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Sogni giovanili, maturi incubi

Scritto da: il 30.10.14 — 0 Commenti
Da giovane, archiviata una lunga stagione di adolescenziale impegno in un movimento cattolico, un po' per rigetto, un po' per reale convincimento, ritenevo l'ordine borghese il peggiore dei mali. Il mio sogno di allora (una ventina d'anni fa, momento più, momento meno) era un chaos diffuso, proveniente dal basso, che togliesse ogni sicurezza ai cittadini appartenenti alla cosiddetta "classe media" (colpevole di non ricordo più che cosa). Tacendo della progressiva scomparsa di quest'ultima, nel tempo ho anche dimenticato che cosa ritenessi con espressioni quali «dal basso». Ma quella dei meccanismi di selezione della mia memoria è un'altra storia, che credo interessi poco. Crescendo, maturando, invecchiando, morendo, ho visto il mondo, e segnatamente la città in cui sono tornato a vivere dopo due decenni Altrove, diventare scenario del mio sogno giovanile. A prescindere dallo scacchiere internazionale (da al-Qaeda alla crisi globale, approdando alla lucida follia dell'Isis), i luoghi in cui viviamo sono divenuti ognuno un piccolo inferno. Le cronache cittadine, a partire dall'ormai quasi quotidiano femminicidio in Italia, lo testimoniano a ogni istante. Ma altro che l'insicurezza diffusa che vagheggiavo in funzione anti sistema. Oggi la paura - liquida (leggete e diffondete Zygmunt Bauman) e non - è come l'aria. La violenza è ovunque. Una abominevole concezione proprietaria dei rapporti ha preso possesso delle menti di molti uomini. E gli Stati liberaldemocratici si sono rivelati il cane da guardia non tanto e non più della classe dei produttori, quanto di un sistema finanziario sovra nazionale che i produttori li vessa tanto quanto i lavoratori. Chiaramente, a farne le spese, come sempre, sono i più deboli. Le donne e i bambini in primo luogo. E gli anziani. Privati del sacro diritto di serenamente dirigere i propri passi verso la dimora definitiva. Danni collaterali anche per qualche sognatore. Che si ritrova a vivere in (non) ...

Strana coppia? No, è l’unica alleanza possibile

Scritto da: il 23.03.14 — 0 Commenti
Il giovin premier ha usato la simpatica definizione di «strana coppia» per indicare la convergenza di (diffidenti) posizioni della leader della Cgil, Susanna Camusso, e del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sulle riforme annunciate dal governo. A ben vedere, però, che il sindacato italiano più posizionato a sinistra e la principale unione degli imprenditori la pensino allo stesso modo su questioni politico-economiche non è né una novità, né una singolarità. Nell'Italia degli ultimi decenni, la crescita (un falso mito nel quale personalmente credo poco, ma che comunque, nel contesto di iperliberismo in cui è oggi immerso il mondo intero, permane un indicatore in qualche modo utile per comprendere il livello di benessere di un Paese) si è ridotta (rectius: è stata ridotta) ai minimi termini, con esiti letali sull'occupazione. Gli unici a proporre soluzioni concrete che guardino avanti sono stati i più realisti nella variegata mini galassia comunista e l'organizzazione degli industriali, forte di un ufficio studi che tradizionalmente pone grande attenzione verso i mutamenti - in corso e/o prevedibili - e di diffuse teste pensanti. Inoltre, in un (ormai lungo) frangente storico in cui il capitalismo finanziario sta squassando il pianeta, l'alleanza fra forza lavoro e forza produttiva è forse una delle poche mosse possibili. Ben vengano, dunque, similarità di giudizio e convergenze di analisi fra Cgil e Confindustria. Il nemico comune è una finanziarizzazione del tutto fuori controllo dell'economia. L'obiettivo, anch'esso comune, il progresso di un Paese oggi decenni indietro rispetto al Nord Europa.

