Tutti gli articoli su Geir Haarde

Trionfa il no al referendum sui debiti ingiusti, le ragioni degli islandesi

Scritto da: il 08.03.10 — 8 Commenti
Con un prevedibile 93.2% dei voti questo week end gli islandesi hanno detto "no" al rimborso a Gran Bretagna e Olanda dei debiti dalla banca di Reykjavik Icesave, travolta dalla crisi globale sul finire del 2008. La cifra non è da poco, soprattutto considerando che la popolazione dell'Isola è di circa 280mila abitanti: 3.8 miliardi di euro persi da chi aveva un conto con la banca online del gruppo Landsbanki, il secondo più importante dell’Islanda prima della catastrofe finanziaria scatenata nel mondo dal crollo di Lehman Brothers. Londra e Den Haag hanno già provveduto al risarcimento dei propri cittadini e ora chiedono a Reykjavik di essere rimborsati. Addirittura, un agreement del 2009 tra i rispettivi governi aveva stabilito le modalità precise del pagamento, previsto in rate da saldare entro il 2024 e il parlamento islandese (il mitico Althing, fondato nel 930 e a ragione ritenuto il più antico al mondo) aveva approvato un progetto di legge in merito. Ma il presidente Olafur Ragnar Grimsson, spinto dalla volontà popolare, ha (giustamente!) rifiutato di promulgarlo. Con il referendum gli islandesi hanno chiarito una cosa fondamentale: ritengono sommamente ingiusto il pagamento pubblico dei debiti di una banca privata e sperano che proseguendo nei negoziati si possa giungere ad un accordo più favorevole con Gran Bretagna e Olanda. Secondo Grimsson, che nei convulsi giorni del crac ha rischiato di morire per un infarto, si deve lavorare per un accordo equo, ossia il pagamento della sola quota di garanzia sui depositi, come previsto dalla legislazione internazionale. Ma il referendum/plebiscito è stato anche l'occasione per gli islandesi, il cui reddito dal 2007 è crollato del 30%, di urlare la propria rabbia sia contro il sistema bancario, nazionale ed estero, che contro la propria classe politica, i reali responsabili della pesante situazione. Dopo le dimissioni del pessimo premier Geir Haarde, un ...

L’Islanda avrà il primo premier al mondo dichiaratamente gay

Scritto da: il 29.01.09 — 0 Commenti
Johanna Sigurdardottir, socialdemocratica, dal 2002 sposata con un'altra donna (tecnicamente in "partnership civile"), sarà a breve il primo capo di governo al mondo apertamente omosessuale. La Sigurdardottir è una ex assistente di volo di 66 anni che 8 ha retto il Ministero degli Affari Sociali del Paese. Il ministro, che gode di una altissima popolarità nell'Isola, sostituirà fino alle elezioni anticipate del 9 maggio Geir Haarde, dimessosi il 26 gennaio, dopo intense proteste a causa della peggiore crisi economica mai vissuta dal Paese. «La nostra organizzazione non può certo monitorare tutti i leader politici gay - ha dichiarato Juris Lavrikovs dell'Associazione Internazionale degli Omosessuali e delle Lesbiche d'Europa - ma non mi ricordo di nessun precedente primo ministro omosessuale». La Sigurdardottir è nata a Reykjavik nel 1942 e dopo una laurea in Economia ha cominciato a lavorare come hostess della compagnia aerea islandense Loftleidir Icelandic. Parlamentare dal 1978 (per inciso, l'Althingi islandese parrebbe essere il Parlamento più vecchio della Storia), ministro degli affari sociali tra il 1987 ed il 1994, dal maggio 2007 è stata membro della Commissione per l'industria e della Commissione per gli Affari Esteri del governo islandese. Anche se l'Islanda ha già avuto una presidente donna, la Sigurdardottir è la prima donna ad occupare la carica di premier. Sposata con la giornalista e scrittrice teatrale Jonina Leosdottir, il primo ministro è  anche madre di due figli nati da un precedente matrimonio. Johanna Sigurdardottir

