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Sicilia, il futuro è nel destracentro?

Scritto da: il 16.06.12 — 8 Commenti
Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho "postato" le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l'endorsement di Adolfo Urso a Nello Musumeci. Il leader di Fareitalia ha infatti proposto la candidatura di Musumeci, vicesegretario nazionale de La Destra e indimenticato coprotagonista della cosiddetta Primavera di Catania, alla presidenza della Regione Sicilia. L'occasione è stato il meeting "Dal territorio una nuova alleanza per la Sicilia", evento di presentazione da parte di Fareitalia di Alleanzasicilia, al Palazzo della Cultura di Catania, con il sindaco di Ragusa, Nello Di Pasquale (che ha lanciato la sua nuova sigla, Territorio), il presidente della Provincia di Enna, Giuseppe Monaco, il coordinatore regionale di Fareitalia, Giuseppe Scalia, quello provinciale etneo, Fabio Fatuzzo, e - ovviamente - lo stesso Musumeci. Ragionando sulle prossime elezioni regionali di fine ottobre, Urso ha parlato di «un nuovo rassemblement civico che promuova un governo di emergenza con un programma di riforme radicali che faccia risorgere la Sicilia dal baratro in cui è precipitata. Nello Musumeci può essere un candidato capace di interpretare l'esigenza di buon governo e di cambiamento: buoni amministratori e società civile, buona politica e impresa. Devono scendere in campo le energie migliori a prescindere dagli schieramenti». Ben consapevole di come le sigle partitiche degli ultimi anni siano del tutto usurate, Urso ha puntato l'attenzione sull'opportunità di costituire una lista civica «aperta a tutti, anche se non sarà una scialuppa di salvataggio. Non candideremo nessuno dei deputati uscenti e ovviamente nessun indagato. Liste pulite fatte di giovani, donne e uomini liberi e forti». Dal canto suo, Nello Musumeci sulla proprosta di Urso ha semplicemente replicato che ...

La Grecia è rossa … Ma (purtroppo) anche un po’ bruna

Scritto da: il 07.05.12 — 0 Commenti
Ma che cosa pensavano gli usuali partiti greci (centrodestra e centrosinistra), di poter vincere le elezioni più delicate della storia del Paese dopo il macello sociale che hanno messo in atto negli anni e nei mesi scorsi? I classici politici di governo non sono riusciti a raccogliere abbastanza consensi per formare una coalizione dopo il voto di ieri ed ora siamo al paradosso di Antonis Samaras, il leader di Nuova Democrazia (il partito conservatore) che ha l'incombenza, più che l'incarico, di formare il nuovo esecutivo. Nuova Democrazia, per inciso, ha avuto il 18.8% dei voti, con il premio è arrivata appena a 108 deputati, ma ce ne vogliono 151 per un governo. I conservatori di Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok, le formazioni che si sono alternate alla guida della Grecia negli ultimi decenni e che sono, fattore non da poco, gli unici fra i partiti maggiori a sostenere il programma di salvataggio/strozzinaggio targato Ue-Fmi che sta affondando la Grecia, hanno ottenuto insieme meno del 33% dei voti e solo 150 dei 300 seggi parlamentari a disposizione. Un governo di coalizione nazionale solo con loro andrebbe quindi in minoranza ad ogni stormir di fronda. Per riuscire a rinnovare la loro gracile "grande coalizione" dovranno quindi ottenere l'appoggio di altre formazioni, ma l'impresa appare davvero ardua. Ogni possibile intreccio sembra infatti destinato ad avere vita governativa assai breve. Il rischio è che la Grecia precipiti in una infinita incertezza politica. Il che potrebbe avvicinare il collasso del debito europeo complessivo. Samaras ha in queste ore invocato un governo di unità nazionale per l'Europa con l'intento di mantenere il Paese nella zona euro, obiettivo condiviso anche dal leader del Pasok Evangelos Venizelos. Di contro, i partiti minori che hanno vinto le elezioni sono tutti contro il piano di salvataggio Ue-Fmi. Il problema è che ...

