Tutti gli articoli su Berlusconi

Esplosione Pdl e saggezza popolare: ovvero la rivolta di Dudù

Scritto da: il 16.11.13 — 0 Commenti
La scissione del Popolo della Libertà cui si assiste in queste ore si può in estrema sintesi spiegare con un celebre detto della romanità: se volevi a gratitudine te pijiavi 'n'cane. Eppure nei decenni Silvio Berlusconi c'ha pure provato a circondarsi solo ed esclusivamente di yes men dalla fedeltà canina. Ma non è bastato. Al dunque (ossia di fronte alla necessità - per il Cav. - di abbandonare i comodi strapuntini offerti dal governo delle larghe intese) non tutti hanno obbedito. Chi per classico attaccamento alla poltrona, chi per un suo vero convincimento politico, molti non hanno aderito alla richiesta di Berlusconi di uscire dalla maggioranza del governo Letta, dando vita alla neonata formazione politica Nuovo Centrodestra (brand si spera provvisorio, onde evitare che Pino Tatarella si rivolti a tempo indeterminato nella tomba). Certo che agli occhi dell'uomo di Arcore lo strappo consumato da Angelino Alfano deve essere parso più strano che ricevere un morso da Dudù, il noto pet di casa Berlusconi. Ma intanto l'ormai ex fedelissimo il coraggio di rompere con il suo padre politico lo ha trovato ed è un fatto che oggi pesa nello scenario italiano. Domani non è detto, ma oggi pesa. Resta da ragionare appunto sulle possibilità future della nuova formazione, soprattutto alla prova (che prima o poi verrà) delle urne. Che Alfano ritenga praticabile "eternare" la politica delle larghe intese è da fantascienza. E allora? A meno di un possente spostamento verso il centrosinistra, sempre con Berlusconi dovrà trattare e da una posizione per lui del tutto inedita, dopo 20'anni di sinergia assoluta. Che Chaos ... Francamente, continuo a preferire il mito greco di Urano, Kronos e Zeus. [caption id="attachment_12528" align="aligncenter" width="300"] Silvio Berlusconi e Angelino Alfano[/caption]

Ultimo sondaggio Demopolis prima del black out: Lombardia e Sicilia fondamentali

Scritto da: il 08.02.13 — 0 Commenti
Anche se in calo rispetto alle settimane scorse, il livello di astensionismo e di indecisione resta piuttosto alto fra gli italiani. Se ci recasse oggi alle urne, circa 11 milioni e mezzo di elettori, ossia il 24% degli aventi diritto, restarebbe a casa. Ma sul voto del 24 e 25 febbraio pesa anche il numero degli indecisi: oltre 7 milioni di elettori non hanno infatti ancora compiuto una scelta chiara. Sono questi i dati che emergono dall’ultima indagine condotta dall’Istituto Demopolis per il programma Otto e Mezzo de La7, prima del black out previsto dalla legge elettorale. «A dare il segno dell’instabilità del mercato elettorale, in presenza di un’offerta politica non più bipolare come nel 2006 e nel 2008, è anche - sostiene il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento - il numero di quanti dichiarano che nei prossimi giorni potrebbero cambiare idea: oltre un quinto degli elettori ammette di prendere oggi in considerazione più di una lista. A rendere più evanescente il consenso contribuisce anche il Porcellum, la legge elettorale in vigore con le liste bloccate: il 47% dei cittadini orienterà la sua scelta prevalentemente sul candidato premier o leader della coalizione, poco più di un terzo sceglierà il partito, meno di un elettore su cinque deciderà il suo voto in base ai candidati in lista per la Camera o il Senato a livello locale». Demopolis ha analizzato il consenso attuale e potenziale alle 2 principali coalizioni: a 16 giorni dal voto, il centro-sinistra si attesterebbe al 33.6%, il centro-destra al 28.5%. Molto significativo appare anche il bacino potenziale dei due schieramenti, che raggiunge il 40% per la coalizione di Bersani e il 34% per quella di Berlusconi-Alfano. «Nell’analisi dei flussi elettorali, principale argine alla rimonta del centro-destra è il Movimento 5 Stelle che - afferma Vento - otterrebbe oggi il 18,1%, con ...

