La Sicilia, “laboratorio politico” per eccellenza del nostro Paese, sempre più assomiglia all’antro del dottor Faust di goethiana memoria. Basti vedere lo strano caso del 118 regionale, nel quale sono stati calpestati diritti dei lavoratori acquisiti da decenni e decenni, facendo passare il tutto per ristrutturazione e razionalizzazione, con i media che dipingono il medesimo fatto come scandalo alcuni e magnifica riforma altri.
La vicenda, recentemente giunta alla ribalta nazionale, assume due volti a seconda di chi ne siano gli attori: quello dello “scandalo” delle assunzioni e della creazione di un sistema di clientele e quello della “magnificazione” di un servizio che, nell'ottica della riorganizzazione, darà lustro alla sanità siciliana. Due facce di una stessa medaglia, insomma. Ed allora non si comprende affatto perché siano “scandalosi” i circa 3.300 operatori assunti da Sise (Siciliana Servizi Emergenze) fra dicembre 2005 e giugno 2006 (prima si utilizzavano degli interinali) e invece non lo siano gli stessi operatori (ri)assunti in Seus (Siciliana Emergenza-Urgenza Sanitaria).
Ciò che dovrebbe, invece, scandalizzare è il modo in cui si è attuato il passaggio di consegne tra le due società, facendo carta straccia dei più elementari diritti della forza lavoro, trattata alla stregua di un pacco postale da spedire al costo minore possibile. Ma andiamo con ordine e ricostruiamo cronologicamente l’intricata vicenda, anche con l’aiuto di tutta una serie di documenti che Sud è riuscito a recuperare.
La Sise Spa è una società, oggi in liquidazione, a socio unico della Croce Rossa Italiana costituita nel 2001 per la gestione del servizio 118 in Sicilia. 3.300 circa i dipendenti e 100 milioni di euro annui da gestire. Gli autisti/soccorritori, questa la loro qualifica ufficiale, erano stati assunti con un contratto di solidarietà ad orario ridotto a 120 ore/mese (rinnovo convenzione Cri-Regione Siciliana 2006-2008 datata 27 giugno 2006). Tale orario doveva servire a ...
Sabato ho pubblicato su Milano Finanza Sicilia (che è in edicola fino a venerdì prossimo) una inchiesta sulla gestione del 118 siciliano. Ho basato i miei ragionamenti su di un parere dell'Avvocatura dello Stato e su 2 recentissime sentenze di Tribunale (Caltanissetta e Messina, questa addirittura del 13 dicembre). Le sentenze sollevano forti dubbi sul caso e parlano espressamente di trasferimento d’azienda tra Sise e Seus (l'operazione che è alla base dell'attuale gestione). Secondo quel che ho ricostruito, la Regione Siciliana avrebbe "dribblato" (bravissima la mia collega della redazione palermitana che ha pensato a questo verbo!) un debito da 60 milioni di euro nei confronti della Croce Rossa Italiana, che però a questo punto si ritrova sotto scacco ed esposta ad eventuali richieste risarcitorie da parte degli operatori del servizio per una cifra più o meno simile. A complicare il quadro, un decreto ingiuntivo da 70 milioni presentato dalla Cri alla Regione.
Ovviamente, a rimetterci - e pesantemente - sono i lavoratori, i cui diritti in questa vicenda sono stati fatti a brandelli. Costretti a scendere a patti nella fase di "chiusura" della Sise (ora in liquidazione, anche se qualcuno pare abbia addirittura proposto di portare i libri in Tribunale chiedendo il fallimento, il che, qualora venisse provato in via definitiva il trasferimento d'azienda con la Seus, potrebbe anche far ventilare l'ipotesi di bancarotta fraudolenta!), sono stati "privati" ognuno di circa 20-25 mila euro di extraorario maturato nel tempo (extraorario che l'Avvocatura dello Stato ha espressamente indicato come dovuto dall'Assessorato regionale alla Salute alla Cri).
Mi giunge voce che Massimo Russo, l'assessore al ramo, in un passato non troppo remoto avesse simpatie di estrema sinistra, il che me lo rende pregiudizialmente simpatico. Mi chiedo com'è possibile, quindi, che un uomo di sinistra non abbia compreso per tempo quale opera di svilimento dei ...