque da lui subita? Insomma, Lombardo non è uomo da fare passi indietro a cuor leggero. Vero ...

Quasi resurrezione dei comunisti in una Italia politica a pezzi

Scritto da: il 17.05.11 — 1 Commento
Confrontando il risultato complessivo di queste amministrative 2011 con le politiche 2008 il dato che emerge è di una crudezza impressionante per i 2 partiti egemoni nel Paese: in appena 3 anni il Pdl ha perso mediamente il 20% dei suoi voti e il Pd i consensi li ha addirittura dimezzati. Una fascia sempre più larga di elettorato sembra quasi avere il disgusto delle formazioni (fin qui) maggioritarie e premia i movimenti di forte rottura, se non sociale, almeno con l'establishment. Il grande vincitore di ieri, questo è incontrovertibile, è l'ex giudice inquirente Luigi De Magistris, membro dell'Italia dei Valori non troppo simpatico al fondatore Antonio Di Pietro, candidatosi a sindaco di Napoli insieme alla Federazione della Sinistra (Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista) ed al Partito del Sud (una pulce che vale più per il brand pressoché perfetto in un'ottica meridionalista che per il peso in sé). A prescindere dalle alleanze dichiarate che si intrecceranno, sul ballottaggio a Napoli occorre fare un ragionamento. La vittoria di De Magistris non è impossibile, ma neanche semplice. C'è da porsi una precisa domanda: l'ex giudice garantirebbe o disintegrerebbe il sistema di potere che nel capoluogo campano negli anni il Pd ha costruito? Ovviamente lo disintegrerebbe. E Giovanni Lettieri? Forse che sì, forse che no. Insomma, magari il Pd ufficialmente non potrà non appoggiare De Magistris, ma è facile capire come i suoi interessi pratici a Napoli siano più tutelati dall'avversario ipergarantista Pdl che dall'alleato giustizialista Idv. Fossi in De Magistris non conterei molto sul supporto democratico nei prossimi 15 giorni. Ma passiamo oltre. Futuro e Libertà letteralmente si squaglia, l'Udc in alcune aree tiene in altre no (il Pid erode, altro che). Nell'insieme, il cosiddetto Terzo Polo fa flop, riuscendo a divenire ago della bilancia a Napoli, ma fallendo la medesima missione altrove. Quanto al Movimento 5 ...

Crollo Pd nei sondaggi in Sicilia, alcune considerazioni

Scritto da: il 02.04.11 — 2 Commenti
In origine il Partito Democratico era, in linea teorica, la migliore idea politica mai emersa nell'Italia repubblicana. Oggi, dopo anni di discutibile gestione (da quella - a mio avviso pessima - di Walter Veltroni a quella - discreta, ma comunque deludente rispetto alle aspettative - di Pier Luigi Bersani) è divenuta un'anomalia. Anche grave. A livello nazionale e segnatamente a livello siciliano. Non suscita nessuno stupore, quindi, il risultato del recente sondaggio Demopolis che vede un crollo di consensi del Pd in Sicilia. Se vi fossero oggi delle nuove elezioni legislative, il Partito Democratico nell'Isola riuscirebbe a malapena a raggiungere il 18% dei consensi, perdendo 250 mila voti (quasi l'8%) rispetto alle consultazioni politiche del 2008. Chiara la spiegazione di Pietro Vento, il direttore di Demopolis: «Il Partito di Bersani paga nell’Isola, più che nel resto del Paese, le prolungate divisioni interne, nei programmi, nella leadership, nelle alleanze. Ma anche e soprattutto [...] le incertezze strategiche nella decisione di appoggiare dall’esterno il Governo regionale guidato da Raffaele Lombardo. Un sostegno senza peso effettivo e riconoscibile, almeno nella percezione degli elettori del Pd, sulle scelte reali della politica regionale». Come si può poi vedere dai dettagli del sondaggio, interessante è l'erosione di consensi che il Pd subisce proprio dall'alleato al governo regionale, il Movimento per l'Autonomia di Lombardo. Ben 16 elettori su 100 che hanno votato Pd nel 2008 oggi voterebbero Mpa. A riprova del fatto che, se un partito diventa la copia sbiadita di un altro o, comunque, viene percepito come eccessivamente appiattito sulle posizioni di un altro, l'elettorato tende sempre a premiare l'originale. Certo, davvero fa specie che solo 5 su 100 degli elettori democratici voterebbero Sinistra, Ecologia e Libertà, mentre non vi è traccia della Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani) nelle risposte degli intervistati, tanto da ...

