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Chiamiamolo fattore Grillo o Cinque Stelle, il prodotto finale non cambia. Il movimento antipolitico ed anticasta creato dal genovese Beppe Grillo ha condizionato e condizionerà sempre più i risultati elettorali del centrosinistra italiano, che già di suo negli ultimi anni non si è certo mostrato ai simpatizzanti quale corazzata invincibile. La riconferma ieri del pidiellino Angelo Iorio alla guida del Molise con uno scarto dello 0.79% dei voti rispetto al competitor democratico Paolo Di Laura Frattura la dice lunga in merito. Con il supporto di quel 5.60% dei suffragi andati al grillino Antonio Federico, il candidato del centrosinistra avrebbe vinto senz'altro. Ma intanto l'uomo di Grillo c'era ed il Pdl ha mantenuto la Regione Molise, così come nel 2010 il leghista Roberto Cota era riuscito, sempre grazie alla presenza di un candidato grillino, a battere Mercedes Bresso, presidente uscente del Piemonte con il centrosinistra.
Assodato come Grillo tolga volta al centrosinistra e non certo al centrodestra, i timori in casa democratica a questo punto si fanno pesanti. Se si dovesse andare a votare per le legislative con l'attuale legge elettorale, infatti, soprattutto al Senato il Movimento Cinque Stelle potrebbe causare un gravissimo danno al Partito Democratico. Insomma, urge trovare un accordo con Grillo, ma l'impresa sembra impossibile. Nato per demolire un sistema politico bloccato, a torto o a ragione considerato irriformabile, il Movimento Cinque Stelle difficilmente addiverrà a patti. Con il risultato di dare una grossa mano al Pdl. I sondaggi danno il berlusconismo in forte calo, ma il fattore Grillo davvero potrebbe venire in suo aiuto in maniera consistente. Pier Luigi Bersani lo sa, ma ha davvero ben poco da fare per impedirlo. Grillo oggi ha il potere di un kingmaker unito alla determinazione assoluta a non usarlo. Da qualsiasi parte si guardi la vicenda, l'esito sarà un grosso danno ...
Sono sempre più incalzanti le voci che danno Massimo Russo, attuale assessore siciliano alla Salute, quale prossimo candidato alla presidenza della Regione in luogo di Raffaele Lombardo, capo incontrastato del Movimento per le Autonomie. Addirittura, fonti autorevoli hanno parlato di Russo come del possibile leader di una sua formazione politica, con tanto di logo e slogan (“La Sicilia ai siciliani”?) già pronti. In alternativa, potrebbe creare una corrente interna all’Mpa, fermo restando che al movimento lombardiano, da quel che si sa, tecnicamente Russo non avrebbe mai aderito.
Ora, a prescindere da come la si pensi sulla sua riforma della Sanità o sulla trasformazione del 118 regionale da lui voluta, Massimo Russo, già pm antimafia a Palermo prima di accettare l’incarico di assessore, è un uomo perbene, la cui diretta discesa in campo in politica dovrebbe rassicurare i tanti che reputano, pienamente a ragione, la legalità centrale nell’amministrazione della cosa pubblica.
Un magistrato alla guida della Sicilia sarebbe un segnale inequivocabile di cambiamento, una svolta epocale. Come lo sarebbe anche un imprenditore fortemente caratterizzato per il suo impegno antimafia. O una donna con le caratteristiche giuste. Insomma, per chi ha dubbi sull’eticità dell’agire del Raffaele Lombardo pre trionfo 2008, Russo dovrebbe in qualche modo rappresentare una buona garanzia. A torto o a ragione, Lombardo viene ormai da molti considerato una anomalia troppo grande nel panorama politico siciliano. Una candidatura alla presidenza della Regione di Russo in sua vece la risolverebbe in maniera non traumatica.
E qui veniamo al nocciolo della questione. L’ipotesi di Massimo Russo a Palazzo d’Orléans quale successore di Raffaele Lombardo quanto è “digeribile” per il leader autonomista? Entro che limiti è una “sua” ipotesi? E in che misura, invece, è una mossa indispensabile sì, ma comunque da lui subita?
Insomma, Lombardo non è uomo da fare passi indietro a cuor leggero. Vero ...
Com'era immaginabile, la Nokia ha annunciato drastici tagli all'occupazione. Un primo nefasto risultato del tardivo accordo con Microsoft per avere sui suoi smartphone il sistema operativo Windows Phone 7. La multinazionale finlandese, all'interno di un colossale piano di contrazione dei costi (ridurre di un miliardo di euro entro il 2013 le spese operative rispetto al 2010), taglierà 4.000 posti di lavoro entro la fine del 2012 (esulteranno i seguaci della profezia Maya ...), con licenziamenti soprattutto in Danimarca, Finlandia e Regno Unito. Le trattative con i sindacati sono già state avviate.
Ovviamente, brutte notizie sono giunte anche per chi lavora su Symbian, la piattaforma perdente di questi anni fin qui utilizzata da Nokia e che verrà sostituita da Windows Phone 7. Lo sviluppo del software, insieme ai relativi 3.000 dipendenti, verrà trasferito alla Accenture, in attesa di capire come poter riposizionare il personale. La collaborazione prevede anche che Accenture fornisca alla Nokia software per la mobilità, i servizi commerciali ed operativi anche per la piattaforma Windows Phone, divenendo di fatto il partner privilegiato per le attività di sviluppo degli smartphone, nonché primario fornitore di servizi.
Dopo i pessimi segnali dei mesi scorsi, analizzati a fondo su questo blog, simili mosse del colosso di Espoo erano scontate. Ora si tratta di salvaguardare quanti più lavoratori possibili, anche in previsione del fatto che non è da escludersi che il mercato punisca sempre più i prodotti di fascia alta Nokia, preferendo gli ormai indispensabili tablet. Per inciso, ancora in merito non pervengono segnali dai finnici. Che si stiano definitivamente arrendendo alla superiorità di Apple, Samsung e Rim?
Davvero un brutto risveglio dopo le vacanze pasquali per i governanti europei, alle prese con dei nuovi dati che fanno tremare. Rispetto al suo Prodotto interno lordo, il deficit pubblico di Atene nel 2010 è salito al 10.5%, sforando di un buon 1.1% le stime del governo ellenico che lo davano al 9.4%. La rilevazione è di Eurostat, l'ufficio statistico europeo, che ha pubblicato la prima notifica dei dati sul deficit e sul debito dei Paesi Ue per l'anno scorso. Tracollo per l'Irlanda, al -32.4%, mentre il Portogallo è al quinto posto con -9.1%. I Paesi più virtuosi sono tutti in Nord Europa: il Lussemburgo, con un deficit tenuto splendidamente sotto controllo all'1.7% del Pil, la Finlandia, con un rapporto al 2.5%, e la Danimarca, al 2.7%.
Ma andiamo più nel dettaglio in questi conti resi noti da Eurostat. La Grecia (con dei rendimenti sui suoi titoli di Stato che segnano nuovi record) sfora ampiamente il deficit anche nel 2010, tanto che Berlino per la prima volta ipotizza il default sul debito ellenico ed un consigliere della Merkel parla apertamente della necessità di una ristrutturazione del debito. Eventualità che dalla Banca Centrale Europea qualcuno definisce addirittura peggiore del collasso della Lehman Brothers. In ogni caso, l'eventualità che Atene annunci a breve un allungamento delle scadenze sul suo debito o un taglio dei rimborsi si fa sempre più concreta di ora in ora. In ogni caso, Eurostat fissa al 10.5% il rapporto fra il deficit pubblico e il prodotto interno lordo greco per il 2010, abbastanza al di sopra delle stime governative, che invece lo prevedevano al 9.4%. Peggio c'è solo l'abnorme 32.4% dell'Irlanda. Del resto, per Atene è "business as usual" dopo il 12% di deficit del 2009 che ha procurato un'ondata di panico e di violenza nel Paese.
Contromisure? Il governo ...
Durante il weekend sono stati assegnati i César, i principali riconoscimenti del cinema francese, una sorta di Oscar europeo del cinema di qualità. Come miglior film è stato premiato Uomini di Dio di Xavier Beauvois, mentre a Michael Lonsdale è andata la statuetta per il miglior attore non protagonista, sempre per il medesimo film, che ha pure vinto il premio per la fotografia. Ma è stato The Ghost Writer (L'uomo nell'ombra nella versione italiana) del regista polacco Roman Polanski a trionfare, con ben 4 riconoscimenti. A Polanski è infatti andato il premio come miglior regista e, insieme a Robert Harris, quello per la miglior sceneggiatura non originale. La musica di Alexandre Desplat per l'opera ha poi ottenuto il premio per la miglior colonna sonora. Ad Hervé de Luze è infine andato quello per il miglior montaggio.
