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Ma che cosa pensavano gli usuali partiti greci (centrodestra e centrosinistra), di poter vincere le elezioni più delicate della storia del Paese dopo il macello sociale che hanno messo in atto negli anni e nei mesi scorsi? I classici politici di governo non sono riusciti a raccogliere abbastanza consensi per formare una coalizione dopo il voto di ieri ed ora siamo al paradosso di Antonis Samaras, il leader di Nuova Democrazia (il partito conservatore) che ha l'incombenza, più che l'incarico, di formare il nuovo esecutivo. Nuova Democrazia, per inciso, ha avuto il 18.8% dei voti, con il premio è arrivata appena a 108 deputati, ma ce ne vogliono 151 per un governo.
I conservatori di Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok, le formazioni che si sono alternate alla guida della Grecia negli ultimi decenni e che sono, fattore non da poco, gli unici fra i partiti maggiori a sostenere il programma di salvataggio/strozzinaggio targato Ue-Fmi che sta affondando la Grecia, hanno ottenuto insieme meno del 33% dei voti e solo 150 dei 300 seggi parlamentari a disposizione. Un governo di coalizione nazionale solo con loro andrebbe quindi in minoranza ad ogni stormir di fronda.
Per riuscire a rinnovare la loro gracile "grande coalizione" dovranno quindi ottenere l'appoggio di altre formazioni, ma l'impresa appare davvero ardua. Ogni possibile intreccio sembra infatti destinato ad avere vita governativa assai breve. Il rischio è che la Grecia precipiti in una infinita incertezza politica. Il che potrebbe avvicinare il collasso del debito europeo complessivo.
Samaras ha in queste ore invocato un governo di unità nazionale per l'Europa con l'intento di mantenere il Paese nella zona euro, obiettivo condiviso anche dal leader del Pasok Evangelos Venizelos. Di contro, i partiti minori che hanno vinto le elezioni sono tutti contro il piano di salvataggio Ue-Fmi. Il problema è che ...
La reale incognita della politica italiana è ormai da mesi il futuro del Popolo della Libertà. Lo sanno tutti gli addetti ai lavori, ma il punto fatica ad entrare nell'agenda di Silvio Berlusconi e fors'anche in quella di Angelino Alfano. Ieri, ad esempio, si è svolto un incontro dello stato maggiore del movimento e il Cav. ha tenuto a ribadire che il simbolo del Pdl sarà presente nelle prossime elezioni amministrative. Si tratta di «voci fantasiose», a sentire Berlusconi, quelle che lo danno come in via di rottamazione. «Eventuali liste civiche - ha precisato l'ex premier - saranno valutate zona per zona, ma solo come supporto al Pdl, mai in sua sostituzione».
Si allontana quindi la trasformazione del Pdl in qualcos'altro, senza considerare (il che è strano per un esperto di marketing come Berlusconi) che ormai in Italia, eccezion fatta per la Lega Nord, un brand politico, anche in migliore, è deperibilissimo ed ha una durata di pochi anni. Gli scandali personali del Cav. ed alcune gestioni locali non brillantissime hanno poi appannato ulteriormente il marchio Pdl, che deve essere sostituito, pena una batosta elettorale da ricordarsela per il centrodestra italiano. I Moderati (anche senza l'articolo, ma una piccola formazione così denominata esiste già e si porrebbe il problema del copyright) potrebbe essere un discreto brand, ma con buona probabilità Berlusconi vuole testare un'ultima volta la sigla Pdl in questa tornata elettorale amministrativa (dove molti giochi sono sostanzialmente fatti a favore del centrosinistra) per capire quanto sia logora da un lato ed evitare di bruciare troppo presta l'idea che sicuramente già gli frulla in mente dall'altro. Perché, a conoscerlo bene, è chiaro che il nome, il logo ed il colori del nuovo movimento sono già in via di definizione e saranno prontissimi per le politiche 2013.
