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Elezioni in Danimarca, i socialdemocratici tornano al governo

Scritto da: il 16.09.11 — 1 Commento
Helle Thorning Schmidt è la prima donna a divenire capo del governo in Danimarca. Il suo partito, i socialdemocratici, dopo 10 anni di opposizione, ha di fatto vinto le elezioni politiche. In realtà, con il 25% circa dei suffragi (89 seggi di coalizione su 179 a disposizione), non sono primi, perché i liberali del premier in carica, Lars Loekke Rasmussen, hanno avuto il 26.15 %, ma gli alleati di Rasmussen, i conservatori ed il Partito del Popolo Danese (di estrema destra) hanno avuto un tale calo da rendere impossibile la riproposizione della coalizione (che ha guadagnato 86 seggi complessivi). A breve, quindi, Rasmussen si dimetterà e lascerà subentare la Schimdt. Ma c'è di più. A ben leggere i risultati, i socialdemocratici hanno conseguito il peggior risultato dal 1903 ad oggi. Pure il Partito Socialista Popolare, alleato dei socialdemocratici, ha perso diversi punti, mentre avanzano i radicali (destra) e la Lista dell'Unità (formazione di estrema sinistra), capeggiati da due giovani donne, Margrethe Vestergaard e Johanne Schmidt Nielsen. Insomma, a Copenhagen al governo va una somma di debolezze di centrosinistra, solo appena appena meno debole di quella del centrodestra. Sulla tenuta si vedrà, ma in genere in Scandinavia le legislature giungono sempre alla scadenza naturale. Già europarlamentare, Helle Thorning Schmidt è alla guida dei socialdemocratici danesi dal 2005. Elegantissima e di classe, è sposata con l'inglese Stephen Kinnok, figlio dell'ex leader laburista britannico Neil Kinnok, dal quale ha avuto 2 figlie. [caption id="attachment_11109" align="aligncenter" width="300" caption="Helle Thorning Schmidt"][/caption]

Oslo sotto attacco

Scritto da: il 22.07.11 — 2 Commenti
La capitale dello Stato più progredito del pianeta è sotto attacco. Una fortissima esplosione è infatti avvenuta oggi, verso le 15.30, dietro l'edificio del governo. Il primo ministro norvegese, il laburista Jens Stoltenberg, non è rimasto coinvolto, ma il suo ufficio è stato danneggiato. Al momento si registrano 7 morti ed alcuni feriti, mentre nell'isola di Utoya, a 30 chilometri da Oslo, un meeting giovanile laburista è stato interrotto da alcune raffiche di mitra che pare abbiano causato molte vittime (ben oltre 30 per un testimone). In questo caso, un arresto è già stato effettuato: si tratterebbe di un uomo travestito da poliziotto. La polizia norvegese ha già confermato la natura terroristica dell'attentato, eseguito tramite un'autobomba collocata nel cuore del quartiere del potere di Oslo. Probabile, ma non certa, al momento la matrice islamista del gesto. Dopo gli attacchi a Copenhagen e Stoccolma di qualche mese fa, fortunatamente senza vittime, il terrore reazionario colpisce duramente il centro di gravità del progesso umano.

Verso un Polo Nord danese?

Scritto da: il 16.06.11 — 0 Commenti
La geopolitica del Polo Nord si è infiammata all'improvviso: la Danimarca, infatti, si prepara a rivendicare la sovranità sul Polo Nord che, grazie alle sue risorse naturali, con il progressivo scioglimento dei ghiacci in atto potrebbe diventa un unico immenso giacimento di idrocarburi. Copenhagen sembra voler affrettare di molto i tempi, anticipando gli Stati Uniti e, soprattutto, la Russia. Per questo motivo i danesi sarebbero già pronti a varare una strategia pensata insieme ai propri territori autonomi dell'Artico, ossia Groenlandia e isole Far Oer, sugli sviluppi che con buona probabilità interesseranno l'area nei prossimi dieci anni circa. Il quotidiano danese Information è entrato in possesso della bozza di un documento riservato con i dettagli del piano. Subito dopo il ministro degli Esteri di Copenhagen, Lene Espersen, ha confermato le indiscrezioni con un comunicato ufficiale in cui preannuncia che a breve la strategia del Paese nordico sull'Artico sarà ultimata e resa pubblica. La Espersen ha precisato che si sta cercando di seguire regole comuni sul piano internazionale: «Questo porta ad avanzare tutte le richieste possibili su quanto riteniamo di poter documentare ci appartenga. Lo stesso fanno del resto anche gli altri paesi dell'Artico». Nel documento citato da Information si legge che la Danimarca starebbe per chiedere alle Nazioni Unite la sovranità di «una piattaforma continentale che comprenda cinque aree intorno alle Far Oer e alla Groenlandia e fra queste anche lo stesso Polo Nord». La richiesta dovrebbe essere inviata alle Nazioni Uniti entro il 2014, il termine massimo in entro cui i cinque Paesi polari (oltre alla Danimarca il Canada, gli Stati Uniti, la Russia e la Norvegia) devono avanzare le loro eventuali richieste. Al momento nessuno può acquisire la sovranità sul Polo Nord, sebbene la Russia abbia già cercato di farlo, piazzando nel 2007 una propria bandiera sui fondali del Mare Artico, proprio ...

