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La Svezia torna ad essere una potenza economica

Scritto da: il 19.02.11 — 2 Commenti
In un'Europa che (eccezion fatta per la Germania) arranca per uscire dalla crisi, la Svezia ha una economia che cresce con forza, tanto da costringere la Riksbank (la Banca Reale, ossia la banca centrale del Regno Vichingo Settentrionale) ad alzare i tassi d'interesse (dall'1.25% all'1.50%) per tenere sotto controllo l'inflazione. La banca centrale svedese ha anche rivisto al rialzo le stime di crescita dell'economia del Paese per il primo trimestre 2012 (dal 2.2% al 2.5%), nonché per il primo trimestre 2013 (dal 3.1% al 3.2%). Per il 2012 la Riksbank prevede che il Pil svedese crescerà ad un tasso medio del 2.4% (2.3% era la precedente valutazione). Per il 2011 la stima di crescita è addirittura del 4.4%. Insomma, l'economia della Svezia va davvero a gonfie vele e pare aver definitivamente abbandonato il momento buio del Pil in contrazione di circa 8 punti percentuali, causata dalla contrazione della domanda mondiale cui Stoccolma è molto legata. Ottima la risposta della banca centrale per constratare la crisi: triplicare gli asset in bilancio da 200 a 708 miliardi di corone (ricordiamo che il Paese non ha adottato l'euro), dando preziosa liquidità con scadenze assai più lunghe della norma.

La crisi di General Motors come quella di Citigroup, un’occasione per riflettere sulla “mergermania”

Scritto da: il 28.05.09 — 7 Commenti
Secondo Bloomberg, il gigante automobilistico statunitense General Motors potrebbe far ricorso alla procedura di amministrazione controllata già da lunedì prossimo e quindi vendere la maggior parte dei suoi asset alla nuova società che dovrebbe nascere dalla procedura fallimentare. La casa automobilistica riceverà i fondi di finanziamento dal Tesoro Usa. Nel mentre sarà impegnata nella cessione degli asset alla nuova Gm, che sarà a sua volta controllata dal governo americano. Il piano è nei documenti presentati all'autorità di controllo dei mercati Usa, la Sec. Il tracollo di GM ricorda molto da vicino la profondissima crisi che qualche mese fa colpì il colosso più colosso di tutti, Citigroup, la megabanca americana che a novembre annunciò la necessità di tagliare altri 52 mila posti di lavoro, oltre i 23 mila già tagliati qualche mese prima, e nonostante questo rischiò ugualmente di fallire. Sei mesi fa solo le perdite derivanti dalla crisi dei mutui immobiliari e del credito al consumo superarono i 50 miliardi di dollari ed il calo in Borsa in una settimana toccò il 60% (72% nel mese di novembre), facendo precipitare il titolo sotto i 4 dollari ad azione contro i 55 dell'anno prima. È oltremodo evidente come ai problemi comuni di questa congiuntura terribile per tutti si era aggiunto per Citigroup l'aggravante di una struttura elefantiaca sempre meno giustificabile. Tant'è che si è ragionato e si ragiona nell'ordine di 75 mila licenziamenti senza temere contraccolpi in termini di funzionalità. Il che vuol palesemente dire che la burocrazia è tanta dentro il gigante newyorkese e di molti funzionari si può anche fare a meno. La crisi di General Motors o Citigroup può quindi essere letta anche quale crisi di quel modello di sviluppo (bancario ma non solo, come appunto dimostra il caso GM) che ha puntato a dimensioni ipertrofiche trovandosi ora drammaticamente impantanato. Insomma, occorre una volta per tutte dire chiaro e tondo che ...
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