È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche Demopolis. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia. Intanto è bene evidenziare come per il 71% dei siciliani le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di premier siano state opportune. Per quanto riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il Popolo della Libertà si attesta al 25% dei consensi, il Partito Democratico al 20%, il Movimento per le Autonomie al 14%, l'Unione di Centro al 9.5%. Come sempre, il primo "partito" dell'Isola rimane quello degli indecisi.
Il 71% dei siciliani ritiene quindi che siano state opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi, nella convinzione - ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati - che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare.
«L'opinione pubblica siciliana - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come Mario Monti: il 65% dei siciliani ribadisce l’urgenza di un piano, credibile e socialmente equo, per la crescita economica del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento».
Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, ...
Chiamiamolo fattore Grillo o Cinque Stelle, il prodotto finale non cambia. Il movimento antipolitico ed anticasta creato dal genovese Beppe Grillo ha condizionato e condizionerà sempre più i risultati elettorali del centrosinistra italiano, che già di suo negli ultimi anni non si è certo mostrato ai simpatizzanti quale corazzata invincibile. La riconferma ieri del pidiellino Angelo Iorio alla guida del Molise con uno scarto dello 0.79% dei voti rispetto al competitor democratico Paolo Di Laura Frattura la dice lunga in merito. Con il supporto di quel 5.60% dei suffragi andati al grillino Antonio Federico, il candidato del centrosinistra avrebbe vinto senz'altro. Ma intanto l'uomo di Grillo c'era ed il Pdl ha mantenuto la Regione Molise, così come nel 2010 il leghista Roberto Cota era riuscito, sempre grazie alla presenza di un candidato grillino, a battere Mercedes Bresso, presidente uscente del Piemonte con il centrosinistra.
Assodato come Grillo tolga volta al centrosinistra e non certo al centrodestra, i timori in casa democratica a questo punto si fanno pesanti. Se si dovesse andare a votare per le legislative con l'attuale legge elettorale, infatti, soprattutto al Senato il Movimento Cinque Stelle potrebbe causare un gravissimo danno al Partito Democratico. Insomma, urge trovare un accordo con Grillo, ma l'impresa sembra impossibile. Nato per demolire un sistema politico bloccato, a torto o a ragione considerato irriformabile, il Movimento Cinque Stelle difficilmente addiverrà a patti. Con il risultato di dare una grossa mano al Pdl. I sondaggi danno il berlusconismo in forte calo, ma il fattore Grillo davvero potrebbe venire in suo aiuto in maniera consistente. Pier Luigi Bersani lo sa, ma ha davvero ben poco da fare per impedirlo. Grillo oggi ha il potere di un kingmaker unito alla determinazione assoluta a non usarlo. Da qualsiasi parte si guardi la vicenda, l'esito sarà un grosso danno ...
Non vi è stato in Turchia, alle elezioni politiche, il plebiscito che si attendevano i vertici dell'Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo islamico moderato guidato dal premier Recep Tayyip Erdogan. Scampato pericolo per la laica Turchia, quindi, con la formazione "demoislamica" che ieri ha conquistato il 50.1% dei voti, ma ha dovuto comunque subire la crescita dell'opposizione in quanto a seggi conquistati. Anzi, l'Akp, pur con un ottimo risultato percentuale, è al minimo storico mai conseguito di presenze, 326, non sufficiente per condurre in porto il progetto, invero ben poco liberale, di portare avanti in solitaria un pacchetto di delicate riforme costituzionali allo studio da anni, visto che la quota minima per una manovra di questo tipo è di 330 deputati (con conferma referendaria).
Insomma, Erdogan dovrà cercare l'appoggio di un altro dei partiti presenti in Parlamento, visto che le opposizioni sono andate bene. Il Chp (centrosinistra), sotto la guida di Kemal Kilicdaroglu, ha sfiorato il 26% (aveva avuto il 20.8% alle elezioni del 2007), conquistando 135 deputati. Ottima anche la prova dei nazionalisti del Mhp, che hanno mantenuto invariati i consensi del 2007 (13% e 54 deputati, in barba allo scandalo sessuale scoppiato in piena campagna elettorale). Vi è poi stata l'esplosione dei candidati indipendenti eletti, giunti a 35 (mai successo prima). Di questi molti, circa 30, sono curdi.
La lunga battaglia per le amministrative 2011 si è conclusa davvero male per Silvio Berlusconi. La perdita di Milano e Napoli (dove il candidato conservatore, Giovanni Lettieri, è stato letteralmente umiliato dall'outsider Luigi de Magistris) ha un altissimo valore simbolico, ma anche pratico. Altri gestiranno infatti il denaro dell'Expo 2015 e questo è sicuramente un brutto colpo per il sistema di potere del Cav. in Lombardia. Dire che lo scontento imperversa fra le fila del Pdl non rende l'idea di quel che sta accadendo all'interno del primo partito italiano e nei prossimi giorni il caos certamente sarà sommo.
Che cosa è successo? Come già chiaro 15 giorni fa, l'elettorato è stanco dell'estremismo verbale del premier. Ed è stanco della sua ossessione per i giudici. La gente non ritiene affatto la riforma del nostro sistema giudiziario una priorità per il Paese. Tutt'altro. Più in generale, poi, c'è da osservare come si stia sciogliendo come neve al sole il blocco di consenso per il centrodestra. Detta altrimenti, c'è seriamente da chiedersi se in Italia esista ancora un elettorato di centrodestra. La stessa domanda - anche se oggi sicuramente in misura minore che qualche mese fa - è da porsi per il centrosinistra, mentre sinistra e centro sembrano stare oggi assai meglio in salute (di una destra reale in questo momento è ancora prematuro parlare, ma un serio tentativo di ri-crearla su solide basi è in atto, lo sappiamo).
Unico odierno raggio di sole per Berlusconi è quindi l'ottimo risultato con il quale il candidato Pdl a sindaco di Ragusa (Nello Dipasquale, già in carica) ha vinto, confermando come l'Isola sia per il Cav. un vero e proprio "granaio". Ma attenzione, il dato di Ragusa è assai particolare, perché riguarda un uomo capace, molto amato in città in maniera trasversale e che ha amministrato benissimo ...
Ragusa, gioiello di ordine e sviluppo economico che manco sembra d'essere in Sicilia, a fine maggio voterà per il rinnovo del Consiglio Comunale e della carica di sindaco. In piccolo, nel capoluogo ibleo, già nel decidere le candidature si sono affrontati (talora risolvendoli, talora no) molti dei nodi salienti della politica isolana, a cominciare dalla sorte del cosiddetto Terzo Polo, letteralmente morto nella culla.
Cominciamo con il dire che la campagna elettorale ragusana è sicuramente anomala, tanto è scontata la rielezione di Nello Dipasquale, che gli ultimi sondaggi danno al 60% delle simpatie fra i concittadini. Il sindaco in carica non dorme sugli allori, però, e – come ha dichiarato durante un nostro colloquio - preferisce muoversi come se i sondaggi non esistessero, ascoltando la gente «per raccoglie idee e progetti utili al completamento del programma elettorale». Programma che ha illustrato ieri pomeriggio alla Camera di Commercio. Tema caldo anche il nucleare, visto che le polemiche in merito post terremoto in Giappone sono giunte fino a Ragusa.
In merito, Dipasquale ha evidenziato come «la giunta municipale, proprio in considerazione dei rischi che inevitabilmente comporta la produzione di energia atomica, ha sancito più di un anno fa, con la delibera n. 37 del 28 gennaio 2010, il proprio parere contrario alla realizzazione di impianti nucleari nel territorio ragusano». Il sindaco lo ripete spesso in questi giorni, perché nel clima teso di campagna elettorale c’è anche chi vorrebbe farlo passare per “filo atomo”. «Allusione del tutto gratuita» che il primo cittadino respinge con forza. Insomma, nessuna Ragusa atomica, perché su questo sono tutti d'accordo.