L’evoluzione del Pdl può attendere, per ora bastano le liste civiche

Scritto da: il 21.02.12 — 2 Commenti
La reale incognita della politica italiana è ormai da mesi il futuro del Popolo della Libertà. Lo sanno tutti gli addetti ai lavori, ma il punto fatica ad entrare nell'agenda di Silvio Berlusconi e fors'anche in quella di Angelino Alfano. Ieri, ad esempio, si è svolto un incontro dello stato maggiore del movimento e il Cav. ha tenuto a ribadire che il simbolo del Pdl sarà presente nelle prossime elezioni amministrative. Si tratta di «voci fantasiose», a sentire Berlusconi, quelle che lo danno come in via di rottamazione. «Eventuali liste civiche - ha precisato l'ex premier - saranno valutate zona per zona, ma solo come supporto al Pdl, mai in sua sostituzione». Si allontana quindi la trasformazione del Pdl in qualcos'altro, senza considerare (il che è strano per un esperto di marketing come Berlusconi) che ormai in Italia, eccezion fatta per la Lega Nord, un brand politico, anche in migliore, è deperibilissimo ed ha una durata di pochi anni. Gli scandali personali del Cav. ed alcune gestioni locali non brillantissime hanno poi appannato ulteriormente il marchio Pdl, che deve essere sostituito, pena una batosta elettorale da ricordarsela per il centrodestra italiano. I Moderati (anche senza l'articolo, ma una piccola formazione così denominata esiste già e si porrebbe il problema del copyright) potrebbe essere un discreto brand, ma con buona probabilità Berlusconi vuole testare un'ultima volta la sigla Pdl in questa tornata elettorale amministrativa (dove molti giochi sono sostanzialmente fatti a favore del centrosinistra) per capire quanto sia logora da un lato ed evitare di bruciare troppo presta l'idea che sicuramente già gli frulla in mente dall'altro. Perché, a conoscerlo bene, è chiaro che il nome, il logo ed il colori del nuovo movimento sono già in via di definizione e saranno prontissimi per le politiche 2013.  

Numbers di Sicilia: nuovo sondaggio Demopolis sulle correnti preferenze politiche nell’Isola

Scritto da: il 14.11.11 — 1 Commento
È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche Demopolis. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia.  Intanto è bene evidenziare come per il 71% dei siciliani le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di premier siano state opportune. Per quanto  riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il Popolo della Libertà si attesta al 25% dei consensi, il Partito Democratico al 20%, il Movimento per le Autonomie al 14%, l'Unione di Centro al 9.5%. Come sempre, il primo "partito" dell'Isola rimane quello degli indecisi. Il 71% dei siciliani ritiene quindi che siano state opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi, nella convinzione - ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati - che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare. «L'opinione pubblica siciliana - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come Mario Monti: il 65% dei siciliani ribadisce l’urgenza di un piano, credibile e socialmente equo, per la crescita economica del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento». Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, ...

Riflessioni sul possibile governo Monti

Scritto da: il 11.11.11 — 6 Commenti
In tutta franchezza, dico subito che all'ipotesi, ormai certa, di un governo (tecnico o tecnico-politico che sarà) a guida Mario Monti avrei preferito quella di un governo politico a guida Gianni Letta o Angelino Alfano. Capisco le remore di Silvio Berlusconi nell'utilizzare quest'ultimo in tale caotica fase (il comprensibile timore è di "bruciarlo", dovendo Alfano, nelle intenzioni del Cav., guidare la prossima campagna elettorale nazionale del centrodestra italiano, Formigoni permettendo, ovviamente), ma la soluzione Monti, così gradita ai mercati (appunto perché così gradita ai mercati) mi rende assai perplesso. Con Monti, sia chiaro, stiamo per cedere la nostra sovranità popolare ad un uomo, per carità, assolutamente perbene, capace e morale, sul quale grava però il sospetto d'essere il garante/portatore di interessi estranei a quelli del popolo italiano. Ex rettore dell'Università Bocconi, ex commissario europeo, Monti, specializzato alla Yale University, è dal 2005 international advisor della banca d'affari Goldman Sachs, che qualche responsabilità potrebbe anche avere avuto nella marea di vendite di Btp che ha colpito l'Italia. Tralascio la sua appartenenza alla Trilateral e le frequentazioni con i Bilderbergs, del tutto legittime, ma non si può non notare come sia la grande pressione internazionale (una pressione che di democratico ha ben poco) a volere Monti premier italiano quale possibile risolutore di tutta una serie di problemi. Ora, in democrazia, la soluzione dei problemi (e l'Italia sicuramente ne ha tanti) deve sempre essere politica e deve giungere attraverso il confronto/scontro/sintesi fra le diverse visioni, fra le diverse anime di un Paese. Certo, il nostro Parlamento oggi è il frutto di una legge elettorale liberticida, concertata da Silvio Berlusconi e Walter Veltroni al solo fine di escludere comunisti e socialisti da Camera e Senato. Ed allora si cambi legge/sistema elettorale e si torni al voto, ridando alla gente la possibilità di esprimersi in merito alle ...