Disponiamo di dati infiniti, ma non abbiamo nessuna capacità di prevedere gli eventi

Scritto da: il 15.03.11 — 0 Commenti
L'esplosione di una parte di mondo arabo che ci ha così colti alla sprovvista impone una riflessione. Oggi disponiamo di una mole enorme mole di dati. Milioni di informazioni sono in circolazione sul Web e non solo. Abbiamo inoltre anche una discreta capacità di elaborare tali informazioni. Ma, al dunque, non abbiamo nessuna reale capacità previsionale. In sequenza, siamo stati sorpresi dalla repentina caduta del Muro di Berlino nel 1989, dall'attacco a New York l'11 settembre 2001, dal terribile crac della banca d'affari Lehman Brothers nel settembre del 2008 con la conseguente crisi economica globale ed ora dalle rivolte nel Maghreb e nel Medio Oriente. Perché nessuno di questi eventi - tranne la crisi economica, ma solo da qualche analista, inascoltato dai più - è stato previsto? A ben ragionare, il problema è che noi occidentali guardiamo il mondo con occhi vecchi di almeno 50'anni. Siamo ancora convinti che il baricentro del pianeta sia l'Occidente (Europa e Stati Uniti d'America), mentre il vero baricentro è altrove, in Asia. Pechino, Shanghai, Hong Kong, Seul, Tokio, Taipei sono città non meno importanti di Washington, New York, Boston, Londra, Amsterdam o Parigi. Ma noi ci ostiniamo ad ignorarlo. E mentre loro sanno tutto di noi, noi sappiamo pochissimo di loro. E se questo vale per gli assai attenti americani, non parliamo nemmeno dell'Europa. Mai come in questi giorni, infatti, con la crisi libica alle porte, è palese l'assenza non tanto e non solo di una politica europea, quanto l'assenza di un potere politico europeo. Basti fare l'esempio dell'immigrazione. Si cerca di affrontare/bloccare il fenomeno, senza fare nessuno sforzo di capirne le cause. Ovvio che se Bruxelles non riuscirà ad invertire il trend proprio a livello di atteggiamento, di approccio ai problemi, le conseguenze per noi saranno gravissime. Ma farlo capire ai politici è davvero impresa ardua.

“Fuori dal ’900″: l’ossessione anticomunista di Veltroni

Scritto da: il 23.01.11 — 0 Commenti
La convention veltroniana tenutasi ieri al Lingotto 2 di Torino aveva un titolo significativo: "Fuori dal '900". Significativo, sì. Soprattutto dell'ossessione anticomunista del kennediano Veltroni. Fuori dal '900, quindi ... Un desiderio così radicato quello di estirpare dal Paese anche solo il ricordo dell'esperienza di lucida e costruttiva opposizione comunista da spingerlo (consciamente o meno) ad intitolare in maniera così singolare l'incontro della sua corrente nel Pd. Certo, nell'americanissima ottica di Veltroni il problema è la definitiva uscita dal secolo breve, per dirla con Eric Hobsbawm. La definitiva uscita da un secolo che, pur con tutti i suoi orrori, ha visto l'affermazione del Welfare State di impianto laburista/socialdemocratico nelle più avanzate democrazie nordeuropee, sindacati forti che per decenni hanno realmente difeso i diritti dei lavoratori ed un barlume di opposizione al progetto egemonico di Washington, progetto egemonico portato a termine ed i cui frutti possiamo godere oggi nel mondo non più bipolare (ma per fortuna nemmeno compiutamente unipolare) succube del terrore islamista. Ma, si sa, altro che Welfare State. Le priorità di Veltroni almeno da una ventina d'anni a questa parte sono altre. Ben altre. Il trionfatore delle elezioni politiche italiane del 2008 (perché lui quelle consultazioni le ha vinte alla grande: aveva un obiettivo primario - eliminare dal Parlamento Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Partito Socialista - e lo ha centrato in pieno) nel gennaio del 2011 punta l'attenzione sulla necessità di scrostare dal Paese eventuali residui (anche ideali o basta solo ideologici?!?) novecenteschi. In un'Italia con problemi gravissimi come quelli che tutti i giorni le cronache ci sottopongono (uno su tutti la disoccupazione disperante, ormai al Nord come al Sud), Veltroni avverte pressante l'esigenza di uscire dal '900. È questa la sua idea di Pd? È questa la sua idea di opposizione a Berlusconi? Insomma, siamo seri, per lui uscire dal '900 ...

Cuffaro, sentenza confermata: si aprono le porte del carcere

Scritto da: il 22.01.11 — 2 Commenti
Nonostante il procuratore generale avesse chiesto ieri uno sconto di pena, escludendo l'aggravante del favoreggiamento aggravato alla Mafia, i  giudici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Antonio Esposito, hanno appena confermato per Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, la condanna a sette anni di reclusione, appunto per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e violazione del segreto istruttorio nell'ambito del cosiddetto processo "talpe alla Dda". Cuffaro, nel 2008 eletto al Senato con l’Udc, è poi passato ai Popolari di Italia Domani che sostengono il governo. A questo punto, visto che la condanna definitiva comporta la decadenza da senatore, per il politico di Raffadali si aprono le porte del carcere. Una fine davvero ingloriosa per la carriera dell'ex potentisismo siciliano. Salvatore Cuffaro

118 o 666?

Scritto da: il 29.12.10 — 1 Commento
La Sicilia, “laboratorio politico” per eccellenza del nostro Paese, sempre più assomiglia all’antro del dottor Faust di goethiana memoria. Basti vedere lo strano caso del 118 regionale, nel quale sono stati calpestati diritti dei lavoratori acquisiti da decenni e decenni, facendo passare il tutto per ristrutturazione e razionalizzazione, con i media che dipingono il medesimo fatto come scandalo alcuni e magnifica riforma altri. La vicenda, recentemente giunta alla ribalta nazionale, assume due volti a seconda di chi ne siano gli attori: quello dello “scandalo” delle assunzioni e della creazione di un sistema di clientele e quello della “magnificazione” di un servizio che, nell'ottica della riorganizzazione, darà lustro alla sanità siciliana. Due facce di una stessa medaglia, insomma. Ed allora non si comprende affatto perché siano “scandalosi” i circa 3.300 operatori assunti da Sise (Siciliana Servizi Emergenze) fra dicembre 2005 e giugno 2006 (prima si utilizzavano degli interinali) e invece non lo siano gli stessi operatori (ri)assunti in Seus (Siciliana Emergenza-Urgenza Sanitaria). Ciò che dovrebbe, invece, scandalizzare è il modo in cui si è attuato il passaggio di consegne tra le due società, facendo carta straccia dei più elementari diritti della forza lavoro, trattata alla stregua di un pacco postale da spedire al costo minore possibile. Ma andiamo con ordine e ricostruiamo cronologicamente l’intricata vicenda, anche con l’aiuto di tutta una serie di documenti che Sud è riuscito a recuperare. La Sise Spa è una società, oggi in liquidazione, a socio unico della Croce Rossa Italiana costituita nel 2001 per la gestione del servizio 118 in Sicilia. 3.300 circa i dipendenti e 100 milioni di euro annui da gestire. Gli autisti/soccorritori, questa la loro qualifica ufficiale, erano stati assunti con un contratto di solidarietà ad orario ridotto a 120 ore/mese (rinnovo convenzione Cri-Regione Siciliana 2006-2008 datata 27 giugno 2006). Tale orario doveva servire a ...

WikiLeaks Files, una tempesta in una tazzina di caffè

Scritto da: il 29.11.10 — 0 Commenti
Molto nervosismo nei giorni scorsi per le temutissime (anche troppo) rivelazioni di WikiLeaks, il sito creato dall'australiano Julian Assange che riesce ad ottenere documenti riservati e notizie sensibili sulle strategie e le scelte dei governi del mondo per immetterle on line. Sulla moralità di simili operazioni ogni dubbio è lecito, visto che in determinati casi è stata seriamente messa a repentaglio la vita di soldati ed agenti occidentali impegnati in incandescenti scenari di guerra, ma certo su quest'ultima massiccia fuga di notizie è stata l'esagerazione a farla da padrona assoluta. Perché a ben leggere la marea di documenti riservati delle Ambasciate statunitensi con la quale l'irresponsabile Assange ha inondato le redazioni dell'intero pianeta vi sono infatti molte ovvietà e pochi scoop. Insomma, altro che «11 settembre della diplomazia», come - un po' troppo ansiosamente - il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha definito la giornata di ieri.  Tutto sommato una tempesta in un bicchier d'acqua. Anzi, vista l'isteria collettiva scatenatasi, in una tazzina di caffè ... Ma proviamo a fare un piccolo elenco delle rivelazioni più banali e di quelle di contro più inedite e interessanti pubblicate da WikiLeaks. BanalityLeaks 1) Da anni si poteva notare una (neanche tanto) vaga rassomiglianza fra Gheddafi e Michael Jackson (tutte le facce "plastificate" un po' hanno qualcosa in comune). Che il leader libico faccia uso di butulino antirughe è quindi una notizia, oltre che inutile in sé, di una ovvietà assoluta, probabilmente la più esilarante fra quelle diffuse da Assange. 2) Non è che si potesse mai pensare ad una profonda stima della corrente amministrazione americana nei confronti del premier italiano Berlusconi, sostanzialmente considerato un incapace. Quando uno parte con il piede sbagliato (l'infelicissima frase sull'Obama «abbronzato» pronunciata durante la campagna 2008 per la Casa Bianca) poi è difficile assai recuperare. Ovvio che i giudizi tranchant ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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