Nonostante un risultato delle elezioni sostanzialmente già scritto, però, tanti sono i veleni in queste settimane di campagna. Gli autonomisti di Raffaele Lombardo hanno infatti deciso di contrapporre a Dipasquale, che pure era stato appoggiato dall'Mpa nel 2006, un candidato, Salvatore ...
I leader dei due partiti vincitori alle elezioni politiche irlandesi, il Fine Gael (di centrodestra) ed il Labour Party (di centrosinistra) hanno siglato un accordo per formare un governo di coalizione. Si tratterà di un esperimento trasversale che in Italia sarebbe impensabile, ma che in genere è diffuso in giro per l'Europa. Enda Kenny, segretario del Fine Gael, sarà il nuovo primo ministro. Difficile il suo compito dopo il lungo governo del Fianna Fail, la formazione che ha subito una pesante sconfitta alle urne per essere stata giudicata responsabile della pesante crisi economica che ha colpito il Paese nel 2010.
Kenny sembra l'uomo nuovo della politica irlandese, ma l'assoluto rigore che serve a Dublino non lo aiuterà di sicuro nei rapporti con la gente, esasperata da mesi e mesi di pesanti ristrettezze. La "tigre celtica" ha le unghie spuntate ed il miracolo degli anni '90 di cui l'Irlanda è stata protagonista (osannato dai media internazionali, ma oggettivamente dalle basi assai fragili, perché fondato su salari del tutto inadeguati dei lavoratori, sfruttati a livelli indegni per il nostro continente) è davvero difficile che possa ripetersi nel breve periodo.
Al punto in cui è la politica italiana oggi, molti analisti scommettono sull'eventualità di elezioni legislative anticipate in primavera. Un fresco sondaggio Swg (realizzato con metodologia C.a.t.i.-C.a.w.i. su di un campione rappresentativo della popolazione italiana con diritto di voto di 2.000 persone) tratteggia un quadro di grande instabilità, con la possibile vittoria del centrodestra, ma senza raggiungere la maggioranza al Senato, e l'alleanza Pdl-Lega Nord-La Destra che si fermerebbe a quota 140 seggi (il quorum è a 159).
Nel dettaglio, il Popolo della Libertà sarebbe tra il 26 ed il 28%, assai debole rispetto al recente passato, mentre la Lega Nord, in potente crescita nelle simpatie degli italiani, sarebbe tra il 12 e 13%, un trend che a mio avviso ha ancora ottimi margini di miglioramento. Una simile percentuale significherebbe una Lega primo partito in Veneto, anche oltre il dato delle ultime elezioni regionali, ed al pari del Pdl in Lombardia. Secondo il sondaggio, il Carroccio salirebbe poi nelle preferenze anche in 3 classiche regioni "rosse", la Toscana, l'Umbria e le Marche.
L'idea che ci si può fare degli odierni equilibri politici in Italia è sostanzialmente quella di una crescita generalizzata a scapito della (ormai ex) corazzata Pdl. Perché nel sondaggio non perde il centrodestra in generale, ma è debole proprio la creatura di Silvio Berlusconi, con i suoi voti che comunque non vanno tutti alla Lega di Umberto Bossi (La Destra di Francesco Storace e Nello Musumeci, ad esempio, è al 2%). In ogni caso, il totale della coalizione liberalconservatrice sarebbe oggi tra il 40 ed il 43%, con maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati, ma non al Senato.
Quanto al centro dell'asse politico italiano, Futuro e Libertà di Gianfranco Fini si collocherebbe tra il 6 e il 7%, superando l'Udc di Pier Ferdinando Casini (che ha di recente perso il "granaio" ...
