Tutti gli articoli su democratici

Russo for President?

Scritto da: il 03.08.11 — 8 Commenti
Sono sempre più incalzanti le voci che danno Massimo Russo, attuale assessore siciliano alla Salute, quale prossimo candidato alla presidenza della Regione in luogo di Raffaele Lombardo, capo incontrastato del Movimento per le Autonomie. Addirittura, fonti autorevoli hanno parlato di Russo come del possibile leader di una sua formazione politica, con tanto di logo e slogan (“La Sicilia ai siciliani”?) già pronti. In alternativa, potrebbe creare una corrente interna all’Mpa, fermo restando che al movimento lombardiano, da quel che si sa, tecnicamente Russo non avrebbe mai aderito. Ora, a prescindere da come la si pensi sulla sua riforma della Sanità o sulla trasformazione del 118 regionale da lui voluta, Massimo Russo, già pm antimafia a Palermo prima di accettare l’incarico di assessore, è un uomo perbene, la cui diretta discesa in campo in politica dovrebbe rassicurare i tanti che reputano, pienamente a ragione, la legalità centrale nell’amministrazione della cosa pubblica. Un magistrato alla guida della Sicilia sarebbe un segnale inequivocabile di cambiamento, una svolta epocale. Come lo sarebbe anche un imprenditore fortemente caratterizzato per il suo impegno antimafia. O una donna con le caratteristiche giuste. Insomma, per chi ha dubbi sull’eticità dell’agire del Raffaele Lombardo pre trionfo 2008, Russo dovrebbe in qualche modo rappresentare una buona garanzia. A torto o a ragione, Lombardo viene ormai da molti considerato una anomalia troppo grande nel panorama politico siciliano. Una candidatura alla presidenza della Regione di Russo in sua vece la risolverebbe in maniera non traumatica. E qui veniamo al nocciolo della questione. L’ipotesi di Massimo Russo a Palazzo d’Orléans quale successore di Raffaele Lombardo quanto è “digeribile” per il leader autonomista? Entro che limiti è una “sua” ipotesi? E in che misura, invece, è una mossa indispensabile sì, ma comunque da lui subita? Insomma, Lombardo non è uomo da fare passi indietro a cuor leggero. Vero ...

La Thatcher trionfa in Wisconsin

Scritto da: il 12.03.11 — 0 Commenti
Non smette di fare danni all'umanità l'onda lunghissima del thatcherismo. Qualche giorno fa il Senato del Wisconsin ha approvato un insieme di norme per abolire la contrattazione collettiva nello Stato, depotenziando fortissimamente il ruolo dei sindacati. I repubblicani sono riusciti nell'intento dopo settimane di lotte politiche e manifestazioni in piazza. Il neoeletto governatore repubblicano Scott Walker, quindi, dopo aver approvato un bilancio che taglia di molto le tasse alle imprese per due anni, è stato necessariamente costretto a preparare una nuova manovra correttiva per controllare il debito pubblico. Nel provvedimento sono state previste una serie di misure molto pesanti contro i dipendenti pubblici, come, appunto, l'abolizione della contrattazione collettiva. Ma la controrivoluzione repubblicana in Wisconsin non si ferma qui. I dipendenti pubblici saranno infatti costretti a versare quasi il 6% del proprio stipendio in contributi pensionistici (finora non ne versavano) ed il 12.6% per l'assicurazione sanitaria, il cui costo per loro a questo punto raddoppia. Nel Senato statale i repubblicani hanno la maggioranza (19 seggi su 33), ma per regolamento le leggi di bilancio devono essere approvate in presenza di almeno 20 senatori. Per fare ostruzionismo, i democratici hanno pensato bene di disertare l'aula per far mancare sempre il numero legale. Il governatore, che potrebbe per legge precettare i membri del Congresso, ha alla fine diviso le nuove misure, separando le leggi sulle tasse e il bilancio (quelle per le quali occorreva il quorum di 20 senatori presenti in aula) dalla modifica delle leggi sulla contrattazione collettiva. In questa maniera i repubblicani hanno approvato il secondo pacchetto, con 18 voti favorevoli ad 1, senza dibattito in aula e senza alcun senatore democratico presente. Per il governatore Walker, «il provvedimento assicurerà al Wisconsin un contesto economico in grado di consentire al settore privato di creare fino a 250mila nuovi posti di lavoro». Nella realtà, ha ...

