di Luigi Pulvirenti (il Conformista n. 24)
Mai lasciarsi condizionare dagli spifferi d’aria.
Da quelle correnti lievi e silenziose che si spandono dentro la tranquillità della tua quiete domestica attraverso le porte lasciate socchiuse. Che un conto è spalancarle per far cambiare l’aria non appena ti sei svegliato al mattino, altro è lasciarle "a vanedda", come si dice dalle mie parti, quel tanto che basta a ché l’aria pungente di una fresca serata novembrina compia la sua opera indisturbata, come una goccia cinese. Poi son dolori: torcicollo e cervicale (Dio ce ne scanzi), mal di testa a prova di Aulin nell’immediato e principi di artrite sulle media distanza. Insomma: le porte vanno chiuse, ben bene. Con attenzione e precisione.
Prendete ad esempio la faccenda delle persiane: prima di andare a dormire bisogna assicurarsi che la leva per manovrarle sia scattata per intero dentro il suo alloggiamento, o la manopola che oggi spesso la sostituisce completamente girata nel verso che garantisce ermetica chiusura. Perché basta essere un tantino superficiali e ci sarà sempre un refolo pronto ad insinuarsi, oppure metti caso che si metta a piovere (in modalità monsone, come accade in questo autunno caldo e bagnato) e la mattina ti ritrovi con le All Stars lasciate nell’intercapedine bagnate, oltre che puzzolenti.
Perché lo spiffero è una cosa che da sollievo nell’immediato e provoca disturbi in prospettiva. Lo spiffero agisce a tradimento, ti usa senza che gliene abbia dato il permesso, utilizzando come arma e paravento quella effimera sensazione di benessere che usurpa il posto a quella, questa volta sì, piena del vento di grecale che soffia dall’Isola Lachea verso Piazza Castello, o del maestrale raccolto dentro lo spinnaker di una barca che bordeggia lasciandosi l’Etna imbiancata alle spalle. È come quegli ospiti che citofonano a casa tua mentre sei in mutande spaparanzato sul divano ...