Tutti gli articoli su Catania

Della dannazione dell’interlocutore non riconosciuto

Scritto da: il 02.01.14 — 0 Commenti
Un cenacolo di disperati si aggira per Catania. Osservatori interessati delle cose pubbliche (il che è oltremodo legittimo, sia chiaro), palesano alcuni chiodi fissi in maniera da far rasentare il sospetto di turbe della sfera intima. Ma non è certo l'amore per la città del Vulcano che li connota. Tutt'altro. È innanzitutto l'odio verso chiunque porti avanti con dignità il cammino della propria esistenza. L'odio verso l'ordine. L'odio verso chi, combattendo le sue battaglie in nome della sua visione delle cose, alla fine ha vinto la guerra e va avanti per la sua strada, decidendo con determinazione (come da suo carattere). Ma non solo. C'è anche l'odio verso chi, semplicemente, nelle professioni che hanno scelto di esercitare, non li ritiene i migliori, non li ritiene nè di seria A, né di serie B, C1 o C2. Semplicemente non li ritiene. In breve, questi spettri della comunità sono caratterizzati soprattutto dall'odio verso chi non li riconosce come interlocutori. E ciò li fa dannare oltre misura. Perché - estremisti comunisti, neofascisti, anarchici, naziclericali o semplici conservatori timidi che siano -  questi trombati della vita un riconoscimento sociale, seppur minimo, lo anelano, altro che. Come anelerebbero un reddito (altra esigenza più che legittima, per carità) per poter coltivare anche loro qualche passione, qualche vizio. Come tutti, insomma. Ovviamente, non gli è mai passato per la testa di raggiungerlo, il riconoscimento, tramite un impegno serio, che preveda innanzitutto il rispetto degli interlocutori e delle regole condivise. [caption id="attachment_12543" align="aligncenter" width="300"] Pieter Brughel il Vecchio, "Invidia" (1558)[/caption]

Caso Barilla, buona occasione per (ri)parlare di famiglia e (veri) diritti civili

Scritto da: il 27.09.13 — 0 Commenti
Questione Barilla. Ancora fa parlare. Quasi quasi dico la mia, oltre alla marea di commenti che ieri hanno invaso il web italico. Mi sembra comunque una buona occasione per (ri)parlare del concetto di famiglia e delle lotte sul tema che i movimenti gay stanno portando avanti da tempo. Premesso che per me le campagne sociali e politiche dei gay a tutela dei propri diritti sono in realtà a tutela dei diritti e delle libertà di tutti, etero compresi, mi pare però chiaro da anni, e ne discuto da tempo con i miei amici di diverse preferenze come quelli siciliani di Arcigay, che il movimento Lgbt sta sbagliando qualcosa. Io sarò sempre il solito estremista estremo rosso rosso trinariciuto, ma ritengo in tutta franchezza che, invece che puntare al matrimonio fra persone dello stesso sesso, un vero movimento rivoluzionario dovrebbe di contro puntare sull'abolizione (termine che già nella mia testa in automatico ammorbidisco in "limitazione") del matrimonio e sulla disintegrazione (altra traduzione automatica: "ridimensionamento della valenza sociale") del concetto stesso di famiglia. Un concetto che ha fatto più cadaveri delle guerre mondiali. Chiunque si sia accostato a problemi come anoressia/bulimia ne sa qualcosa. La famiglia, tradizionale o meno, in buona parte dei casi è semplicemente un inferno. Chi ha avuto esperienze diverse accenda un cero alla Madonna e ringrazi per la fortuna capitatagli, rispettando il dolore di chi non è stato come lui baciato dalla buona sorte. A parte il fatto che in un momento di profondissima crisi economica come l'attuale uno Stato serio dovrebbe imporre una forte moratoria sulle follie borghesi che ruotano attorno alle cerimonie nuziali, al pensiero che persone che al momento sono preservate dal virus matrimonio lo vogliano contrarre (a proprosito, avete mai pensato al verbo che, appunto, si usa per il matrimonio? Contrarre. Come per le malattie. Rifletteteci ...

