Tutti gli articoli su David Cameron

Elezioni in Uk: Nick Clegg da astro nascente a meteora

Scritto da: il 08.05.11 — 0 Commenti
Davvero impietosi per i liberaldemocratici i risultati delle elezioni britanniche svoltesi giovedì appena divulgati ufficialmente. Una Waterloo su tutta la linea per il leader Nick Clegg, vicepremier del governo di David Cameron, che ha visto il suo partito tracollare nelle consultazioni per il rinnovo dei governi locali in Galles, Irlanda del Nord e Scozia, ma anche nelle amministrative che si tenevano in numerosi importanti centri del Regno. Inoltre, cosa ben più grave, i Lib-Dem hanno perso il referendum sul sistema elettorale, un referendum da loro fortissimamente voluto. E così Clegg, vera e propria star mediatica della campagna elettorale per la general election dell'anno scorso, è passato in poche ore da astro nascente della politica britannica a meteora già velocemente passata, tanto che dentro il partito già si parla apertamente di successione. Addirittura, in Scozia, i Lib-Dem sono crollati al 15%, favorendo il trionfo dello Scottish National Party di Alex Salmond, che ora vorrebbe un referendum sull'indipendenza da Londra. Una scissione del Regno a questo punto non è più ipotesi fantapolitica. Cameron, per inciso, ha subito chiarito che il governo centrale non si opporrebbe alla consultazione. Vi saranno ora ripercussioni sull'esecutivo a Londra? Non è semplice dirlo. Il Labour Party, che rispetto all'anno scorso ha incrementato i suoi consensi, ha chiesto ai Lib-Dem di rompere l'alleanza con i conservatori, ma difficilmente ciò accadrà. La "strana coppia" Cameron-Clegg per il momento con buona probabilità proseguirà il suo cammino comune, più che altro per mancanza di alternative. Quanto al referendum sul sistema elettorale, di fronte alla possibilità di modificarlo, tramutando il vecchio maggioritario uninominale in proporzionale, quasi il 70% dell'elettorato ha detto no. I britannici vogliono, com'è sempre stato nella loro storia, il bipartitismo, con un governo ed una opposizione nettamente identificabili. Va da sé che battersi per avere una specifica consultazione e perderla è davvero particolarmente ...

Pasticcio libico/1 Speriamo che l’attacco non sia stato un (grande) errore

Scritto da: il 20.03.11 — 5 Commenti
Ho sempre sostenuto che taluni regimi autoritari laici nel mondo islamico fossero utili a far diga, per così dire, contro l'estremismo religioso. Quello di Gheddafi era uno di questi. Sarkozy e Cameron hanno però voluto forzare la mano ed aiutare gli insorti della Cirenaica contro il raìs, che nel frattempo aveva buttato la maschera, mostrando il suo volto (più) folle e  massacrando decine di migliaia di libici dell'Est. A questo punto, considerando anche i tanti altri focolai insurrezionali accesi nel mondo islamico, c'è però seriamente da chiedersi quale ruolo abbia al-Qaeda in tutto ciò. E, soprattutto, a chi stiamo consegnando la Libia con l'operazione Odissey Dawn. Siamo certi che un governo post Gheddafi sarà migliore? O non stiamo per caso ponendo le basi per un Maghreb islamista? Il che, francamente, sarebbe per noi europei (soprattutto del Sud) un incubo difficile da spezzare. Mappa della Libia

Che esagerazione, Cameron …

Scritto da: il 10.12.10 — 0 Commenti
Dire che la protesta degli studenti britannici è sacrosanta non rende l'idea. Ieri Londra è stata messa a soqquadro dai manifestanti contrari all'abnorme aumento delle tasse universitarie, passate da 3.000 a 9.000 sterline l'anno. Una pazzia classista che ci sembra indegna di un conservatore moderno ed equilibrato come fin qui è apparso il giovane David Cameron. Ora ci si aspetta una veloce marcia indietro. Lo stato dei conti pubblici di Londra sarà anche grave, ma non si può ipotecare il futuro dell'intero Paese in questa maniera vergognosa. Dimostri Cameron che il passato thatcheriano è davvero morto e sepolto. Altrimenti ci sarà da rimpiangere Brown. Il che sarebbe davvero il colmo ...

