Tutti gli articoli su Grand Old Party

La Florida premia Romney

Scritto da: il 01.02.12 — 0 Commenti
Nella corsa alle primarie repubblicane la Florida stanotte è andata a Mitt Romney, con il 46.4% dei voti. «Sono pronto a guidare il partito e gli Stati Uniti - ha dichiarato il magnate - sta finendo l’era di Obama e sta cominciando un’era di prosperità: leadership vuol dire assunzione di responsabilità, non accampare sempre delle scuse». In ogni caso, il suo avversario più temibile non molla. «La partita è tutt’altro che conclusa», ha dichiarato Newt Gingrich. E i numeri potrebbero anche dargli ragione. A ben vedere, infatti, una metà buona dell’elettorato repubblicano è assai al di là della classica moderazione di Romney, considerato dai più un elegante miliardario del Massachusetts e poco altro. Ora, se Romney in Florida ha avuto il 46.4% dei consensi, mettendo assieme il suo 31.9% di Gingrich ed il 13.4 di Santorum si ha un 45.3% che fotografa un Grand Old Party davvero diviso a metà. Certo, le prossime tappe delle primarie, a cominciare dal Nevada sabato 4, sono sulla carta più favorevoli a Mitt Romney (tranne che negli Stati del Sud), ma il voto della destra religiosa, finora appannaggio del cattolico Rick Santorum, spostandosi su Gingrich potrebbe fare la differenza e riaprire una partita che Romney per prima sa bene essere ancora lunga.

Con il caucus dell’Iowa parte la campagna elettorale 2012 per la Casa Bianca

Scritto da: il 03.01.12 — 0 Commenti
Quattro anni fa l'Iowa premiò il repubblicano conservatore religioso Mike Huckabee, governatore e pastore insieme, impostosi a sorpresa nel suo caucus, la consultazione che inaugura la stagione delle primarie nell'anno delle elezioni presidenziali statunitensi. L'Iowa è uno Stato fatto di tantissimi villaggi sparsi nelle Grandi Pianure. La tradizione gli conferisce l'onore  del "primo colpo" e quindi per qualche settimana ha addosso gli occhi di tutto il mondo, ma non è che i suoi risultati siano in sé e per sé chissà quanto importanti. Possono esserlo a livello psicologico, ma poi, nelle settimane successive, i reali "valori in campo" emergono e si affermano. Il Partito Repubblicano è oggi dominato da Mitt Romney, il mormone ex governatore del Massachusetts, che sarà molto probabilmente lo sfidante del presidente in carica Barack Obama ai primi di novembre. L'altro nome di spicco del Grand Old Party in corsa per la candidatura alla Casa Bianca è l'ex speaker della Camera Newt Gingrich, un uomo che a metà anni Novanta per un bel po' di tempo ha avuto in mano gli Usa più di Bill Clinton senza però riuscire a concretizzare in alcun modo potere e popolarità. Fino a qualche mese or sono i sondaggi erano benevoli nei suoi confronti, nonostante una campagna elettorale confusionaria, ma ad un certo punto è partita un'azione fortemente denigratoria che lo ha sbriciolato. Ufficialmente la gran mole di pubblicità anti Gingrich non ha nulla a che fare con Romney. È stata invece organizzata da Restore Our Future, un comitato d'azione politica, in sigla Pac, di quelli che una recente sentenza della Corte Suprema Usa ha autorizzato a diffondere qualsiasi messaggio politico, anche attaccando personalmente i candidati. E a differenza di questi, un Pac è senza limiti nella possibilità di raccogliere fondi e non ha nemmeno obbligo di trasparenza per quanto riguarda l'identità dei ...

