I Bilderbergs si riuniscono oggi a St Moritz, in Svizzera, al Suvretta House Hotel, fra le usuali polemiche dei No Global. Ma che cos'è con esattezza il gruppo denominato Bilderberg? Esso nasce nel maggio del 1954, durante una riunione tenutasi nell’omonimo albergo olandese di Oosterbeek sotto l’egida del principe Bernardo d’Olanda, che ne è stato presidente fino al 1976, quando venne coinvolto nello scandalo Lockheed. Da allora i cosiddetti Bilderbergs - che hanno man mano assunto un ruolo sempre più importante nella politica mondiale - si riuniscono annualmente in un luogo sempre diverso.
Ben poco si può sapere sui contenuti delle loro più che riservate riunioni. Secondo le tesi dei detrattori, il gruppo di fatto si adopererebbe per la creazione del cosiddetto New World Order (Nuovo Ordine Mondiale) con lo scopo di indirizzare i destini del pianeta e porli nelle mani di una ristretta cerchia di uomini di potere.
Prescindendo dalle teorie di fantapolitica di alcuni complottisti ad oltranza, è comunque lecito però osservare come il gruppo Bilderberg abbia avuto o abbia fra i suoi aderenti uomini politici di calibro internazionale (Allen Dulles, Richard Holbrooke, Henry A. Kissinger, Robert McNamara, Peter Mendelson), capi di Stato e primi ministri (Carl Bildt, George Bush sr, Bill Clinton, Felipe Gonzales, Olof Palme, Jorge Sampaio), governatori di banche centrali ed insigni banchieri (Tommaso Padoa-Schioppa, Alessandro Profumo, Eric Roll, Eric D. Warburg, Siegmund Warburg, James David Wolfensohn), finanzieri, industriali e dirigenti di fama (Giovanni Agnelli, Umberto Agnelli, Franco Bernabè, Henry Ford II, David Rockefeller sr, John D. Rockefeller, Nelson Rockefeller, Edmund Rothschild), alti esponenti dell’Unione Europea (Mario Monti, Pedro Solbes), influenti giornalisti ed opinion maker (Carlo Rossella) ed esperti di difesa (Zbigniew K. Brzezinski), tutti esclusivamente cittadini di Paesi Nato o comunque dell’Europa occidentale.
Del gruppo si entra a far parte solo tramite invito ed ai suoi componenti ...
Con un prevedibile 93.2% dei voti questo week end gli islandesi hanno detto "no" al rimborso a Gran Bretagna e Olanda dei debiti dalla banca di Reykjavik Icesave, travolta dalla crisi globale sul finire del 2008. La cifra non è da poco, soprattutto considerando che la popolazione dell'Isola è di circa 280mila abitanti: 3.8 miliardi di euro persi da chi aveva un conto con la banca online del gruppo Landsbanki, il secondo più importante dell’Islanda prima della catastrofe finanziaria scatenata nel mondo dal crollo di Lehman Brothers.
Londra e Den Haag hanno già provveduto al risarcimento dei propri cittadini e ora chiedono a Reykjavik di essere rimborsati. Addirittura, un agreement del 2009 tra i rispettivi governi aveva stabilito le modalità precise del pagamento, previsto in rate da saldare entro il 2024 e il parlamento islandese (il mitico Althing, fondato nel 930 e a ragione ritenuto il più antico al mondo) aveva approvato un progetto di legge in merito. Ma il presidente Olafur Ragnar Grimsson, spinto dalla volontà popolare, ha (giustamente!) rifiutato di promulgarlo.
Con il referendum gli islandesi hanno chiarito una cosa fondamentale: ritengono sommamente ingiusto il pagamento pubblico dei debiti di una banca privata e sperano che proseguendo nei negoziati si possa giungere ad un accordo più favorevole con Gran Bretagna e Olanda. Secondo Grimsson, che nei convulsi giorni del crac ha rischiato di morire per un infarto, si deve lavorare per un accordo equo, ossia il pagamento della sola quota di garanzia sui depositi, come previsto dalla legislazione internazionale.
Ma il referendum/plebiscito è stato anche l'occasione per gli islandesi, il cui reddito dal 2007 è crollato del 30%, di urlare la propria rabbia sia contro il sistema bancario, nazionale ed estero, che contro la propria classe politica, i reali responsabili della pesante situazione.
Dopo le dimissioni del pessimo premier Geir Haarde, un ...