Tutti gli articoli su al-Qaeda

Sogni giovanili, maturi incubi

Scritto da: il 30.10.14 — 0 Commenti
Da giovane, archiviata una lunga stagione di adolescenziale impegno in un movimento cattolico, un po' per rigetto, un po' per reale convincimento, ritenevo l'ordine borghese il peggiore dei mali. Il mio sogno di allora (una ventina d'anni fa, momento più, momento meno) era un chaos diffuso, proveniente dal basso, che togliesse ogni sicurezza ai cittadini appartenenti alla cosiddetta "classe media" (colpevole di non ricordo più che cosa). Tacendo della progressiva scomparsa di quest'ultima, nel tempo ho anche dimenticato che cosa ritenessi con espressioni quali «dal basso». Ma quella dei meccanismi di selezione della mia memoria è un'altra storia, che credo interessi poco. Crescendo, maturando, invecchiando, morendo, ho visto il mondo, e segnatamente la città in cui sono tornato a vivere dopo due decenni Altrove, diventare scenario del mio sogno giovanile. A prescindere dallo scacchiere internazionale (da al-Qaeda alla crisi globale, approdando alla lucida follia dell'Isis), i luoghi in cui viviamo sono divenuti ognuno un piccolo inferno. Le cronache cittadine, a partire dall'ormai quasi quotidiano femminicidio in Italia, lo testimoniano a ogni istante. Ma altro che l'insicurezza diffusa che vagheggiavo in funzione anti sistema. Oggi la paura - liquida (leggete e diffondete Zygmunt Bauman) e non - è come l'aria. La violenza è ovunque. Una abominevole concezione proprietaria dei rapporti ha preso possesso delle menti di molti uomini. E gli Stati liberaldemocratici si sono rivelati il cane da guardia non tanto e non più della classe dei produttori, quanto di un sistema finanziario sovra nazionale che i produttori li vessa tanto quanto i lavoratori. Chiaramente, a farne le spese, come sempre, sono i più deboli. Le donne e i bambini in primo luogo. E gli anziani. Privati del sacro diritto di serenamente dirigere i propri passi verso la dimora definitiva. Danni collaterali anche per qualche sognatore. Che si ritrova a vivere in (non) ...

Geopolitica dell’immediato

Scritto da: il 19.12.11 — 0 Commenti
Secondo alcuni esperti di vicende internazionali il futuro del mondo si giocherebbe nel Mediterraneo, soprattutto dopo la stagione delle cosiddette “Primavere arabe”, le rapide rivoluzioni che hanno abbattuto i regimi autoritari ancora al potere appena un anno fa in una vasta area del Maghreb e del Medio Oriente. Tale tesi sarebbe condivisibile qualora si desse per certo il destino “qaedista” di Tunisia, Egitto e Libia (altrove i “giochi” sono lungi dall’essere chiusi e quindi è meglio tenere per ora fuori dai nostri ragionamenti Yemen, Bahrein e soprattutto Siria). Un fenomeno come al-Qaeda è infatti così devastante per gli equilibri globali che la sua affermazione nel Mediterraneo trasformerebbe il Mare Nostrum nello scenario geopolitico più delicato del pianeta, anche più del Centro Asia atomico. Fortunatamente però, nonostante la sostituzione avvenuta di regimi dittatoriali sì ma laici e “socialisteggianti” con democrazie a governo islamico, ancora non è detta l’ultima parola sul futuro di medio termine dei Paesi “liberati”. Sarà un futuro islamista oltre che islamico? E lo sarà in maniera radicale? Le differenze e le sfumature sono sempre da valutare con attenzione in questi casi. I partiti islamici che hanno appena vinto le elezioni potrebbero anche rivelarsi più simili alla nostra vecchia Democrazia Cristiana che al modello talebano. Vero è che in Tunisia e Libia già di parla apertamente di introduzione della sharia, ma la tendenza potrebbe anche rientrare. Ipotesi non solidissima, ma nemmeno da scartare a priori. Nel frattempo, nonostante l’estrema attenzione mediatica sulla situazione mediterranea, nell’immediato il baricentro del mondo è ancora saldamente il Nord del pianeta. Un libro recente, 2050 di Laurence Smith (Einaudi) fornisce dati spietati sulla supremazia economica della zona artica. Che addirittura aumenterà nei prossimi 40’anni, relegando l’area sudeuropea e nordafricana ad un ruolo di marginalità e povertà. Magari verrà un giorno in cui il peso del Mediterraneo nel ...