Comune di Catania e parametrizzazione dei dati: alcune considerazioni

Scritto da: il 10.05.13 — 0 Commenti
Nelle scorse settimane, sono stato coinvolto in una polemica inerente una mia analisi dei conti del Comune di Catania apparsa sulla testata per la quale scrivo. L'articolo - frutto di numerosi giorni di lettura e comparazione di dati: 15 anni di bilanci del Comune etneo, alcune relazioni della Corte dei conti di Palermo, i tanti numeri a disposizione sul sito del Ministero dell’Interno - è stato inevitabilmente un risultato di sintesi della mole di informazioni raccolta, visionata, studiata. Qui sul mio blog, strumento che non ha limiti di battute e sul quale posso largheggiare in ragionamenti, vorrei spiegare il mio punto di vista sulla vexata questio della parametrizzazione della spesa corrente del Comune di Catania. L’amministrazione ha obiettato che detta spesa corrente del Comune nel 1999 (305 milioni di euro), da me riportata per compararla a quella del 2011 (383 mln), se parametrata e rivalutata, corrisponderebbe a 403 mln. Se poi la rivalutazione fosse riferita dal 1993 al 2011, si otterrebbe il risultato di 485 mln. Personalmente non sono d’accordo e di seguito spiegherò perché. Già un veloce controllo con uno strumento di base come quello a disposizione sul sito web dell’Istat dà numeri un po’ diversi. Quasi 471 mln nel caso 1993-2011 e quasi 393, 5 mln nel caso 1999-2011. Ma attenzione: la spesa corrente di un ente pubblico non è quella di una famiglia, non ne segue le medesime dinamiche e quindi non si può affatto parametrare e rivalutare con il medesimi criteri. Infatti, la comparazione nel tempo di numeri come quelli sopra citati attiene ad un’analisi di equivalenza finanziaria che, se descritta in maniera parziale, produce solo incertezze e incongruenze: capitalizzare un valore finanziario ha senso se lo stesso è posto in comparazione con tutti gli altri valori di riferimento. Punto. Il termine di paragone, invece, nel nostro caso è l’efficienza ...

Catania, l’inganno delle primarie

Scritto da: il 25.03.13 — 11 Commenti
Catania è da anni nella morsa di una crisi economica lancinante e di una criminalità che sta rendendo quotidiana normalità l'abusivismo e lo sprezzo di ogni regola da parte dei violenti. Catania è una città in piena recessione, che tocca con mano il tracollo del commercio, che vede ogni giorno avanzare nuove forme di povertà. Catania, diciamolo chiaro, è una città allo stremo, ad appena qualche passo da uno scenario argentino. Eppure nel centrosinistra il dibattito politico ruota tutto attorno alla richiesta di alcuni di primarie per la scelta del candidato sindaco per le prossime elezioni di fine maggio. Ossia, rispetto agli immani problemi della gente, ruota tutto attorno al nulla. Personalmente, sono contrario in maniera radicale alle primarie. Proverò a spiegare perché. La Sicilia, e segnatamente Catania, a lungo cuore del sistema di potere di Raffaele Lombardo, sono realtà sicuramente anomale, con uno sviluppo umano, sociale ed economico indietro di decenni al confronto di altre aree d'Italia e d'Europa. Il rischio di infiltrazioni "esterne" alle primarie del Partito democratico e/o del centrosinistra è quindi sempre consistente. Inutile negarlo, il sistema di controllo del Pd è permeabilissimo, tanto che più che primarie sarebbe bene chiamare le consultazioni dei democratici caucus, diverso istituto americano, meno rigido. Ma facciamo un esempio pratico. Io ("battitore libero" di sinistra estrema, cattolico con notorie consolidate amicizie trasversali nella destra politica etnea, nella sinistra e nella galassia delle associazioni di categoria, mai - dico mai - che abbia una volta nella vita votato Pd a qualsivoglia elezione) ho votato SEMPRE alle primarie democratiche ... Ho votato (non mi ricordo per chi) all'esordio delle primarie tanti anni fa (ancora vivevo a Roma), a Catania ho votato per Bersani segretario nazionale, ho votato per la segreteria regionale, per Bersani vs Renzi e per (far finta di) scegliere i candidati a ...