Sondaggio Demopolis: il Pd ormai ha doppiato il Pdl

Scritto da: il 20.12.12 — 0 Commenti
Se gli italiani si recassero ora a votare per il rinnovo del Parlamento, il Partito Democratico si confermerebbe, con il 32% dei consensi, la prima forza politica del Paese, con un aumento di oltre 5 punti percentuali in due mesi. È uno dei dati più importanti che emergono dal Barometro Politico di dicembre dell’Istituto Demopolis. Senza essere riusciti nell'intera legislatura a mettere mano alla pessima legge elettorale in vigore (si voterà quindi con il solito "Porcellum"), si registra una altissima richiesta di rinnovamento. Nel dettaglio, nonostante una lieve flessione, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo si attesta, con il 19%, al secondo posto, con un elettorato potenziale che premia, nonostante i controversi casi di espulsione di militanti critici, l’assoluta contrapposizione del leader agli schemi tradizionali della politica tricolore. Doppiato nelle stime elettorali dal Pd, il Popolo della Libertà (seppur diviso al suo interno al limite della scissione), ottiene il 16%, recuperando  circa 2 punti dopo il ritorno al centro della scena mediatica di Silvio Berlusconi. Sono invece tendenzialmente stabili l’Udc di Pier Ferdinando Casini (6.1%) e Sel di Nichi Vendola (6%). In lieve ripresa appare la Lega Nord di Roberto Maroni (5.2%), mentre le altre liste classiche sono tutte sotto il 3%. Fra le novità, si posiziona attorno al 4% il movimento Verso la terza Repubblica (che include Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, formazione che qualche mese fa era data al 20% da alcuni sondaggi), nato in attesa che il premier decida in merito a un suo diretto impegno in campagna elettorale. Nonostante le perplessità su molte delle scelte del governo, la fiducia degli italiani in Mario Monti resta piuttosto alta. «Risulta complesso valutare oggi con esattezza», afferma il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento, «il possibile impatto elettorale di una ampia coalizione di centro che supporti politicamente il progetto di un ritorno ...

Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana

Scritto da: il 28.08.12 — 8 Commenti
Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l'aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo. In via preliminare, corre l'obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell'Isola - probabilmente anche maggioritaria - che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall'autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi ad usum delphini tentino di dimostrare l'indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L'idea che l'Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (rectius: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà. Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l'allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L'impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, ab initio, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell'Mpa/Pds può chiedere all'esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no. E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni ...

Arrivano il Partito della Nazione e il nuovo Pdl, ma gli italiani non sono più quelli del 2008

Scritto da: il 23.04.12 — 1 Commento
Il Partito della Nazione dovrebbe a breve prendere il posto dell’Udc. In realtà se ne parla da anni ed ancora non si vede nulla di concreto in merito, ma ormai i tempi sembrano davvero maturi per la metamorfosi. Segno inequivocabile ne è l'azzeramento dei vertici compiuto venerdì scorso dal segretario nazionale Lorenzo Cesa, negli anni fedele esecutore dei desiderata casiniani. Insomma, è alle porte un partito dei moderati che potrà accogliere cattolici e liberali, strizzando l’occhio (considerato il brand) anche ai patrioti vari orfani di Alleanza Nazionale. Intendiamoci, Pier Ferdinando Casini l’idea del Pdn non l’ama tanto. Soprattutto perché non è sua, ma di Bruno Tabacci, un ex Udc fuggito via dall’Unione ai primissimi del 2008 per approdare successivamente nell’Api di Francesco Rutelli. In ogni caso, il progetto è fra i più validi della recente politica italiana e Casini ormai pare intenzionato a condurlo in porto. A questo punto, non resta che attendere l'evoluzione del Pdl. Angelino Alfano ha parlato di una imminente «iniziativa politica clamorosa». Per non restare troppo dietro Casini. Ed anche per tentare di capitalizzare i guai giudiziari della Lega Nord. Da genio del marketing qual è, Berlusconi potrebbe ancora stupire l'Italia con un prodotto politico innovativo. Ma gli italiani, questo è certo, non sono più quelli del 2008. L'Italia dei Valori, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista più Comunisti Italiani) stanno crescendo molto nei sondaggi. Invertire il trend che vede il centrodestra italiano in disarmo non sarà facile nemmeno per l'illusionista di Arcore. [caption id="attachment_11938" align="aligncenter" width="300" caption="Pier Ferdinando Casini"][/caption]

