Tutti gli articoli su Iowa

Primarie repubblicane, rimonta di Santorum

Scritto da: il 08.02.12 — 1 Commento
Grande rimonta di Rick Santorum nei tre caucus di stanotte (ora italiana) per la nomination repubblicana alle presidenziali Usa del 6 novembre prossimo. Dopo l'esordio vinto al fotofinish (e solo dopo un attento riconteggio) in Iowa il 3 gennaio, l'ultra conservatore di origini italiane era in difficoltà, ma con un brillante colpo di reni si è reimposto all'attenzione dei media e dell'elettorato, vincendo in Missouri, in Minnesota e in Colorado. L'ex senatore della Pennsylvania si è aggiudicato il 55% delle preferenze nel Missouri, dove Romney è arrivato al 25% e Ron Paul al 12% (qui Newt Gingrich non si è presentato). In questo Stato vi è da dire che l'esito dei caucus non è vincolante per l'assegnazione dei delegati, ma la schiacciante vittoria del cattolico di ferro ha comunque una grande valenza simbolica.  Nel Minnesota, Santorum ha avuto circa il 45% dei voti. Secondo Paul con il 27%, terzo Romney con un mortificante il 17% ed appena l'11% per Gingrich. In Colorado Santorum ha invece superato il 40% dei suffragi, con Romney quasi al 35%, terzo Gingrich con il 12.8% ed ultimo Paul con l'11.7%. La riscossa di Santorum è un chiaro segnale di come la destra religiosa americana si stia compattando attorno al candidato più affine ai suoi ideali. Ancora è presto per mettere in discussione sia la leadership di Romney che il ruolo di sfidante più accreditato di Gingrich, ma è certo che i telepredicatori degli States da questo momento in avanti faranno di tutto per promuovere Santorum, indifferenti di fronte alla considerazione che mai e poi mai potrebbe battere Barack Obama. [caption id="attachment_11687" align="aligncenter" width="300" caption="Rick Santorum accanto ad un manifesto con le parole chiave della sua campagna: fede, famiglia, libertà"][/caption]

Il South Carolina affonda Romney

Scritto da: il 22.01.12 — 1 Commento
Fiammata per Newt Gingrich, brutto colpo per Mitt Romney alle primarie repubblicane in South Carolina, dove l'ex speaker della Camera ha battuto senza sconti l'ormai ex favorito tra i candidati del Grand Old Party, staccandolo di 12 punti percenutali ed incassando il 40% delle preferenze contro il 28% del rivale. A questo punto, la corsa per la nomination presidenziale nel Grand Old Party è riaperta. Di certo di ciò è contento Barack Obama, che vede indebolirsi l'unico candidato che alla Casa Bianca viene considerato in grado di impensierire il presidente in carica, appunto l'ex governatore del Massachusetts Romney, ottimo esperto di economia. Tutti i sondaggi, infatti, in caso di sfida Obama-Gingrich, danno l'incumbent nettamente vincente. Ora il "circo" repubblicano si sposta in Florida, il prossimo Stato dove si voterà per le primarie (il 31 gennaio), il primo Stato di grandi dimensioni ad esprimersi. Romney parla ancora da frontrunner, ma anche Gingrich sta cominciando a parlare come se avesse vicina la nomination, alzando i toni anche troppo sopra le righe contro il presidente. «Sono pronto a sfidare Obama - afferma -  anche perché dopo il disastro compiuto finora pensate quanto potrebbe essere radicale, ancora più a sinistra, Barack Obama se venisse rieletto per un secondo mandato». Vanno male le cose sia per l'ultracattolico di orgini italiane Rick Santorum, terzo con il 17% dei voti nonostante la "propulsione" della vittoria al riconteggio in Iowa (altro colpo non da poco per Romney), che per l'ultralibertario Ron Paul, quarto ed ultimo con il 13% delle preferenze. Entrambi non pare intendano ritirarsi dalla corsa (soprattutto Santorum, che è politicamente giovane ed ha bisogno di farsi conoscere per le future campagne), ma il voto in South Carolina sembra aver sancito come il reale avversario di Romney sia Gingrich e non gli altri due "superstiti". [caption id="attachment_11603" align="aligncenter" width="300" caption="Newt ...