La gente ha bisogno di persone serie

Scritto da: il 09.02.13 — 5 Commenti
Ho sentito parlare Antonio Ingroia ieri sera all’Odeon di Catania. Sono uscito dal teatro con una convinzione netta: la gente ha bisogno di persone perbene. La gente ha bisogno di persone serie. Umanamente serie. La gente ha bisogno di Ingroia, di Giannino, di Grillo. Anche di Bersani, per carità. Ma non ne può più di giullari della politica. Non ne può più di collusi con il crimine organizzato. Non ne può più di questa decadenza morale. Che diviene dolente disagio nella carne degli ultimi. Più intenso più si discende nelle viscere delle nostre comunità. Non mi interessa chi vincerà queste elezioni. Ma che Rivoluzione civile, Fare per fermare il declino e Movimento 5 Stelle siano presenti nel nuovo Parlamento questo sì, mi interessa. Facce diversissime di un’Italia pulita e perbene, in un Paese normale sarebbero loro i veri poli di riferimento. In un Paese normale come il nostro non è. Accontentiamoci quindi che entrino almeno alla Camera (l’M5S in realtà non avrà problemi nemmeno ad arrivare in Senato). E che testimonino con forza che l’anomalia, come dice Ingroia, non sono certo i magistrati in politica. L’anomalia sono i criminali in politica. [caption id="attachment_12386" align="aligncenter" width="300"] Antonio Ingroia[/caption]

“‘Mburugghia peri”, il nuovo gioco di società dei catanesi

Scritto da: il 08.02.13 — 6 Commenti
Da qualche mese, con l'avvicinarsi delle elezioni amministrative, si è diffuso a Catania un gioco di società che alcuni (ma comprensibilmente non tutti) considerano assai simpatico: insieme a taluni amici l'ho battezzato 'mburugghia peri, ossia "lega piedi", da 'mburugghiari, che in catanese vuol dire, appunto, ingarbugliare, legare e, per traslato, ostacolare. In che cosa consiste? Semplice, individuato un candidato forte di uno schieramento per le prossime amministrative, dalla sua area di appartenenza si lanciano (o vengono lanciati) altri candidati con l'unico scopo di dare fastidio al rivale (+/-) interno. E così, da tempo, essendo nota l'intenzione di Enzo Bianco, senatore Pd di un certo peso politico, di correre per il ruolo di primo cittadino etneo, hanno cominciato a scaldare i motori Giuseppe Berretta (deputato nazionale democratico, cui va comunque dato atto di accarezzare da anni, almeno dal 2009, il sogno di una candidatura a Palazzo degli Elefanti), Maurizio Caserta (ordinario di Economia politica in città, validissimo tecnico che da sindaco studia da circa un anno e mezzo) e, new entry di qualche mese fa, Marisa Acagnino (magistrato, vicina al presidente delle Regione Siciliana, Rosario Crocetta). Tutti palesi 'mburugghiaperi di Enzo Bianco. Ma non si creda che a destra non vi sia la medesima passione ludica. C'è, c'è ... L'incumbent Raffaele Stancanelli (amico dal liceo di Raffaele Lombardo) da tempo guerreggia con la nomenklatura del Pdl siciliano e catanese (fieramente avversa a Lombardo, salvo non muovere un dito per impedire lo scempio dell'accordo Pdl-Mpa che porterà al Senato l'ex presidente della Regione, imputato coatto per concorso esterno in associazione di stampo mafiosa). Dopo la sconfitta alle elezioni regionali sono volate parole grosse fra Stancanelli e Firrarello/Castiglione e ora che il sindaco (ex senatore) ha lasciato il Popolo della Libertà per Fratelli d'Italia l'occasione è ghiotta per 'mburugghiari i peri anche a lui, complicandogli ...

Ecce Sac: nuovo cda per l’aeroporto di Catania

Scritto da: il 06.09.12 — 5 Commenti
Poco prima delle 20.00 è stato eletto il nuovo consiglio d'amministrazione della Sac, la società di gestione dell'aeroporto di Catania. Il neo presidente è Giuseppe Giannone, modicano, ex direttore generale di Conad Sicilia, designato dalla Camera di Commercio di Ragusa, mentre l' amministratore delegato, designato dalla Camera di Commercio di Catania e dall' Irsap (l'ex Asi), è Domenico Torrisi, esponente di Federalberghi. Il segretario generale della Camera di Commercio di Catania, Alfio Pagliaro, è stato invece eletto consigliere, insieme a Giuseppe Consoli, anch'egli voluto dall' ente camerale catanese, e a Giovanni Mazzone, designato invece dalla Provincia regionale di Siracusa. Si è così concluso (per ora, ma nei prossimi giorni non sono da escludersi sorprese) il lungo braccio di ferro per il controllo dello scalo etneo che per mesi ha quasi monopolizzato il dibattito politico-economico a Catania e causato asperrimi scontri nel mondo delle associazioni di categoria. Ancora è presto per dire chi sia uscito vincitore e chi sconfitto dalla sfibrante battaglia, certo che i vertici eletti oggi non sembrano brillare per particolari competenze in campo aeronautico. [caption id="attachment_12243" align="aligncenter" width="300"] Aeroporto di Catania, scorcio degli interni[/caption]

Sac, ancora una fumata nera

Scritto da: il 04.08.12 — 1 Commento
Altra fumata nera ieri per la Sac, la società di gestione dell'aeroporto di Catania. Nessun accordo fra i soci per la nuova governance e, cosa ben più grave, nemmeno per il bilancio, che risulta ancora non approvato. Che continui la bagarre sulla presidenza, in tempi di campagna elettorale già furibonda, lo si può anche capire. Ma che non si abbia il minimo senso di responsabilità nei confronti della vitale questione bilancio mi sembra davvero inaudito. Ieri, per entrare nel merito dei diversi comportamenti in seno al cda, oltre all'ormai usuale bagarre sul futuro presidente ed al consueto stallo (4 voti contro 4) sui nomi proposti, alcuni soci (per l'esattezza le Camere di commercio di Siracusa e Ragusa e le Province di Siracusa e Catania) il bilancio lo hanno votato. Gli altri (Camera di commercio di Catania ed Asi di Catania, gestite da commissari non lontani da Raffaele Lombardo) no. Per la precisione e per la verità (micro)storica. A questo punto, davvero non è da escludersi un intervento del presidente dell'Enac, Vito Riggio. Che, di fronte alle palesi difficoltà appunto nell'approvare il bilancio, nonché di fronte allo spettacolo francamente poco edificante che la società sta dando nel gestire il rinnovo dei suoi vertici, potrebbe anche decidere di avviare l'iter per il ritiro della concessione quarantennale. Sarebbe un duro colpo per l'economia catanese. L'ennesimo dovuto alla peggiore classe politica che la Sicilia abbia mai avuto nella sua storia recente. [caption id="attachment_12167" align="aligncenter" width="300" caption="Interno dell'aeroporto di Catania Fontanarossa"][/caption]

Sicilia, il futuro è nel destracentro?

Scritto da: il 16.06.12 — 8 Commenti
Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho "postato" le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l'endorsement di Adolfo Urso a Nello Musumeci. Il leader di Fareitalia ha infatti proposto la candidatura di Musumeci, vicesegretario nazionale de La Destra e indimenticato coprotagonista della cosiddetta Primavera di Catania, alla presidenza della Regione Sicilia. L'occasione è stato il meeting "Dal territorio una nuova alleanza per la Sicilia", evento di presentazione da parte di Fareitalia di Alleanzasicilia, al Palazzo della Cultura di Catania, con il sindaco di Ragusa, Nello Di Pasquale (che ha lanciato la sua nuova sigla, Territorio), il presidente della Provincia di Enna, Giuseppe Monaco, il coordinatore regionale di Fareitalia, Giuseppe Scalia, quello provinciale etneo, Fabio Fatuzzo, e - ovviamente - lo stesso Musumeci. Ragionando sulle prossime elezioni regionali di fine ottobre, Urso ha parlato di «un nuovo rassemblement civico che promuova un governo di emergenza con un programma di riforme radicali che faccia risorgere la Sicilia dal baratro in cui è precipitata. Nello Musumeci può essere un candidato capace di interpretare l'esigenza di buon governo e di cambiamento: buoni amministratori e società civile, buona politica e impresa. Devono scendere in campo le energie migliori a prescindere dagli schieramenti». Ben consapevole di come le sigle partitiche degli ultimi anni siano del tutto usurate, Urso ha puntato l'attenzione sull'opportunità di costituire una lista civica «aperta a tutti, anche se non sarà una scialuppa di salvataggio. Non candideremo nessuno dei deputati uscenti e ovviamente nessun indagato. Liste pulite fatte di giovani, donne e uomini liberi e forti». Dal canto suo, Nello Musumeci sulla proprosta di Urso ha semplicemente replicato che ...