WikiLeaks Files, una tempesta in una tazzina di caffè

Scritto da: il 29.11.10 — 0 Commenti
Molto nervosismo nei giorni scorsi per le temutissime (anche troppo) rivelazioni di WikiLeaks, il sito creato dall'australiano Julian Assange che riesce ad ottenere documenti riservati e notizie sensibili sulle strategie e le scelte dei governi del mondo per immetterle on line. Sulla moralità di simili operazioni ogni dubbio è lecito, visto che in determinati casi è stata seriamente messa a repentaglio la vita di soldati ed agenti occidentali impegnati in incandescenti scenari di guerra, ma certo su quest'ultima massiccia fuga di notizie è stata l'esagerazione a farla da padrona assoluta. Perché a ben leggere la marea di documenti riservati delle Ambasciate statunitensi con la quale l'irresponsabile Assange ha inondato le redazioni dell'intero pianeta vi sono infatti molte ovvietà e pochi scoop. Insomma, altro che «11 settembre della diplomazia», come - un po' troppo ansiosamente - il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha definito la giornata di ieri.  Tutto sommato una tempesta in un bicchier d'acqua. Anzi, vista l'isteria collettiva scatenatasi, in una tazzina di caffè ... Ma proviamo a fare un piccolo elenco delle rivelazioni più banali e di quelle di contro più inedite e interessanti pubblicate da WikiLeaks. BanalityLeaks 1) Da anni si poteva notare una (neanche tanto) vaga rassomiglianza fra Gheddafi e Michael Jackson (tutte le facce "plastificate" un po' hanno qualcosa in comune). Che il leader libico faccia uso di butulino antirughe è quindi una notizia, oltre che inutile in sé, di una ovvietà assoluta, probabilmente la più esilarante fra quelle diffuse da Assange. 2) Non è che si potesse mai pensare ad una profonda stima della corrente amministrazione americana nei confronti del premier italiano Berlusconi, sostanzialmente considerato un incapace. Quando uno parte con il piede sbagliato (l'infelicissima frase sull'Obama «abbronzato» pronunciata durante la campagna 2008 per la Casa Bianca) poi è difficile assai recuperare. Ovvio che i giudizi tranchant ...

Il debito di Londra è sottostimato?

Scritto da: il 23.08.10 — 2 Commenti
Per l'autorevole quotidiano inglese Daily Telegraph, il debito pubblico britannico sarebbe sottostimato di ben 6 volte e i dati diffusi in merito dall'Office for National Statistics non sarebbero veritieri, soprattutto perché non terrebbero conto delle gravi passività pensionistiche. Secondo i più accurati calcoli dell'Institute of Economic Affairs, infatti, inserendo nei conti pubblici di Londra anche la voce pensioni, il debito sale fino a raggiungere un livello ipotizzato fra i 3.680 e 4.840 miliardi di sterline (ossia circa 7.000 miliardi di euro). God save il povero Cameron ...

Afghanistan, Obama ha perso la guerra

Scritto da: il 03.08.10 — 0 Commenti
Mentre le truppe Usa si accingono ad abbandonare l'Iraq, giungono pessime notizie da Afghanistan e Pakistan. Oggi un commando talebano ha attaccato una base Nato a Kandahar, segno che i guerriglieri del moullah Omar ormai non temono più il nemico e non pongono limiti ai loro obiettivi. Nel contempo, il Pakistan, sconvolto da una alluvione che ha fatto già oltre 1.300 vittime, deve gestire quotidiane proteste, sempre più violente. È quindi comprensibile come il presidente pakistano Ali Zardari, il vedovo di Benazir Bhutto, in visita in Europa (ha  già incontrato Sarkozy e sta per vedersi con Cameron) abbia dichiarato al quotidiano parigino Le Monde che «la comunità internazionale sta per perdere la guerra contro i talebani». Mi chiedo: l'accoppiata McCain/Palin alla Casa Bianca avrebbe fatto meglio? Non so. Di certo so che il ticket Obama/Biden sta facendo correre all'Occidente intero il rischio di vivere in un mondo con una zona nevralgica come il Centro Asia di nuovo nelle mani di mostri islamisti dalla visione primitiva.  Senza neanche essere riusciti a governare bene la crisi economica ... [caption id="attachment_8723" align="aligncenter" width="304" caption="Talebani in assetto di guerra"][/caption]

L’ircocervo Tory-Whig alla prova dei fatti

Scritto da: il 13.05.10 — 0 Commenti
E così, alla fine, la doppia anima dei LibDem britannici ha visto prevalere la componente liberale su quella socialdemocratica e l’accordo con i conservatori è stato raggiunto. Certo, fa davvero uno strano effetto vedere un governo così variegato, ma l’alleanza, seppur innaturale, è stata siglata e quindi per un qualche tempo l’ircocervo Tory-Whig tenterà di governare il Regno Unito, in barba alla secolare reciproca avversione. Se vi riuscirà è troppo presto per dirlo. Perché da un lato vi è la serietà umana tipica dei politici britannici e che certo non fa difetto a David Cameron e Nick Clegg, ma dall’altro vi sono fondamentali differenze che non possono essere ignorate. Non è semplice, ad esempio, per gli europeisti liberaldemocratici accettare il campione dell’euroscetticismo William Hague agli Esteri. E non sarà semplice mettere d’accordo le due componenti governative sulla strada da intraprendere per risanare il bilancio dello Stato, fortemente compromesso. Insomma, l’intesa è stata sì raggiunta, ma sulla sua durata è meglio non mettere la mano sul fuoco. [caption id="attachment_8387" align="aligncenter" width="300" caption="Nick Clegg e David Cameron"][/caption]