Ayman al-Zawahiri è il nuovo capo di al-Qaeda

Scritto da: il 16.06.11 — 0 Commenti
Com'era nelle previsioni, è Ayman al-Zawahiri il nuovo capo di al-Qaeda. Lo ha reso noto la tv al-Arabiya, amplificando un comunicato jihadista diffuso via Internet. Il medico egiziano è stato a lungo il vice di Osama bin Laden, ucciso il 2 maggio in un blitz delle forze speciali americane ad Abbotabad, non lontano da Islamabad, in Pakistan. Appena qualche giorno fa, aveva registrato una ulteriore dichiarazione di odio nei confronti dell'Occidente, giurando di portare avanti la lotta contro gli Stati Uniti e i loro alleati nel mondo musulmano. «Il comando generale di al-Qaeda annuncia, dopo consultazioni, la designazione dello sciecco Ayman al-Zawahiri alla guida dell'organizzazione», si legge nel comunicato pubblicato su alcuni siti Web islamisti. Nel testo si riafferma che il network del terrore fondamentalista porterà avanti la Jihad, la guerra santa contro Stati Uniti e Israele, colpendo anche gli alleati degli "infedeli", specie in Arabia Saudita. Ayman al-Zawahiri

Bin Laden, l’erede è egiziano?

Scritto da: il 18.05.11 — 0 Commenti
Sarebbe un ex membro delle forze speciali egiziani, tale Saif al-Adel, il successore di Osama Bin Laden quale capo, almeno "ad interim", di al-Qaeda. Lo sostiene Noman Benotman, un libico jihadista "pentito" (un fenomeno, questo, che è in crescita, a riprova di come il ripensamento critico della propria esistenza possa coinvolgere anche chi nella vita ha compiuto scelte radicalissime). In un'intervista rilasciata alla Cnn, Benotman, attento osservatore di quanto viene scritto sul Web nei tanti forum islamisti esistenti, ha riferito che al-Adel, conosciuto pure come Muhamad Ibrahim Makkawi, non sarebbe stato scelto dal Consiglio (Shura) di al-Qaeda per il semplice motivo che è per ora impossibile organizzarlo, ma da un gruppo ristretto di circa 6-8 leader del movimento delle aree tribali tra Afghanistan e Pakistan. Saif al-Adel

Osama bin Laden è morto

Scritto da: il 02.05.11 — 7 Commenti
Per anni ho desiderato scrivere questa notizia: Osama bin Laden è morto. Lo ha annunciato il presidente statunitense Barack Obama. Il leader di al-Qaeda è stato ucciso da un commando americano in cooperazione con le Forze Armate pakistane  parrebbe con una pallottola alla testa mentre era in una villa/fortezza ad Abbotabad, a circa 50 chilometri da Islamabad, appunto in Pakistan. Insieme al grumo di Male responsabile dell'eccidio dell'Undici Settembre sono stati uccisi anche altri membri della famiglia bin Laden. Queste le prime parole del presidente americano: «L'operazione è durata mesi, ho ordinato oggi l'intervento quando abbiamo avuto abbastanza informazioni di Intelligence. È il risultato più importante nella nostra lotta ad al-Qaeda. La battaglia non è finita, rimaniamo vigili. Ma la nostra guerra non è contro l'Islam». E così quel che Bill Clinton non ha voluto fare, quel che George Walker Bush non ha saputo fare è riuscito a Barack Obama, che in pochi attimi ha riscattato una politica estera condotta fin qui in modo abbastanza deludente. Paradossalmente, lo stesso si può dire per i presidenti pakistani. L'ottimo  Pervez Musharraf  per anni ed anni ha dato la caccia al capo di al-Qaeda senza quella fortuna avuta oggi dal suo ambiguo successore, Asif Ali Zardari, marito di Benazir Bhutto. Washington ha dichiarato che l'identità di bin Laden è provata oltre ogni ragionevole dubbio. Il corpo del burattinaio del terrorismo internazionale è in possesso degli americani, che a breve dovrebbero mostrarne le immagini al mondo intero per fugare ogni eventuale dubbio sull'operazione. Ora il mondo è un posto più sicuro? Presto per dirlo. L'hydra qaedista potrebbe reagire furiosamente alla morte del leader, ma nel medio periodo l'internazionale del terrore islamista sentirà nel profondo la perdita della sua figura di riferimento più carismatica. Certo, al-Qaeda è ormai da tempo una sorta di franchising del terrorismo e non ha bisogno ...