Europa, ormai è indispensabile l’unione bancaria (oltre che politica)

Scritto da: il 02.04.13 — 0 Commenti
Da tempo, troppo tempo, i Paesi membri della cosiddetta Eurozona stanno trattando per definire la normativa dell'unione bancaria da più parti auspicata. Fermo restando che al Vecchio Continente servirebbe soprattutto una vera unione politica dalle Azzorre alla Siberia, i drammatici fatti di Cipro palesano anche la stringente esigenza di quella appunto bancaria. Qualche mese fa si era giunti a una sorta di accordo sui suoi possibili fondamenti: vigilanza centralizzata a cura della Bce, un sistema europeo di garanzie per i depositi oltre i 100mila euro (per quelli sotto in genere, come in Italia, c'è la garanzia dei singoli Stati) e un fondo europeo per i possibili fallimenti degli istituti di credito. Oltre alla tutela dei risparmiatori (a un simile scopo, in tutta franchezza, credo poco), obiettivo palese di tali scelte è circoscrivere quanto più possibile gli effetti della crisi di una singola banca, evitando che il default di un istituto possa minare la stabilità dell'intero sistema economico-finanziario continentale. Finora, però, tutto ciò è rimasto sulla carta. Negli anni abbiamo assistito ai tracolli di Islanda (piccolo ma certo importante Paese europeo, per quanto extra Ue), Grecia e ora Cipro, nonché ai ripetuti allarmi su Portogallo, Spagna, Italia e adesso (new entry fra i cosiddetti Pigs) Francia. Che cosa ancora deve accadere di più grave rispetto alla corrente situazione cipriota perché chi deve decidere sull'attuazione dell'unione bancaria decida in fretta? [caption id="attachment_12443" align="aligncenter" width="300"] Marinus van Reymerswaele, "Il banchiere e sua moglie", 1539, Madrid, Prado[/caption]

Pd siciliano, una proposta oltre il caos

Scritto da: il 28.05.12 — 0 Commenti
L'attesa, discussa, combattuta assemblea regionale del Partito Democratico siciliano ieri ha fornito uno spettacolo indegno di una formazione che, almeno nelle premesse, è il frutto della migliore idea politica mai sorta in Italia dal referendum che la volle Repubblica. Clima tesissimo, da vera e propria resa dei conti fra "bande" rivali, e soluzione finale di compromesso (il "direttorio" da affiancare al segretario Giuseppe Lupo) che confermano un chaos difficile da ricondurre a kosmos, davvero difficile. Perdura, quindi, l'anomalia Pd in Sicilia (oltre che nel resto del Paese, ma questo è un discorso diverso), che rischia di passare dal 7.75% alle recentissime elezioni per il Consiglio comunale di Palermo a un risultato inferiore al 5% che lo escluderebbe dall'Assemblea Regionale Siciliana. Uno scenario che non è fantapolitico, ma realistico, tanto che i democratici stanno già febbrilmente ragionando sulle alleanze possibili, onde garantirsi dal tracollo eventuale, dovuto (ormai non vi è ombra di dubbio in merito) all'innaturale appoggio alla giunta Lombardo, digerito malissimo dall'elettorato di riferimento. A questo punto, un caro amico catanese, di cui per motivi di privacy non faccio il nome, esponente della sinistra più razionale della città, ha avuto una idea che mi sento di rilanciare come proposta alla dirigenza regionale democratica. Per recuperare credibilità agli occhi dell'elettorato, al Pd serve una decisione drastica: impedire che alle prossime elezioni regionali si ricandidino nel partito gli attuali rappresentanti a Palazzo dei Normanni. Che saltino tutti "un giro", per così dire, i protagonisti del caos di questi anni, sia quelli pro che quelli contro il sostegno al governo Lombardo. Si otterrebbe l'immediato svecchiamento dei consiglieri ... pardon, deputati regionali, nonché un raffreddamento sicuro dello scontro interno e forse la possibilità (certo, evitando accuratamente di presentarsi ad ottobre alleati dell'Mpa) di recuperare il rapporto con l'elettorato. Si tratterebbe di una particolare forma di "rottamazione", non indolore, ...

