Tutti gli articoli su Enzo Bianco
Da qualche mese, con l'avvicinarsi delle elezioni amministrative, si è diffuso a Catania un gioco di società che alcuni (ma comprensibilmente non tutti) considerano assai simpatico: insieme a taluni amici l'ho battezzato 'mburugghia peri, ossia "lega piedi", da 'mburugghiari, che in catanese vuol dire, appunto, ingarbugliare, legare e, per traslato, ostacolare. In che cosa consiste? Semplice, individuato un candidato forte di uno schieramento per le prossime amministrative, dalla sua area di appartenenza si lanciano (o vengono lanciati) altri candidati con l'unico scopo di dare fastidio al rivale (+/-) interno.
E così, da tempo, essendo nota l'intenzione di Enzo Bianco, senatore Pd di un certo peso politico, di correre per il ruolo di primo cittadino etneo, hanno cominciato a scaldare i motori Giuseppe Berretta (deputato nazionale democratico, cui va comunque dato atto di accarezzare da anni, almeno dal 2009, il sogno di una candidatura a Palazzo degli Elefanti), Maurizio Caserta (ordinario di Economia politica in città, validissimo tecnico che da sindaco studia da circa un anno e mezzo) e, new entry di qualche mese fa, Marisa Acagnino (magistrato, vicina al presidente delle Regione Siciliana, Rosario Crocetta). Tutti palesi 'mburugghiaperi di Enzo Bianco.
Ma non si creda che a destra non vi sia la medesima passione ludica. C'è, c'è ... L'incumbent Raffaele Stancanelli (amico dal liceo di Raffaele Lombardo) da tempo guerreggia con la nomenklatura del Pdl siciliano e catanese (fieramente avversa a Lombardo, salvo non muovere un dito per impedire lo scempio dell'accordo Pdl-Mpa che porterà al Senato l'ex presidente della Regione, imputato coatto per concorso esterno in associazione di stampo mafiosa). Dopo la sconfitta alle elezioni regionali sono volate parole grosse fra Stancanelli e Firrarello/Castiglione e ora che il sindaco (ex senatore) ha lasciato il Popolo della Libertà per Fratelli d'Italia l'occasione è ghiotta per 'mburugghiari i peri anche a lui, complicandogli ...
I ballottaggi di ieri hanno sancito un dato politico nazionale importante: dopo quello del Pdl due settimane fa, è stato certificato il collasso della Lega Nord e lo stato di salute non certo esaltante del Pd. In Sicilia, poi, tranne in rari casi, che vedremo, il Pd si è sciolto come neve al Sole (basti condiderare i pochi consiglieri ottenuti in una città importante come Palermo). Di contro, escono di molto rafforzati da queste amministrative l'Idv, l'M5S e la sinistra comunista di Fds.
La voglia di cambiamento è tanta fra gli italiani. Che, per esempio, hanno bocciato 7 candidati leghisti su 7 ai ballottaggi. Uno smacco terribile per il partito federalista. Che paga non solo gli scandali di casa Bossi, ma anche l'appiattimento di anni ed anni sulle perniciose politiche berlusconiane. Ma non è che Pdl e Pd stiano poi tanto meglio. Il Paese, complice l'illogico rigore fiscale di Mario Monti, oggi è fortemente orientato a premiare le formazioni di Di Pietro e Grillo. Se ne facciano una ragione tutti i loro avversari. Se Pizzarotti (a proposito, non che vi sarebbe qualcosa di male, per carità, ma vi è per caso qualche parentela con l'omonimo gruppo imprenditoriale noto per le autostrade che realizza?) governerà bene Parma, nel 2013 Grillo sarà l'uomo da battere.
Quanto alla Sicilia, come sempre qui il discorso è più complesso. Al netto dell'astensionismo (quasi la metà degli aventi diritti non ha votato), vi sono risultati eclatanti ed assai indicativi. Come il trionfo di Orlando a Palermo, che con il 72.43% delle preferenze ha umiliato l'antagonista Ferrandelli ed il Pd di marca lombardiana che lo ha sostenuto.