Stancanelli: delicatezza vo cercando

Scritto da: il 09.07.11 — 1 Commento
Su La Sicilia di oggi, il quotidiano di Catania, si può leggere (a p. 38 del dorso etneo) una interessante intervista, firmata da Giuseppe Bonaccorsi, al sindaco della città, Raffaele Stancanelli, senatore Pdl. «Non so se è delicato o meno, col sindaco in carica, pensare già alle candidature» afferma il primo cittadino. Verrebbe da parafrasare "delicatezza vo cercando" ... Certo, dal (più che legittimo, per carità) punto di vista di monsignor della Casa, Raffaele Stancanelli ha pienamente ragione. Parlare di candidati sindaci di centrodestra quando quello in carica è pure lui di centrodestra ed ancora potrebbe correre per un ulteriore mandato non è troppo di classe. Ma se la rivoluzione non è un pranzo di gala, come diceva Mao, nemmeno lo scontro per la principale poltrona di una città è un cocktail party, quindi ... In ogni caso, ciò su cui il sindaco-senatore dovrebbe ragionare è che il vero dato politico della vicenda è appunto che nessuno nel centrodestra siciliano ritiene nemmeno alla lontana possibile una sua riconferma. Per carità, accadde anche con Umberto Scapagnini qualche mese prima che scadesse il suo primo mandato. Fra ottobre e dicembre 2004 nessuno dentro il Polo delle Libertà avrebbe dato un penny per la rielezione del farmacologo a Palazzo degli Elefanti. Eppure Scapagnini riuscì a battere lo scetticismo degli alleati, venne ricandidato e, pur con qualche ombra, vinse. Bene, è accaduto, vero. Il che, ragionamento cabalistico (o statistico) vuole, rende molto improbabile che possa riaccadere. Inoltre, la personalità dei due politici è incomparabile, sia chiaro. E le condizioni del maggio 2005 (con l'intervento di Berlusconi quale "kingmaker" e la forte ascesa della stella autonomista lombardiana) irripetibili. Oggi il tocco di Berlusconi è ormai quello di un re Mida ad contrario. Ed anche la capacità di mobilitàzione di Raffaele Lombardo non è quella di 6 anni ...

Non esiste più l’elettorato di centrodestra (tranne in Sicilia)

