Tutti gli articoli su elezioni

La gente ha bisogno di persone serie

Scritto da: il 09.02.13 — 5 Commenti
Ho sentito parlare Antonio Ingroia ieri sera all’Odeon di Catania. Sono uscito dal teatro con una convinzione netta: la gente ha bisogno di persone perbene. La gente ha bisogno di persone serie. Umanamente serie. La gente ha bisogno di Ingroia, di Giannino, di Grillo. Anche di Bersani, per carità. Ma non ne può più di giullari della politica. Non ne può più di collusi con il crimine organizzato. Non ne può più di questa decadenza morale. Che diviene dolente disagio nella carne degli ultimi. Più intenso più si discende nelle viscere delle nostre comunità. Non mi interessa chi vincerà queste elezioni. Ma che Rivoluzione civile, Fare per fermare il declino e Movimento 5 Stelle siano presenti nel nuovo Parlamento questo sì, mi interessa. Facce diversissime di un’Italia pulita e perbene, in un Paese normale sarebbero loro i veri poli di riferimento. In un Paese normale come il nostro non è. Accontentiamoci quindi che entrino almeno alla Camera (l’M5S in realtà non avrà problemi nemmeno ad arrivare in Senato). E che testimonino con forza che l’anomalia, come dice Ingroia, non sono certo i magistrati in politica. L’anomalia sono i criminali in politica. [caption id="attachment_12386" align="aligncenter" width="300"] Antonio Ingroia[/caption]

Sondaggi politiche 2013: i numeri di Mannheimer

Scritto da: il 08.02.13 — 0 Commenti
Ecco invece il sondaggio Ispo (ossia di Renato Mannheimer) fatto per il Corriere della Sera. In tema di raccolta e analisi delle intenzioni di voto è sempre bene confrontare più fonti.

Ultimo sondaggio Demopolis prima del black out: Lombardia e Sicilia fondamentali

Scritto da: il 08.02.13 — 0 Commenti
Anche se in calo rispetto alle settimane scorse, il livello di astensionismo e di indecisione resta piuttosto alto fra gli italiani. Se ci recasse oggi alle urne, circa 11 milioni e mezzo di elettori, ossia il 24% degli aventi diritto, restarebbe a casa. Ma sul voto del 24 e 25 febbraio pesa anche il numero degli indecisi: oltre 7 milioni di elettori non hanno infatti ancora compiuto una scelta chiara. Sono questi i dati che emergono dall’ultima indagine condotta dall’Istituto Demopolis per il programma Otto e Mezzo de La7, prima del black out previsto dalla legge elettorale. «A dare il segno dell’instabilità del mercato elettorale, in presenza di un’offerta politica non più bipolare come nel 2006 e nel 2008, è anche - sostiene il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento - il numero di quanti dichiarano che nei prossimi giorni potrebbero cambiare idea: oltre un quinto degli elettori ammette di prendere oggi in considerazione più di una lista. A rendere più evanescente il consenso contribuisce anche il Porcellum, la legge elettorale in vigore con le liste bloccate: il 47% dei cittadini orienterà la sua scelta prevalentemente sul candidato premier o leader della coalizione, poco più di un terzo sceglierà il partito, meno di un elettore su cinque deciderà il suo voto in base ai candidati in lista per la Camera o il Senato a livello locale». Demopolis ha analizzato il consenso attuale e potenziale alle 2 principali coalizioni: a 16 giorni dal voto, il centro-sinistra si attesterebbe al 33.6%, il centro-destra al 28.5%. Molto significativo appare anche il bacino potenziale dei due schieramenti, che raggiunge il 40% per la coalizione di Bersani e il 34% per quella di Berlusconi-Alfano. «Nell’analisi dei flussi elettorali, principale argine alla rimonta del centro-destra è il Movimento 5 Stelle che - afferma Vento - otterrebbe oggi il 18,1%, con ...