Ed eccoci al cuore della questione politica siciliana: l'eterna anomalia Pd. Un partito spaccato su due fronti contrapposti impossibili da ricompattare, quello filo Raffaele Lombardo (Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, ma non solo) ...
Al momento la mega inchiesta della Procura di Catania su mafia e politica sembrerebbe essere finita quasi in una bolla di sapone. Per l’indagato eccellente, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, l’accusa è stata derubricata da concorso esterno in associazione mafiosa a voto di scambio. Per carità, non si tratta di una bazzecola, ma l’ipotesi iniziale degli inquirenti era certo assai più pesante ed il leader autonomista può per ora tirare un bel sospiro di sollievo. Quel che succederà in futuro non è dato sapere (molto dipenderà da chi diverrà nuovo procuratore capo di Catania), ma per il momento il presidente può stare (relativamente) tranquillo e tornare ad occuparsi di quel che meglio gli riesce, ovvero fare politica.
Ecco, proprio qui sta il punto, però, nella politica. Che è la grande assente del dibattito degli ultimi giorni. Data la notizia sulla rimodulazione dell’accusa a suo carico e comunicato financo il giorno in cui (il prossimo 14 dicembre) Lombardo dovrà comparire davanti al giudice monocratico, un particolare non può non saltare all’occhio: a parte alcune voci isolate, come quella del senatore democratico Enzo Bianco, dell’europarlamentare Rita Borsellino, sempre del Pd, e della sua collega a Strasburgo Sonia Alfano (Idv), sostanzialmente nessun big della politica isolana è intervenuto. Non una parola su di un fatto, Lombardo a giudizio per voto di scambio, che forse qualche ragionamento lo meriterebbe.
Del resto, è da fine marzo 2010, quando la Repubblica ha informato gli italiani dell’indagine in corso su Lombardo, che il Pdl interviene poco sulla vicenda. Vuoi perché il leader nazionale, Silvio Berlusconi, si ritiene un perseguitato dalla Magistratura e quindi di riflesso vede Lombardo come un “collega di sventura”, vuoi per incapacità congenita a capitalizzare le contingenze positive, vuoi perché l’inchiesta Iblis si è rivelata particolarmente ostica da comprendere e “maneggiare”. Risultato: afasìa quasi ...
Davvero è un bel libro quello dell'amico e collega Giovanni Iozzia in cui si raccontano gli otto anni di sindacatura etnea di Umberto Scapagnini, il vulcanico farmacologo partenopeo che oggi Catania rimpiange, nonostante il buco di bilancio lasciato in eredità al successore. L’Estate di Catania. Cronaca semiseria (e incompleta) degli otto anni di sindacatura di Umberto Scapagnini, edito da Inkwell, narra uno dei periodi più effervescenti della vita amministrativa catanese, non tanto e non solo per quello che è stato realizzato in quegli anni sul piano meramente tecnico e nella gestione della Cosa Pubblica (perché di ombre ve ne sono senz'altro negli 8 anni di Scapagnini), quanto per la vita in sé del primo cittadino e per le sue straordinarie performance come uomo.
«In quel tempo. Qual è il vero significato di questa frase così conosciuta e rispettata? Perché, nonostante la indeterminatezza, suscita pensieri di forza, di solidità? In quel tempo vuol dire nel tempo in cui avvennero i fatti definitivi, i fatti a fondamento di una nuova Era». Era questo l’incipit del programma politico di Umberto Scapagnini nella campagna elettorale del 2000. Da qui si dipana una storia che, se da un lato ha condotto Catania sull'orlo della bancarotta, dall'altro l'ha portata ad essere di nuovo esteticamente bellissima. E non è un successo da poco per un sindaco ...
Non c’è dubbio Scapagnini abbia rappresentato un vero e proprio spartiacque nella storia di Catania poiché in quei fatidici 8 anni è veramente accaduto tutto e il contrario di tutto.