L’evoluzione del Pdl può attendere, per ora bastano le liste civiche

Scritto da: il 21.02.12 — 2 Commenti
La reale incognita della politica italiana è ormai da mesi il futuro del Popolo della Libertà. Lo sanno tutti gli addetti ai lavori, ma il punto fatica ad entrare nell'agenda di Silvio Berlusconi e fors'anche in quella di Angelino Alfano. Ieri, ad esempio, si è svolto un incontro dello stato maggiore del movimento e il Cav. ha tenuto a ribadire che il simbolo del Pdl sarà presente nelle prossime elezioni amministrative. Si tratta di «voci fantasiose», a sentire Berlusconi, quelle che lo danno come in via di rottamazione. «Eventuali liste civiche - ha precisato l'ex premier - saranno valutate zona per zona, ma solo come supporto al Pdl, mai in sua sostituzione». Si allontana quindi la trasformazione del Pdl in qualcos'altro, senza considerare (il che è strano per un esperto di marketing come Berlusconi) che ormai in Italia, eccezion fatta per la Lega Nord, un brand politico, anche in migliore, è deperibilissimo ed ha una durata di pochi anni. Gli scandali personali del Cav. ed alcune gestioni locali non brillantissime hanno poi appannato ulteriormente il marchio Pdl, che deve essere sostituito, pena una batosta elettorale da ricordarsela per il centrodestra italiano. I Moderati (anche senza l'articolo, ma una piccola formazione così denominata esiste già e si porrebbe il problema del copyright) potrebbe essere un discreto brand, ma con buona probabilità Berlusconi vuole testare un'ultima volta la sigla Pdl in questa tornata elettorale amministrativa (dove molti giochi sono sostanzialmente fatti a favore del centrosinistra) per capire quanto sia logora da un lato ed evitare di bruciare troppo presta l'idea che sicuramente già gli frulla in mente dall'altro. Perché, a conoscerlo bene, è chiaro che il nome, il logo ed il colori del nuovo movimento sono già in via di definizione e saranno prontissimi per le politiche 2013.  

Demopolis: in Sicilia aumenta la sfiducia nei partiti

Scritto da: il 21.01.12 — 0 Commenti
Rimane davvero molto incerto il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani. La nuova "fotografia" del peso dei partiti nell’Isola, fatta da Demopolis, appare ancora più condizionata che in passato dal numero crescente di indecisi, delusi ed incerti, ma anche di quanti, in caso di elezioni politiche anticipate, non si recherebbero alle urne per l’eventuale rinnovo di Camera e Senato. «Si respira sempre più nell’Isola un diffuso disincanto politico che – afferma il direttore di Demopolis, Pietro Vento – sta erodendo il residuo consenso dei siciliani nei confronti delle istituzioni democratiche. Gli ultimi mesi della vita politica nazionale e regionale hanno visto quasi dimezzarsi la fiducia degli elettori nel Parlamento, nell’Ars, nei partiti, il cui peso effettivo appare fra l’altro ridimensionato, agli occhi dei cittadini, in una fase di “commissariamento”, come quella attuale caratterizzata dalla nascita del governo Monti». Se si votasse oggi per le politiche, a 2 mesi dalla fine del governo Berlusconi, il Pdl si attesterebbe in Sicilia al 23%, subendo una perdita tutto sommato contenuta (circa 2 punti): un valore che però risulta clamorosamente dimezzato se lo si raffronta agli oceanici consensi della primavera 2008. Per la prima volta, poi, il Barometro Politico Demopolis registra un lieve arretramento anche per Grande Sud di Gianfranco Micciché, oggi al 7.5%, sul cui elettorato rischia di pesare, in prospettiva, la prolungata distanza dalle (usuali, direi io) dimensioni di governo. Si fermano invece sotto sotto la soglia del 2% il Pid di Saverio Romano e La Destra di Nello Musumeci. Sempre secondo l’analisi effettuata da Demopolis, torna negativo, almeno a livello regionale siciliano, il trend del Pd che alle Politiche otterrebbe oggi il 18.5%. Un punto e mezzo in meno rispetto a due mesi fa, proprio in un frangente nel quale la formazione di Bersani diviene invece, a livello nazionale, primo partito del Paese ...