Sicilia: per le regionali è tutti contro tutti, ma dal caos lentamente emerge un accenno di cosmos

Scritto da: il 20.08.12 — 2 Commenti
Mentre ancora la Regione tarda a indire i comizi elettorali, il risiko delle alleanze e delle candidature in Sicilia è in pieno svolgimento. Nel centrosinistra la divisione impera, con almeno 3 candidati certi (Rosario Crocetta, sostenuto dal Pd filo Lombardo, Claudio Fava, di Sel, ed il grillino Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle) ed un altro probabile (di Idv e Fds). Ma è la lotta interna al centrodestra il vero fulcro della politica isolana di queste settimane, perché dallo scontro in corso potrebbe uscire il futuro inquilino di Palazzo d'Orléans, atteso che la frammentazione è per la sinistra un handicap al momento troppo grande per poter parlare di sue possibilità di vittoria. Posto, infatti, che il presidente della Regione sarà eletto con grossomodo il 30% dei consensi, è ovvio che il polo che andrà alle urne meno diviso avrà assai più chance di portare a casa il risultato. Perché con un sistema elettorale che non prevede ballottaggio, il cartello più coeso ha sicuramente maggiori opportunità di successo. In quest'ottica, è chiaro che le possibilità di vittoria di Crocetta, candidato di un'area eccessivamente frammentata, dipendono dalla speculare frammentazione del centrodestra. Se questo arriverà alla presentazione delle liste spaccato, l'ex sindaco di Gela potrà ritenersi con la vittoria in tasca. Ma se il centrodestra dovesse ricompattarsi, ben difficilmente l'europarlamentare democratico potrebbe spuntarla. La partita fondamentale, quindi, la si gioca in campo conservatore. Proviamo allora a capire come stanno andando le trattative, soprattutto quelle che ruotano attorno a Gianfranco Micciché. Da oltre un mese l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha rotto gli indugi, buttando sulla bilancia il peso della sua candidatura. Di fronte al niet forte del Pdl, però, Micciché sembrerebbe tentato di attivare il cosiddetto piano B, appoggiando o Nello Musumeci o Stefania Prestigiacomo, due nomi assolutamente autorevoli sui quali i coordinatori regionali ...

Palermo, qualche considerazione a spoglio in corso

Scritto da: il 07.05.12 — 3 Commenti
Quel che in queste ore sta accadendo a Palermo, metropoli cosmopolita colta e raffinata convertita in discarica a cielo aperto da un'allegra banda di incapaci, è assai semplice: è stata seppellita dagli elettori della capitale siciliana la follia del Partito Democratico pro Raffaele Lombardo. Con il candidato imposto dagli oltranzisti dell'accordo con l'Mpa - il giovane Fabrizio Ferrandelli, ex Idv folgorato sulla via di Grammichele vincitore di caotiche primarie contro l'ottima candidata Rita Borsellino - che esce incredibilmente ridimensionato rispetto alle (fin troppo generose) previsioni. Per inciso, davvero patetico il tentativo di qualcuno dei maggiorenti Pd di saltare sul carro del vincitore a spoglio appena iniziato. Proprio nullo il senso del ridicolo di questi signori, viene da vergognarsi per loro: un po' di dignità, suvvia! Ed anche di capacità di capire quando restare in silenzio ... Che non guasta mai.. Probabilmente Orlando non vincerà al primo turno (anche se ancora tutto è da vedere), ma è ovvio che al secondo si imporrà, tornando a sedere a Palazzo delle Aquile. Chiaro segno che in Sicilia la gente è arcistufa della criminale volontà sottosviluppista di una certa politica. Lo accettino gli esponenti del Pdl, in liquefazione in giro per l'Italia, e dell'Udc, partiti che dell'Mpa sono stati per anni colpevoli alleati. E lo accettino soprattutto quegli esponenti democratici siciliani che in questi anni hanno anteposto i propri interessi di corrente al bene comune (che non è difficile da individuare a queste latitudini: semplicemente è una seria, convinta, radicale lotta al crimine organizzato ed ai link che lo fortificano) appoggiando ricette politico-economiche stanno portando allo sbando l'Isola. Ora c'è da rifondare tutto, a Palermo come nel resto della Sicilia. Dalla capitale fra quindici giorni può partire la liberazione dell'Isola dal manipolo di incompetenti che, facendo dell'ignoranza la propria orgogliosa bandiera, stanno portando alla disperazione milioni ...

