Tutti gli articoli su Gianfranco Fini

Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana

Scritto da: il 28.08.12 — 8 Commenti
Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l'aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo. In via preliminare, corre l'obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell'Isola - probabilmente anche maggioritaria - che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall'autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi ad usum delphini tentino di dimostrare l'indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L'idea che l'Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (rectius: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà. Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l'allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L'impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, ab initio, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell'Mpa/Pds può chiedere all'esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no. E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni ...

Sicilia, il futuro è nel destracentro?

Scritto da: il 16.06.12 — 8 Commenti
Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho "postato" le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l'endorsement di Adolfo Urso a Nello Musumeci. Il leader di Fareitalia ha infatti proposto la candidatura di Musumeci, vicesegretario nazionale de La Destra e indimenticato coprotagonista della cosiddetta Primavera di Catania, alla presidenza della Regione Sicilia. L'occasione è stato il meeting "Dal territorio una nuova alleanza per la Sicilia", evento di presentazione da parte di Fareitalia di Alleanzasicilia, al Palazzo della Cultura di Catania, con il sindaco di Ragusa, Nello Di Pasquale (che ha lanciato la sua nuova sigla, Territorio), il presidente della Provincia di Enna, Giuseppe Monaco, il coordinatore regionale di Fareitalia, Giuseppe Scalia, quello provinciale etneo, Fabio Fatuzzo, e - ovviamente - lo stesso Musumeci. Ragionando sulle prossime elezioni regionali di fine ottobre, Urso ha parlato di «un nuovo rassemblement civico che promuova un governo di emergenza con un programma di riforme radicali che faccia risorgere la Sicilia dal baratro in cui è precipitata. Nello Musumeci può essere un candidato capace di interpretare l'esigenza di buon governo e di cambiamento: buoni amministratori e società civile, buona politica e impresa. Devono scendere in campo le energie migliori a prescindere dagli schieramenti». Ben consapevole di come le sigle partitiche degli ultimi anni siano del tutto usurate, Urso ha puntato l'attenzione sull'opportunità di costituire una lista civica «aperta a tutti, anche se non sarà una scialuppa di salvataggio. Non candideremo nessuno dei deputati uscenti e ovviamente nessun indagato. Liste pulite fatte di giovani, donne e uomini liberi e forti». Dal canto suo, Nello Musumeci sulla proprosta di Urso ha semplicemente replicato che ...

Bossi e Lombardo, destini incrociati: finisce nel fango la parabola del federalismo italiano

Scritto da: il 07.04.12 — 2 Commenti
È davvero significativa la coincidenza delle dimissioni di Umberto Bossi da leader della Lega Nord e delle (annunciate) dimissioni di Raffaele Lombardo da presidente della Regione Sicilia. Il primo travolto da uno squallido scandalo finanziario che, da quanto fin qui emerso, vedrebbe coinvolto soprattutto il figlio Renzo, detto "il trota". Il secondo messo in grosse difficoltà - non solo giudiziarie, ma anche di relazione con gli alleati - da una inchiesta sui rapporti fra mafia e politica in Sicilia che da ormai oltre 2 anni lo stringe in una paralizzante gogna mediatica. In ogni caso, è possibile trarre una prima conclusione dai destini incrociati di Bossi e Lombardo: davvero sta finendo nel fango la parabola del federalismo italiano. Ossia di una pseudo idea politica che in Italia non avrebbe dovuto mai avere diritto di cittadinanza per quanto è scarsamente utile (per non dire sommamente dannosa), ma che si è per caso fortuito (e grave ignavia dei politici, Gianfranco Fini in primis) imposta, emergendo ormai una ventina di anni fa dalle macerie di Tangentopoli. La Lega Nord - nata da un uomo dalla scolarizzazione non elevatissima in perenne lotta con le buone maniere - non si è mai evoluta, rimanendo nel tempo ancorata ad una visione tribale della società e facendo ridere l'Europa intera con i personaggi pittoreschi che ne hanno veicolato l'immagine di formazione xenofoba e reazionaria indegna di una democrazia avanzata. Il Movimento per le Autonomie, per quanto fondato da un uomo raffinato (Lombardo è neuropsichiatra forense: per inciso, proprio psichiatria è la specializzazione di Slobodan Molosevic e Radovan Karadzic), si è in breve riempito di militanti dalla ben scarsa cultura e di un po' di simpatizzanti dai comportamenti al vaglio della Magistratura. Intendiamoci, con il momentaneo appannamento di Bossi e Lombardo l'Italia non si è liberata della Lega Nord e dell'Mpa, ...

Demopolis: in Sicilia aumenta la sfiducia nei partiti

Scritto da: il 21.01.12 — 0 Commenti
Rimane davvero molto incerto il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani. La nuova "fotografia" del peso dei partiti nell’Isola, fatta da Demopolis, appare ancora più condizionata che in passato dal numero crescente di indecisi, delusi ed incerti, ma anche di quanti, in caso di elezioni politiche anticipate, non si recherebbero alle urne per l’eventuale rinnovo di Camera e Senato. «Si respira sempre più nell’Isola un diffuso disincanto politico che – afferma il direttore di Demopolis, Pietro Vento – sta erodendo il residuo consenso dei siciliani nei confronti delle istituzioni democratiche. Gli ultimi mesi della vita politica nazionale e regionale hanno visto quasi dimezzarsi la fiducia degli elettori nel Parlamento, nell’Ars, nei partiti, il cui peso effettivo appare fra l’altro ridimensionato, agli occhi dei cittadini, in una fase di “commissariamento”, come quella attuale caratterizzata dalla nascita del governo Monti». Se si votasse oggi per le politiche, a 2 mesi dalla fine del governo Berlusconi, il Pdl si attesterebbe in Sicilia al 23%, subendo una perdita tutto sommato contenuta (circa 2 punti): un valore che però risulta clamorosamente dimezzato se lo si raffronta agli oceanici consensi della primavera 2008. Per la prima volta, poi, il Barometro Politico Demopolis registra un lieve arretramento anche per Grande Sud di Gianfranco Micciché, oggi al 7.5%, sul cui elettorato rischia di pesare, in prospettiva, la prolungata distanza dalle (usuali, direi io) dimensioni di governo. Si fermano invece sotto sotto la soglia del 2% il Pid di Saverio Romano e La Destra di Nello Musumeci. Sempre secondo l’analisi effettuata da Demopolis, torna negativo, almeno a livello regionale siciliano, il trend del Pd che alle Politiche otterrebbe oggi il 18.5%. Un punto e mezzo in meno rispetto a due mesi fa, proprio in un frangente nel quale la formazione di Bersani diviene invece, a livello nazionale, primo partito del Paese ...

Numbers di Sicilia: nuovo sondaggio Demopolis sulle correnti preferenze politiche nell’Isola

Scritto da: il 14.11.11 — 1 Commento
È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche Demopolis. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia.  Intanto è bene evidenziare come per il 71% dei siciliani le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di premier siano state opportune. Per quanto  riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il Popolo della Libertà si attesta al 25% dei consensi, il Partito Democratico al 20%, il Movimento per le Autonomie al 14%, l'Unione di Centro al 9.5%. Come sempre, il primo "partito" dell'Isola rimane quello degli indecisi. Il 71% dei siciliani ritiene quindi che siano state opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi, nella convinzione - ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati - che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare. «L'opinione pubblica siciliana - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come Mario Monti: il 65% dei siciliani ribadisce l’urgenza di un piano, credibile e socialmente equo, per la crescita economica del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento». Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, ...

La scelta di Raffaele

Scritto da: il 28.10.11 — 0 Commenti
Non me ne voglia il sindaco-senatore (la formula è valida ancora per poche ore, quindi non posso perdere l’occasione di utilizzarla un’ultima volta) di Catania, Stancanelli, se alla scelta di Raffaele preferisco La scelta di Sophie, struggente film del 1982 diretto da Alan Pakula e tratto dall’omonimo romanzo di William Styron. 5 premi Oscar, fra cui quello ad una strepitosa Meryl Streep quale miglior attrice protagonista, e una introspezione da brivido ne fanno sicuramente uno spettacolo più interessante di quello che ai catanesi riserverà questo venerdì sera del giorno 28 ottobre dell’Anno del Signore 2011. La Streep per interpretare quel delicato ruolo imparò il polacco. Si sarà adeguatamente preparato al momento il primo cittadino di Catania? Alle falde dell'Etna tutti gli occhi sono puntati su di lui, almeno qualche prova allo specchio con fogli in mano dovrebbe farla … Per che cosa opterà Stancanelli? Resterà sindaco? Resterà senatore? Rumors sempre più assordanti in una metropoli che vive di gossip politico-giudiziario dicono tutto e il contrario di tutto. Se si andasse per logica, Raffaele Stancanelli dovrebbe restare senatore e dimettersi da sindaco. Così gli ha chiesto di fare Silvio Berlusconi, soprattutto per impedire che il suo posto a Palazzo Madama venga occupato da Nino Strano, uomo di Gianfranco Fini, oggi all’opposizione. Fin qui il ragionamento logico. Ma siccome la politica ha anche una forte componente “alogica”, per non dire irrazionale, ecco che prende pesantemente corpo l’ipotesi che Stancanelli possa restare sindaco di Catania, una città che appare allo stremo delle forze anche a causa – diciamolo chiaro - di una guida che secondo molti non sarebbe all’altezza dei suoi gravissimi problemi. Che Stancanelli rimanga sindaco glielo ha espressamente consigliato Raffaele Lombardo, il presidente della Regione Sicilia, autonomista ormai in assoluta rottura con il Pdl, suo amico di vecchia data, nonché suo “grande elettore”. Lombardo, per ...

Sondaggio Demopolis, in Sicilia stravince l’astensione

Scritto da: il 02.08.11 — 0 Commenti
Il dato ha del clamoroso, anche se a pensarci bene più di tanto non stupisce: 3 siciliani su 10, se si votasse oggi per il rinnovo del Parlamento nazionale, non andrebbero alle urne. Risulta infatti molto elevato nell’Isola il consenso al cosiddetto partito del “non voto”, ossia di quanti, incerti o delusi, preferirebbero astenersi, penalizzando in tal modo soprattutto le formazioni maggiori (Pdl, Pd ed Mpa). È quel che emerge dal Barometro Politico regionale dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, in un contesto che rende ancora più imprevedibili dell'usuale le dinamiche del consenso in Sicilia, deviate da tante incognite magari altrove sconosciute. Pesa sulle opzioni correnti la crescente sfiducia dei cittadini nel Parlamento nazionale, nei partiti di maggioranza e di opposizione, nelle istituzioni politiche nazionali e regionali. Ma soprattutto è in aumento la percezione di una grave disattenzione della classe politica italiana nel suo complesso verso i problemi concreti del Sud e della Sicilia in particolare. «L’incertezza del quadro politico nazionale – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – rende oggi decisive, ancora una volta, le scelte dei siciliani per il futuro politico del Paese, soprattutto in relazione al possibile premio di maggioranza al Senato. La fotografia del voto, scattata da Demopolis agli inizi di un mese di agosto che si preannuncia politicamente caldissimo nei palazzi romani, appare destinata a modificarsi nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione degli scenari nazionali e regionali». Il Pdl, che è in cerca di un futuro dopo Silvio Berlusconi e che davvero non si sa che forma possa prendere nel medio periodo, si attesta oggi nell'Isola al 27.2% dei consensi, che gli darebbero circa 730 mila voti. Salta all'occhio immediatamente la differenza con il 46% del 2008, ma è ovvio che a questi numeri va sommato il dato della scissione "meridiana" di Micciché (8%). Anche il Pd, 19%, ...

Storace da Catania lancia l’idea di una Rifondazione della destra politica italiana

Scritto da: il 27.05.11 — 0 Commenti
Nell'analisi (a mio avviso corretta) di Francesco Storace (stamattina a Catania insieme a Nello Musumeci e Ruggero Razza per incontrare la stampa), Raffaele Lombardo, realisticamente, non potrà reggere ancora a lungo alla guida della presidenza della Regione Sicilia. Nel breve-medio periodo, quindi, non è da escludersi che l'Isola sia di nuovo chiamata alle urne. In vista di tale plausibile appuntamento, Storace ha lanciato una idea di un certo interesse: (ri)cominciare proprio dalla Sicilia il dialogo fra le varie componenti della destra politica italiana nel tentativo di (ri)proporre all'elettorato una formazione unitaria che possa avere un qualche peso elettorale. Il ragionamento del segretario de La Destra non fa una grinza: scomparsa Alleanza Nazionale, fallito l'esperimento di Futuro e Libertà, tramontato l'astro di Gianfranco Fini, rimane uno spazio politico di grande importanza da occupare. Cosa che può essere fatta da un nuovo partito di destra, che ovviamente non sarebbe una sorta di Rifondazione missina, ma andrebbe oltre le esperienze fin qui storicamente maturate. Con chi possono allora cominciare a dialogare Storace e Musumeci? Innanzitutto, è naturale, con i pezzi del Pdl e di Fli più vicini alla loro visione («pezzi della nostra storia» li ha definiti Storace). Allargando via via la proposta ai tanti movimenti della "diaspora" post Msi che nell'odierna frammentazione non contano nulla, ma che tutti insieme qualcosa ancora potrebbero pesare. Insomma, nel quadro politico italiano di oggi un dato è certo, ha evidenziato con fermezza l'ex presidente della Regione Lazio: «mentre si ragiona sul dopo Berlusconi, è arrivato il dopo Fini». Il che significa che a destra ormai non vi è più una leadership riconosciuta. E non è affatto un bene per un Paese che aspira a divenire (prima o poi) una democrazia compiuta. Nello Musumeci e Francesco Storace

Berlusconi parla di «disegno eversivo di Fini»: per il Rubygate siamo alla “pista nera”…

Scritto da: il 23.01.11 — 1 Commento
Certo che mai e poi mai Gianfranco Fini - che ha passato gli ultimi 18 anni a scrostarsi di dosso l'immagine di fascista del 2000 che si era poco opportunamente costruita sul finire degli anni Ottanta - avrebbe potuto immaginare che nel 2011 potesse piovergli addosso l'accusa d'essere a capo di un disegno eversivo. Uscito indenne da una gioventù intera dentro un partito, l'Msi, che pure qualche problema di contiguità con ambienti estremi lo avuto nella sua storia, il presidente della Camera dei Deputati è accusato di eversione dal presidente del Consiglio dei Ministri, oggi in una inedita versione "rossa", per quanto in funzione squisitamente antifiniana. Insomma, siamo alla "pista nera" del Rubygate! Davvero appare sempre più evidente il corto circuito istituzionale di cui è vittima l'Italia, un Paese che il New York Times di oggi definisce surreale e sospeso fra realtà e reality. Si vada a votare quanto prima e si volti definitivamente pagina. O riconfermando Silvio Berlusconi premier, come non è da escludersi che accada, o archiviando una volta per tutte la sua era e consegnando alla storia un quasi ventennio che ci ha coperti di ridicolo agli occhi del mondo.

Conviene a tutti che nulla cambi

Scritto da: il 17.12.10 — 5 Commenti
L'attuale crisi di governo sembra ormai essere andata oltre l'usuale teatrino della politica tricolore. Ma ad osservare bene l'accapigliarsi di ex alleati (perché questo sono Berlusconi, Fini e Casini) degli ultimi mesi viene da sospettare che, volendo, in tanti anni qualcosa sarebbe anche potuto mutare nel sistema Italia, gravemente deficitario sotto ogni punto di vista. Se non è accaduto, non sarà perché, neanche tanto in profondità, a tutti un certo "indirizzo nazionale", per così dire, va bene?  Non sarà perché un po' tutti ne traggono vantaggio? Pensiamo, ad esempio, alla personalizzazione spinta dei partiti, un dato ormai tristemente acquisito da tempo. Pier Ferdinando Casini è il leader eterno dell'Udc.  Umberto Bossi, pur in precarie condizioni di salute, è il leader eterno della Lega Nord. Gianfranco Fini è stato il leader eterno di Alleanza Nazionale e lo sarà di Futuro e Libertà. Lo stesso dicasi di Antonio Di Pietro con l'Italia dei Valori e, ovviamente, di Silvio Berlusconi, prima con Forza Italia e ora con il Pdl. Almeno un tempo, durante la cosiddetta Prima Repubblica, partiti come la Dc, il Pci, il Psi o l'Msi, per quanto giurassici potessero apparire, avevano delle dinamiche interne vivacissime, tali da consentire congressi autentici con colpi di scena e cambi al vertice oggi semplicemente impensabili. Sì, non c'è dubbio, conviene a tutti che nulla cambi in Italia. Come conviene a tutti l'ignobile legge elettorale in vigore. Indecente a detta di molti, ma in grado di consentire ad ogni segretario nazionale di "nominare" i parlamentari alla stregua di un despota antico. E volendo, c'è una considerazione ancora più amara da fare: tutto sommato oggi è già un miracolo che un Paese moralmente allo stremo come il nostro esprima leader come Casini o Fini, il cui spessore può certo lasciarci perplessi se si guarda ad Andreotti, a La Malfa senior, ...

Verso il final countdown del 14 dicembre: nel frattempo è la paralisi

Scritto da: il 02.12.10 — 0 Commenti
Il polo (sedicente) ultrariformista è ormai una realtà. Come vado scrivendo da anni, l'asse Fini-Lombardo-Rutelli addizionata di Casini lavora sempre più alacremente per scavare il terreno sotto ai piedi del premier Berlusconi. Lo stesso D'Alema, maestro di realpolitik, potrebbe vedere con favore un simile rassemblement. Del resto, è notoria la (reciproca) simpatia che lo lega al presidente della Camera. A questo punto, il 14 dicembre Fini & Co. avranno un'occasione d'oro per pesarsi in Parlamento e capire e far capire il proprio peso specifico. Parte quindi il conto alla rovescia verso la mozione di sfiducia presentata dall'Udc. Nel frattempo, la Camera è chiusa e il Paese è bloccato. Ma tanto, con il Pil frizzante che abbiamo, possiamo anche permettercelo ... Francesco Rutelli, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini

Partiti, è il momento di andare oltre

Scritto da: il 23.11.10 — 2 Commenti
Nel mentre il dibattito interno al Partito Democratico sulla propria identità ed il proprio futuro giunge al limite rappresentato dal (bel) saggio di uno dei suoi padri fondatori, Sergio Chiamparino, sindaco di Torino -  già nel titolo (La sfida. Oltre il Pd per tornare a vincere, edito da Einaudi) un vero e proprio programma politico - in casa Pdl la tentazione di innovare/oltrepassare è la medesima. Silvio Berlusconi starebbe infatti accarezzando l'ipotesi di un nuovo movimento che superi il Popolo della Libertà. Sono anni che evidenzio quando posso il fatto che la rapidità della vita postmoderna fa invecchiare velocemente anche i soggetti ed i brand politici più azzeccati. È successo con Alleanza Nazionale e sta accadendo sia con il Pdl che con il Pd, "armate" elettorali oggi in affanno. E così Gianfranco Fini riprova a indovinare la fortunata formula di An varando il Fli, Futuro e Libertà per l'Italia. Giocoforza anche i competitor devono attrezzarsi. Su tutti, è in vantaggio Casini, con il suo Udc che alla tradizionale denominazione ha già aggiunto "verso il Partito della Nazione". Secondo molti analisti, la nascita del Pdn riuscirà a svecchiare un brand comunque di successo come Udc, recuperando con elettori nuovi (magari sensibili al termine "nazione", che ha sempre un certo appeal elettorale) l'emorragia dovuta alla scissione del Pid, i Popolari di Italia Domani forti soprattutto in Sicilia, finora il più capiente serbatoio di voti per la formazione centrista. Insomma, Pd e Pdl (sul cui simbolo il premier ed il presidente della Camera sembra che si fronteggeranno in tribunale) sono già sigle usurate. I leader lo sanno e cercano di correre ai ripari. La curiosità a questo punto è puntata su quel genio del marketing che è Berlusconi. Avrà il coraggio di archiviare il Pdl? E, nel caso, che novità tirerà fuori dal cilindro stavolta?

Bossi vs Fini (che è terrorizzato dalle elezioni)

Scritto da: il 20.11.10 — 0 Commenti
Dopo aver rapidamente accantonato le vesti di mediatore, Umberto Bossi spara ad alzo zero su Gianfranco Fini, chiedendo di tornare prima possibile alle urne. Una evenienza che sembra proprio terrorizzare il presidente della Camera, che vorrebbe invece avere più tempo per organizzare e strutturare il suo nuovo partito. Ovvio che Bossi, da astuto animale politico qual è, proprio questo non vuole dargli, il tempo. Sullo sfondo, un po' confuso, sta il Cav. Incerto sul da farsi perché incerto su quale sondaggio sia più affidabile. In tale squallido scenario, poco più che una comparsa è il Partito Democratico. Diviso sulla tattica, diviso sulla strategia, con nomi importanti al suo interno che già pensano ad andare oltre (tipo Chiamparino). Insomma, le elezioni saranno pure un rischio per tutti, ma la palude nella quale siamo finiti è davvero mefitica. Per il bene del Paese occorre trarsi fuori. E lo si può fare soltanto con nuove consultazioni politiche che diano una maggioranza davvero definita. E , se possibile, anche a prova di "ribaltoni" ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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