Romney vince nettamente in New Hampshire. Ron Paul per ora è lo sfidante, ma non può reggere a lungo

Scritto da: il 11.01.12 — 0 Commenti
Dopo l’Iowa Mitt Romney ha conquistato con il voto di stanotte anche il New Hampshire, avvicinandosi alla nomination repubblicana per la Casa Bianca. Ma se in Iowa l'economista mormone aveva battuto Rick Santorum per soli 8 striminziti voti, in New Hampshire ha prevalso in maniera netta: 39% davanti al 24% del libertario Ron Paul ed al 17% di Jon Hunstman, con Newt Gingrich e l'ultraconservatore Rick Santorum ad appena il 9% e Rick Perry in fondo con appena l’1%. Romney ha festeggiato la vittoria con un possente attacco a Barack Obama: «Il presidente vuole radicalmente trasformare l’America, mentre io voglio restaurarla, lui si ispira alle capitali europee io alle città della nostra nazione, lui ha aumentato il debito io pareggerò il bilancio, lui ha perso la tripla AAA io la riprenderò, è il momento di batterci per l’America che amiamo». Un proclama che davanti ad una platea osannante è stato facile fare, ma che il presidente in carica, negli eventuali futuri confronti televisivi, non faticherà troppo a smontare. Ora si passa in South Carolina, per il turno di primarie del 21 gennaio. Favoriti potrebbero essere i più conservatori, ma ovvio che se Romney dovesse cominciare a vincere anche a Sud avrebbe la nomination in tasca. A ben ragionare, comunque, nonostante l'attuale secondo posto, Ron Paul non è il vero competitor del mormone. Ha sicuramente ragione Ari Fleischer, ex portavoce di George W. Bush, quando afferma che «l’unico che ancora può ostacolare la corsa di Romney è Newt Gingrich». L'ex speaker della Camera ha tanta esperienza. Ed è l'unico vero politico di caratura nazionale oltre al favorito. Outsider assoluti come Santorum e Paul non possono reggere a lungo la sfida, nemmeno economicamente, ed alla fine la corsa sarà a due.

Iowa, pari fra Romney e Santorum

Scritto da: il 04.01.12 — 0 Commenti
Finisce sostanzialmente in parità fra Mitt Romney (25% dei consensi, con appena 8 voti in più del rivale) e Rick Santorum il caucus dell'Iowa. Il primo round delle primarie repubblicane vede di fatto appaiati il ricchissimo economista mormone, ex governatore di successo del Massachusetts, e l'estremista cattolico, ex senatore della Pennsylvania. Insomma, si è sì assistito ad una straordinaria performance di Santorum, finora ignorato dagli analisti, ma a ben vedere questa è assai normale in uno Stato noto per le idee di destra religiosa della maggioranza della sua popolazione. Di sicuro, però, c'è da dire che il discorso pronunciato da Santorum, di origini italiane, è stato più appassionato, di timbro obamiano direi quasi. Romney, di contro, non è sembrato trascinare le masse con il suo eloquio. La domanda a questo punto è: quanta strada potrà percorrere Santorum? Di certo i conservatori tenteranno di fare quadrato attorno a lui per sconfiggere il laico e liberale Romney, ma ciò significherebbe condannare alla sconfitta il Grand Old Party, essendo Romney l'unico dei candidati repubblicani in grado di impensierire il presidente in carica Obama. Quanto agli altri, tranne che per Ron Paul (21%) e Newt Gingrich (circa il 13%), i giochi sembrano già conclusi. Rick Perry (10%) pare quasi sicuro che abbandonerà la campagna. E Michele Bachmann, repubblicana di origini norvegesi, assai vicina al Tea Party, con uno striminziato 5%, è davvero lontanissima dalle aspettative. Anche la sua corsa potrebbe finire qui. Inutile bruciare altro denaro in una impresa disperata. [caption id="attachment_11497" align="aligncenter" width="300" caption="Rick Santorum"][/caption]  