Una Tea Party punta alla Casa Bianca

Scritto da: il 28.06.11 — 0 Commenti
Una conservatrice non da poco, che si presenta all'America come l'alfiere della Costituzione, della famiglia e della libertà. È la congresswoman repubblicana del Minnesota Michele Bachmann, che ha lanciato ufficialmente la corsa alla White House da Waterloo (in questo caso la pronuncia è uoterluu). Certo, il nome della cittadina non è il massimo del buon auspicio, ma che ci può fare la deputata? A Waterloo, nell'Iowa (per inciso, storicamente il primo Stato americano a tenere le primarie per i candidati alla presidenza), c'è nata 55 anni fa. E delle sue origini del Midwest lei è davvero molto fiera. Repubblicana e membro del Tea Party, da giovane è stata democratica (fu una volontaria della campagna per l'elezione di Jimmy Carter nel 1976) ed oggi chiarisce la sua identità assolutamente non liberal. Di Barack Obama dice semplicemente che «non merita di essere rieletto presidente perché ha allontanato da noi il sogno americano, visto che il debito nazionale aumenta, acquistare una casa diventa sempre più difficile e il costo della benzina continua a salire». I sondaggi, che già sono partiti, descrivono la lady - a questo punta un'antagonista dichiarata della Sarah Palin - impegnata in un testa a testa in Iowa, dove a febbraio del 2012 inizieranno le primarie repubblicane, con Mitt Romney, il mormone esperto di economia al momento favorito nel Grand Old Party. Grosso handicap di Romney, però, è la grinta, un po' deficitaria. Mentre Michele Bachmann non ha paura di dire che sì, è possibile battere Barack Obama nel 2012. Costante il riferimento della Bachmann a Daniel Webster, il senatore federalista del Massachusetts che ad inizio '800 difendeva a spada tratta diritti costituzionali degli Stati americani dalla presunta invadenza del governo centrale. Identica la sfida che oggi la "leghista" Bachmann lancia ad Obama, reo di non difendere i cittadini dal potere del governo. ...

In America è proprio ora di un nuovo Tea Party

Scritto da: il 30.08.10 — 2 Commenti
Numericamente non è stata la marcia del milione di uomini che l'islamico Louis Farrakhan, predicatore peraltro politicamente assai sterile, fece convergere su Washington nel 1996. E non è stata - ovvio - nemmeno l'adunata oceanica organizzata da Martin Luther King il 28 agosto del 1963, il giorno del discorso “I have a dream” che mutò per sempre i destini dell'America. Di certo però la prova di forza del Tea Party al National Mall è stata stravinta dagli organizzatori, in primo luogo da quel Glenn Beck, giornalista star della tv di Rupert Murdoch Fox News, che è ormai l'anima del movimento anti tasse statunitense. Ma anche dalla Sarah Palin, ospite fissa alle “adunate” del Tea Party, che sta trovando fra le pieghe della giovane iniziativa un dinamismo ed una linfa vitale impossibili da rinvenire nel Grand Old Party. Dopo sabato, infatti, è chiaro che con questa nuovissima forza politica che preme potentemente dal basso il Partito Repubblicano deve fare i conti, pena serissimi guai elettorali. Già molti dei candidati tradizionali del Gop sono stati battuti alle recenti primarie per le elezioni di mid-term che si terranno il 2 di novembre. E lo stesso John McCain, icona trasversale classicamente repubblicana ma in grado di attrarre anche le simpatie dei democratici, ha scampato per poco la perdita della possibilità di poter concorrere ancora per il partito dell'elefante ad occupare il seggio senatoriale spettante all'Arizona. Alla fine McCain ha vinto le primarie repubblicane, ma ha dovuto mutare parecchio del suo tradizionale messaggio, puntando su argomenti a lui per nulla congeniali, come la sicurezza e la lotta all'immigrazione. In uno spot su questo tema, ad esempio, ha buttato alle ortiche 30 e passa anni di posizioni progressiste. Insomma, il Tea Party, che deve l'ironico nome alla rivolta del 1773 dei coloni americani contro le inique tasse della ...

Obama incassa un brutto colpo nel Massachusetts

Scritto da: il 20.01.10 — 1 Commento
Ad un anno dall'insediamento alla Casa Bianca, brutto segnale per il presidente americano Barack Obama, con la sconfitta del Partito Democratico in Massachusetts, dove il seggio senatoriale che per oltre 60 anni era "appartenuto" alla famiglia Kennedy è stato conquistato da un candidato repubblicano.  Le combattute elezioni suppletive del Massachussets, in cui si assegnava appunto il seggio al Senato rimasto vacante dopo la scomparsa di Ted Kennedy, sono state vinte dal candidato repubblicano Scott Brown, nonostante il grande impegno profuso da Obama per la candidata democratica Martha Coakley. Brown, tanto per non lasciare spazio ad equivoci, appena certo di aver vinto, ha subito dichiarato che si impegnerà in ogni maniera per ostacolare i programmi della Casa Bianca. Con l'arrivo del neosenatore repubblicano, Obama perde così la maggioranza qualificata di 60 voti in Senato che gli avrebbe permesso di evitare qualsivoglia ostruzionismo repubblicano. Ora la strada verso l'approvazione definitiva della sua riforma sanitaria di certo si è fatta più in salita. Andando all'analisi del voto, Brown si è imposto con il 51.8% dei voti, contro il 47.2% della candidata democratica. In termini assoluti, la differenza fra i due sarebbe di circa 100mila voti. Il Massachusetts conta oltre quattro milioni di elettori iscritti, con gli elettori democratici che sono più del doppio rispetto a quelli repubblicani. Per gli esperti di flussi elettorali, però, Brown sarebbe riuscito a conquistare l'ambitissimo consenso degli indipendenti e ciò gi avrebbe dato la vittoria. Vittoria che è anche il primo grosso successo per il presidente del Comitato Nazionale del Partito Repubblicano, Michael Steel, una sorta di Obama conservatore che nel futuro di medio termine potrebbe divenire un  ottimo candidato alla White House. [caption id="attachment_7502" align="aligncenter" width="500" caption="Scott Brown"][/caption]

Arriva l’Obama repubblicano

Scritto da: il 31.01.09 — 0 Commenti
Per la prima volta nella storia della formazione politica un afroamericano è stato eletto presidente del Republican National Committee (Comitato Nazionale Repubblicano), dopo diverse votazioni senza che nessuno dei candidati avesse raggiunto una maggioranza. Michael Steele, abile oratore, ex cognato di Mike Tyson, già presidente dei repubblicani del Maryland, nonché vice governatore dello Stato, tenterà da venerdì di ricostruire il partito, che versa in una difficile situazione, dopo una serie di larghe sconfitte elettorali. Con la nomina di Steele, 50'anni, avvocato di professione, i repubblicani sperano di far giungere il loro messaggio politico a coloured, ispanici ed altre minoranze. Insomma, il tentativo del Grand Old Party è stato, palesemente, quello di scovare un Obama repubblicano. Ci saranno riusciti? Michael Steele

Panetta, un calabrese a capo della Cia

Scritto da: il 06.01.09 — 2 Commenti
Il presidente eletto del Stati Uniti d'America Barack Obama ha scelto l'italoamericano Leon Panetta come capo della Central Intelligence Agency. Panetta, di origini calabresi, è stato capo di gabinetto della Casa Bianca sotto la presidenza di Bill Clinton, dal cui staff Obama continua incessantemente ad attingere per le sue nomine, essendo l'unico ceto dirigente disponibile in casa democratica. Il nuovo direttore della Cia è figlio di due emigranti italiani proprietari di un ristorante a Monterey, in California. Dopo la Janet Napolitano (segretario alla Homeland Security) è il secondo italoamericano ad avere un incarico di promissimo piano nell'amministrazione di Barack Obama. Panetta, di simpatie ambientaliste e buon conoscitore delle tematiche legate alla spesa pubblica, aveva iniziato la sua carriera politica nel Partito Repubblicano (a metà degli anni '60 fu accanto al senatore Thomas Kuchel e sotto l'amministrazione di Richard Nixon fu anche assistente al Dipartimento della Salute), ma, convinto antirazzista, ben presto abbandonò il Grand Old Party per via della sua tiepidezza nei confronti dei diritti civili degli afroamericani. Nel 1971 passò al Partito Democratico, divenendo deputato alla Camera dei Rappresentanti dal 1976 al 1993, prima di divenire stretto consigliere di Clinton e capo di gabinetto della White House. Leon Panetta, il nuovo direttore della Cia voluto da Barack Obama

Sarah Palin accusata di abuso di potere

Scritto da: il 11.10.08 — 10 Commenti
BREAKING NEWS - Sarah Heath Palin, vice del candidato repubblicano alla presidenza, John McCain, è stata accusata di abuso di potere da una commissione etica di 12 parlamentari dell'Alaska in merito alla vicenda delle presunte pressioni fatte dal governatore dello Stato del profondo Nord per far licenziare dalla polizia l'ex cognato, Mike Wooten, subito dopo la separazione dalla sorella. La Palin, per la precisione, è accusata di aver licenziato il responsabile della sicurezza nazionale dell'Alaska, Walt Monegan, per essersi rifiutato di cacciare dalla polizia l'ex cognato del governatore. In un momento in cui i sondaggi danno il candidato presidente dei democratici, Barack Obama, ben 11 punti percentuali in vantaggio su McCain, la posizione dei repubblicani è chiaro che va a peggiorare sensibilmente. Dopo tale ben poco edificante conclusione dell'inchiesta parlamentare, la Palin, si dimostra sempre più croce e delizia della presidential race del Grand Old Party. Ancora sono dell'idea che simili scandali poco possano scuotere le granitiche certezze della valanga di redneck che voterà certamente McCain, ma di sicuro che si sappia di un comportamento così smaccatamente protervo da parte della sua vice non aiuterà la corsa del maverick verso la Casa Bianca.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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