Danimarca, addio al petrolio. A meno che …

Scritto da: il 05.10.10 — 4 Commenti
Addio della Danimarca al petrolio e agli altri combustibili fossili? Copenhagen intenderebbe raggiungere entro il 2050 la piena indipendenza dai detestati idrocarburi. L'ambizioso obiettivo è stato delineato in un rapporto della Commissione governativa danese sul clima e i suoi mutamenti. «L'esecutivo che guido studierà con attenzione le raccomandazioni del rapporto e presenterà un percorso con una data per liberarci dai combustibili fossili. Un piano per una transizione come questa toccherà ogni settore della società e implicherà scelte molto difficili», ha dichiarato il primo ministro, il liberale Lars Løkke Rasmussen. Al momento, la Danimarca produce già 3 mila megawatt eolici, in gran parte tramiti impianti offshore, che dovrebbero arrivare a 18 mila nei prossimi 40'anni. Ma come disincentivare l'energia prodotta da combustibili fossili? Semplice, le tasse relative dovrebbero crescere dalle attuale 5 corone danesi (più o meno 0.67 euro al cambio corrente) per gigajoule a 50 entro il 2030. Ulteriori interventi previsti riguarderanno la costruzione di una capillare rete di punti di ricarica per auto elettriche (sarebbe la prima insieme a quella di Israele), il miglioramento del sistema di distribuzione dell'energia (tramite l'installazione nelle case dei cittadini danesi di contatori "intelligenti" di ultimissima generazione), il potenziamento della produzione di energia solare, geotermica e da biomasse. Secondo il rapporto della commissione sul clima, l'impresa non è né impossibile, né particolarmente onerosa. La diminuzione dei costi per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, infatti, pare sia vicina. Questo, insieme alla prevedibile crescita dei prezzo del petrolio nel medio-lungo periodo, renderà «sorprendentemente limitato», recita lo studio danese, la spesa complessiva di una conversione dall’attuale modello produttivo ad uno scenario di sostenibilità energetica. Chiaro che anche il senso di responsabilità dei cittadini sarà necessario, essendo pure prevista la limitazione dei consumi come fattore essenziale per il raggiungimento dello scopo ultimo. Ovviamente, ma il governo danese in merito mantiene il ...