Accordo LibDem/Cons, perché sì, perché no

Scritto da: il 10.05.10 — 0 Commenti
La fase di stallo della politica interna britannica continua dopo la vittoria senza maggioranza assoluta dei conservatori alle elezioni generali di giorno 6. Ora è il momento del dialogo con i rivali storici liberaldemocratici, gli eredi dei whig. Ma è realistico puntare su di un accordo fra due formazioni invero così distanti fra loro? Di seguito cercherò di analizzare i punti di contatto (pochi) e di distanza (molti e pesanti) fra David Cameron e Nick Clegg. Intanto occorre preliminarmente evidenziare come i Liberal Democrats siano un partito radicale e progressista che lungo l'asse destra-sinistra di certo si colloca a sinistra, forse anche alla sinistra del New Labour. Detto questo, veniamo agli odierni punti di contatto con i conservatori, che sostanzialmente sono la passione ecologista e per le libertà civili, la riforma della scuola e l'idea di Stato leggero. Ma qui si fermano le convergenze. Ed iniziano le gravi divergenze, su questioni di assoluta importanza ideale. Il primo punto di distanza è la riforma elettorale. I LibDem sono per un sistema elettorale proporzionale, i conservatori non ne vogliono nemmeno sentir parlare e difendono a spada tratta il classico maggioritario puro British style.  Concedere il proporzionale a Clegg potrebbe rappresentare per Cameron il grande sacrificio da fare per chiudere l'accordo, ma la base capirebbe? Vi è poi l'Europa a dividere i due in maniera radicale. Clegg è un convinto europeista e vorrebbe addirittura ragionale su di un ingresso del Regno Unito nell'eurozona, Cameron è contrario in maniera viscerale. Su questo terreno nessun accordo è neanche alla lontana ipotizzabile. Anche sul deficit di bilancio le divergenze sono sostanziali. Per sostenere la ripresa economica i liberaldemocratici vorrebbero aspettare a tagliare, i conservatori invece sono per una immediata riduzione della spesa pubblica. Un terreno di intesa è possibile su questi temi, per carità, ma certamente non solidissimo. Sulla difesa, poi, ...

Elezioni in UK, ecco i risultati finali

Scritto da: il 08.05.10 — 0 Commenti
Conservative seggi 305 (209 nel 2005, quindi +96) Labour seggi 258 (349 nel 2005, -91) Liberal Democrat seggi 57 (62 nel 2005, -5) Democratic Unionist Party seggi 8 (9 nel 2005, -1) (unionisti oltranzisti nordirlandesi) Scottish National Party seggi 6 (6 nel 2005, stabile) (nazionalisti scozzesi) Sinn Fein seggi 5 (5 nel 2005, stabile) (nazionalisti repubblicani nordirlandesi, a lungo braccio politico dell'Ira) Plaid Cymru seggi 3 (2 nel 2005, +1) (nazionalisti gallesi) Social Democratic and Labour Party seggi 3 (3 nel 2005, stabile) (cattolici nordirlandesi moderati) Green seggi 1 (non era presente in Parlamento) (Verdi) Alliance seggi 1 (non era presente in Parlamento) (partito interconfessionale nordirlandese moderato) La maggioranza assoluta dei seggi è di 326, ai conservatori di David Cameron ne mancano quindi 21. Nel 2005, con lo stesso obiettivo di seggi, la maggioranza dei laburisti era di + 48. Escono dal Parlamento Respect, Ulster Unionist Part, Independent Law e Independent Kidderminster Hospital and Health Concern. Avevano tutti un seggio. Per un quadro d'insieme dei risultati, con tutti i confronti del caso, ottimo il sito della Bbc.