Usa: il Tea Party vince, ma non stravince

Scritto da: il 03.11.10 — 1 Commento
La situazione di stallo sancita dalle elezioni di mid-term negli Usa è: 239 deputati repubblicani alla Camera (ne avevano 178) contro 185 democratici (ne avevano 257). I democratici controllano invece il Senato con 51 seggi contro i 46 dei repubblicani. Questa, quindi, la nuova composizione del Congresso americano. Nettissima la vittoria dei repubblicani alla Camera, sostenuti dal movimento antitasse del Tea Party, che ha sì vinto, ma non stravinto, di misura ma comunque importantissima quella dei democratici al Senato. Insomma, il referendum sul presidente Obama, perché di questo volenti o nolenti si trattava, non si è risolto in una totale catastrofe per l'ormai ex homo novus del progressismo globale, visto che i democratici al Senato sono riusciti a mantenere la maggioranza. In confronto alle aspettative della vigilia, la Casa Bianca può tirare un bel respiro di sollievo ...

L’impennata del terrore globale è il solito tentativo di al-Queda di condizionare il voto americano

Scritto da: il 02.11.10 — 0 Commenti
Il terrorismo globale ispirato da Osama bin Laden sta in questi giorni sferrando un articolato attacco agli Usa ed al resto del mondo con il tentativo, ormai usuale, di condizionare l'esito della elezioni statunitensi. La strategia dei pacchi bomba spediti per aereo dallo Yemen (per inciso, negli anni Settanta ed Ottanta lo Yemen era diviso fra Sud comunista e Nord filo capitalista, l'America contribuì pesantemente alla vittoria di Sana'a contro al-Sha'ab e la riunificazione ci ha consegnato l'odierna Repubblica squassata da forti pulsioni islamiste), l'attentato di qualche giorno fa in pieno centro ad Istanbul e la strage nella chiesa siriaco-cristiana di Baghdad sono chiaramente parte di un piano organico tendente ad alzare il livello di terrore fra la gente e la pressione sui governanti degli Stati interessati al fenomeno jihadista. Purtroppo, in genere, il tentativo di al-Qaeda di condizionare il voto americano riesce anche. Si ricordi, ad esempio, il risultato delle presidenziali del 2004 dopo il destabilizzante messaggio video di Osama, un messaggio che sicuramente diede a George Walker Bush qualche energia (e qualche argomento) in più per battere l'avversario, il moderato JFKerry. Oggi, però, davvero si fatica a credere che i repubblicani negli Stati Uniti abbiano bisogno del disgustoso endorsement dei terroristi islamici. Obama e i democratici sembrano perfettamente in grado di perdere da sé le elezioni di mid-term. La loro odierna debolezza non ha proprio bisogno di ulteriori "spinte in discesa" ... Sana'a, capitale dello Yemen unificato: la città vecchia

La mappa del Lombardo quater

Scritto da: il 22.09.10 — 0 Commenti
Proviamo a fare una sorta di breve who's who del nuovo governo regionale siciliano, il cosiddetto Lombardo quater, cercando soprattutto di capire "chi è di chi", ovvero in quota a quale partito è stato nominato ogni assessore. La nuova giunta inaugura le prove di Terzo polo in Sicilia e in Italia, con il Partito Democratico, i finiani (anche se non è mancato il "giallo" dell'ultim'ora, quando ieri pomeriggio una nota di Fabio Granata da Roma dava Fli fuori dall'esperimento), l'Api di Rutelli e una pezzo dell’Udc, quello più vicino ai leader nazionali Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa. La nota politica di rilievo è che per la prima volta negli ultimi dieci anni circa la formazione facente capo a Silvio Berlusconi, pur se largamente  maggioritaria nell'Isola, è fuori dal governo regionale. Come pure quella parte di Udc legata a Totò Cuffaro e Saverio Romano, ormai in rotta assoluta con Casini e Cesa. Ma vediamo chi sono gli assessori del Lombardo quater. Oltre ai tecnicissimi Massimo Russo e Caterina Chinnici, oltremodo graditi al presidente, la nuova giunta regionale vede confermati i tre tecnici in quota Pd già presenti nel Lombardo ter, ossia Mario Centorrino, Marco Venturi e Pier Carmelo Russo. I democratici hanno poi pressato per avere un quarto tecnico, l’ex prefetto di Palermo, nonché attuale commissario nazionale antiracket, Giosué Marino, fortemente voluto da Giuseppe Lumia, il grande tessitore della tela democratico-autonomista, per così dire. Per l'Api di Francesco Rutelli va a Palazzo d’Orléans il docente universitario Sebastiano Messineo, detto Uccio, che all'Università dell'Aquila insegna Marketing. Si tratta di un esperto di Internet e nuove tecnologie che è anche stato consulente della Luiss e della Bocconi. L’Udc di Casini e Cesa, che all’Ars hanno appena tre deputati fedeli (Giovanni Ardizzone, Marco Forzese e Giuseppe Lo Giudice) contro i dieci di Cuffaro e Romano, ha indicato e ...