Pasticcio libico/1 Speriamo che l’attacco non sia stato un (grande) errore

Scritto da: il 20.03.11 — 5 Commenti
Ho sempre sostenuto che taluni regimi autoritari laici nel mondo islamico fossero utili a far diga, per così dire, contro l'estremismo religioso. Quello di Gheddafi era uno di questi. Sarkozy e Cameron hanno però voluto forzare la mano ed aiutare gli insorti della Cirenaica contro il raìs, che nel frattempo aveva buttato la maschera, mostrando il suo volto (più) folle e  massacrando decine di migliaia di libici dell'Est. A questo punto, considerando anche i tanti altri focolai insurrezionali accesi nel mondo islamico, c'è però seriamente da chiedersi quale ruolo abbia al-Qaeda in tutto ciò. E, soprattutto, a chi stiamo consegnando la Libia con l'operazione Odissey Dawn. Siamo certi che un governo post Gheddafi sarà migliore? O non stiamo per caso ponendo le basi per un Maghreb islamista? Il che, francamente, sarebbe per noi europei (soprattutto del Sud) un incubo difficile da spezzare. Mappa della Libia

È ormai inestinguibile l’incendio del deserto egiziano, la sola speranza è el-Baradei

Scritto da: il 29.01.11 — 2 Commenti
La crisi in corso in Egitto pare essere ormai di difficile contenimento, anzi, si complica sempre più ad ogni ora che passa. Quello che meno di un mese fa, partito da Algeria e Tunisia, sembrava un fuoco di paglia si è invece trasformato in un incendio inestinguibile, che sta ardendo anche il deserto egiziano, minacciando il "faraone" Hosni Mubarak, ovvero l'incarnazione di un tipo di potere così radicato che si riteneva immune da rivolte. Ecco, se una cosa sta accadendo nelle strade egiziane è il definitivo superamento di un paradigma che sembrava inconfutabile, quello sull'inattaccabilità delle dittature soft mediorientali. Ed invece l'Algeria è in rivolta, Ben Ali  in Tunisia è dovuto fuggire, e Mubarak in Egitto è in difficoltà serissime. E come se tutto ciò non bastasse, l'effetto domino, inevitabile in questi casi, sta per giungere in Giordania, nello Yemen e in chissà quali altri Paesi. I cosiddetti "food riot", le rivolte per il cibo, sono quindi riuscite a scardinate equilibri di potere decennali. La gente non ne può più della corruzione endemica del Medio Oriente. La gente è alla fame. E si ribella. Certo, finora gli scontri sono stati nel segno delle - peraltro comprensibilissime - richieste di riforme che possano garantire sviluppo economico ed occupazione. Ma, soprattutto in Egitto, che garanzie vi sono che gli integralisti islamici non prendano il sopravvento sui manifestanti "comuni", per così dire?  I Fratelli Musulmani - dalle cui fila, ad esempio, proviene Ayman al-Zawihiri, numero due di al-Qaeda -  sono stati tenuti sotto controllo nei decenni da Sadat prima e da Mubarak poi. Se dovesse ora cadere il fedele alleato di Washington che ruolo riuscirebbero a ritagliarsi nel nuovo corso egiziano? Certo di rilievo, c'è da scommetterci. All'Occidente non resta quindi che puntare tutto sul Mohammad el-Baradei, ex responsabile dell'Aiea, premio Nobel per la Pace, da qualche ...

