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Un test elettorale assai importante si è tenuto ieri a Vienna e non è andato molto bene per i socialdemocratici, tradizionalmente più che vincenti nelle amministrative della capitale austriaca (che poi in effetti governa sull'intero land). Vi è stata infatti una buona affermazione della destra xenofoba, confermando un trend in atto in tutta Europa, quello della forte avanzata dei partiti estremisti e potenzialmente razzisti sull'onda emotiva dei tanti problemi connessi all'immigrazione extracomunitaria, in primis quello della sicurezza.
Stracciando pronostici e sondaggi, il leader della Fpoe, Heinz-Christian Strache, ex braccio destro di Joerg Haider, ha ottenuto un'ottima prestazione, mentre il partito socialdemocratico Spoe del sindaco Michael Haeupl, in carica dal 1994, ha sì difeso il primo posto, ma ha comunque perso la maggioranza assoluta che deteneva ed ora per continuare a governare il land dovrà necessariamente aprire a degli alleati. Con assoluta certezza la scelta cadrà sui popolari dell'Oevp, replicando il modello della coalizione federale guidata dal premier socialdemocratico Werner Faymann.
I risultati parlano chiaro: la Spoe ottiene il 44.12% dei voti (-4.9% rispetto alle regionali nel 2005, quando aveva ottenuto il 49.1%), mentre al secondo posto, superando i popolari, si è piazzata la Fpoe con un risultato storico: 27.05%, in crescita del 12.22% rispetto alle regionali del 2005. La Oevp è invece giunta terza con il 13.24% (-5.53%), quarti i verdi con il 12.23% (-2.4%).
Dei 100 seggi del Parlamento del land la Spoe ne ottiene 49 (ne aveva 55, quindi ne perde 6), la Fpoe 29 (+16), la Oevp 12 (-6), i verdi 10 (-4).
Esclusione dal Parlamento regionale, invece, per due partiti minori, la Bzoe, l'Alleanza per il Futuro dell'Austria creata da Haider nel 2005 (una formazione di estrema destra sì, ma più moderata della Fpoe), che si è fermata all'1.4%, e i comunisti della Kpoe, arrivati ad ...
In questi giorni Walter Veltroni sta duramente attaccando il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, tanto da far temere una scissione.
Mi chiedo ... Nel 2008, grazie ad una assurda legge elettorale da lui voluta insieme a Silvio Berlusconi, il kennediano di ferro ha coronato il suo personalissimo sogno di un Parlamento italiano senza comunisti e socialisti. Che punti ora alle Camere senza democratici?
Chi mi conosce e mi legge sa quanto io, soprattutto per la mia durissima posizione sulle questioni di Law & Order, sia distante dal Partito Democratico. Eppure, oltre ad avere molti amici fidati che vi militano, negli anni ho detto e scritto più volte che quella del Pd è di certo la migliore idea politica mai nata in Italia da fine Ottocento ad oggi. Una idea tendente ad aggregare vari soggetti in vista di un unico partito liberal all'americana. Ho fieramente combattutto contro maggioritario ed uninominale, ma ben venga la semplificazione quando è intelligente. E quella che ha fatto nascere il Pd a mio avviso lo è.
Per le primarie di domenica 25 prossima, il Pd ha scelto un modello ben preciso, anche questo importato dagli Usa (dove vige in alcuni Stati), quello che prevede il voto non solo per gli iscritti, ma per tutti i cittadini elettori. Approfittando di tale opportunità, che è indubbio segnale di vero liberalismo, domenica andrò a votare. E voterò Pierluigi Bersani.
Voterò Bersani per tutta una serie di motivi. Innanzitutto perché ritengo che il centrosinistra italiano abbia finalmente bisogno di un leader che dica e faccia cose di sinistra. Ossia che, in primis, difenda con convinzione e capacità i diritti dei lavoratori, sotto tiro ormai da decenni in tutto l'Occidente, e si adoperi per creare altre possibilità occupazionali nel Paese, sottraendo all'oblio i tanti italiani che un lavoro non ce l'hanno affatto.
Inoltre, ho un ottimo ricordo di Bersani ministro, con tutta una serie di semplificazioni attuate nel nostro ordinamento, soprattutto in merito agli ordini professionali. Da accanito sostenitore della teoria delle 3 T (Talento, Tecnologia e Tolleranza) di Richard Florida quali motori di sviluppo economico ed umano non posso che plaudire alla riforma Bersani, che ha svecchiato in breve leggi antiche anche di un secolo.
Insomma, Bersani ...
Svolta a sinistra per la Grecia. I risultati definitivi delle elezioni danno infatti il Pasok (il Partito Socialista Ellenico) al 43.9% dei voti contro il 33.4% dei conservatori di Nea Demokratia. Si tratta di un ottimo risultato, corrispondente ad una differenza del 10.5%, ben al di là delle previsioni e dei sondaggi. Come sempre in Grecia, terra di radicate tradizioni anarchiche, forte l'astensione, che è stata del 32.2%.
