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La crisi di General Motors come quella di Citigroup, un’occasione per riflettere sulla “mergermania”

Scritto da: il 28.05.09 — 7 Commenti
Secondo Bloomberg, il gigante automobilistico statunitense General Motors potrebbe far ricorso alla procedura di amministrazione controllata già da lunedì prossimo e quindi vendere la maggior parte dei suoi asset alla nuova società che dovrebbe nascere dalla procedura fallimentare. La casa automobilistica riceverà i fondi di finanziamento dal Tesoro Usa. Nel mentre sarà impegnata nella cessione degli asset alla nuova Gm, che sarà a sua volta controllata dal governo americano. Il piano è nei documenti presentati all'autorità di controllo dei mercati Usa, la Sec. Il tracollo di GM ricorda molto da vicino la profondissima crisi che qualche mese fa colpì il colosso più colosso di tutti, Citigroup, la megabanca americana che a novembre annunciò la necessità di tagliare altri 52 mila posti di lavoro, oltre i 23 mila già tagliati qualche mese prima, e nonostante questo rischiò ugualmente di fallire. Sei mesi fa solo le perdite derivanti dalla crisi dei mutui immobiliari e del credito al consumo superarono i 50 miliardi di dollari ed il calo in Borsa in una settimana toccò il 60% (72% nel mese di novembre), facendo precipitare il titolo sotto i 4 dollari ad azione contro i 55 dell'anno prima. È oltremodo evidente come ai problemi comuni di questa congiuntura terribile per tutti si era aggiunto per Citigroup l'aggravante di una struttura elefantiaca sempre meno giustificabile. Tant'è che si è ragionato e si ragiona nell'ordine di 75 mila licenziamenti senza temere contraccolpi in termini di funzionalità. Il che vuol palesemente dire che la burocrazia è tanta dentro il gigante newyorkese e di molti funzionari si può anche fare a meno. La crisi di General Motors o Citigroup può quindi essere letta anche quale crisi di quel modello di sviluppo (bancario ma non solo, come appunto dimostra il caso GM) che ha puntato a dimensioni ipertrofiche trovandosi ora drammaticamente impantanato. Insomma, occorre una volta per tutte dire chiaro e tondo che ...

Citigroup, GM, Yahoo!: terremoti a catena per l’economia globale

Scritto da: il 18.11.08 — 0 Commenti
Ormai qualcosa è andato in tilt nell'economia mondiale, con le Borse che non riescono a riprendersi, nonostante gli sforzi dei governi, e le pessime notizie che si susseguono a raffica dalle corporation più potenti. Ieri Citigroup, che di fatto è la prima banca del pianeta, ha annunciato l'intenzione di tagliare 52 mila posti di lavoro. Notizia grossa che ha depresso i mercati, ma che diviene di poco conto rispetto ai 3 milioni di lavoratori che rischierebbero di perdere il lavoro qualora la General Motors dovesse fallire. Eventualità per nulla remota, sia chiaro. Oggi è poi giunta la notizia del caos scoppiato dentro Yahoo!, la multinazionale del Web. Jerry Yang, amministratore delegato e co-fondatore del gruppo insieme a David Filo, si è dimesso. Ha pagato la mancata fusione con Microsoft, che molti dentro la sua azienda vedevano come una immensa occasione. Perché a maggio Yang ha di fatto rifiutato una offerta di Microsoft che valutava Yahoo! 31 dollari ad azione (per un totale di 47 miliardi di dollari per l'intera operazione). Dopo il no a Bill Gates, il valore del titolo Yahoo!, che a febbraio aveva toccato il 30 dollari, è sceso progressivamente fino ai 10.63 di ieri, per risalire leggermente nel post chiusura ad 11.10, alle prime notizie dell'uscita di scena di Yang.  Ora si cerca febbrilmente un suo sostituto all'altezza. Nel mentre, uno dei colossi più importanti della cosiddetta New Economy rimarrà pericolosamente senza guida.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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