Rigurgito veltroniano, il Pd rischia di soffocare

Scritto da: il 16.09.10 — 0 Commenti
In questi giorni Walter Veltroni sta duramente attaccando il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, tanto da far temere una scissione. Mi chiedo ... Nel 2008, grazie ad una assurda legge elettorale da lui voluta insieme a Silvio Berlusconi, il kennediano di ferro ha coronato il suo personalissimo sogno di un Parlamento italiano senza comunisti e socialisti. Che punti ora alle Camere senza democratici?

In America è proprio ora di un nuovo Tea Party

Scritto da: il 30.08.10 — 2 Commenti
Numericamente non è stata la marcia del milione di uomini che l'islamico Louis Farrakhan, predicatore peraltro politicamente assai sterile, fece convergere su Washington nel 1996. E non è stata - ovvio - nemmeno l'adunata oceanica organizzata da Martin Luther King il 28 agosto del 1963, il giorno del discorso “I have a dream” che mutò per sempre i destini dell'America. Di certo però la prova di forza del Tea Party al National Mall è stata stravinta dagli organizzatori, in primo luogo da quel Glenn Beck, giornalista star della tv di Rupert Murdoch Fox News, che è ormai l'anima del movimento anti tasse statunitense. Ma anche dalla Sarah Palin, ospite fissa alle “adunate” del Tea Party, che sta trovando fra le pieghe della giovane iniziativa un dinamismo ed una linfa vitale impossibili da rinvenire nel Grand Old Party. Dopo sabato, infatti, è chiaro che con questa nuovissima forza politica che preme potentemente dal basso il Partito Repubblicano deve fare i conti, pena serissimi guai elettorali. Già molti dei candidati tradizionali del Gop sono stati battuti alle recenti primarie per le elezioni di mid-term che si terranno il 2 di novembre. E lo stesso John McCain, icona trasversale classicamente repubblicana ma in grado di attrarre anche le simpatie dei democratici, ha scampato per poco la perdita della possibilità di poter concorrere ancora per il partito dell'elefante ad occupare il seggio senatoriale spettante all'Arizona. Alla fine McCain ha vinto le primarie repubblicane, ma ha dovuto mutare parecchio del suo tradizionale messaggio, puntando su argomenti a lui per nulla congeniali, come la sicurezza e la lotta all'immigrazione. In uno spot su questo tema, ad esempio, ha buttato alle ortiche 30 e passa anni di posizioni progressiste. Insomma, il Tea Party, che deve l'ironico nome alla rivolta del 1773 dei coloni americani contro le inique tasse della ...

Il mondo di Obama

Scritto da: il 19.08.10 — 8 Commenti
L'ultima brigata da combattimento statunitense sta abbandonando un Iraq in fiamme, dove la strage quotidiana miete ormai sistematicamente decine e decine di vittime. Gli Usa hanno scoperchiato un infernale vaso di Pandora con il repubblicano Bush jr e se ne vanno dal martoriato Paese mesopotanico con il democratico Obama, lasciando un cumulo di macerie e condizioni generali di vita ben peggiori di quelle, pur terribili, che vi erano durante il regime degli Hussein. Inflessibile Obama nel realizzare il suo progetto di disimpegno americano dai teatri caldi del mondo, divenuti incandescenti a causa delle cieche scelte del suo predecessore. Anche dall'Afghanistan - dove comunque, a differenza che in Iraq, la guerra di Bush ha avuto una sua ratio -  gli Usa andranno via. Del resto, i talebani stanno in ogni caso vincendo il lungo conflitto di logoramento, quindi per Washington è certo meglio tirarsi fuori il prima possibile da un pantano stile Vietnam. E che dire del sì del presidente democratico alla costruzione di una moschea a New York nei dintorni di Ground Zero? Barack Hussein Obama ha successivamente modificato il senso della sua iniziale dichiarazione, sostenendo - come un qualsiasi premier italiano! - d'essere stato frainteso, ma rimane come una rasoiata nei confronti delle vittime dell'Undici Settembre il suo appoggio ad un progetto assolutamente irrispettoso della memoria storica americana ed occidentale tout court. Il tutto mentre in America dall'inizio dell'anno ha appena chiuso la banca n. 110, chiaro segno che la crisi finanziaria, per arginare a quale Obama è stato preferito a John McCain, è tutt'altro che archiviata. Insomma, il mondo di Obama pare davvero essere abbastanza diverso da quel che sognavano le anime belle che lo hanno appoggiato a spada tratta durante la campagna elettorale. Ha un solo merito il presidente in carica: essere (quasi) di colore ed aver quindi seppellito l'idea oscena che ...