Le elezioni di domenica scorsa in Svezia hanno lasciato il Paese scandinavo in una impasse inusuale a quelle latitudini, uno stallo dal quale si potrà uscire solo attraverso una paziente concertazione tra le varie forze politiche presenti in Parlamento. A vincere le consultazioni è stato il rassemblement di centrodestra, guidato dal premier uscente Frederik Reinfeldt (per inciso il primo non socialdemocratico mai confermato alla guida del Paese nelle secolare storia delle democrazia svedese), ma fermandosi al 49.2% dei voti e senza quindi riuscire a raggiungere la maggioranza assoluta. A questo punto, alla coalizione governativa verranno assegnati 172 seggi su 349. Una situazione che di certo non permette a Reinfeldt di andare avanti autonomamente.
Il centrosinistra, invece, guidato dall'"azionista di maggioranza" socialdemocratico, ha raggiunto il 43.6% delle preferenze, conquistando 157 seggi. Non buoni per governare, ma utilissimi per un'opposizione dura. Ago della bilancia, a questo punto, potrebbero divenire i Democratici di Svezia, il partito di estrema destra xenofoba che è riuscito ad entrare in Parlamento con il 5.7% delle preferenze e 20 seggi. Sparito dalla scena il Partito Pirata, che pure alle elezioni europee dell'anno scorso aveva avuto un ottimo risultato, ottenendo anche un deputato a Strasburgo.
Ovviamente, il primo ministro Reinfeldt vorrebbe evitare la scomoda alleanza governativa con l'estrema destra anti-immigrazione, ma i Verdi verso cui è orientato al momento non sembrano ricambiare l'attenzione. Di certo, però, con la sua riconferma alla premiership gli svedesi hanno voltato definitivamente pagina ed il mito del Partito Socialdemocratico che fu di Olof Palme sembra davvero essere tramontato, almeno a Stoccolma. Peccato, perché si trattava e si tratta ancora di una idea fortissima, l'idea che ha fatto grande nel Novecento l'intera Europa del Nord.
Si è svolta tutta all'insegna di legalità e giustizia la prima giornata di “italiainmovimento”, la kermesse nazionale de La Destra inaugurata ieri pomeriggio a Taormina dal presidente nazionale Teodoro Buontempo, dal segretario Francesco Storace e dal leader siciliano Nello Musumeci.
La prima tavola rotonda della manifestazione (“Giustizia e legalità: tornare all'etica della responsabilità”) ha visto alcuni dei giuristi più insigni del Paese fare il punto della situazione sul processo di riforma in atto del nostro sistema giudiziario.
Il senatore democratico Enzo Bianco ha stigmatizzato il fatto che «in politica oggi è sparito il confronto, cosa gravissima». L'ex sindaco di Catania ha poi evidenziato l'anomalia tutta italiana del dibattito sulla giustizia: «il centrodestra pensa solo alla difesa di Silvio Berlusconi, di contro il centrosinistra, con riflessi parasindacali, pensa solo alla difesa dell'esistente. Entrambe le posizioni sono ovviamente inaccettabili».
Per l'avvocato penalista Enzo Trantino, a lungo anima del Movimento Sociale Italiano di Catania, «in Italia non solo tutti sono ottimi commissari tecnici della nazionale, ma pure giuristi esperti di riforme. Purtroppo, come sempre accade, anche in tale campo gli urlatori stanno prevalendo sui ragionatori, tanto da poter dire che ormai esiste una vera e propria specializzazione in “cialtronismo”».
Il senatore Pdl Roberto Centaro, vice presidente della Commissione Giustizia, ha sottolineato come «quando si accusa una parte delle Istituzioni di collusione con la mafia è già evidente la patologia del sistema. Tutto è divenuto lotta politica, tutto viene usato a tale fine, esclusivamente per abbattere l'altro, in un corto circuito che di sicuro non fa bene al Paese». «In ogni caso – ha proseguito Centaro – vero è che in Italia sono molto attivi quelli che io chiamo “i cavalieri dell'ideale”, ma è altrettanto vero che tutti questi ideali in giro mica si vedono, come dimostra ampiamente la vicenda di Montecarlo alla ribalta nelle ultime settimane».