La Grecia è rossa … Ma (purtroppo) anche un po’ bruna

Scritto da: il 07.05.12 — 0 Commenti
Ma che cosa pensavano gli usuali partiti greci (centrodestra e centrosinistra), di poter vincere le elezioni più delicate della storia del Paese dopo il macello sociale che hanno messo in atto negli anni e nei mesi scorsi? I classici politici di governo non sono riusciti a raccogliere abbastanza consensi per formare una coalizione dopo il voto di ieri ed ora siamo al paradosso di Antonis Samaras, il leader di Nuova Democrazia (il partito conservatore) che ha l'incombenza, più che l'incarico, di formare il nuovo esecutivo. Nuova Democrazia, per inciso, ha avuto il 18.8% dei voti, con il premio è arrivata appena a 108 deputati, ma ce ne vogliono 151 per un governo. I conservatori di Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok, le formazioni che si sono alternate alla guida della Grecia negli ultimi decenni e che sono, fattore non da poco, gli unici fra i partiti maggiori a sostenere il programma di salvataggio/strozzinaggio targato Ue-Fmi che sta affondando la Grecia, hanno ottenuto insieme meno del 33% dei voti e solo 150 dei 300 seggi parlamentari a disposizione. Un governo di coalizione nazionale solo con loro andrebbe quindi in minoranza ad ogni stormir di fronda. Per riuscire a rinnovare la loro gracile "grande coalizione" dovranno quindi ottenere l'appoggio di altre formazioni, ma l'impresa appare davvero ardua. Ogni possibile intreccio sembra infatti destinato ad avere vita governativa assai breve. Il rischio è che la Grecia precipiti in una infinita incertezza politica. Il che potrebbe avvicinare il collasso del debito europeo complessivo. Samaras ha in queste ore invocato un governo di unità nazionale per l'Europa con l'intento di mantenere il Paese nella zona euro, obiettivo condiviso anche dal leader del Pasok Evangelos Venizelos. Di contro, i partiti minori che hanno vinto le elezioni sono tutti contro il piano di salvataggio Ue-Fmi. Il problema è che ...

Romney vince nettamente in New Hampshire. Ron Paul per ora è lo sfidante, ma non può reggere a lungo

Scritto da: il 11.01.12 — 0 Commenti
Dopo l’Iowa Mitt Romney ha conquistato con il voto di stanotte anche il New Hampshire, avvicinandosi alla nomination repubblicana per la Casa Bianca. Ma se in Iowa l'economista mormone aveva battuto Rick Santorum per soli 8 striminziti voti, in New Hampshire ha prevalso in maniera netta: 39% davanti al 24% del libertario Ron Paul ed al 17% di Jon Hunstman, con Newt Gingrich e l'ultraconservatore Rick Santorum ad appena il 9% e Rick Perry in fondo con appena l’1%. Romney ha festeggiato la vittoria con un possente attacco a Barack Obama: «Il presidente vuole radicalmente trasformare l’America, mentre io voglio restaurarla, lui si ispira alle capitali europee io alle città della nostra nazione, lui ha aumentato il debito io pareggerò il bilancio, lui ha perso la tripla AAA io la riprenderò, è il momento di batterci per l’America che amiamo». Un proclama che davanti ad una platea osannante è stato facile fare, ma che il presidente in carica, negli eventuali futuri confronti televisivi, non faticherà troppo a smontare. Ora si passa in South Carolina, per il turno di primarie del 21 gennaio. Favoriti potrebbero essere i più conservatori, ma ovvio che se Romney dovesse cominciare a vincere anche a Sud avrebbe la nomination in tasca. A ben ragionare, comunque, nonostante l'attuale secondo posto, Ron Paul non è il vero competitor del mormone. Ha sicuramente ragione Ari Fleischer, ex portavoce di George W. Bush, quando afferma che «l’unico che ancora può ostacolare la corsa di Romney è Newt Gingrich». L'ex speaker della Camera ha tanta esperienza. Ed è l'unico vero politico di caratura nazionale oltre al favorito. Outsider assoluti come Santorum e Paul non possono reggere a lungo la sfida, nemmeno economicamente, ed alla fine la corsa sarà a due.

Riflessioni sul possibile governo Monti

Scritto da: il 11.11.11 — 6 Commenti
In tutta franchezza, dico subito che all'ipotesi, ormai certa, di un governo (tecnico o tecnico-politico che sarà) a guida Mario Monti avrei preferito quella di un governo politico a guida Gianni Letta o Angelino Alfano. Capisco le remore di Silvio Berlusconi nell'utilizzare quest'ultimo in tale caotica fase (il comprensibile timore è di "bruciarlo", dovendo Alfano, nelle intenzioni del Cav., guidare la prossima campagna elettorale nazionale del centrodestra italiano, Formigoni permettendo, ovviamente), ma la soluzione Monti, così gradita ai mercati (appunto perché così gradita ai mercati) mi rende assai perplesso. Con Monti, sia chiaro, stiamo per cedere la nostra sovranità popolare ad un uomo, per carità, assolutamente perbene, capace e morale, sul quale grava però il sospetto d'essere il garante/portatore di interessi estranei a quelli del popolo italiano. Ex rettore dell'Università Bocconi, ex commissario europeo, Monti, specializzato alla Yale University, è dal 2005 international advisor della banca d'affari Goldman Sachs, che qualche responsabilità potrebbe anche avere avuto nella marea di vendite di Btp che ha colpito l'Italia. Tralascio la sua appartenenza alla Trilateral e le frequentazioni con i Bilderbergs, del tutto legittime, ma non si può non notare come sia la grande pressione internazionale (una pressione che di democratico ha ben poco) a volere Monti premier italiano quale possibile risolutore di tutta una serie di problemi. Ora, in democrazia, la soluzione dei problemi (e l'Italia sicuramente ne ha tanti) deve sempre essere politica e deve giungere attraverso il confronto/scontro/sintesi fra le diverse visioni, fra le diverse anime di un Paese. Certo, il nostro Parlamento oggi è il frutto di una legge elettorale liberticida, concertata da Silvio Berlusconi e Walter Veltroni al solo fine di escludere comunisti e socialisti da Camera e Senato. Ed allora si cambi legge/sistema elettorale e si torni al voto, ridando alla gente la possibilità di esprimersi in merito alle ...

Il fattore G

Scritto da: il 18.10.11 — 6 Commenti
Chiamiamolo fattore Grillo o Cinque Stelle, il prodotto finale non cambia. Il movimento antipolitico ed anticasta creato dal genovese Beppe Grillo ha condizionato e condizionerà sempre più i risultati elettorali del centrosinistra italiano, che già di suo negli ultimi anni non si è certo mostrato ai simpatizzanti quale corazzata invincibile. La riconferma ieri del pidiellino Angelo Iorio alla guida del Molise con uno scarto dello 0.79% dei voti rispetto al competitor democratico Paolo Di Laura Frattura la dice lunga in merito. Con il supporto di quel 5.60% dei suffragi andati al grillino Antonio Federico, il candidato del centrosinistra avrebbe vinto senz'altro. Ma intanto l'uomo di Grillo c'era ed il Pdl ha mantenuto la Regione Molise, così come nel 2010 il leghista Roberto Cota era riuscito, sempre grazie alla presenza di un candidato grillino, a battere Mercedes Bresso, presidente uscente del Piemonte con il centrosinistra. Assodato come Grillo tolga volta al centrosinistra e non certo al centrodestra, i timori in casa democratica a questo punto si fanno pesanti. Se si dovesse andare a votare per le legislative con l'attuale legge elettorale, infatti, soprattutto al Senato il Movimento Cinque Stelle potrebbe causare un gravissimo danno al Partito Democratico. Insomma, urge trovare un accordo con Grillo, ma l'impresa sembra impossibile. Nato per demolire un sistema politico bloccato, a torto o a ragione considerato irriformabile, il Movimento Cinque Stelle difficilmente addiverrà a patti. Con il risultato di dare una grossa mano al Pdl. I sondaggi danno il berlusconismo in forte calo, ma il fattore Grillo davvero potrebbe venire in suo aiuto in maniera consistente. Pier Luigi Bersani lo sa, ma ha davvero ben poco da fare per impedirlo. Grillo oggi ha il potere di un kingmaker unito alla determinazione assoluta a non usarlo. Da qualsiasi parte si guardi la vicenda, l'esito sarà un grosso danno ...

Elezioni in Danimarca, i socialdemocratici tornano al governo

Scritto da: il 16.09.11 — 1 Commento
Helle Thorning Schmidt è la prima donna a divenire capo del governo in Danimarca. Il suo partito, i socialdemocratici, dopo 10 anni di opposizione, ha di fatto vinto le elezioni politiche. In realtà, con il 25% circa dei suffragi (89 seggi di coalizione su 179 a disposizione), non sono primi, perché i liberali del premier in carica, Lars Loekke Rasmussen, hanno avuto il 26.15 %, ma gli alleati di Rasmussen, i conservatori ed il Partito del Popolo Danese (di estrema destra) hanno avuto un tale calo da rendere impossibile la riproposizione della coalizione (che ha guadagnato 86 seggi complessivi). A breve, quindi, Rasmussen si dimetterà e lascerà subentare la Schimdt. Ma c'è di più. A ben leggere i risultati, i socialdemocratici hanno conseguito il peggior risultato dal 1903 ad oggi. Pure il Partito Socialista Popolare, alleato dei socialdemocratici, ha perso diversi punti, mentre avanzano i radicali (destra) e la Lista dell'Unità (formazione di estrema sinistra), capeggiati da due giovani donne, Margrethe Vestergaard e Johanne Schmidt Nielsen. Insomma, a Copenhagen al governo va una somma di debolezze di centrosinistra, solo appena appena meno debole di quella del centrodestra. Sulla tenuta si vedrà, ma in genere in Scandinavia le legislature giungono sempre alla scadenza naturale. Già europarlamentare, Helle Thorning Schmidt è alla guida dei socialdemocratici danesi dal 2005. Elegantissima e di classe, è sposata con l'inglese Stephen Kinnok, figlio dell'ex leader laburista britannico Neil Kinnok, dal quale ha avuto 2 figlie. [caption id="attachment_11109" align="aligncenter" width="300" caption="Helle Thorning Schmidt"][/caption]

Russo for President?

Scritto da: il 03.08.11 — 8 Commenti
Sono sempre più incalzanti le voci che danno Massimo Russo, attuale assessore siciliano alla Salute, quale prossimo candidato alla presidenza della Regione in luogo di Raffaele Lombardo, capo incontrastato del Movimento per le Autonomie. Addirittura, fonti autorevoli hanno parlato di Russo come del possibile leader di una sua formazione politica, con tanto di logo e slogan (“La Sicilia ai siciliani”?) già pronti. In alternativa, potrebbe creare una corrente interna all’Mpa, fermo restando che al movimento lombardiano, da quel che si sa, tecnicamente Russo non avrebbe mai aderito. Ora, a prescindere da come la si pensi sulla sua riforma della Sanità o sulla trasformazione del 118 regionale da lui voluta, Massimo Russo, già pm antimafia a Palermo prima di accettare l’incarico di assessore, è un uomo perbene, la cui diretta discesa in campo in politica dovrebbe rassicurare i tanti che reputano, pienamente a ragione, la legalità centrale nell’amministrazione della cosa pubblica. Un magistrato alla guida della Sicilia sarebbe un segnale inequivocabile di cambiamento, una svolta epocale. Come lo sarebbe anche un imprenditore fortemente caratterizzato per il suo impegno antimafia. O una donna con le caratteristiche giuste. Insomma, per chi ha dubbi sull’eticità dell’agire del Raffaele Lombardo pre trionfo 2008, Russo dovrebbe in qualche modo rappresentare una buona garanzia. A torto o a ragione, Lombardo viene ormai da molti considerato una anomalia troppo grande nel panorama politico siciliano. Una candidatura alla presidenza della Regione di Russo in sua vece la risolverebbe in maniera non traumatica. E qui veniamo al nocciolo della questione. L’ipotesi di Massimo Russo a Palazzo d’Orléans quale successore di Raffaele Lombardo quanto è “digeribile” per il leader autonomista? Entro che limiti è una “sua” ipotesi? E in che misura, invece, è una mossa indispensabile sì, ma comunque da lui subita? Insomma, Lombardo non è uomo da fare passi indietro a cuor leggero. Vero ...