Ryadpolitics, è di nuovo guerra di successione

Scritto da: il 02.12.10 — 0 Commenti
Ovvio che se regnanti ed eredi al trono sono tutti già belli avanti negli anni e di salute malferma, le guerre di successione sono certo più frequenti. È quello che sta accadendo in Arabia Saudita, con il peggioramento delle condizioni di salute di re Abdullah, 86 anni, operato qualche giorno fa al Presbyterian di New York per un'ernia al disco che potrebbe anche essere qualcos'altro. L'emergenza ha costretto il fratellastro più "piccolo", Sultan, 82 anni, erede designato, a lasciare in fretta il Marocco (dove si trovava in convalescenza dopo un secondo intervento per un cancro al colon) e fare rientro a Ryad. La crisi dinastica saudita è quindi ufficialmente aperta. Un sorta di remake di quella che vissuta nel 2004-2005 per l'avvicinarsi alla dipartita dell'allora regnante Fahd (ma il fratellastro Abdullah era comunque già reggente dal 1995, anno di un primo ictus che colpì Fahd), ma con qualche elemento di caos in più. Vediamo alcune delle mosse recentemente fatte sullo scacchiere saudita. Intanto qualche tempo fa re Abdullah ha nominato il proprio figlio Mitab vicecomandante della Guardia Nazionale, sostituendo il fratello Badr ormai in fin di vita. La posizione è molto importante per il controllo dell'Arabia e l'incarico assume una valenza ancora maggiore se si considera che l'erede di Abdullah, Sultan, ben difficilmente sopravviverà al tumore che da tempo lo affligge. Altra nomina di peso recentemente fatta da Abdullah è quella del fratello Najaf, 77 anni, da 30 ministro degli Interni, a responsabile dei pellegrinaggi alla Mecca, carica di grande valore simbolico. Najaf è un integralista wahabita-salafita assolutamente dogmatico. Ideologicamente non distante da al-Qaeda, ne persegue con accanimento i membri solo per ragioni di Stato, ossia per preservare il Regno dai progetti eversivi di Osama bin Laden. Nella contesa dinastica saudita, infatti, non si può dimenticare l'elemento di grande importanza rappresentato da al-Qaeda, il ...

WikiLeaks Files, una tempesta in una tazzina di caffè

Scritto da: il 29.11.10 — 0 Commenti
Molto nervosismo nei giorni scorsi per le temutissime (anche troppo) rivelazioni di WikiLeaks, il sito creato dall'australiano Julian Assange che riesce ad ottenere documenti riservati e notizie sensibili sulle strategie e le scelte dei governi del mondo per immetterle on line. Sulla moralità di simili operazioni ogni dubbio è lecito, visto che in determinati casi è stata seriamente messa a repentaglio la vita di soldati ed agenti occidentali impegnati in incandescenti scenari di guerra, ma certo su quest'ultima massiccia fuga di notizie è stata l'esagerazione a farla da padrona assoluta. Perché a ben leggere la marea di documenti riservati delle Ambasciate statunitensi con la quale l'irresponsabile Assange ha inondato le redazioni dell'intero pianeta vi sono infatti molte ovvietà e pochi scoop. Insomma, altro che «11 settembre della diplomazia», come - un po' troppo ansiosamente - il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha definito la giornata di ieri.  Tutto sommato una tempesta in un bicchier d'acqua. Anzi, vista l'isteria collettiva scatenatasi, in una tazzina di caffè ... Ma proviamo a fare un piccolo elenco delle rivelazioni più banali e di quelle di contro più inedite e interessanti pubblicate da WikiLeaks. BanalityLeaks 1) Da anni si poteva notare una (neanche tanto) vaga rassomiglianza fra Gheddafi e Michael Jackson (tutte le facce "plastificate" un po' hanno qualcosa in comune). Che il leader libico faccia uso di butulino antirughe è quindi una notizia, oltre che inutile in sé, di una ovvietà assoluta, probabilmente la più esilarante fra quelle diffuse da Assange. 2) Non è che si potesse mai pensare ad una profonda stima della corrente amministrazione americana nei confronti del premier italiano Berlusconi, sostanzialmente considerato un incapace. Quando uno parte con il piede sbagliato (l'infelicissima frase sull'Obama «abbronzato» pronunciata durante la campagna 2008 per la Casa Bianca) poi è difficile assai recuperare. Ovvio che i giudizi tranchant ...