Riflessioni sul possibile governo Monti

Scritto da: il 11.11.11 — 6 Commenti
In tutta franchezza, dico subito che all'ipotesi, ormai certa, di un governo (tecnico o tecnico-politico che sarà) a guida Mario Monti avrei preferito quella di un governo politico a guida Gianni Letta o Angelino Alfano. Capisco le remore di Silvio Berlusconi nell'utilizzare quest'ultimo in tale caotica fase (il comprensibile timore è di "bruciarlo", dovendo Alfano, nelle intenzioni del Cav., guidare la prossima campagna elettorale nazionale del centrodestra italiano, Formigoni permettendo, ovviamente), ma la soluzione Monti, così gradita ai mercati (appunto perché così gradita ai mercati) mi rende assai perplesso. Con Monti, sia chiaro, stiamo per cedere la nostra sovranità popolare ad un uomo, per carità, assolutamente perbene, capace e morale, sul quale grava però il sospetto d'essere il garante/portatore di interessi estranei a quelli del popolo italiano. Ex rettore dell'Università Bocconi, ex commissario europeo, Monti, specializzato alla Yale University, è dal 2005 international advisor della banca d'affari Goldman Sachs, che qualche responsabilità potrebbe anche avere avuto nella marea di vendite di Btp che ha colpito l'Italia. Tralascio la sua appartenenza alla Trilateral e le frequentazioni con i Bilderbergs, del tutto legittime, ma non si può non notare come sia la grande pressione internazionale (una pressione che di democratico ha ben poco) a volere Monti premier italiano quale possibile risolutore di tutta una serie di problemi. Ora, in democrazia, la soluzione dei problemi (e l'Italia sicuramente ne ha tanti) deve sempre essere politica e deve giungere attraverso il confronto/scontro/sintesi fra le diverse visioni, fra le diverse anime di un Paese. Certo, il nostro Parlamento oggi è il frutto di una legge elettorale liberticida, concertata da Silvio Berlusconi e Walter Veltroni al solo fine di escludere comunisti e socialisti da Camera e Senato. Ed allora si cambi legge/sistema elettorale e si torni al voto, ridando alla gente la possibilità di esprimersi in merito alle ...

L’euro, l’inflazione, Prodi, Visco e Berlusconi

Scritto da: il 08.11.11 — 7 Commenti
Davvero è raro che il premier italiano Silvio Berlusconi negli ultimi tempi dica qualcosa di sensato e condivisibile. Eppure è accaduto. Mi riferisco alla sua posizione, recentemente ribadita, sul cambio irreversibile dell'euro, fissato ormai 15 anni or sono ad un livello palesemente errato che al momento dell'introduzione "fisica" della nuova moneta nel nostro Paese ha prodotto un'ondata inflattiva violentissima, pagata a caro prezzo da tutti gli italiani proprio in un momento in cui, qualche mese dopo l'attacco alle Twin Towers, la crisi globale iniziava la sua prova generale, per così dire. Ecco, il Cav. ha ricordato questo e subito dopo Romano Prodi, che di quel cambio a 1.936, 27 lire fu l'artefice, si è indignato, negando che l'entrata in vigore dei prezzi in euro nel gennaio 2002 abbia prodotto inflazione. Sulla stessa lunghezza d'onda si è posizionato Ignazio Visco, neogovernatore della Banca d'Italia. Ora, capisco la ragionevolezza di Prodi nel ricordare che all'epoca i rapporti di forza con la Germania di Helmuth Kohl erano tali da non potere imporre un cambio 1 euro/1.000 lire, ma negare l'assoluta evidenza dell'esplosione dei prezzi in Italia nei primi anni della nuova valuta significa essere (stati) semplicemente fuori dalla realtà. [caption id="attachment_11297" align="aligncenter" width="300" caption="Silvio Berlusconi e Romano Prodi"][/caption]