Nota sabatina/6

Scritto da: il 26.12.09 — 0 Commenti
L’ennesima aggressione da parte di un soggetto border line, subita stavolta la notte della vigilia di Natale da Sua Santità Benedetto XVI, ha riacceso la polemica sulla sicurezza dei leader del mondo. Per il resto, settimana piattissima quella del dopo Copenhagen. Federico Lombardi, il gesuita padre responsabile della Sala Stampa vaticana, si è affrettato a dire che è impossibile blindare il Papa al 100%. Vero. Ma certo rimandare a casa libera con un buffetto la Susanna Maiolo l’anno scorso, al suo primo tentativo di “abbracciare” Papa Ratzinger, non è stata la migliore delle idee. Ora un cardinale, il francesce di origini basche Roger Etchegaray, ha un femore spezzato, cosa che ad 87 anni equivale ad una condanna a morte. Chi pagherà per tutto ciò? In Italia i disabili mentali, gli instabili, i folli sono liberi di circolare ed agire come meglio credono nella loro insanità. La domanda da porsi è semplice: chi ha certificato che gente come Massimo Tartaglia e Susanna Maiolo non era pericolosa? Esiste una responsabilità oggettiva dei medici in merito alle azioni delittuose compiute da loro pazienti a torto ritenuti innocui? Non esiste … Bene, occorrerebbe allora un urgente intervento legislativo per responsabilizzare i medici e sbatterli in galera qualora da un loro errore di valutazione sulla pericolosità di un soggetto a rischio derivi un crimine, derivi un danno per qualcuno. Giocoforza, occorrerebbe anche rivedere la Legge Basaglia e ripensare la scelta, sommamente stupida, della chiusura dei manicomi. Tornando al tema della sicurezza dei leader, due episodi così eclatanti nella nostra Penisola a distanza di appena 11 giorni l’uno dall’altro danno da pensare. L’attacco al presidente del Consiglio italiano è stato chiaramente il frutto di un errore della scorta nell’assecondare la sua voglia di contatto con la gente. Per il gesto della Maiolo a San Pietro valgono invece le considerazioni ...

Nota sabatina/5

Scritto da: il 19.12.09 — 0 Commenti
Sono appena due i fatti salienti della settimana che va a concludersi, povera di grandi eventi, ma anche, grazie a Dio, di grandi disastri. Uno è internazionale ed uno tutto italiano, ossia il flop finale della Conferenza Onu di Copenhagen, conclusasi ieri, venerdì 18 dicembre, e l’aggressione a Silvio Berlusconi di domenica 13. Sul fallimento del vertice danese non si può non dire che questo non fosse stato ampliamente previsto. La fumosa inconsistenza delle proposte di Barack Obama e la posizione solipsistica della Repubblica Popolare Cinese hanno semplicemente “killerato” la Conferenza. Si sapeva che ciò sarebbe accaduto, ma le anime belle dell’ambientalismo internazionale hanno voluto ugualmente caricare di vane aspettative un evento che oltre al business “autoinnescante “ non ha prodotto pressoché nulla. In tutta onestà, nonostante una mia innata diffidenza nei confronti dell’estremismo ecologista (parallela, però, ad una grande fiducia nei confronti delle fonti energetiche alternative al petrolio, come il fotovoltaico e l’eolico), la mia sovrana simpatia durante i giorni del vertice è andata alla proposta degli Stati-atollo. Debolissimi ed isolati, ma fautori a mio avviso del documento più ragionevolmente condivisibile, come spesso accade in questi casi. Purtroppo, alla fine, non solo non è emersa una posizione comune del Pianeta intero sui grandi temi in ballo, ma addirittura Copenhagen ha finito con il segnalare la confusione sovrana e l’ordine sparso che regnano fra gli Stati in materia di misure per affrontare il global warming. Assai preoccupante. In Italia, la settimana è stata monopolizzata dal dibattito grottesco sull’aggressione a Silvio Berlusconi. Grottesco perché fra analisi ambivalenti e distinguo da azzeccagarbugli di periferia alcuni hanno tentato la quadratura del cerchio fra condanna dell’atto in sé e sua approvazione. Operazione impossibile ovunque, ma che in Italia è (quasi) riuscita. Assodato come sia ben poco realistico tentare di applicare al premier italiano le numerose teorizzazioni che nei secoli ...

Copenhagen/5 Nota di colore, ma anche un po’ filologica: in quanti modi si scrive Copenhagen?

Scritto da: il 14.12.09 — 0 Commenti
In questi giorni sarà saltato all'occhio di qualche lettore dei quotidiani italiani la varietà nello scrivere il nome della capitale danese. Copenhagen e Copenaghen si alternano sulla stampa italiana, con una netta prevalenza, però, per la seconda opzione. Vediamo di fare un po' di chiarezza. La splendida capitale di quel che io chiamo il Regno vichingo meridionale in danese si scrive København, dizione che certo presenta qualche difficoltà per gli europei di origini latine. Copenhagen, con l'"h" dopo la "n", è invece la dizione in lingua inglese, quella che io preferiso ed utilizzo, per intenderci. In italiano è ormai invalso l'uso di Copenaghen, con l'"h" dopo la "g". In tedesco, invece, ecco che la "c" iniziale viene sostituita con una assai più teutonica "k", con un risultato finale, Kopenhagen, assolutamente delizioso, almeno per me, dopo la permanenza in Finlandia fan sfegatato dell'occlusiva velare sorda. Da segnalare poi la versione spagnola e francese, Copenhague, che ha un suo indubbio fascino, anche se chiaramente in Italia non ha diritto di cittadinanza. Va bene spostare una "h", ma da noi una simile complicazione esistenziale non passerebbe mai ... [caption id="attachment_7039" align="aligncenter" width="350" caption=""La sirenetta", simbolo della capitale danese"][/caption]