L’impennata del terrore globale è il solito tentativo di al-Queda di condizionare il voto americano

Scritto da: il 02.11.10 — 0 Commenti
Il terrorismo globale ispirato da Osama bin Laden sta in questi giorni sferrando un articolato attacco agli Usa ed al resto del mondo con il tentativo, ormai usuale, di condizionare l'esito della elezioni statunitensi. La strategia dei pacchi bomba spediti per aereo dallo Yemen (per inciso, negli anni Settanta ed Ottanta lo Yemen era diviso fra Sud comunista e Nord filo capitalista, l'America contribuì pesantemente alla vittoria di Sana'a contro al-Sha'ab e la riunificazione ci ha consegnato l'odierna Repubblica squassata da forti pulsioni islamiste), l'attentato di qualche giorno fa in pieno centro ad Istanbul e la strage nella chiesa siriaco-cristiana di Baghdad sono chiaramente parte di un piano organico tendente ad alzare il livello di terrore fra la gente e la pressione sui governanti degli Stati interessati al fenomeno jihadista. Purtroppo, in genere, il tentativo di al-Qaeda di condizionare il voto americano riesce anche. Si ricordi, ad esempio, il risultato delle presidenziali del 2004 dopo il destabilizzante messaggio video di Osama, un messaggio che sicuramente diede a George Walker Bush qualche energia (e qualche argomento) in più per battere l'avversario, il moderato JFKerry. Oggi, però, davvero si fatica a credere che i repubblicani negli Stati Uniti abbiano bisogno del disgustoso endorsement dei terroristi islamici. Obama e i democratici sembrano perfettamente in grado di perdere da sé le elezioni di mid-term. La loro odierna debolezza non ha proprio bisogno di ulteriori "spinte in discesa" ... Sana'a, capitale dello Yemen unificato: la città vecchia

In Afghanistan (anche grazie ai servizi segreti pachistani) i nuovi talebani stanno vincendo