Scritto da: il 30.05.11 — 2 Commenti
La lunga battaglia per le amministrative 2011 si è conclusa davvero male per Silvio Berlusconi. La perdita di Milano e Napoli (dove il candidato conservatore, Giovanni Lettieri, è stato letteralmente umiliato dall'outsider Luigi de Magistris) ha un altissimo valore simbolico, ma anche pratico. Altri gestiranno infatti il denaro dell'Expo 2015 e questo è sicuramente un brutto colpo per il sistema di potere del Cav. in Lombardia. Dire che lo scontento imperversa fra le fila del Pdl non rende l'idea di quel che sta accadendo all'interno del primo partito italiano e nei prossimi giorni il caos certamente sarà sommo. Che cosa è successo? Come già chiaro 15 giorni fa, l'elettorato è stanco dell'estremismo verbale del premier. Ed è stanco della sua ossessione per i giudici. La gente non ritiene affatto la riforma del nostro sistema giudiziario una priorità per il Paese. Tutt'altro. Più in generale, poi, c'è da osservare come si stia sciogliendo come neve al sole il blocco di consenso per il centrodestra. Detta altrimenti, c'è seriamente da chiedersi se in Italia esista ancora un elettorato di centrodestra. La stessa domanda - anche se oggi sicuramente in misura minore che qualche mese fa - è da porsi per il centrosinistra, mentre sinistra e centro sembrano stare oggi assai meglio in salute (di una destra reale in questo momento è ancora prematuro parlare, ma un serio tentativo di ri-crearla su solide basi è in atto, lo sappiamo). Unico odierno raggio di sole per Berlusconi è quindi l'ottimo risultato con il quale il candidato Pdl a sindaco di Ragusa (Nello Dipasquale, già in carica) ha vinto, confermando come l'Isola sia per il Cav. un vero e proprio "granaio". Ma attenzione, il dato di Ragusa è assai particolare, perché riguarda un uomo capace, molto amato in città in maniera trasversale e che ha amministrato benissimo ...

Italia, caos per nulla calmo

Scritto da: il 19.05.11 — 0 Commenti
Ieri il governo Berlusconi alla Camera dei Deputati è stato battuto 5 volte. "Latitanti" i Responsabili, che, del tutto incuranti del nome che si sono scelti, hanno dato prova di ben scarsa affidabilità. Dal canto suo, il Terzo Polo, mortificato dalle urne nelle sue ambizioni più audaci, ha dichiarato che ai ballottaggi non si schiererà, vanificando la possibilità, là dove questa è concreta, di fare da classico "ago della bilancia". Per inciso, unica ragione del "terzopolismo" in un sistema di fatto bipolare. Insomma, un'armata Brancaleone. Lo ha capito bene l'ex ministro delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi, che ha abbandonato Futuro e Libertà. La stessa scelta di non scegliere ha fatto il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che si rivela sempre più nella sua natura di soggetto antisistema e basta. Come dare torto a chi dice che sostenere i grillini è sprecare il proprio voto? Insomma, il caos politico in Italia è ormai ai livelli di guardia. Soprattutto perché Umberto Bossi pare proprio sull'orlo del perdere la pazienza. Il suo «non affondo con il Pdl» ha davvero il suono della campane a morto per il governo Berlusconi. Ovviamente nessuno prenderà decisioni drastiche fino ai ballottaggi, ma è chiaro che, se a fine mese il centrodestra dovesse perdere Milano, l'asse Lega Nord-Comunione e Liberazione (che esiste, nonostante le pur frequenti schermaglie di facciata fra i leghisti e Roberto Formigoni) andrebbe subito in cerca di teste da mozzare. Dalle parti di Arcore ... Umberto Bossi e Roberto Formigoni, i veri azionisti di maggioranza del governo Berlusconi