Copenhagen/4 Dal Green al Black (Bloc) il passo è breve

Scritto da: il 13.12.09 — 8 Commenti
Da due giorni la capitale danese è sconvolta dalla violenza dei Black Bloc, che, sia chiaro, con i Green che marciano pacificamente non hanno nulla a che vedere. L'usuale sceneggiatura, l'usuale regia di chi non si rassegna all'ineluttabilità di una Globalizzazione che può essere sono governata, ma non certo arginata, non certo bloccata. Il risultato? Una delle città più belle del mondo devastata e 900 e passa arresti in 24'ore da parte della polizia del Regno vichingo meridionale. Nota per saperlo mantenere sul serio l'ordine pubblico. Per chi è invece un No Global ragionevole che vuol portare avanti le sue (talune anche sacrosante) rivendicazioni l'ennesima sconfitta. Del resto, isolare questi cani sciolti (ma ben organizzati, non c'è che dire ...) non è facile. Eppoi, ammettiamolo, sono utili anche a chi nella Globalizzazione ha intravisto l'opportunità di reintrodurre nuove forme di schiavismo. Mica è nato per caso l'appellativo di utile idiota ... [caption id="attachment_7021" align="aligncenter" width="350" caption="Copenhagen, 12 dicembre 2009, una immagine degli scontri fra polizia e manifestanti No Global"][/caption]

Copenhagen/3 La Cina e gli altri grandi fra i “piccoli”: rimanga in vigore Kyoto

Scritto da: il 13.12.09 — 0 Commenti
La proposta, prevedibile, di una parte, quella più ricca e geopoliticamente rilevante, dei Paesi in via di sviluppo aderenti al cosiddetto G77 è che il Protocollo di Kyoto rimanga in vigore e che le nazioni di forte e antica industrializzate riducano del 40% le emissioni di CO2 entro il 2020 (ben 8 volte di più di quanto loro richiesto da Kyoto). È questo, parrebbe, il contenuto del "Copenhagen accord (draft)", la bozza di intesa diffusa dal quotidiano parigino Le Monde ed elaborata da cinque Paesi denominati "Basic" dalle loro iniziali (Brasile, Sudafrica, Sudan, India e Cina, con il Sudan, ovviamente, nel ruolo di zerbino di Pechino). Insomma, un passo un po' più concreto di una semplice piattaforma di discussione del G77, i Paesi in via di sviluppo, in risposta alla bozza di accordo dei Paesi sviluppati che proprio non è piaciuta (il Guardian ne aveva pubblicato delle anticipazioni qualche giorno fa). Nel testo, da un punto di vista politico assai accorto, con parti vincolanti e sezioni interpretabili (nella secolare tradizione diplomatica mandarina), si chiederebbe che il Protocollo di Kyoto rimanga in vigore oltre la sua data di scadenza del 2012. Si  richiederebbe altresì ai Paesi industrializzati la riduzione entro il 2020 del 40% delle emissioni dei gas serra rispetto al livello del 1990. L'aumento delle temperatura globale, dicono la Cina ed i suoi sodali, non deve superare i 2 gradi Celsius. Gli Stati-atollo avevavo indicato 1.5 gradi (parametro che vorrebbero vincolante). Insomma, uno sforzo considerevolmente maggiore dei Paesi industrializzati per la riduzione delle emissioni (Kyoto si limitava ad indicare al 2012 l'obettivo del 5%) se si vuole evitare il peggio. Inoltre, i Paesi del G77 chiedono che il Kyoto Protocol venga sottoscritto o ratificato anche dalle nazioni che non l'hanno ancora fatto. Gli Usa, ad esempio, lo hanno sì sottoscritto nel 1997, ma sia ...