Il Pasok ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, ovvero 160 deputati sui 300 totali (nel 2004 il risultato era stato del 38.1%, con 102 deputati). Prossimo premier sarà quindi George Papandreu, 57 anni, della storica dinastia politica socialista.
Pessimo il risultato per Nuova Democrazia, il partito del premier uscente Kostas Karamanlis (Nd), che si ferma al 33.4% dei voti (41.83% nel 2004), conquistando appena 91 seggi (ne aveva 152) e perdendo la guida del Paese.
Terzo partito quello dei comunisti del Kke, che ottengono il 7.5 e 21 deputati. A questi vanno ad aggiungersi quelli degli eurocomunisti di Syriza, che hanno il 4.5% dei voti con 13 rappresentanti.
All'estrema destra del Laos (quarto partito del Paese) è andato il 5.6% dei consensi (15 deputati), mentre i Verdi, fermi al 2.5%, non sono riusciti a superare lo sbarramento previsto del 3%.
In Portogallo lo scontro elettorale fra il socialista José Socrates e l'avversaria conservatrice Manuela Ferreira Leite si è risolto con una vittoria del primo che sa però tanto di sconfitta. Il premier di Lisbona ha infatti perso la maggioranza assoluta che aveva ottenuto nel 2005, quando aveva vinto con ben il 45% dei voti.
A questo punto la formazione di un nuovo esecutivo potrebbe essere assai complicata. Il Ps di Socrates è arrivato primo con il 36.5%, davanti al Psd (il partito socialdemocratico che in barba alla denominazione ufficiale è in realtà un vero e proprio partito conservatore) con il 29.3%. In Parlamento Socrates avrà quindi soltanto una maggioranza relativa, visto che l'potesi di una grande coalizione alla tedesca 2005-2009 è stata esclusa dalla Ferreira Leite per tutta la campagna elettorale.
Per Socrates si apre la strada di una coalizione di sinistra insieme al Bloco de Esquerda dell'ex-trotzkista Francisco Loucà, che passa dal 7% al 9.78%, divenendo il quarto partito del Portogallo, o con i comunisti-verdi della Cdu di Jeronimo da Sousa (7.86%), eventualità caldeggiata dall'ex-presidente socialista Mario Soares. Un grosso intoppo e però la lunga campagna denigratoria dei due partiti nei confronti di Socrates, da mesi accusato di essere un pericoloso liberista.
Da escludersi, ovviamente , una intesa di governo con il Cds, il più a destra dei partiti portoghesi, piazzatosi terzo nelle preferenze degli elettori con il 10.45% dei voti.
Con ogni probabilità Socrates metterà in piedi un governo minoritario di grande fragilità, come già accaduto negli anni Novanta da un altro primo ministro socialista, Antonio Guterres.
Durante la campagna, Socrates, che nel suo primo mandato da capo del governo ha condotto una dura politica di risanamento economico e di riforme del mercato del lavoro molto criticata dai sindacati e dai partiti di sinistra, ha promesso al Paese una svolta a sinistra, almeno ...
A lungo covata, la crisi del Partito Democratico ieri è deflagrata in tutta la sua drammaticità con le tardive (almeno a mio avviso, per carità) dimissioni del segretario Walter Veltroni, dopo sedici mesi di gestione tutta tendente a fare il vuoto a sinistra, senza curarsi di star consegnando al centrodestra il Paese.
Ora quel che occorre è rinvenire uno straccio di accordo sul come gestire l'immediato futuro, che vede ad aprile la conferenza programmatica del partito ed ai primi di giugno le elezioni, sia europee che amministrative.
Chiaramente, il problema più sentito è quello della guida nelle prossime settimane. L'ipotesi di Dario Franceschini come segretario di transizione è plausibile. Pierluigi Bersani, l'unico ad aver avanzato mire sulla segreteria prima del tracollo sardo, è assai prudente e lo stesso Massimo D'Alema, che in genere quando ha qualcosa da dire la dice senza mezzi termini, valuta come «molto difficile» la situazione venutasi a creare.
Nel frattempo, D'Alema, cui non fa difetto l'amore per la realpolitik, ha ripreso a dialogare con Fausto Bertinotti, l'ex leader di Rifondazione Comunista. Mossa che Veltroni mai avrebbe neanche alla lontana preso in considerazione.
Bertinotti, uomo dalla rara intelligenza politica, ha rivolto un chiaro appello a D'Alema: «Sospendiamo per qualche tempo le categorie riformisti e rivoluzionari, comunisti, socialisti, cattolici democratici per metterci in gioco in un processo ricostituente della sinistra».
L'ipotesi bertinottiana, che avrebbe inorridito Veltroni, non pare sia dispiaciuta invece a D'Alema, che forse vi ha scorto la possibilità di chiudere una volta per tutte la lacerazione verificatasi al momento della trasformazione del Pci in Pds.
Massimo D'Alema
La mano tesa di Bertinotti cade in ogni caso a fagiolo, considerato come nella strategia dalemiana da mesi si stessero progressivamente consolidando le relazioni con taluni settori della sinistra estrema (ma non troppo), tipo quelli rappresentati da Nichi Vendola o dalla Sinistra democratica.
Insomma, fra il progetto ...