Scritto da: il 27.07.10 — 0 Commenti
Dopo l'abbandono dello scenario centroasiatico da parte del generale Stanley McChrystal qualche settimana fa, uno strano patto si profila all'orizzonte fra le autorità ufficiali di Kabul e i talebani, sponsor i servizi segreti di Islamabad, da decenni infiltrati fino ai vertici da pericolosi elementi islamisti, tanto che ormai risulta palese il loro decennale doppio gioco. Lo ritenga davvero giusto o meno, l'illuminato presidente afgano Karzai lavora ad un accordo di pace con un nemico che, lo si è compreso bene, non può essere sconfitto sul campo. E dopo l'accordo si proverà a fare uno sforzo di riconciliazione nazionale. Ovviamente, sulla pelle delle donne, la cui libertà è da sempre nel mirino degli integralisti capeggiati dal moullah Omar. Considerato il ruolo che in tale processo sta avendo l'Intelligence di Islamabad, c'è già chi ragiona di pax pachistana. Ma di pace, se si arriverà davvero ad un accordo con i talebani, non si potrà mai davvero parlare nel Paese. Per non dire nell'area. Perché l'iperattivismo di Ashfaq Kayani e Shuja Pasha, rispettivamente comandante dell'Esercito e capo dei servizi segreti militari pachistani, mira a fare dell'Afghanistan una immensa base logistica da utilizzare anche in funzione anti-indiana. Sullo sfondo rimane poi al-Qaeda. L'ideologo al-Zawahiri già lancia proclami di vittoria. Militare, ma anche politica. I talebani, infatti, sono cambiati e tale mutazione è forse il risultato migliore che bin Laden & Co. potessero mai sperare negli ultimi anni. Oggi i talebani sono assai più "rivoluzionari" e filo al-Qaeda che nel 2001, hanno dei chiari obiettivi internazionali e pensano palesemente alla destabilizzazione del già di per sé ben poco stabile Pakistan. Insomma, non sono più un gruppo locale e marginale, ma, dopo anni di attriti più o meno carsici con gli alleati arabi, sono ormai divenuti una cosa sola. Una saldatura che è fra i peggiori scenari possibili per ...

Ma la vera vittoria è del Sud Africa

Scritto da: il 12.07.10 — 12 Commenti
Nonostante l'eliminazione della nazionale al primo turno, il suo mondiale il Sud Africa lo ha vinto. Vent'anni fa, appena uscito dall'immonda stagione dell'apartheid, il Paese era un pària della scena politica internazionale, un "intoccabile" squassato da immani problemi e con un futuro incerto. Oggi ha dato prova di poter organizzare un evento di portata globale in maniera perfetta. Nonché di essere il vero Stato guida del Continente Nero. Si temeva un attacco di al-Qaeda, si temeva la criminalità locale. Tutto è invece andato liscio come l'olio, grazie ad uno spiegamento di forze dell'ordine mai visto per una Coppa del Mondo. Ora il Sud Africa deve lavorare sodo per eliminare il più possibile la povertà diffusa nel Paese e per arginare le violentissime gang criminali che lo infestano. Ma i bafana bafana hanno i numeri per riuscirci. Nonché potenzialità enormi per divenire la locomotiva africana e traghettare  sé e tutti i fratelli neri nel Terzo Millennio.

Il caso Aum Shinrikyo

Scritto da: il 05.05.10 — 0 Commenti
In seguito al massiccio attacco terroristico alla metropolitana di Tokyo nel marzo del 1995, assai vicino al fallito attentato Eta ad Aznar ed al massacro del terrorismo reazionario Usa ad Oklahoma City, l'Aum Shinrikyo si è imposta all'attenzione giapponese e mondiale come il più feroce movimento religioso terroristico nipponico. Un terrorismo strano, di marca buddista, ma non per questo meno pericoloso. Setta fortemente sincretista basata sulla figura carismatica del suo fondatore e leader Shoko Asahara, un santone semicieco, la Suprema Verità si è inizialmente aperta verso la società giapponese, proponendo un sentiero comune di salvezza collettiva, ma finendo poi per chiudersi in se stessa in seguito ad una serie di fallimenti mal digeriti dal guru. Ad un certo punto, quindi, con l'intento conclamato di scatenare una guerra globale, ha preso di mira l'intera società nipponica. Nella ricostruzione di Stefano Bonino, l'organizzazione interna del movimento e la struttura esterna della società si intrecciano, si fondono e si sfumano, lasciando l'amara consapevolezza dell'intimo rapporto tra fanatismo religioso e violenza. Sostenuta da un'interessante apparato bibliografico, la storia del caso Aum Shinrikyo viene riproposta in un momento in cui il terrorismo internazionale sembre essere più pericoloso che mai. E non solo quello qaedista. Stefano Bonino, Il caso Aum Shinrikio. Società, religione e terrorismo nel Giappone contemporaneo, con una presentazione di Erica Baffelli, Edizioni Solfanelli, Chieti, 2010, pp. 128, 10.00 euro.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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