La città veniva da oltre 6 anni di governo da parte di Enzo Bianco, “il sindaco” catanese per antonomasia, ed aveva risalito tutti i gradini dall’inferno al paradiso, da modello di degrado e ricettacolo di malavita a simbolo di buona gestione (quella del buon padre di famiglia, si disse). Con il sindaco napoletano ...
L'Italia è una grave anomalia nel corrente panorama politico internazionale. Al suo interno opera la parallela anomalia rappresentata dal Partito Democratico, ancora più singolare in Sicilia, dove metà del Pd appoggia una giunta presieduta dall'autonomista Raffaele Lombardo, uomo dalla storia personale e dalla tradizione politica certo ben lontane da quelle che hanno condotto alla nascita della formazione democratica. Di tutto ciò ho parlato a lungo con Orazio Licandro, già deputato nazionale ed oggi dirigente dei Comunisti Italiani e della Federazione della Sinistra, acuto analista dei fatti non solo siciliani. Il risultato è questa intervista, che viene pubblicata in esclusiva su The Lo Re Report.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, un po’ tardivamente si è accorto della stranezza del caso siciliano ed ha finalmente messo in dubbio l’appoggio del suo partito al presidente della Regione Raffaele Lombardo, inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa …
Ciò che sta accadendo nel Pd non solo è grave, ma è soprattutto surreale. Che tutto ciò succeda in Sicilia sotto l’egida della nouvelle vague antimafia è poi uno di quei paradossi della politica che lascia di stucco, ma con un amarissimo sapore in bocca. Ricordo come venissero sempre lanciati, e giustamente, inviti alla prudenza, alla circospezione rispetto a personaggi spregiudicati seppure in condizioni francamente risibili rispetto a quelle in cui, a leggere le carte dell'inchiesta "Iblis", verserebbe Raffaele Lombardo. Migliaia di pagine del Ros dei Carabinieri, un’inchiesta durata lunghi anni, decine e decine di personaggi coinvolti, dal mondo della politica, a quello delle professioni, dell’imprenditoria e della mafia in senso stretto. A prescindere dalle vicende giudiziarie che si dipaneranno, soltanto alcuni esponenti del Pd, penso per esempio ai senatori Enzo Bianco ed Ignazio Marino o al deputato Giovanni Burtone, hanno assunto una posizione chiara. E allora, dinanzi a tutto ciò, come è possibile che siano ...
Oggi, venerdì 18 febbraio, alle ore 16.30 presso il Coro di Notte dell'ex Monastero dei Benedettini a Catania (piazza Dante), per il ciclo "Conversazioni in Sicilia" (organizzato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Catania e dal quotidiano La Sicilia) sarà presentato il volume La primavera di Catania. Enzo Bianco e Nello Musumeci tra governo e consenso, edito dalla Bonanno e scritto da me.
Dopo i saluti del preside della Facoltà, Enrico Iachello, introducono il dibattito il giornalista Nino Milazzo e lo storico Tino Vittorio. Seguono le testimonianze di monsignor Luigi Bommarito, già arcivescovo di Catania negli anni Novanta, del giornalista Pietrangelo Buttafuoco e di Giuseppe Romano, prefetto di Catania. A seguire vi saranno poi gli interventi degli amici Enzo Bianco e Nello Musumeci. Modera il tutto il caro collega Andrea Lodato. Io, una volta tanto, mi riposerò, limitandomi a delle brevissime conclusioni. Del resto, essendo il 10° a parlare rischio i pomodori se divagando mi dilungo. O dilungando mi divago ...
Il Lombardo quater, ossia il nuovo governo siciliano presentato nel pomeriggio di martedì, sembra già essere in difficoltà, con alcune incompatibilità che pare siano emerse per gli incarichi degli assessori Sparma e Di Liberti. In ogni caso, il voto sul nuovo esecutivo è atteso per martedì 28. Il governatore si è detto sicuro di poter contare su almeno 50 voti. Analizziamoli.
Il Pd garantisce 26 voti su 27 parlamentari (perché il cislino Giovanni Barbagallo, molto vicino ad Enzo Bianco, ha annunciato il suo no assoluto). Ovviamente, i 13 consiglieri/deputati dell’Mpa, nonostante qualche dissidio interno, voteranno compatti. L’Udc di fede casiniana porterà 3 voti, gli stessi 3 dell’Api di Francesco Rutelli. A questi, vanno ad aggiungersi 4 voti dei finiani. Totale 49 voti. Ai quali si potrebbero però aggiungere i sì di quei deputati del Pdl Sicilia che non hanno intenzione di seguire Gianfranco Micciché nel costituendo Partito del Popolo Siciliano. Potrebbero essere in 3, ovvero Giulia Adamo, Giovanni Greco e Toni Scilla. E quindi Lombardo salirebbe a quota 52.
Quanto all’ala di Dore Misuraca, sempre nel Pdl Sicilia, a lungo si è paventata l'ipotesi che potesse rimanere all'interno della maggioranza, magari transitando al momento nel gruppo misto. Sarebbero altri 4 (Santo Catalano, Giovanni Cristaudo, Raffaele Nicotra e Guglielmo Scammacca della Bruca ). Ma ad oggi risulta che Misuraca ha del tutto rotto con Lombardo. Nel caso, si arriverebbe a 56.
Di certo non voteranno per la nuova giunta i 10 deputati dell’Udc fedeli a Totò Cuffaro ed al segretario regionale Saverio Romano, oggi in rotta con i leader nazionali Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa. A conti fatti, quindi, la soglia massima cui Lombardo può aspirare al momento sembra essere di 52-53 voti. Vedremo che cosa accadrà martedì.
[caption id="attachment_8988" align="aligncenter" width="230" caption="Raffaele Lombardo"][/caption]
Si è svolta tutta all'insegna di legalità e giustizia la prima giornata di “italiainmovimento”, la kermesse nazionale de La Destra inaugurata ieri pomeriggio a Taormina dal presidente nazionale Teodoro Buontempo, dal segretario Francesco Storace e dal leader siciliano Nello Musumeci.
La prima tavola rotonda della manifestazione (“Giustizia e legalità: tornare all'etica della responsabilità”) ha visto alcuni dei giuristi più insigni del Paese fare il punto della situazione sul processo di riforma in atto del nostro sistema giudiziario.
Il senatore democratico Enzo Bianco ha stigmatizzato il fatto che «in politica oggi è sparito il confronto, cosa gravissima». L'ex sindaco di Catania ha poi evidenziato l'anomalia tutta italiana del dibattito sulla giustizia: «il centrodestra pensa solo alla difesa di Silvio Berlusconi, di contro il centrosinistra, con riflessi parasindacali, pensa solo alla difesa dell'esistente. Entrambe le posizioni sono ovviamente inaccettabili».
Per l'avvocato penalista Enzo Trantino, a lungo anima del Movimento Sociale Italiano di Catania, «in Italia non solo tutti sono ottimi commissari tecnici della nazionale, ma pure giuristi esperti di riforme. Purtroppo, come sempre accade, anche in tale campo gli urlatori stanno prevalendo sui ragionatori, tanto da poter dire che ormai esiste una vera e propria specializzazione in “cialtronismo”».
Il senatore Pdl Roberto Centaro, vice presidente della Commissione Giustizia, ha sottolineato come «quando si accusa una parte delle Istituzioni di collusione con la mafia è già evidente la patologia del sistema. Tutto è divenuto lotta politica, tutto viene usato a tale fine, esclusivamente per abbattere l'altro, in un corto circuito che di sicuro non fa bene al Paese». «In ogni caso – ha proseguito Centaro – vero è che in Italia sono molto attivi quelli che io chiamo “i cavalieri dell'ideale”, ma è altrettanto vero che tutti questi ideali in giro mica si vedono, come dimostra ampiamente la vicenda di Montecarlo alla ribalta nelle ultime settimane».