Il petrolio di Obama

Scritto da: il 31.03.10 — 6 Commenti
Scoop del New York Times oggi: sul quotidiano della Grande Mela in esclusiva vi è l'annuncio che Barack Obama sta per dare il via ad un programma di esplorazioni petrolifere al largo degli Stati Uniti, dal Delaware alla Florida. Più o meno il vecchio progetto di Bush jr ... Che abbia comprato qualche azione della Arbusto Oil? Al di là delle battute, con questa decisione Obama fa carta straccia di uno dei capisaldi "verdi" dei democratici, il no secco (francamente per me incoprensibile) alle trivellazioni off-shore in acque americane. Sono proprio curioso di vedere la reazione di Al Gore ... [caption id="attachment_8080" align="aligncenter" width="450" caption="Barack Obama"][/caption]

Obama incassa un brutto colpo nel Massachusetts

Scritto da: il 20.01.10 — 1 Commento
Ad un anno dall'insediamento alla Casa Bianca, brutto segnale per il presidente americano Barack Obama, con la sconfitta del Partito Democratico in Massachusetts, dove il seggio senatoriale che per oltre 60 anni era "appartenuto" alla famiglia Kennedy è stato conquistato da un candidato repubblicano.  Le combattute elezioni suppletive del Massachussets, in cui si assegnava appunto il seggio al Senato rimasto vacante dopo la scomparsa di Ted Kennedy, sono state vinte dal candidato repubblicano Scott Brown, nonostante il grande impegno profuso da Obama per la candidata democratica Martha Coakley. Brown, tanto per non lasciare spazio ad equivoci, appena certo di aver vinto, ha subito dichiarato che si impegnerà in ogni maniera per ostacolare i programmi della Casa Bianca. Con l'arrivo del neosenatore repubblicano, Obama perde così la maggioranza qualificata di 60 voti in Senato che gli avrebbe permesso di evitare qualsivoglia ostruzionismo repubblicano. Ora la strada verso l'approvazione definitiva della sua riforma sanitaria di certo si è fatta più in salita. Andando all'analisi del voto, Brown si è imposto con il 51.8% dei voti, contro il 47.2% della candidata democratica. In termini assoluti, la differenza fra i due sarebbe di circa 100mila voti. Il Massachusetts conta oltre quattro milioni di elettori iscritti, con gli elettori democratici che sono più del doppio rispetto a quelli repubblicani. Per gli esperti di flussi elettorali, però, Brown sarebbe riuscito a conquistare l'ambitissimo consenso degli indipendenti e ciò gi avrebbe dato la vittoria. Vittoria che è anche il primo grosso successo per il presidente del Comitato Nazionale del Partito Repubblicano, Michael Steel, una sorta di Obama conservatore che nel futuro di medio termine potrebbe divenire un  ottimo candidato alla White House. [caption id="attachment_7502" align="aligncenter" width="500" caption="Scott Brown"][/caption]