Nota sabatina/4

Scritto da: il 12.12.09 — 0 Commenti
La settimana che si va a concludere è stata in qualche modo monopolizzata da due grossi eventi internazionali, la cerimonia di apertura della (ad oggi più che sterile) Conferenza Onu sui cambiamenti climatici a Copenhagen e la consegna del Premio Nobel per la Pace al presidente Usa Barack Obama, che, per uno di quei strani casi del destino, ha anche coinciso con l'ennesimo flop delle Forze Armate russe. Ad Oslo, mentre i media norvegesi e mondiali si interrogavano su un singolare fenomeno luminoso poi rivelatosi essere la scia di un fallito test missilistico di Mosca, Obama ha tenuto un discorso davvero bello, di fatto inaugurando una sua vera e propria dottrina (a tal proposito invito a leggere l'analisi di oggi su Il Foglio di Giuliano Ferrara). La guerra non si può eliminare ed allora che almeno serva a costruire il più possibile un mondo pacificato, dall'Afghanistan all'Iraq, passando anche per gli altri scenari di devastazione del pianeta. Un realismo quasi alla Carl Schmitt, mi verrebbe da dire. Di errori Obama ne ha fatti e ne farà, è chiaro, ma, per essere un presidente americano, ha lampi di genio talvolta pure in politica estera. Anche le strane luci che hanno inquietato gli abitanti di Tromsø, nel Nord della Norvegia, ai confini con la Lapponia, hanno un certo rilievo internazionale. Sono infatti l'emblema del fallimento (definitivo)? del missile mare-aria Bulava (8.000 km di gittata), che nelle intenzioni sarebbe dovuto essere il fiore all'occhiello della Marina Militare russa, ma che nei fatti ha fallito molti dei test di prova (pare ben 9 su 13). A questo punto, la domanda da porsi è: la Russia è davvero ancora una temibile potenza atomica? Si sa che l'arsenale ereditato dall'Unione Sovietica già alla fine del periodo di presidenza Eltsin era obsoleto e malandato, non in grado di funzionare alla bisogna, insomma. ...

Copenhagen/2 Gli Stati-atollo si ribellano alle scelte dei grandi

Scritto da: il 10.12.09 — 0 Commenti
Alla Conferenza di Copenhagen il contrasto non è soltanto tra i Paesi ricchi e quelli ancora in via di sviluppo, ma emerge sempre più netta anche la divisione fra le file degli Stati più poveri, con la conseguenza che un accordo sembra davvero ormai essere lontano. Finora, più o meno, in materia di ambiente i cosiddetti Paesi in via di sviluppo erano stati abbastanza uniti, ma oggi i piccoli Paesi insulari e le nazioni africane, ovvero i soggetti in assoluto più poveri e più esposti alle conseguenze dei mutamenti climatici, hanno proposto un trattato che sia davvero legalmente vincolante, assai più severo del protocollo di Kyoto del 1997. La proposta, era prevedibile, ha subito visto l’opposizione dei big fra i Paesi emergenti, come la Cina, l'India ed il Sud Africa, che temono una frenata della loro impetuosa crescita economica. In primissima linea per un trattato vincolante vi è Tuvalu, un'arcipelago polinesiano che si trova a metà fra le Isole Hawaii e l'Australia. Il microstato ha ottenuto una sospensione dei negoziati fino alla soluzione del problema. L’appello di Tuvalu è stato ovviamente raccolto da altri membri dell’Aosis (Alliance of Small Island States, un'associazione che riunisce appunto i piccoli stati insulari tipo le Isole Cook, le Barbados, le Kiribati e le Fiji), ma anche da vari altri Paesi poveri, anzi poverissimi, africani, come la Sierra Leone, il Senegal e Capo Verde. La richiesta ufficiale di Tuvalu, che a questo punto si può dire abbia riscontrato un davvero più che discreto appoggio, è di bloccare la crescita delle temperature globali a 1.5 gradi Celsius, nonché la concentrazione di gas serra in atmosfera a 350 parti per milione, invece delle 450 preferite dai Paesi industrializzati e da qualche emergente di grandi dimensioni. [caption id="attachment_6933" align="aligncenter" width="350" caption="Mappa dell'arcipelago di Tuvalu"][/caption]

Copenhagen/1 Partita la Conferenza, fra qualche anno si scoprirà che è stato un flop