Con il caucus dell’Iowa parte la campagna elettorale 2012 per la Casa Bianca

Scritto da: il 03.01.12 — 0 Commenti
Quattro anni fa l'Iowa premiò il repubblicano conservatore religioso Mike Huckabee, governatore e pastore insieme, impostosi a sorpresa nel suo caucus, la consultazione che inaugura la stagione delle primarie nell'anno delle elezioni presidenziali statunitensi. L'Iowa è uno Stato fatto di tantissimi villaggi sparsi nelle Grandi Pianure. La tradizione gli conferisce l'onore  del "primo colpo" e quindi per qualche settimana ha addosso gli occhi di tutto il mondo, ma non è che i suoi risultati siano in sé e per sé chissà quanto importanti. Possono esserlo a livello psicologico, ma poi, nelle settimane successive, i reali "valori in campo" emergono e si affermano. Il Partito Repubblicano è oggi dominato da Mitt Romney, il mormone ex governatore del Massachusetts, che sarà molto probabilmente lo sfidante del presidente in carica Barack Obama ai primi di novembre. L'altro nome di spicco del Grand Old Party in corsa per la candidatura alla Casa Bianca è l'ex speaker della Camera Newt Gingrich, un uomo che a metà anni Novanta per un bel po' di tempo ha avuto in mano gli Usa più di Bill Clinton senza però riuscire a concretizzare in alcun modo potere e popolarità. Fino a qualche mese or sono i sondaggi erano benevoli nei suoi confronti, nonostante una campagna elettorale confusionaria, ma ad un certo punto è partita un'azione fortemente denigratoria che lo ha sbriciolato. Ufficialmente la gran mole di pubblicità anti Gingrich non ha nulla a che fare con Romney. È stata invece organizzata da Restore Our Future, un comitato d'azione politica, in sigla Pac, di quelli che una recente sentenza della Corte Suprema Usa ha autorizzato a diffondere qualsiasi messaggio politico, anche attaccando personalmente i candidati. E a differenza di questi, un Pac è senza limiti nella possibilità di raccogliere fondi e non ha nemmeno obbligo di trasparenza per quanto riguarda l'identità dei ...

Una Tea Party punta alla Casa Bianca

Scritto da: il 28.06.11 — 0 Commenti
Una conservatrice non da poco, che si presenta all'America come l'alfiere della Costituzione, della famiglia e della libertà. È la congresswoman repubblicana del Minnesota Michele Bachmann, che ha lanciato ufficialmente la corsa alla White House da Waterloo (in questo caso la pronuncia è uoterluu). Certo, il nome della cittadina non è il massimo del buon auspicio, ma che ci può fare la deputata? A Waterloo, nell'Iowa (per inciso, storicamente il primo Stato americano a tenere le primarie per i candidati alla presidenza), c'è nata 55 anni fa. E delle sue origini del Midwest lei è davvero molto fiera. Repubblicana e membro del Tea Party, da giovane è stata democratica (fu una volontaria della campagna per l'elezione di Jimmy Carter nel 1976) ed oggi chiarisce la sua identità assolutamente non liberal. Di Barack Obama dice semplicemente che «non merita di essere rieletto presidente perché ha allontanato da noi il sogno americano, visto che il debito nazionale aumenta, acquistare una casa diventa sempre più difficile e il costo della benzina continua a salire». I sondaggi, che già sono partiti, descrivono la lady - a questo punta un'antagonista dichiarata della Sarah Palin - impegnata in un testa a testa in Iowa, dove a febbraio del 2012 inizieranno le primarie repubblicane, con Mitt Romney, il mormone esperto di economia al momento favorito nel Grand Old Party. Grosso handicap di Romney, però, è la grinta, un po' deficitaria. Mentre Michele Bachmann non ha paura di dire che sì, è possibile battere Barack Obama nel 2012. Costante il riferimento della Bachmann a Daniel Webster, il senatore federalista del Massachusetts che ad inizio '800 difendeva a spada tratta diritti costituzionali degli Stati americani dalla presunta invadenza del governo centrale. Identica la sfida che oggi la "leghista" Bachmann lancia ad Obama, reo di non difendere i cittadini dal potere del governo. ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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