Il film del maestro polacco (una coproduzione Usa, Germania, Francia) è andato in sala ad aprile dell'anno scorso, ma certo il César gli darà nuova linfa. In ogni caso, è un'ottima occasione per parlarne ancora.
La trama è avvincente, anche se in alcuni punti non originalissima. L'ex primo ministro britannico Adam Lang (dietro la cui figura in qualche modo potrebbe anche essere intravisto Tony Blair) vive più o meno in ritiro su di un'isola in America (il set è stato allestito a Martha's Vineyard, l'isola dei Kennedy, per così dire, ad undici chilometri dalle coste del Massachusetts, davvero lontana dal mondo reale), insieme alla consorte, alla sua segretaria e a una nutrita squadra di protezione. Alla minuscola comunità di aggiunge un giovane editor (Ewan McGregor), incaricato di riscrivere la sua autobiografia. Il ghost writer, del tutto ignorante in fatto di politica, va a sostituire un predecessore, scomparso (suicida?) cadendo da un traghetto in circostanze poco chiare.
Non ci vuole molto per lo scrittore, per quanto ingenuo, a ...
Davvero tante sono state le anomalie di temperatura evidenziate in questo inizio di nuovo decennio rispetto alle medie dell'arco temporale 2003-2010. Basterebbe solo l'attenta osservazione della settimana tra il 9 e il 16 di gennaio nell'emisfero nord del globo per rendersi conto delle stranezze in corso. La carta geografica sotto lo dimostra ampiamente. Nel Canada occidentale e centrale, infatti, come pure negli Stati Uniti ed in Scandinavia, è stato registrato un freddo molto più intenso del normale delle con punte (evidenziate in blu scuro) sino a 18 gradi sotto la media stagionale. Il primato spetta al clamoroso -43 gradi Celsius di International Falls, nel Minnesota.
Paradossalmente, invece, in zone di norma attorno ai -40 gradi invernali, come il nord del Quebec, l'isola Baffin, la Groelandia occidentale, l'estrema propaggine orientale della Siberia, l'Alaska e l'intero arcipelago artico del Canada, le temperature hanno raggiunto i 18 gradi sopra la media stagionale, con un "caldo" inusuale da quelle parti che è davvero stato il benvenuto.
Mappa delle temperature dell'inverno 2010-2011 nell'area artica
Nulla è più amaro nella vita che il pensiero di quel che sarebbe potuto essere ed invece non è stato. E proprio su tale dramma ruota La versione di Barney, film del 2010 tratto dall'omonimo romanzo di Mordecai Richler diretto da Richard J. Lewis, regista noto per i meravigliosi telefilm della serie Csi, ma certo in Barney per niente in stato di grazia.
Dico subito che La Versione di Barney (1997) - come pure La solitudine dei numeri primi - è uno di quei libri che il mio istinto di sopravvivenza mi ha subito suggerito a pelle di non leggere. Troppo intensi, troppo veri, troppo devastanti per la mia coscienza e la mia serenità, già messe a dura prova dalle ferite personali. Chiuse e stratificate, per carità, ma che in ogni caso è molto meglio non stuzzicare.
Un cumulo di errori, anche grotteschi, quelli dell'esistenza di Barney. Errori che la maschera insieme buffa e dolente di Paul Giamatti rende a meraviglia. Per ché il film si regge tutto sulla recitazione degli interpreti. Grandioso Giamatti. Idem per Dustin Hoffman (il padre del protagonista), mentre la prova alla regia (un esordio sul grande schermo) di Lewis non è granché. Da quel che ho letto sul capolavoro di Richler, poi, centrali sono nel romanzo identità ebraica ed umorismo yiddish. Nel film non ve ne è traccia.
In ogni caso, vale la pena d'essere visto, senza dubbio. Il lento scivolare nella senilità di un simpatico cialtrone già di suo con una memoria corta degna di un politicante italiano fa tenerezza. E ci pone dinanzi ad un dilemma umano mica da poco: che fare di un mascalzone cui si vuol bene quando inizia a perdere il senno e semplicemente non è più lui?