Islanda, si dimette anche il premier

Scritto da: il 26.01.09 — 2 Commenti
A poche ore dalle dimissioni del ministro del Commercio Bjorgvin Sigurdssson, crolla il governo dell'Islanda. Il primo ministro Geir Haarde ha appena annunciato la fine della coalizione di governo tra il suo partito (l'Independence Party) ed i socialdemocratici, nata dopo le elezioni del 2007. Geir Haarde

Precipita la crisi politica in Islanda

Scritto da: il 26.01.09 — 0 Commenti
In Islanda precipita la crisi politica dopo la gravissima crisi economica scoppiata in autunno. Al termine di un altro fine settimana di proteste a Reykjavik, si è dimesso il ministro del Commercio Bjorgvin Sigurdsson, consapevole di come l'esecutivo non sia riuscito a ripristinare la fiducia nei tre mesi successivi il crollo delle tre principali banche del Paese, della corona e del mercato azionario nel suo complesso. Alti funzionari governativi dei due partiti che compongono la coalizione di governo, l'Independence Party (che esprime il premier Geir Haarde) ed il Partito Socialdemocratico, si sono riuniti per discutere il futuro dell'alleanza, ma nulla di concreto è stato deciso. Come se non bastasse la crisi economica, Haarde, che ha proposto elezioni anticipate per il 9 maggio (due anni prima del previsto, assolutamente inusuale nell'area nordica), ha anche un tumore maligno all'esofago e non si sa quanto possa ancora reggere le sorti del Paese.

Piccola Islanda, grandi sconquassi

Scritto da: il 16.01.09 — 13 Commenti
La crisi della piccola nazione fin qui condotta come fosse un unico fondo d'investimento mette in imbarazzo la Gran Bretagna, che aveva investito, e stuzzica l'appetito della Russia. Cambiando, in previsione, gli equilibri di Nato e Ue I Paesi scandinavi vanno in soccorso dell'Islanda. Il ministro delle Finanze finlandese ha infatti annunciato che il suo Paese, unitamente a Svezia, Norvegia e Danimarca, concederà al governo di Reykjavík un prestito di 2.5 miliardi di euro, per consentire all'Isola artica di affrontare la crisi economica che sta travolgendola. Crisi che per qualche aspetto è sorprendente, per altri può essere istruttiva nel contesto europeo. L'annuncio di Martti Hetemaki ha seguito di poche ore quello del Fondo monetario internazionale, che ha accordato all'Islanda un prestito di 2.1 miliardi di dollari. Notizie che, se da una parte attenuano le fosche ombre che si sono addensate sul futuro islandese, dall'altra non bastano a placare la tempesta finanziaria che infuria su Reykjavík. Mentre le Borse mondiali sono sulle montagne russe, in Islanda si susseguono le proteste di chi chiede le dimissioni del premier, il conservatore Geir Haarde, leader del Partito dell'Indipendenza, e un veloce ingresso nell'Unione Europea, ipotesi tradizionalmente snobbata dagli islandesi. Già qualche mese fa il piccolo Stato artico dalla (finora) dinamica economia aveva sfiorato una pesante crisi finanziaria. Ma dal crollo di Lehman Brothers in avanti, la catastrofe globale ha travolto le sue potenti banche, mettendo in forte affanno il premier Geir Haarde, che dal suo arrivo al governo, nel giugno del 2006, ha di fatto gestito il Paese come un enorme hedge found. Ma la politica del fondo d'investimento non ha pagato: in poche settimane sono entrati in crisi, uno dopo l'altro, i tre grandi istituti di credito, Kaupthing Bank, Landsbanki Islands e Glitniril, che sono stati nazionalizzati in fretta e furia. Parallelamente, la Borsa ha subito tracolli pesantissimi, la ...
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