Un anno fa l’elezione di Barack Obama. Il bilancio? Un mezzo flop

Scritto da: il 04.11.09 — 0 Commenti
Il primo dato negativo per questo first anniversary della presidenza di Barack Obama è elettorale: alle elezioni di ieri i governatorati di Virginia e New Jersey sono andati ai repubblicani e l'indipendente Mike Bloomberg è stato riconfermato sindaco di New York. Il tutto in un quadro generale che vede l'Iran fare passi da gigante verso l'atomica, la Corea del Nord (che già un po' di testate le ha di certo) prendere in giro a ripetizione la comunità internazionale portando avanti praticamente indisturbata il suo programma nucleare, l'Afghanistan e l'Iraq quasi del tutto fuori controllo ed il Pakistan (potenza nucleare conclamata) ad un soffio  dal caos. Solo in campo economico Obama ha portato a casa qualche flebile successo, del resto è stato eletto proprio per la sua ovvia maggiore capacità rispetto a McCain di gestire la crisi scoppiata a settembre 2008. Inoltre, ottima è l'intenzione di creare un vero servizio sanitario nazionale per garantire assistenza a tutti i cittadini, anche se i problemi che l'amministrazione sta incontrando sono immensi e forse insormontabili. Per il resto, questo primo anno di Casa Bianca di Obama è stato un mezzo flop. Praticamente su tutta la linea o quasi. [caption id="attachment_6437" align="aligncenter" width="249" caption="Barack Obama, Superpresident o Superflop?"][/caption]

Perché appoggio Bersani

Scritto da: il 23.10.09 — 8 Commenti
Chi mi conosce e mi legge sa quanto io, soprattutto per la mia durissima posizione sulle questioni di Law & Order, sia distante dal Partito Democratico. Eppure, oltre ad avere molti amici fidati che vi militano, negli anni ho detto e scritto più volte che quella del Pd è di certo la migliore idea politica mai nata in Italia da fine Ottocento ad oggi. Una idea tendente ad aggregare vari soggetti in vista di un unico partito liberal all'americana. Ho fieramente combattutto contro maggioritario ed uninominale, ma ben venga la semplificazione quando è intelligente. E quella che ha fatto nascere il Pd a mio avviso lo è. Per le primarie di domenica 25 prossima, il Pd ha scelto un modello ben preciso, anche questo importato dagli Usa (dove vige in alcuni Stati), quello che prevede il voto non solo per gli iscritti, ma per tutti i cittadini elettori. Approfittando di tale opportunità, che è indubbio segnale di vero liberalismo, domenica andrò a votare. E voterò Pierluigi Bersani. Voterò Bersani per tutta una serie di motivi. Innanzitutto perché ritengo che il centrosinistra italiano abbia finalmente bisogno di un leader che dica e faccia cose di sinistra. Ossia che, in primis, difenda con convinzione e capacità i diritti dei lavoratori, sotto tiro ormai da decenni in tutto l'Occidente, e si adoperi per creare altre possibilità occupazionali nel Paese, sottraendo all'oblio i tanti italiani che un lavoro non ce l'hanno affatto. Inoltre, ho un ottimo ricordo di Bersani ministro, con tutta una serie di semplificazioni attuate nel nostro ordinamento, soprattutto in merito agli ordini professionali. Da accanito sostenitore della teoria delle 3 T (Talento, Tecnologia e Tolleranza) di Richard Florida quali motori di sviluppo economico ed umano non posso che plaudire alla riforma Bersani, che ha svecchiato in breve leggi antiche anche di un secolo. Insomma, Bersani ...

Trionfo dei democratici, il Giappone svolta a sinistra

Scritto da: il 31.08.09 — 0 Commenti
Il Partito Democratico ha trionfato sul Partito liberaldemocratico nelle elezioni legislative che si sono tenute ieri in Giappone. Yukio Hatoyama, presidente del Pd da undici anni, si prepara ora a governare il Paese con una nuova inedita coalizione che comprenderà anche il Partito Socialdemocratico ed il Nuovo Partito del Popolo. Con più di 308 seggi su 480 complessivi, i democratici hanno quindi ottenuto la maggioranza assoluta della Camera Bassa, infliggendo agli avversari una sconfitta epocale, considerato come i liberaldemocratici abbiano guidato il Giappone dal 1955 a oggi quasi ininterrottamente. Il primo ministro uscente Taro Aso si è assunto la responsabilità dell'insuccesso elettorale e ha dato le dimissioni da leader del suo partito. Il ribasso odierno alla Borsa di Tokio conferma la diffidenza dei mercati nei confronti di Hatoyama, visto che nessuno può riuscire ad immaginare quale corso prenderà la politica (soprattutto economica) del Giappone. Le tante promesse ai ceti più deboli del Paese fatte dal vincitore delle elezioni dovranno essere saldate, ma il deficit statale è così elevato che proprio non si comprende come ciò potrà accadere senza peggiorare la già grave situazione economica.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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