La Sicilia, “laboratorio politico” per eccellenza del nostro Paese, sempre più assomiglia all’antro del dottor Faust di goethiana memoria. Basti vedere lo strano caso del 118 regionale, nel quale sono stati calpestati diritti dei lavoratori acquisiti da decenni e decenni, facendo passare il tutto per ristrutturazione e razionalizzazione, con i media che dipingono il medesimo fatto come scandalo alcuni e magnifica riforma altri.
La vicenda, recentemente giunta alla ribalta nazionale, assume due volti a seconda di chi ne siano gli attori: quello dello “scandalo” delle assunzioni e della creazione di un sistema di clientele e quello della “magnificazione” di un servizio che, nell'ottica della riorganizzazione, darà lustro alla sanità siciliana. Due facce di una stessa medaglia, insomma. Ed allora non si comprende affatto perché siano “scandalosi” i circa 3.300 operatori assunti da Sise (Siciliana Servizi Emergenze) fra dicembre 2005 e giugno 2006 (prima si utilizzavano degli interinali) e invece non lo siano gli stessi operatori (ri)assunti in Seus (Siciliana Emergenza-Urgenza Sanitaria).
Ciò che dovrebbe, invece, scandalizzare è il modo in cui si è attuato il passaggio di consegne tra le due società, facendo carta straccia dei più elementari diritti della forza lavoro, trattata alla stregua di un pacco postale da spedire al costo minore possibile. Ma andiamo con ordine e ricostruiamo cronologicamente l’intricata vicenda, anche con l’aiuto di tutta una serie di documenti che Sud è riuscito a recuperare.
La Sise Spa è una società, oggi in liquidazione, a socio unico della Croce Rossa Italiana costituita nel 2001 per la gestione del servizio 118 in Sicilia. 3.300 circa i dipendenti e 100 milioni di euro annui da gestire. Gli autisti/soccorritori, questa la loro qualifica ufficiale, erano stati assunti con un contratto di solidarietà ad orario ridotto a 120 ore/mese (rinnovo convenzione Cri-Regione Siciliana 2006-2008 datata 27 giugno 2006). Tale orario doveva servire a ...
Che direzione hanno preso nella vita i figli di quegli anni senza verso che sono stati gli anni '80? Già il cantante Raf si chiedeva, tra il serio ed il faceto, che cosa mai sarebbe rimasto di quel decennio di melma (il giudizio è mio non suo, per carità). Ed ecco che oggi prova a dare una risposta intelligente un giovane scrittore catanese, Luigi Pulvirenti, che ha appena dato alle stampe un romanzo (D'estate i temporali, in libreria per le Euno Edizioni di Leonforte, in provincia di Enna) a metà fra memoria (ma non amarcord, per carità) e formazione.
Premetto subito che il Pulvirenti è mio amico caro. Un uomo che stimo enormemente per il coraggio delle sue scelte, politiche e di vita. Detto questo, corre l'obbligo anche di evidenziare come fra le nostre rispettive concezioni del mondo vi sia un oceano. Aggiungo anche che la sommatoria di queste considerazioni non mi ha reso agevole la lettura del romanzo ed ora non mi rende agevole scriverne. In ogni caso, il libro di un amico va certo letto, specie se non si tratta di un saggio, perché è in qualche modo un (ulteriore) accostarsi alla sua anima, in maniera da cogliere meglio le differenze e continuare a volergli bene lo stesso.
D'estate i temporali mi ha convinto ancora più di quanto già non lo fossi di un caposaldo che ho nell'affrontare quel gesto maggioritario che è la lettura nella/per la mia vita: un romanzo non è solo scrittura, ma è anche (e soprattutto, dico io) ambientazione spazio-temporale. Sarò spietato: di un capolavoro stilistico ambientato a Rio de Janeiro, a Bogotà, a Palermo, a New Delhi o Jakarta non mi interessa proprio. Preferisco il romanzo di un mestierante di media bravura ambientato a Londra (tipo i gialli vittoriani, per nulla eccelsi stilisticamente, se si ...