Gianpiero D'Alia, ...
Per il politologo Giorgio Galli esistono le cosiddette “coincidenze significative”. Dal caso Lombardo in Sicilia viene ora un buon supporto alla sua tesi, considerato come proprio dopodomani a Roma si sarebbe dovuta tenere (ma è stata annullata) una riunione dei componenti della direzione nazionale del Partito Democratico con - sembrerebbe, il condizionale è d'obbligo - all’ordine del giorno la vicenda siciliana e l’appoggio del Pd alla giunta autonomista.
In ogni caso, la notizia dell’indagine in corso sul presidente della Regione Siciliana cade a fagiolo in casa Pd e senza dubbio avrà il suo peso nello scontro infrademocratico, invero assai duro, tra chi è favorevole ad un accordo con Raffaele Lombardo e chi è nettamente contrario.
Anna Finocchiaro, Enzo Bianco e Giuseppe Berretta sul fronte del no all’apertura all’Mpa si sarebbero dovuti confrontare con Antonello Cracolici, Giuseppe Lumia e Francantonio Genovese, i filolombardiani, per così dire.
Il "match" è a questo punto rinviato, ma rimane qualche (legittima?) perplessità sulla tempistica del servizio di Repubblica. Dubbi che vengono poi stuzzicati anche dal particolare che tutte le precedenti fughe di notizie dalla Procura di Catania fin qui erano state "intercettate" dal Corriere della Sera, con dei pezzi dell'ottimo Alfio Sciacca. Stavolta no. Come mai? A pensar male si farà peccato ...
Ho aspettato un po' di giorni per scrivere sull'incontro pubblico fra Nello Musumeci ed Enzo Bianco sostanzialmente perché avevo bisogno di metabolizzare le tante proposte e suggestioni di Idea Catania, un vero evento, con l’auditorium dell’ex Monastero dei Benedettini gremito nonostante le complessive 3 ore di interventi (in effetti un po' troppi e non tutti essenziali).
Di idee per ripensare Catania e ridisegnare il suo futuro, il futuro di quella che potrebbe essere una delle città più importanti del Mediterraneo, ne sono state avanzate tante. Una fondazione che riunisca tutti i musei cittadini per garantire una regia unica della proposta museale e, ovviamente, maggiore efficienza. Il piano regolatore generale da definire in un'ottica non asfitticamente comunale, ma metropolitana. La creazione di un distretto del Sud-Est dell'Isola con Catania al centro. Lo stop ai mall che mettono a rischio la vita dei quartieri. Una seria riqualificazione dell'offerta turistica.
Ma per Bianco e Musumeci il problema più grave di Catania è identitario. Ormai i catanesi vivono la città con distacco, disamore e disinteresse per tutto e tutti. A mio avviso ormai vi è un vero deserto popolato da zombie che quotidianamente si scagliano uno contro l'altro. di identità. Musumeci e Bianco, per indole certo più ottimisti di me, hanno piuttosto preferito evidenziare l'esigenza «di un progetto di sviluppo di Catania cui devono contribuire tutte le forze sane, al di là di steccati e schieramenti» (la frase, per la precisione, è di Bianco).
Non sono mancate le comprensibili critiche a Raffaele Stancanelli, il sindaco-senatore che naviga a vista è che per Musumeci considera «ogni cosa comunque sempre meno importante del bilancio economico, con il risultato che ogni proposta è rifiutata ed ogni emergenza mai giustamente considerata perché per Stancanelli c’è sempre ben altro d’importante cui pensare, cui fare fronte».
Insomma, in tempi drammatici di crisi economica, ha ...