Squinzi a Catania: «quella della pubblica amministrazione è la madre di tutte le riforme»

Scritto da: il 30.05.12 — 0 Commenti
Stamattina il neopresidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è intervenuto all'86° assemblea dei soci di Assindustria Catania, fornendo tutta una serie di interessanti spunti di riflessione sulla realtà politico-economica italiana di oggi (chi fosse interessato può leggere la mia diretta Twitter: twitter@CarloLoRe). Nell’analisi di Squinzi, in Italia la bassa crescita è sostanzialmente dovuta al fatto che è sempre più difficile fare impresa, anche per una pressione fiscale sempre più forte. «Occorre fermare l’emorragia e ritrovare la fiducia», ha dichiarato il leader degli industriali, «credendo fortemente in quel che facciamo, al Nord come al Sud». Squinzi ha anche espresso un concetto abbastanza in controtendenza rispetto al comun sentire degli ultimi mesi, a proposito dell’Europa, che alcuni oggi avvertono quasi come un problema: «è chiaro che l'Europa “impatta” moltissimo sull'Italia ed anche sul Mezzogiorno», ha spiegato, «ma noi dell’Europa abbiamo bisogno, perché è la leva d’Archimede per il futuro. Come abbiamo bisogno di infrastrutture, ma concrete, non le megainfrastrutture spesso pensate e mai realizzate». Che sia stata una frecciatina contro l'ossessione di alcuni, dalle parti di Palazzo d'Orléans, attorno al Ponte di Messina? Il presidente di Confindustria ha poi toccato il delicato tema della riforma della pubblica amministrazione, «la madre di tutte le riforme da fare in Italia, dove servono subito sburocratizzazione, semplificazione ed un quadro normativo più favorevole per le aziende. In sintesi, un modello più trasparente e responsabile di PA, insieme a un fisco stabile ed omogeneo, che consenta ai migliori di avere la possibilità di vincere, non ai più furbi». Parole sante. Con una valenza ancora maggiore perché dette in una terra dove molti, credendo di essere furbissimi, hanno contribuito a lasciare alle nuove generazioni un deserto di povertà e sottosviluppo. [caption id="attachment_12077" align="aligncenter" width="290" caption="Giorgio Squinzi"][/caption]

Pd siciliano, una proposta oltre il caos

Scritto da: il 28.05.12 — 0 Commenti
L'attesa, discussa, combattuta assemblea regionale del Partito Democratico siciliano ieri ha fornito uno spettacolo indegno di una formazione che, almeno nelle premesse, è il frutto della migliore idea politica mai sorta in Italia dal referendum che la volle Repubblica. Clima tesissimo, da vera e propria resa dei conti fra "bande" rivali, e soluzione finale di compromesso (il "direttorio" da affiancare al segretario Giuseppe Lupo) che confermano un chaos difficile da ricondurre a kosmos, davvero difficile. Perdura, quindi, l'anomalia Pd in Sicilia (oltre che nel resto del Paese, ma questo è un discorso diverso), che rischia di passare dal 7.75% alle recentissime elezioni per il Consiglio comunale di Palermo a un risultato inferiore al 5% che lo escluderebbe dall'Assemblea Regionale Siciliana. Uno scenario che non è fantapolitico, ma realistico, tanto che i democratici stanno già febbrilmente ragionando sulle alleanze possibili, onde garantirsi dal tracollo eventuale, dovuto (ormai non vi è ombra di dubbio in merito) all'innaturale appoggio alla giunta Lombardo, digerito malissimo dall'elettorato di riferimento. A questo punto, un caro amico catanese, di cui per motivi di privacy non faccio il nome, esponente della sinistra più razionale della città, ha avuto una idea che mi sento di rilanciare come proposta alla dirigenza regionale democratica. Per recuperare credibilità agli occhi dell'elettorato, al Pd serve una decisione drastica: impedire che alle prossime elezioni regionali si ricandidino nel partito gli attuali rappresentanti a Palazzo dei Normanni. Che saltino tutti "un giro", per così dire, i protagonisti del caos di questi anni, sia quelli pro che quelli contro il sostegno al governo Lombardo. Si otterrebbe l'immediato svecchiamento dei consiglieri ... pardon, deputati regionali, nonché un raffreddamento sicuro dello scontro interno e forse la possibilità (certo, evitando accuratamente di presentarsi ad ottobre alleati dell'Mpa) di recuperare il rapporto con l'elettorato. Si tratterebbe di una particolare forma di "rottamazione", non indolore, ...