Gianpiero D'Alia, ...
Confindustria Sicilia dopo Lo Bello e Lo Bello dopo Confindustria Sicilia. Dall'associazione degli imprenditori al BdS, passando per la Camera di Commercio di Siracusa, è tempo di mandati in scadenza per l'uomo simbolo dell'antimafia.
Sul futuro dell'imprenditore aretuseo voci e ipotesi fra le più disparate si rincorrono. E così c'è chi lo vede ai vertici nazionali dell'associazione e chi considera il suo astro al tramonto.
Oggi, oltre ad un editoriale da antologia del direttore Paolo Panerai sul corrente quadro politico italiano, su Milano Finanza Sicilia vi è una mia analisi degli scenari possibili, invero assai divergenti fra loro, attorno a Ivanhoe Lo Bello, grande risorsa morale e intellettuale per l'Isola, ma non esente da critiche e con un considerevole numero di avversari, dentro e fuori Confindustria.
Scelta politica quale candidato presidente del centrosinistra alle prossime elezioni regionali siciliane? Battaglia nazionale per la successione ad Emma Marcegaglia? Time out e (forse) declino di una personalità certo assai importante per la Sicilia, ma non universalmente apprezzata?
Ad oggi le ipotesi più accreditate prospettano per Lo Bello un ruolo nazionale nell'associazione degli industriali e/o una possibile, per non dire sicura, prorogatio ai vertici regionali degli imprenditori. Sullo sfondo la battaglia di dicembre per la Camera di Commercio di Siracusa. Il tutto in attesa che il quadro politico siciliano si chiarisca un po' di più.
[caption id="attachment_8830" align="aligncenter" width="281" caption="Ivanhoe Lo Bello"][/caption]
Archiviate con un grosso - e probabilmente anche insperato - successo le elezioni regionali di fine marzo, ecco riesplodere lo scontro di potere dentro il Pdl, con il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini divisi su tutto, ora anche sulle riforme istituzionali. All'accelerazione di Berlusconi sul presidenzialismo Fini risponde con una frenata e con la riproposizione del modello francese, anche come legge elettorale.
Per comprendere meglio le opzioni possibili, ecco sintetizzate le più diffuse forme istituzionali dell'Occidente.
Parlamentarismo italiano
In Italia vige un sistema parlamentare con un presidente del Consiglio che viene incaricato dal presidente della Repubblica (che è il capo dello Stato), riceve l'appoggio della maggioranza del Parlamento (formato dal Senato e dalla Camera dei Deputati) e governa il Paese appunto forte di tale appoggio. Il premier ha poteri sì esecutivi, ma limitati dai poteri anche di controllo, oltre che legislativi, del Parlamento. Il presidente della Repubblica ha funzioni di garanzia, rappresenta lo Stato, nomina il presidente del Consiglio del Ministro (il nostro premier) e promulga le leggi.
Cancellierato tedesco
Come nel nostro Paese, anche nel sistema parlamentare tedesco il presidente della Repubblica, eletto appunto dal Parlamento, è una carica di mera garanzia che deve solo assicurare l'equilibrio dei vari poteri e promulgare le leggi che il Bundestag approva.
La Germania è una federazione di Stati, in tedesco lender, ognuno con forte autonomia locale, dove il governo centrale, anche detto federale, è guidato da un cancelliere/primo ministro, che in genere è il leader del partito uscito vincente alle elezioni politiche.
Sempre come in Italia, però, il cancelliere è proposto dal presidente al Parlamento, che lo deve votare. In base alla Costituzione, il cancelliere detta l'azione di governo e fissa le direttive politiche generali. Anche in Germania, se il cancelliere non ha più i numeri per governare, è il presidente della Repubblica ...