Crisi, per uscirne occorre mettere l’uomo giusto al posto giusto a tutti i livelli

Scritto da: il 01.11.11 — 0 Commenti
Anche oggi i mercati internazionali hanno perso terreno in maniera considerevole. Ha dominato l'effetto Grecia in tutta l'eurozona, con la Borsa di Milano sprofondata (ha ceduto il 6.8%, una delle peggiori sedute dal tracollo della Lehmann Broters nel settembre del 2008, pari a 22 miliardi di euro bruciati) e con Parigi e Francoforte che hanno perso rispettivamente il 5.38% ed il 5%. Spread Btp-Bund a 459, ma sotto pressione anche i titoli bancari, con Unicredit e Intesa-San Paolo a lungo sospesi per eccesso di ribasso (alla fine, -14.22% per UniCredit e -15.65% per Intesa). Insomma, è stato l'ennesimo giorno di (ormai) ordinaria follia sui mercati. È utile chiedersi ancora perché? Posto che la responsabilità di quanto sta accadendo non è possibile addossarla per intero alla speculazione internazionale (che ha un suo ruolo sì, ma entro certi limiti), è evidente come la situazione corrente sia l'esito di una serie di concause. Probabilmente, oltre 20'anni dopo il crollo del cosiddetto socialismo reale, il capitalismo è anch'esso a fine ciclo. Il che sta accadendo anche - coincidenza terribile - in un momento di leadership nazionali e globali non all'altezza della situazione. Obama non è Clinton, Sarkozy non è Mitterrand, Berlusconi non è Spadolini, la Merkel non è Kohl, Barroso non è Delors. Bisogna prenderne atto. Ovvio che ormai i problemi delle città italiane sono irrisolvibili se non a livello centrale a Roma, così come i problemi italiani sono irrisolvibili se non a livello centrale a Bruxelles e quelli europei sono irrisolvibili se non a livello globale. Detto questo, è chiaro che il nostro Paese, lo scrivo da mesi e mesi, paga sempre più una crisi di credibilità senza precedenti per l'Italia repubblicana. Ma non è che Europa ed Usa stiano poi tanto meglio. Ad esempio, vien da chiedersi che senso abbia aver istituito la figura di ...

L’Occidente rischia di morire con Gheddafi

Scritto da: il 21.10.11 — 4 Commenti
Abbiamo consegnato un dittatore laico e socialista a gente che lo ha linciato al grido di Allah Akbar. Ho visto e rivisto più volte il video degli ultimi istanti dell'ex uomo forte libico. Non conosco l'arabo, ma l'urlo religioso più volte levatosi dalla folla di chi lo stava percuotendo e uccidendo mi pare sia chiaro. Video terribile, per stomaci forti, che circola on line con appena una blanda avvertenza inserita all'inizio. Per carità, non ne faccio una questione di corpo violato et similia. In genere, quando ad essere violato è il corpo di un dittatore questi è già morto, mentre, il più delle volte, le sue vittime il corpo lo hanno profanato da vive. Il che mi pare sia ben peggio. Ciò su cui però avverto il dovere di insistere è una mia sensazione personale: in Libia, in Tunisia, in Egitto e negli altri Paesi della cosiddetta Primavera araba, dopo un timido inizio democratico trionferà l'islamismo. Anche radicale. Non mancano gli elementi di allarme in tal direzione. E così, la morte di Gheddafi rischia di divenire la morte dell'Occidente. Perché nel Maghreb una cintura di Repubbliche islamiche dove finora vi sono stati Paesi dittatoriali ma laici è un pericolo immane. Di cui nessuno oggi pare però rendersi ben conto nelle cancellerie europee. Chissà se Berlusconi avesse presente il vero ruolo storico di Gheddafi il giorno di quel suo ridicolo "baciamo le mani" ... [caption id="attachment_11241" align="aligncenter" width="300" caption="Sirte: vertice della Lega Araba, 27 marzo 2010, il premier italiano Berlusconi bacia le mani all'allora leader libico Gheddafi"][/caption]