Nel corrente complesso (fin troppo!) processo di globalizzazione dell’economia - tanto irrefrenabile e quanto irreversibile, con buona pace dei suoi trasversali detrattrori - la competizione tra territori, limitrofi e non, occupa certo un posto di rilevo. Una competizione che vede molte città - dalle metropoli meno vivibili come Milano, Roma o Catania ai piccoli centri come Treviso, Pisa o Ragusa - impegnate non soltanto ad avviare nuove strategie di crescita economica e funzionale, ma anche e soprattutto a rafforzare la sempre più ridotta capacità (per la crisi in atto da ormai oltre 2 anni e/o per problemi cultural/strutturali vari) di attrarre investimenti e (soprattutto again!) creare opportunità di occupazione.
Tali strategie di valorizzazione richiedono ovviamente intelligenti politiche di governance che, individuate le risorse e le peculiarità locali, siano in grado di mettere in moto un processo di rigenerazione e di sviluppo per apportare valore aggiunto alle forze endogene della città e del suo spesso variegato e frastagliato territorio.
Anche per Catania (ma a ben vedere pure per molte altre città italiane in profonda crisi, come Napoli, Palermo o Roma, per fare alcuni esempi fra i più eclatanti) è divenuto ormai imprescindibile rimettersi in gioco - todo modo! - valorizzando tutte le potenzialità e gli strumenti di crescita tramite un piano di sviluppo che, coinvolgendo funzioni economiche, sociali e culturali, sia indirizzato non solo al recupero del tessuto fisico, ma anche a quello della qualità urbana e dell'attrattività. Una valorizzazione della propria identità, insomma, che la città esprime attraverso la sua ricca offerta culturale, con la secolare Università, le tradizioni religiose, la musica, i teatri, i musei e la splendida gastronomia, fra le migliori al mondo.
In particolare, il centro storico di Catania, “contenitore” di tali valori consolidati nei secoli, luogo in cui si sprigiona il senso d’appartenenza, deve riacquistare il suo antico ruolo ...
Ritorna a Catania, da domani 4 novembre fino a sabato 6, DeScritto, il Festival dell’Editoria Indipendente, promosso dalla casa giovane (ed oltremodo meritoria!) editrice etnea “Villaggio Maori” e patrocinato dall'Assessorato alla Cultura e Grandi Eventi del Comune di Catania. Con lo slogan “La Cultura è Futuro ”, DeScritto ha coinvolto lo scorso anno, con “edizione zero”, nomi e volti noti (come Lella Costa, Francesco Moneti, Mauro Pagani, Giancarlo De Cataldo, Nando Dalla Chiesa, Umberto Fiori) e centinaia tra editori, autori, poeti, studenti, giornalisti e appassionati, per discutere del tema dell’editoria indipendente e del futuro della “cultura” in Italia. Il tema scelto per quest'anno è “Giornalismo e letteratura nell'Italia dei bavagli”.
Domani mattina, alle ore 10.30, l’Assessore alla Cultura Marella Ferrera aprirà il Festival intervenendo al seminario “Giornalismo e letteratura: dal reportage al corsivo. L’Arte e la Tecnica dell’Editoriale”. Da Gabriel Garcia Marquez, passando attraverso l'esperienza di Hemingway, Orwell fino ai giorni nostri con Saviano: sull'intreccio culturale e stilistico tra giornalismo e letteratura discuteranno Alessandro Cannavò (Corriere della Sera) e Nino Milazzo (ex vicedirettore sempre del Corriere della Sera).
La tre giorni di quest'anno si svolgerà fra la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Catania (al Coro di Notte del monastero dei Benedettini) ed altri luoghi della città: Libreria Tertulia, Macondo, Lomax. Nelle giornate di giovedì 4 e venerdì 5 novembre sarà allestita l'Area Expo, ospitata nel Chiostro di Levante del Monastero dei Benedettini, dove esporranno case editrici, librerie e associazioni, e dove si svolgeranno le presentazioni letterarie e suoneranno dal vivo musicisti e gruppi
Sempre nei giorni 4 e 5 novembre, dalle 10.00 alle 19.00, in Area Expo, le case editrici presenti raccoglieranno testi inediti di autori, scrittori, poeti. La raccolta dei testi avverrà presso lo stand di Villaggio Maori Edizioni. I testi di qualunque genere narrativo, devono essere consegnati su cartaceo ...