UK, finisce l’era Blair, ma non comincia quella Cameron

Scritto da: il 07.05.10 — 4 Commenti
L'ultimo capolavoro di Tony Blair è essersi sfilato (ma non troppo) dal disastro laburista senza perderci la faccia. Ieri è infatti finita la sua era, ma Blair è così stato fortunato da non essere stato lui a seppellire il New Labour, ma il rivale interno Gordon Brown. Il grigio burocrate (per anni però ottimo cancelliere dello scacchiere, lo si ricordi) che ha avuto l'ardire, in un momento storico in cui la comunicazione in politica è tutto, di pretendere di rimpiazzare un mago del settore come Blair, bello, giovanile e brillante. I conservatori hanno quindi vinto le general election 2010, ma non hanno la maggioranza assoluta. Per il "blairiano" David Cameron si profila un governo di minoranza o la mediazione con il gruppo, quantitativamente non risibile, dei parlamentari nazionalisti di Scozia e Galles o con quello degli unionisti dell'Irlanda del Nord. Ovvero, ma l'ipotesi è poco praticabile, un governo di coalizione con i laburisti, come proposto dal premier uscente Brown. In ultimo, l'eventualità che a fine anno si possa tornare a votare, ma non è nello stile del Regno. Resta da valutare la delusione dei liberaldemocratici. Il leader Nick Clegg, un genio come capacità comunicative, ha avuto a lungo i sondaggi a favore, ma alla fine i whig hanno addirittura portato a casa meno parlamentari del 2005. Perché? Semplice: oggi non c'è nessuno spazio in Gran Bretagna per un proposta europeista. La gente è convinta che la moneta unica sia una iattura (e come dargli torto?) e il caos greco è lì a indicare che dalla zona euro è meglio star lontani. [caption id="attachment_8347" align="aligncenter" width="280" caption="David Cameron"][/caption]

E se in Gran Bretagna vincessero i Whig?

Scritto da: il 16.04.10 — 0 Commenti
Ieri sera in Gran Bretagna vi è stata sulla Bbc la prima sfida televisiva fra i tre candidati alle elezioni politiche di maggio. Secondo gli instant poll, il leader liberaldemocratico Nick Clegg è stato il più incisivo, con il 51% degli spettatori che lo ha giudicato vincente nel confronto con il premier laburista Gordon Brown (19%) ed il leader conservatore David Cameron (20%). Clegg ieri mattina non sembrava avere chance, ma dopo il dibattito il Guardian addirittura lo dà come possibile premier. Una previsione certo azzardata, ma affascinante. Del resto, un ritorno dei whig a Downing Street significherebbe davvero la fine dell'equlibrio politico che ha caratterizzato tutto il '900 britannico e questi primi dieci anni del nuovo millennio. Una vera rivoluzione, la rivoluzione whig appunto ... [caption id="attachment_8205" align="aligncenter" width="460" caption="Nick Clegg"][/caption]

Pressata dalla crisi l’Irlanda dice sì al Trattato di Lisbona, ma in Europa il fronte degli scettici è ancora forte

Scritto da: il 03.10.09 — 0 Commenti
Nel giugno del 2008 gli irlandesi avevano bocciato il Trattato di Lisbona con un 53% di voti sfavorevoli. Ad un anno di distanza sembrano proprio aver cambiato idea, approvandolo con un sonoro 67.1% di sì. Che cosa è accaduto nel frattempo? Semplice, la crisi economica globale ed il conseguente "sboom" dell'Irlanda, che hanno fatto passare in secondo piano il timore di perdere la sovranità su temi importanti  come l'aborto, la politica fiscale o la tradizionale neutralità del Paese. Un Paese colpito da una violentissima recessione, tanto che ha dovuto essere salvato dalla bancarotta dalla Banca Centrale Europea. Il campo dei contrari all'accordo di Lisbona accusa il colpo, ma è ancora forte in Europa, a partire dalla Repubblica Ceca presieduta da Vaclav Klaus, campione supremo degli euroscettici. In Gran Bretagna c'è poi in attesa David Cameron, leader di quei conservatori che sicuramente vinceranno le elezioni politiche previste in Uk nella prossima primavera. Cameron non solo da premier indirà un apposito referendum sul Trattato, ma addirittura è il leader di un partito la cui base in larga maggioranza è favorevole all'uscita del Paese dall'Unione Ma che cosa dice l'accordo di Lisbona di così dirompente da suscitare simili levate di scudi? I suoi punti più importanti riguardano la nomina di un presidente dell'Unione che rimarrebbe in carica per due anni e mezzo e di un ministro degli Esteri con reali poteri di direzione. Inoltre, il Trattato prevede un netto aumento delle materie sulle quali il Consiglio Europeo potrà decidere a maggioranza e non più all'unanimità, dando all'Ue maggiori autorevolezza e governabilità. Sul primo nome che andrebbe a ricoprire la carica di presidente europeo non mancano poi le tensioni già da ora. L'ex premier britannico Tony Blair, che dopo aver lasciato Downing Street si è anche convertito al cattolicesimo, è in pole position, sostenuto da Parigi, Berlino e ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple