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Polo Nord, i ghiacciai si sciolgono troppo in fretta o no?

Scritto da: il 20.11.09 — 0 Commenti
Gli scienziati non riescono proprio a mettersi d'accordo sugli effetti del cosiddetto riscaldamento globale sulle aree polari del nostro pianeta. Non si è fatto a tempo a festeggiare la buona notizia diffusa dal centro di ricerca di Hadley (il Met Office Hadley Center che a metà ottobre, dopo aver analizzato l'andamento del clima mondiale dal 1998 al 2008, aveva rilevato un innalzamento della temperatura di appena 0.02 gradi) che ecco altri scienziati spiegare allarmati su Science come la crosta ghiacciata della Groenlandia si stia sciogliendo ad un ritmo accelerato. Troppo ottimisti i primi (tra l'altro accusati di aver preso in esame un periodo breve)? Troppo pessimisti i secondi? Finora gli esperti erano stati in grado di stabilire se la perdita della coltre di ghiaccio aveva subito una significativa accelerazione dal 1990 in poi. Utilizzando due tecniche di misurazione indipendenti fra loro, però, lo studio apparso su Science rivela come lo scioglimento sia divenuto assai più veloce nel periodo 2000-2008. Insomma, se l'accelerazione del processo di scioglimento continuasse allo stesso ritmo, il livello del mare attorno alla Groenlandia aumenterebbe di 40 centimetri entro la fine del secolo. Ma pure nel caso più benevolo, ossia che la fusione continui ad un ritmo semplicemente costante, un aumento di 18 centimetri del livello del mare sarebbe inevitabile. Nel valutate tali cifre, occorre sapere anche che la calotta glaciale della sola Groenlandia contiene acqua a sufficienza per innalzare il livello globale dei mari di ben sette metri. Lo studio di Science, coordinato dal professor Jonathan Bamber dell'Università di Bristol, ha utilizzato due tipi di osservazioni satellitari per compiere anno per anno le necessarie misurazioni.  È quindi possibile affermare come lo strato di ghiaccio abbia perso circa 1.500 gigatonnellate (ossia miliardi di tonnellate),dal 2000 al 2008. Il che rappresenta un tasso di aumento del livello del mare di circa ...

Al Polo Sud il ghiaccio si scioglie 4 volte più velocemente che 10 anni fa

Scritto da: il 14.08.09 — 0 Commenti
Il ghiacciaio di Pine Island, nella regione occidentale dell'Antartide, si sta sciogliendo ad una velocità quattro volte superiore a 10 anni fa. È il risultato di uno studio di alcuni scienziati britannici pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters. Secondo la ricerca, condotta analizzando le immagini satellitari, la superficie del ghiacciaio è in fase di contrazione a una velocità di 16 metri l'anno, rispetto alla perdita di 4 metri del 1999. Dal 1994, tale processo ha portato il ghiacciaio a perdere fino a 90 metri di spessore. Il che può avere un impatto significativo sull'aumentare di livello delle acque oceaniche. Il ghiacciaio di Pine Island è il più grande di quelli che in Antartide si estendono fino al mare ed il suo stato può essere indicativo di cambiamenti in corso nel ghiaccio interno del Polo Sud. Al ritmo attuale, sostiene lo studio dell'University College di Londra, il ghiacciaio scomparirà in 100 anni, mentre qualche tempo fa il suo completo scioglimento era stimato attorno ai 600 anni. Il lavoro di ricerca condotto dal professor Duncan Wingham sottolinea inoltre che lo scioglimento è particolarmente rapido al centro del ghiacciaio, il che può anche accelerare il processo di rottura. In linea teorica, un simile processo potrebbe interessare il ghiaccio che ricopre l'interno continente. Andrew Sheperd, docente all'Università di Leeds, che ha lavorato allo studio, ha fatto notare che il ghiaccio sciolto contribuirà ad un aumento del livello del mare a partire da 3 pollici in su. Lo scienziato ha anche sottolineato che vi è un rischio latente di collasso per l'intero ghiacciaio. «Quando si rimuove o destabilizza la parte centrale di un ghiacciaio non si sa mai che cosa può accadere al ghiaccio che sta attorno», ha dichiarato Sheperd alla Bbc. Per Sheperd ciò che sta succedendo in questa zona dell'Antartide è «senza precedenti ed anche se si sapeva ...