Ragusa atomica? No, casomai forno a microonde che ha squagliato il Terzo Polo

Scritto da: il 26.03.11 — 0 Commenti
Ragusa, gioiello di ordine e sviluppo economico che manco sembra d'essere in Sicilia, a fine maggio voterà per il rinnovo del Consiglio Comunale e della carica di sindaco. In piccolo, nel capoluogo ibleo, già nel decidere le candidature si sono affrontati (talora risolvendoli, talora no) molti dei nodi salienti della politica isolana, a cominciare dalla sorte del cosiddetto Terzo Polo, letteralmente morto nella culla. Cominciamo con il dire che la campagna elettorale ragusana è sicuramente anomala, tanto è scontata la rielezione di Nello Dipasquale, che gli ultimi sondaggi danno al 60% delle simpatie fra i concittadini. Il sindaco in carica non dorme sugli allori, però, e – come ha dichiarato durante un nostro colloquio - preferisce muoversi come se i sondaggi non esistessero, ascoltando la gente «per raccoglie idee e progetti utili al completamento del programma elettorale». Programma che ha illustrato ieri pomeriggio alla Camera di Commercio. Tema caldo anche il nucleare, visto che le polemiche in merito post terremoto in Giappone sono giunte fino a Ragusa. In merito, Dipasquale ha evidenziato come «la giunta municipale, proprio in considerazione dei rischi che inevitabilmente comporta la produzione di energia atomica, ha sancito più di un anno fa, con la delibera n. 37 del 28 gennaio 2010, il proprio parere contrario alla realizzazione di impianti nucleari nel territorio ragusano». Il sindaco lo ripete spesso in questi giorni, perché nel clima teso di campagna elettorale c’è anche chi vorrebbe farlo passare per “filo atomo”. «Allusione del tutto gratuita» che il primo cittadino respinge con forza. Insomma, nessuna Ragusa atomica, perché su questo sono tutti d'accordo. Nonostante un risultato delle elezioni sostanzialmente già scritto, però, tanti sono i veleni in queste settimane di campagna. Gli autonomisti di Raffaele Lombardo hanno infatti deciso di contrapporre a Dipasquale, che pure era stato appoggiato dall'Mpa nel 2006, un candidato, Salvatore ...

Irlanda, siglato accordo per un governo trasversale

Scritto da: il 08.03.11 — 0 Commenti
I leader dei due partiti vincitori alle elezioni politiche irlandesi, il Fine Gael (di centrodestra) ed il Labour Party (di centrosinistra) hanno siglato un accordo per formare un governo di coalizione. Si tratterà di un esperimento trasversale che in Italia sarebbe impensabile, ma che in genere è diffuso in giro per l'Europa. Enda Kenny, segretario del Fine Gael, sarà il nuovo primo ministro. Difficile il suo compito dopo il lungo governo del Fianna Fail, la formazione che ha subito una pesante sconfitta alle urne per essere stata giudicata responsabile della pesante crisi economica che ha colpito il Paese nel 2010. Kenny sembra l'uomo nuovo della politica irlandese, ma l'assoluto rigore che serve a Dublino non lo aiuterà di sicuro nei rapporti con la gente, esasperata da mesi e mesi di pesanti ristrettezze. La "tigre celtica" ha le unghie spuntate ed il miracolo degli anni '90 di cui l'Irlanda è stata protagonista (osannato dai media internazionali, ma oggettivamente dalle basi assai fragili, perché fondato su salari del tutto inadeguati dei lavoratori, sfruttati a livelli indegni per il nostro continente) è davvero difficile che possa ripetersi nel breve periodo.

Quant’è veloce oggi il deperimento di un brand

Scritto da: il 22.12.10 — 0 Commenti
Quella che sembrava un'idea vincente, in grado di attraversare la politica italiana per almeno un decennio lasciando il segno, sta rapidamente invecchiando e perdendo pezzi. L'odierno abbandono del Popolo della Libertà da parte del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacono (destinazione Forza del Sud?) - arrivato appena il giorno dopo le clamorose perplessità avanzate da Silvio Berlusconi sul Pdl, innanzitutto come brand politico - ne è prova di peso. Per il premier, qualsiasi suggerimento per un nuovo nome della formazione di centro-destra è benvenuto. Ovvero, il Cav. è pronto a rottamare anzitempo la sua creatura, che è durata poco più di 3 anni (Forza Italia circa 14). Insomma, davvero oggi il deperimento di un marchio è assai veloce. Si può dire che resiste solo Coca Cola, insieme ad uno sparuto gruppo di termini inossidabili. Ma ormai neanche i geni del marketing che stanno dietro Berlusconi riescono a pensare un brand che realmente possa accompagnare una forza politica per alcune legislature.