Marchionne centra perfettamente il problema: il dramma dell’Italia è la credibilità zero degli ultimi anni

Scritto da: il 28.09.11 — 9 Commenti
«La cosa importante è riacquistare credibilità a livello internazionale. Questo è essenziale, altrimenti è inutile parlare di crescita». Parole sacrosante quelle dell'amministratore delegato del Fiat Group, Sergio Marchionne, un uomo che lo scenario mondiale lo conosce più che bene, facendone autorevolmente parte da parecchio tempo. Marchionne ha perfettamente centrato il punto: la drammatica crisi di credibilità internazionale del nostro Paese da almeno un paio d'anni in qua, una crisi di credibilità che i grotteschi scandali a sfondo sessuale in cui è incappato il premier Berlusconi hanno amplificato, ma non certo creato. Per carità, la crisi è globale, la speculazione è sempre un rischio reale, tanti Stati, anche membri Ue, sono messi molto peggio di noi, ma mai l'Italia, dal secondo dopoguerra in avanti, è stata così isolata sullo scacchiere internazionale. A parte uno sparuto gruppo di ministri che hanno un loro appeal personale, il corrente governo italiano viene scarsamente consultato dai partner europei, per non dire ignorato, e di fatto by-passato nelle decisioni importanti da prendere nel consesso internazionale. Ed ancora stiamo a perdere tempo elaborando "ricette" di crescita e manifesti per uscire dalla crisi? [caption id="attachment_11146" align="aligncenter" width="300" caption="Sergio Marchionne"][/caption]

V(u)oto di scambio: il caso Lombardo e il silenzio della politica siciliana

Scritto da: il 19.09.11 — 0 Commenti
Al momento la mega inchiesta della Procura di Catania su mafia e politica sembrerebbe essere finita quasi in una bolla di sapone. Per l’indagato eccellente, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, l’accusa è stata derubricata da concorso esterno in associazione mafiosa a voto di scambio. Per carità, non si tratta di una bazzecola, ma l’ipotesi iniziale degli inquirenti era certo assai più pesante ed il leader autonomista può per ora tirare un bel sospiro di sollievo. Quel che succederà in futuro non è dato sapere (molto dipenderà da chi diverrà nuovo procuratore capo di Catania), ma per il momento il presidente può stare (relativamente) tranquillo e tornare ad occuparsi di quel che meglio gli riesce, ovvero fare politica. Ecco, proprio qui sta il punto, però, nella politica. Che è la grande assente del dibattito degli ultimi giorni. Data la notizia sulla rimodulazione dell’accusa a suo carico e comunicato financo il giorno in cui (il prossimo 14 dicembre) Lombardo dovrà comparire davanti al giudice monocratico, un particolare non può non saltare all’occhio: a parte alcune voci isolate, come quella del senatore democratico Enzo Bianco, dell’europarlamentare Rita Borsellino, sempre del Pd, e della sua collega a Strasburgo Sonia Alfano (Idv), sostanzialmente nessun big della politica isolana è intervenuto. Non una parola su di un fatto, Lombardo a giudizio per voto di scambio, che forse qualche ragionamento lo meriterebbe. Del resto, è da fine marzo 2010, quando la Repubblica ha informato gli italiani dell’indagine in corso su Lombardo, che il Pdl interviene poco sulla vicenda. Vuoi perché il leader nazionale, Silvio Berlusconi, si ritiene un perseguitato dalla Magistratura e quindi di riflesso vede Lombardo come un “collega di sventura”, vuoi per incapacità congenita a capitalizzare le contingenze positive, vuoi perché l’inchiesta Iblis si è rivelata particolarmente ostica da comprendere e “maneggiare”. Risultato: afasìa quasi ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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