Autonomia rafforzata per la Groenlandia. Ma l’indipendenza conviene davvero agli inuit?

Scritto da: il 21.06.09 — 2 Commenti
Oggi è festa davvero grande in Groenlandia per l'entrata in vigore di quella che viene definita "autonomia rafforzata" da Copenaghen, approvata nel referendum dello scorso novembre. I nativi inuit hanno salutato con cori e balli tradizionali l'arrivo della regina di Danimarca Margrethe e del marito  principe Henrik nel porto di Godthåb per la cerimonia ufficiale che sancisce il passaggio al governo locale del controllo su polizia e tribunali, nonché l'adozione del kalaalisut come lingua ufficiale. Indubbiamente è un passo fondamentale verso l'indipendenza dopo la già netta devolution in vigore dal 1979 per quanto riguarda istruzione, sanità e Welfare. Rimane ora da comprendere se alla Groenlandia, terra immensa abitata da appena 57mila persone "disperse" su di un territorio che è tre volte quello della Francia, converrà o meno compiere anche l'ultimo passaggio dopo tre secoli di dominazione danese e divenire uno Stato a tutto gli effetti. Intanto, in osservanza proprio dei risultati del referendum di sette mesi fa, la Groenlandia riceverà a breve i primi 12 milioni di dollari derivanti dai proventi annuali delle estrazioni petrolifere. Da ora in avanti, qualsiasi guadagno sarà diviso a metà con la Danimarca, che però non pagherà più i correnti sussidi per gravano sulle casse di Copenaghen per circa 558 milioni di dollari l'anno. Ma l'aspetto più importante del nuovo status di autonomia spinta riguarda il processo di scioglimento dei ghiacciai a causa del cosiddetto riscaldamento globale. Qualora venisse provato in sede Onu che le fette di mare artico attorno al Polo Nord ricche di idrocarburi ricadono sotto la sovranità groenlandese-danese, come sostenuto da Copenaghen, gli inuit potrebbero di colpo fare il loro ingresso nel club dei principali produttori mondiali di petrolio. Per tacere di uranio, gas, oro e diamanti che già da oggi controllano come qualche anno fa sarebbe stato semplicemente impossibile ipotizzare. Una domanda sorge però spontanea: saranno in ...

Si riforma il ghiacchio, inversione di tendenza al Polo Nord?

Scritto da: il 06.01.09 — 4 Commenti
Secondo i dati presentati dal Centro di Ricerca sul Clima Artico dell'Università dell'Illinois i ghiacci del Polo Nord sarebbero tornati questo inverno ai livelli del 1979. Dopo l'allarme scioglimento degli anni e, segnatamente, dei mesi scorsi, quindi, le superfici ghiacciate pare siano aumentate abbastanza rapidamente. Si sa come nei primi mesi del 2008 la superficie ghiacciata avesse subito una drastica riduzione, tale da far ipotizzare entro dicembre la scomparsa totale dei ghiacci artici. Ma da settembre in avanti il ghiaccio si è riformato velocemente, riportando di fatto i suoi livelli a quelli di circa una trentina di anni fa, quando nessuno si sognava di predire lo scioglimento del Polo. Quel che accade, sotto gli "occhi" dei satelliti geostazionari che controllano l'area, è che ogni anno milioni di chilometri quadrati di banchisa polare si sciolgono in estate per poi riformarsi in inverno. Questo, ciclicamente, succede da millenni e millenni (anche se è vero che gli scioglimenti estivi sono sempre più vasti), solo che quest'anno gli esperti non pensavano ad una espansione così rapida dei ghiacciai stagionali. Probabilmente, a causare il veloce raffreddamento avrebbe contribuito il calo dei venti artici, che ha reso più agevole la formazione di ghiaccio, non spazzando via gli strati superficiali di neve.
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