Verso nuove elezioni: debolezza Pdl e forza Lega in un sondaggio Swg

Scritto da: il 21.10.10 — 2 Commenti
Al punto in cui è la politica italiana oggi, molti analisti scommettono sull'eventualità di elezioni legislative anticipate in primavera. Un fresco sondaggio Swg (realizzato con metodologia C.a.t.i.-C.a.w.i. su di un campione rappresentativo della popolazione italiana con diritto di voto di 2.000 persone) tratteggia un quadro di grande instabilità, con la possibile vittoria del centrodestra, ma senza raggiungere la maggioranza al Senato, e l'alleanza Pdl-Lega Nord-La Destra che si fermerebbe a quota 140 seggi (il quorum è a 159). Nel dettaglio, il Popolo della Libertà sarebbe tra il 26 ed il 28%, assai debole rispetto al recente passato, mentre la Lega Nord, in potente crescita nelle simpatie degli italiani, sarebbe tra il 12 e 13%, un trend che a mio avviso ha ancora ottimi margini di miglioramento. Una simile percentuale significherebbe una Lega primo partito in Veneto, anche oltre il dato delle ultime elezioni regionali, ed al pari del Pdl in Lombardia. Secondo il sondaggio, il Carroccio salirebbe poi nelle preferenze anche in 3 classiche regioni "rosse", la Toscana, l'Umbria e le Marche. L'idea che ci si può fare degli odierni equilibri politici in Italia è sostanzialmente quella di una crescita generalizzata a scapito della (ormai ex) corazzata Pdl. Perché nel sondaggio non perde il centrodestra in generale, ma è debole proprio la creatura di Silvio Berlusconi, con i suoi voti che comunque non vanno tutti alla Lega di Umberto Bossi (La Destra di Francesco Storace e Nello Musumeci, ad esempio, è al 2%). In ogni caso, il totale della coalizione liberalconservatrice sarebbe oggi tra il 40 ed il 43%, con maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati, ma non al Senato. Quanto al centro dell'asse politico italiano, Futuro e Libertà di Gianfranco Fini si collocherebbe tra il 6 e il 7%, superando l'Udc di Pier Ferdinando Casini (che ha di recente perso il "granaio" ...

Svezia, il tramonto di una idea forte, anzi fortissima

Scritto da: il 21.09.10 — 0 Commenti
Le elezioni di domenica scorsa in Svezia hanno lasciato il Paese scandinavo in una impasse inusuale a quelle latitudini, uno stallo dal quale si potrà uscire solo attraverso una paziente concertazione tra le varie forze politiche presenti in Parlamento. A vincere le consultazioni è stato il rassemblement di centrodestra, guidato dal premier uscente Frederik Reinfeldt (per inciso il primo non socialdemocratico mai confermato alla guida del Paese nelle secolare storia delle democrazia svedese), ma fermandosi al 49.2% dei voti e senza quindi riuscire a raggiungere la maggioranza assoluta. A questo punto, alla coalizione governativa verranno assegnati 172 seggi su 349. Una situazione che di certo non permette a Reinfeldt di andare avanti autonomamente. Il centrosinistra, invece, guidato dall'"azionista di maggioranza" socialdemocratico, ha raggiunto il 43.6% delle preferenze, conquistando 157 seggi. Non buoni per governare, ma utilissimi per un'opposizione dura. Ago della bilancia, a questo punto, potrebbero divenire i Democratici di Svezia, il partito di estrema destra xenofoba che è riuscito ad entrare in Parlamento con il 5.7% delle preferenze e 20 seggi. Sparito dalla scena il Partito Pirata, che pure alle elezioni europee dell'anno scorso aveva avuto un ottimo risultato, ottenendo anche un deputato a Strasburgo. Ovviamente, il primo ministro Reinfeldt vorrebbe evitare la scomoda alleanza governativa con l'estrema destra anti-immigrazione, ma i Verdi verso cui è orientato al momento non sembrano ricambiare l'attenzione. Di certo, però, con la sua riconferma alla premiership gli svedesi hanno voltato definitivamente pagina ed il mito del Partito Socialdemocratico che fu di Olof Palme sembra davvero essere tramontato, almeno a Stoccolma. Peccato, perché si trattava  e si tratta ancora di una idea fortissima, l'idea che ha fatto grande nel Novecento l'intera Europa del Nord.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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