Nel giro di pochi giorni di semplice passaparola e mail inoltrate è divenuto l’appuntamento dell’anno per i catanesi. Si tratta di “Idea Catania”, confronto pubblico che si terrà oggi pomeriggio alle 16,30 nell’auditorium dell’ex Monastero dei Benedettini fra Enzo Bianco e Nello Musumeci. Un dibattito fra i due protagonisti della cosiddetta Primavera catanese che metterà a fuoco, come recita il sottotitolo dell’incontro, alcune “idee per Catania domani”.
Organizzato dall’associazione Dimensione Pandora in collaborazione con la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università etnea, il confronto vedrà impegnati anche Enrico Iachello, preside della facoltà, Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, Laura D’Arrigo Mancuso, presidente della Fondazione Angelo D’Arrigo, Alberto Pasqua, ingegnere esperto in materia di trasporti, Giuseppe Saffo, presidente regionale del Sindacato Italiano Balneari, e Tino Vittorio, docente di Storia Contemporanea nella facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo catanese. Coordineranno i lavori i giornalisti Nino Milazzo e Andrea Lodato.
Sostanzialmente si tratta di quella che viene definita dagli addetti ai lavori una “call for ideas”, ossia sarà un momento in cui si mettono insieme idee e proposte per disegnare la città del futuro voluta dagli unici due politici catanesi che negli anni abbiano saputo delineare una chiara visione di Catania, appunto Enzo Bianco e Nello Musumeci, rispettivamente sindaco e presidente della Provincia negli anni Novanta, gli anni della rinascita etnea dopo le guerre di Mafia e la stagione tangentizia.
«Perché quello che serve – ha dichiarato Bianco a MF Sicilia – è riagganciare in qualche modo lo sviluppo civile, sociale ed economico di Catania a quel percorso virtuoso che purtroppo è stato troncato nei primi anni 2000. Percorso virtuoso che ora va ripreso. E quindi urgono idee, proposte e attività per porre concretamente le basi di una seconda rinascita della nostra città».
Per Nello Musumeci, le parole d’ordine per il futuro di Catania sono buon governo ...
Un Enzo Bianco pacato come sempre ma preciso ed assai determinato ha appena illustrato alla stampa alcune proposte al sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, «per il rilancio di una città - ha dichiarato - che per ora ha sì evitato il dissesto, come evidenzia anche la Corte dei Conti, ma che è ormai in uno stato comatoso».
Un aneddoto che Bianco ha raccontato ai giornalisti fa molto riflettere. «Passeggiando con Rita Borsellino alla Pescheria quasi non ho incontrato nessuno, quando fino a qualche tempo fa di mattina vi era la ressa. Parlando con i venditori ho potuto constatare come la crisi economica in atto stia segnando profondamente la vita delle persone, che hanno davvero serie difficoltà anche ad acquistare i beni primari. Uno scenario avvilente, insomma, che ha sullo sfondo quello altrettanto avvilente di un Comune che ormai non programma e non progetta più nulla».
Perché, se è vero che i magistrati contabili di Palermo hanno affermato che al momento non sembrerebbero sussistere le condizioni per il dissesto, è altrettanto vero, ha evidenziato Bianco che «serve un piano serio e credibile per rilanciare l'attività del Comune e "salvare" le partecipate», che rappresentano, insieme alla municipalizzata dei trasporti Amt, un nodo assai dolente della vicenda. Ben evidenziato dalla stessa Corte dei Conti, la cui recente delibera contiene numerosi campanelli d'allarme che, ha sottolineato Bianco, «non vanno assolutamente presi sottogamba, soprattutto in virtù del fatto che non vi è un vero piano finanziario, serio e credibile, per sanare la pessima situazione del Comune, che resta estremamente preoccupante».
Bianco ha dubbi anche sull'operazione di dismissione del patrimonio immobiliare, «operazione fatta innanzitutto per coprire l'indebitamento fuori bilancio che l'amministrazione stima in 55 milioni di euro, mentre io credo che sia molto più elevato».
Il senatore democratico ha insistito nel dire che manca anche uno specifico piano per le ...