La convention veltroniana tenutasi ieri al Lingotto 2 di Torino aveva un titolo significativo: "Fuori dal '900". Significativo, sì. Soprattutto dell'ossessione anticomunista del kennediano Veltroni.
Fuori dal '900, quindi ... Un desiderio così radicato quello di estirpare dal Paese anche solo il ricordo dell'esperienza di lucida e costruttiva opposizione comunista da spingerlo (consciamente o meno) ad intitolare in maniera così singolare l'incontro della sua corrente nel Pd.
Certo, nell'americanissima ottica di Veltroni il problema è la definitiva uscita dal secolo breve, per dirla con Eric Hobsbawm. La definitiva uscita da un secolo che, pur con tutti i suoi orrori, ha visto l'affermazione del Welfare State di impianto laburista/socialdemocratico nelle più avanzate democrazie nordeuropee, sindacati forti che per decenni hanno realmente difeso i diritti dei lavoratori ed un barlume di opposizione al progetto egemonico di Washington, progetto egemonico portato a termine ed i cui frutti possiamo godere oggi nel mondo non più bipolare (ma per fortuna nemmeno compiutamente unipolare) succube del terrore islamista.
Ma, si sa, altro che Welfare State. Le priorità di Veltroni almeno da una ventina d'anni a questa parte sono altre. Ben altre. Il trionfatore delle elezioni politiche italiane del 2008 (perché lui quelle consultazioni le ha vinte alla grande: aveva un obiettivo primario - eliminare dal Parlamento Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Partito Socialista - e lo ha centrato in pieno) nel gennaio del 2011 punta l'attenzione sulla necessità di scrostare dal Paese eventuali residui (anche ideali o basta solo ideologici?!?) novecenteschi. In un'Italia con problemi gravissimi come quelli che tutti i giorni le cronache ci sottopongono (uno su tutti la disoccupazione disperante, ormai al Nord come al Sud), Veltroni avverte pressante l'esigenza di uscire dal '900. È questa la sua idea di Pd? È questa la sua idea di opposizione a Berlusconi?
Insomma, siamo seri, per lui uscire dal '900 ...
«Una classe media forte esige l'esistenza di un sindacato forte». Lo ha dichiarato il neopresidente statunitense Barack Obama.
Dopo decenni di assoluta ombra per il mondo sindacale americano, forse con il leader democratico è giunto l'atteso momento della rinascita.
Fosse la volta buona che l'America diventa un Paese normale con normali diritti per i lavoratori?
Una norma in finanziaria approvata oggi impedirebbe al precario di ottenere dal magistrato la stabilizzazione del rapporto lavorativo, sostituita da un indennizzo il più delle volte profondamente inadeguato (fra le 2.5 e le 6 mensilità).
I sindacati sono subito insorti, ma devono davvero fare una azione possente e congiunta per evitare che venga promulgata tale norma (ora al vaglio del Senato), liberticida e sommamente iniqua.
Come inizio per Berlusconi non c'è davvero male. Proclamatosi difensore dei diritti dei più deboli e quasi quasi convintosi d'essere di sinistra, sta elargendo regali a Confindustria davvero inaspettati. Ovviamente, Viale dell'Astronomia ringrazia, ma dal mondo sindacale viene una mezza insurrezione. Che speriamo si possa tramutare (una volta tanto) in possenti manifestazioni di piazza in grado di far fare retromarcia al governo sull'inqualificabile provvedimento che rischia di portare di 40'anni indietro i diritti dei lavoratori italiani ...