Non esiste più l’elettorato di centrodestra (tranne in Sicilia)

Scritto da: il 30.05.11 — 2 Commenti
La lunga battaglia per le amministrative 2011 si è conclusa davvero male per Silvio Berlusconi. La perdita di Milano e Napoli (dove il candidato conservatore, Giovanni Lettieri, è stato letteralmente umiliato dall'outsider Luigi de Magistris) ha un altissimo valore simbolico, ma anche pratico. Altri gestiranno infatti il denaro dell'Expo 2015 e questo è sicuramente un brutto colpo per il sistema di potere del Cav. in Lombardia. Dire che lo scontento imperversa fra le fila del Pdl non rende l'idea di quel che sta accadendo all'interno del primo partito italiano e nei prossimi giorni il caos certamente sarà sommo. Che cosa è successo? Come già chiaro 15 giorni fa, l'elettorato è stanco dell'estremismo verbale del premier. Ed è stanco della sua ossessione per i giudici. La gente non ritiene affatto la riforma del nostro sistema giudiziario una priorità per il Paese. Tutt'altro. Più in generale, poi, c'è da osservare come si stia sciogliendo come neve al sole il blocco di consenso per il centrodestra. Detta altrimenti, c'è seriamente da chiedersi se in Italia esista ancora un elettorato di centrodestra. La stessa domanda - anche se oggi sicuramente in misura minore che qualche mese fa - è da porsi per il centrosinistra, mentre sinistra e centro sembrano stare oggi assai meglio in salute (di una destra reale in questo momento è ancora prematuro parlare, ma un serio tentativo di ri-crearla su solide basi è in atto, lo sappiamo). Unico odierno raggio di sole per Berlusconi è quindi l'ottimo risultato con il quale il candidato Pdl a sindaco di Ragusa (Nello Dipasquale, già in carica) ha vinto, confermando come l'Isola sia per il Cav. un vero e proprio "granaio". Ma attenzione, il dato di Ragusa è assai particolare, perché riguarda un uomo capace, molto amato in città in maniera trasversale e che ha amministrato benissimo ...

Storace da Catania lancia l’idea di una Rifondazione della destra politica italiana

Scritto da: il 27.05.11 — 0 Commenti
Nell'analisi (a mio avviso corretta) di Francesco Storace (stamattina a Catania insieme a Nello Musumeci e Ruggero Razza per incontrare la stampa), Raffaele Lombardo, realisticamente, non potrà reggere ancora a lungo alla guida della presidenza della Regione Sicilia. Nel breve-medio periodo, quindi, non è da escludersi che l'Isola sia di nuovo chiamata alle urne. In vista di tale plausibile appuntamento, Storace ha lanciato una idea di un certo interesse: (ri)cominciare proprio dalla Sicilia il dialogo fra le varie componenti della destra politica italiana nel tentativo di (ri)proporre all'elettorato una formazione unitaria che possa avere un qualche peso elettorale. Il ragionamento del segretario de La Destra non fa una grinza: scomparsa Alleanza Nazionale, fallito l'esperimento di Futuro e Libertà, tramontato l'astro di Gianfranco Fini, rimane uno spazio politico di grande importanza da occupare. Cosa che può essere fatta da un nuovo partito di destra, che ovviamente non sarebbe una sorta di Rifondazione missina, ma andrebbe oltre le esperienze fin qui storicamente maturate. Con chi possono allora cominciare a dialogare Storace e Musumeci? Innanzitutto, è naturale, con i pezzi del Pdl e di Fli più vicini alla loro visione («pezzi della nostra storia» li ha definiti Storace). Allargando via via la proposta ai tanti movimenti della "diaspora" post Msi che nell'odierna frammentazione non contano nulla, ma che tutti insieme qualcosa ancora potrebbero pesare. Insomma, nel quadro politico italiano di oggi un dato è certo, ha evidenziato con fermezza l'ex presidente della Regione Lazio: «mentre si ragiona sul dopo Berlusconi, è arrivato il dopo Fini». Il che significa che a destra ormai non vi è più una leadership riconosciuta. E non è affatto un bene per un Paese che aspira a divenire (prima o poi) una democrazia compiuta. Nello Musumeci e Francesco Storace
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