Secondo i dati diffusi dal governo postmaoista, nel secondo trimestre 2010 la Repubblica Popolare Cinese ha registrato un Pil di 1.339 miliardi di dollari, contro i 1.288 miliardi del Giappone. Leggendo i dati su base semestrale diffusi da Tokyo, invece, il Pil nipponico a metà anno risulta essersi attestato a 2.578 miliardi di dollari, contro i 2.532 miliardi di Pechino. L'economia giapponese starebbe comunque rallentando, considerato come in un anno la crescita sia stata solo dello 0,4% (+0,1% su base trimestrale). Tale fase di stabilizzazione rende assai probabile l'ipotesi di un definitivo sorpasso della Cina sul Giappone a fine 2010 per quanto riguarda i valori assoluti dell'intero anno.
Quella cinese si appresterebbe a divenire quindi la seconda economia del mondo, alle spalle della statunitense, ma certo molto dietro. Su base annua infatti si può ancora ragionare attorno ad un gap che vede 5.000 miliardi circa di dollari dell'economia cinese e quasi 15.000 miliardi di dollari di quella americana. Insomma, anche con gli attuali tassi di crescita, a Pechino occorreranno circa dieci anni, se non di più, per raggiungere Washington.
Per quanto fondato su basi a mio avviso fragili, lo sviluppo cinese è oggi certo impetuoso, nessuno lo nega. Più o meno a inizio millennio la Rep Pop era la settima economia al mondo, poi ha cominciato a correre forte, nel 2007 ha superato la Germania, conquistando il terzo posto, e a fine 2010 si piazzerà quasi certamente seconda. Per completezza d'informazione è bene dire che per la fine dell'anno gli esperti stimano di vedere la Germania al quarto posto e a seguire Francia, Regno Unito, Italia e Brasile. Questo, ovviamente, in base al Pil, un indicatore che proprio evidenziando il sorpasso cinese sul Giappone mostra ormai tutti i suoi clamorosi limiti.
Intanto, considerando come la popolazione cinese sia più o meno 10, ma ...
Si è conclusa con un grande successo la terza edizione di Ispicarte, Tradizioni e moda, svoltasi, ovviamente, ad Ispica, in provincia di Ragusa.
La kermesse, inserita nel cartellone dell’Estate ispicese, con la direzione artistica di Toto Clemenza e il coordinamento di Liliana Stimolo, ha trasformato per una sera la suggestiva location in una passerella di moda, arte e tradizione.
Un’edizione tutta al femminile, grazie alle splendide creazioni di quattro stiliste siciliane Loredana Roccasalva, Ivana Parasiliti, Melina Zumbo e Claudia La Grassa. Abiti che nascono da sovrapposizioni creative e accostamenti tra arte e tradizione, per divenire poi imperdibili oggetti del desiderio.
Loredana Roccasalva ha presentato una collezione ispirata ai merletti e ai fiori di pietra dell’architettura iblea, come la borsa Alice: un fiore del giardino di pietra, perla del barocco siciliano, diventa una borsa, simbolo di un luogo e di una storia. Ivana Parasiliti, per Ispica 2010, ha vestito la femminilità siciliana con vibranti dinamismi, contrasti cromatici e giochi di sovrapposizioni tessili per uno stile che fonde l'ispirazione futurista con la tradizione artigianale siciliana. E ancora, le esplorazioni stilistiche di Melina Zumbo in passerella per esaltare la femminilità, l’eleganza e la sobrietà della geisha e della donna siciliana d’altri tempi, con la collezione “Nexus”. Infine, le creazioni della stilista Claudia La Grassa ispirate al gioco "ironico e onirico" di una moderna Lolita e alla magia del tetto di Casa Batllò nel centro di Barcelona, con la collezione “Delicatessen”.
Protagonisti della serata, oltre all’Alta moda, i momenti dedicati alla danza con una bravissima coppia di ballerini campioni nazionali e l’originale quadro di Francesco Lauretta, il premiato di quest’anno, impresso su di un abito e indossato in passerella.
A concludere la serata, dopo gli interventi di saluto del sindaco Piero Rustico e dell’assessore allo Sviluppo Economico Gianni Tringali, il momento della premiazione del pittore contemporaneo Francesco Lauretta, artista ...