Steve Appleton, ad di Micron, morto in un incidente aereo

Scritto da: il 05.02.12 — 0 Commenti
Steve Appleton, amministratore delegato della Micron Technology - il colosso mondiale dei microchip che qualche anno fa ha rilevato dall'StM il modulo M6 di Pantano d'Arci, alla zona industriale di Catania -  è morto a 51 anni in un incidente aereo avvenuto a Boise, in Idaho. Appleton era un pilota di esperienza, comunque non nuovo ad incidenti, dai quali però era sempre uscito vivo, pur se ferito. Oggi era alla guida di un piccolo velivolo sperimentale, schiantatosi al suolo subito dopo il decollo. Si attende ora la riapertura dei mercati mondiali per capire le ripercussioni che la sua dipartita avrà sull'andamento del titolo Micron. [caption id="attachment_11656" align="aligncenter" width="240" caption="Steve Appleton"][/caption]

Verso il Partito del Lavoro

Scritto da: il 27.01.12 — 0 Commenti
È partito da Catania, su iniziativa delle associazioni Lavoro e Solidarietà e Socialismo 2000, il movimento per la costituzione del Partito del Lavoro in Sicilia. Il modello europeo di riferimento è chiaramente la Linke tedesca dell'ex socialdemocratico Oskar Lafontaine. Per l'occasione si è tenuta ieri un'assemblea regionale aperta presso l'oltremodo suggestiva Cappella Bonajuto, presieduta da Mario Iraci di Lavoro-Solidarietà, con la partecipazione del coordinatore regionale di Socialismo 2000, Concetto Scivoletto. I lavori si sono svolti alla presenza di Cesare Salvi, presidente del Consiglio Nazionale della Federazione della Sinistra, e di molti rappresentanti delle forze politiche di sinistra e del centro sinistra, organizzazioni sindacali, rappresentanti di associazioni e movimenti operanti in Sicilia. Fra gli obiettivi fondamentali del movimento, ridare soggettività politica alla classe delle lavoratrici e dei lavoratori, affermare la centralità e la dignità del lavoro, puntare sul protagonismo dei lavoratori per uscire dalla crisi. Il movimento per la costituzione del Partito del Lavoro assume un particolare significato in Sicilia, dove i processi di disgregazione produttiva, i livelli allarmanti di disoccupazione, precarietà e povertà s’incrociano con il degrado morale della politica nell'Isola. La proposta di dar vita a un movimento per la costituzione del Partito del Lavoro si rivolge innanzitutto agli altri soggetti politici della Federazione della Sinistra – Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani – ma anche alle altre forze di sinistra e a tutti coloro che intendono partecipare a questo processo. Lucidi spunti di riflessione, com'era prevedibile, sono venuti da Cesare Salvi, per il quale «proprio il lavoro può essere il punto di riferimento unitario per la sinistra», invero troppo divisa negli ultimi 17-18 anni per potere essere realmente incisiva. Non sono poi mancate critiche al governo Monti («la crisi economica si intreccia oggi con la crisi della democrazia, che vuol dire che le decisioni che contano non vengono prese nei luoghi della democrazia, ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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