Scritto da: il 07.12.09 — 0 Commenti
Oggi si è inaugurato il vertice di Copenaghen sul clima, anzi, per l'esattezza, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Climate Change Conference). Fino a venerdì 18 sarà tutto un susseguirsi di incontri, sottosummit, minisummit, conferenze stampa e relativi comunicati, in pieno stile clasa descutidora (do you remember Donoso Cortés?). Del resto, non c'è nessun esempio migliore di flatus vocis degli impegni ecologisti dei politici, anche verdi per carità. Alla fine della faraonica kermesse (a proposito, già è saltata l'idea della sua sostenibilità: 34 mila delegati in luogo dei previsti 15 mila hanno reso vano il tentativo di neutralizzare le emissioni "scaturite" dall'evento), qualunque accordo sarà mai siglato, fra qualche anno ci si accorgerà dell'impossibilità di farlo rispettare (come già accaduto per il celebre protocollo di Kyoto, firmato nel dicembre del 1997 e divenuto appena qualche mese dopo praticamente poco più che carta straccia). Per lo strapotere ancora nettissimo dei Paesi produttori di petrolio e delle compagnie di estrazione e distribuzione, per l'inarginabile sete di energia dei Paesi in via di sviluppo e dei giganti della crescita a doppia cifra (Cina Popolare ed India su tutti), per le difficoltà della comunità scientifica a mettersi d'accordo sul reale stato del pianeta e sulle contromisure per arginare il peggio che potrebbe capitarci entro non molto tempo. E già, il disaccordo degli esperti in materia, altra questione centrale ... Ne scrivevo qualche settimana fa. Fra ecoscettici ed ecocatastrofisti è difficile, molto difficile, capire dove stia la verità. Il global warming sta davvero sciogliendo i Poli? O gli allarmi sono eccessivi? In tutta sincerità, in luogo di un megaincontro come questo di Copenhagen, inevitabilmente destinato alla sterilità, avrei preferito una seria, lunga, accesa ma quanto più possibile risolutiva conferenza scientifica per tentare di comprendere davvero le "condizioni di salute" del mondo. In storiografia si parla ...

Autonomia rafforzata per la Groenlandia. Ma l’indipendenza conviene davvero agli inuit?

Scritto da: il 21.06.09 — 2 Commenti
Oggi è festa davvero grande in Groenlandia per l'entrata in vigore di quella che viene definita "autonomia rafforzata" da Copenaghen, approvata nel referendum dello scorso novembre. I nativi inuit hanno salutato con cori e balli tradizionali l'arrivo della regina di Danimarca Margrethe e del marito  principe Henrik nel porto di Godthåb per la cerimonia ufficiale che sancisce il passaggio al governo locale del controllo su polizia e tribunali, nonché l'adozione del kalaalisut come lingua ufficiale. Indubbiamente è un passo fondamentale verso l'indipendenza dopo la già netta devolution in vigore dal 1979 per quanto riguarda istruzione, sanità e Welfare. Rimane ora da comprendere se alla Groenlandia, terra immensa abitata da appena 57mila persone "disperse" su di un territorio che è tre volte quello della Francia, converrà o meno compiere anche l'ultimo passaggio dopo tre secoli di dominazione danese e divenire uno Stato a tutto gli effetti. Intanto, in osservanza proprio dei risultati del referendum di sette mesi fa, la Groenlandia riceverà a breve i primi 12 milioni di dollari derivanti dai proventi annuali delle estrazioni petrolifere. Da ora in avanti, qualsiasi guadagno sarà diviso a metà con la Danimarca, che però non pagherà più i correnti sussidi per gravano sulle casse di Copenaghen per circa 558 milioni di dollari l'anno. Ma l'aspetto più importante del nuovo status di autonomia spinta riguarda il processo di scioglimento dei ghiacciai a causa del cosiddetto riscaldamento globale. Qualora venisse provato in sede Onu che le fette di mare artico attorno al Polo Nord ricche di idrocarburi ricadono sotto la sovranità groenlandese-danese, come sostenuto da Copenaghen, gli inuit potrebbero di colpo fare il loro ingresso nel club dei principali produttori mondiali di petrolio. Per tacere di uranio, gas, oro e diamanti che già da oggi controllano come qualche anno fa sarebbe stato semplicemente impossibile ipotizzare. Una domanda sorge però spontanea: saranno in ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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