L’escluso

Scritto da: il 24.05.12 — 0 Commenti
Aristotele, nella sua “Metafisica”, spiega diffusamente uno dei principi base della logica occidentale, quello del terzo escluso. Per quanto riguarda i laboratori politici in corso oggi in Italia, invece, potremmo parlare di chi ormai è dal Terzo (Polo) escluso. Il riferimento - maligno come sempre, lo ammetto - è a Raffaele Lombardo, che nel mentre snobba il progetto di trasformazione dell’Unione di Centro in Partito della Nazione («la cosa mi interessa molto poco, noi non ci saremo» è stata la sua lapidaria posizione, espressa in tempi non sospetti, ossia ben prima delle recenti amministrative) in realtà semplicemente cerca di metabolizzare il fatto che a Roma la sua presenza ai vertici del rassemblement centrista da tempo non sembra essere più gradita. Dopo il siluro di Massimo D’Alema qualche settimana fa («mi pare evidente che la Regione Sicilia non possa essere governata da chi è sotto processo, ma credo che di questo sia consapevole anche Lombardo»), è poi oltremodo chiaro come anche l’alleanza con il Partito Democratico sia alle battute finali (e il capogruppo Pd all’Ars, Antonello Cracolici, pur se a malincuore, sembra già aver iniziato le grandi manovre di smarcamento, anche in considerazione del tracollo elettorale del Pd alle amministrative palermitane). E così, non potendo fare la figura di chi pietisce alleanze e sponde romane, il leader autonomista tenta di sminuire un progetto politico della portata del Pdn, forse l’unica carta ormai disponibile ai terzopolisti dopo il mezzo flop di elezioni locali che davvero non hanno risparmiato nessuno quanto a delusioni. E noi, dopo Aristotele, siamo costretti a scomodare un altro grande greco dell’antichità: l’Esopo della volpe e l’uva … [caption id="attachment_12052" align="aligncenter" width="300" caption="Aristotele ritratto da Raffaello ne "La scuola di Atene""][/caption]

Sondaggi, Grillo al 12% (quasi 4 milioni di potenziali elettori)

Scritto da: il 18.05.12 — 2 Commenti
Più di 7 italiani su 10 oggi si sentono poco o per niente rappresentati dal partito che hanno votato alle elezioni politiche del 2008. E la crescente insofferenza verso i partiti politici che hanno (s)governato il Paese negli ultimi anni sta avendo come corollario la notevole crescita del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che – secondo il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis – passa dal 2.4% del giugno 2010 al 7.8% dell’aprile scorso, per attestarsi oggi al 12%. «È l’effetto, anche emulativo, della risonanza mediatica che ha seguito il recente successo alle amministrative - afferma il direttore dell’Istituto di ricerche Pietro Vento - di fronte all’assenza di concreti e percepibili segnali di rinnovamento da parte dei partiti tradizionali, il movimento di Grillo diviene oggi, virtualmente, la terza forza politica nel Paese, con un bacino potenziale che tocca il 20%: un italiano su cinque prenderebbe in considerazione l’ipotesi di un voto al movimento del comico genovese. Il 43% di chi voterebbe oggi il Movimento 5 Stelle attribuisce la propria scelta all’esigenza di contribuire ad un radicale cambiamento della classe politica; il 28% perché non si sente più rappresentato da alcun altro partito, il 19% per dire “basta” alla politica economica dell’Unione Europea e del Governo Monti». Significative sono però le differenze nella penetrazione territoriale dei "grillini" registrate da Demopolis. Il movimento appare infatti in ulteriore crescita al Nord, dove raggiunge il 16%, e nelle regioni del Centro, mentre si posiziona intorno al 6% al Sud e nelle Isole. Segno di come ancora nel Meridione d'Italia il voto sia legato a dinamiche clientelari difficili da modificare. Cinque Stelle sembrerebbe avere il suo bacino più forte nell’elettorato sotto i 50 anni, ottenendo consensi superiori alla media tra i laureati e soprattutto tra i navigatori abituali della Rete (21%). 1 su 5, se ci recasse ora alle ...

Nuovo sondaggio Demopolis, esplode il non voto

Scritto da: il 23.04.12 — 0 Commenti
Risulta assai incerto il quadro odierno delle intenzioni di voto degli italiani. Il Barometro Politico di aprile dell’istituto di ricerche Demopolis fotografa infatti una disaffezione dell’opinione pubblica verso la classe politica che risulta ulteriormente cresciuta rispetto al mese precedente: se ci si recasse alle urne ora per le elezioni politiche, 3 italiani su 10 resterebbero a casa e il 22% non saprebbe per chi votare. Andando nel dettaglio, il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani, pur restando primo partito d'Italia con il 26% dei consensi, perde circa un punto percentuale. Il Popolo della Libertà di Angelino Alfano si attesta oggi al 23%. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro sfiora il 9%, mentre l’Unione di Centro di Pier ferdinando Casini si posiziona all’8.3%. Cresce molto, di circa 3 punti, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che va al 7.5%. Ovviamente travolto dallo scandalo Belsito, la Lega Nord appare in crisi e crolla nei consensi al 7%, con oltre l’80% del suo elettorato, da mesi insofferente, che chiede un profondo rinnovamento dei vertici di partito. Il Barometro Politico di Demopolis registra un evidente flusso in uscita dal partito di Umberto Bossi: un segmento significativo, circa un terzo degli elettori leghisti, confluisce nell’area grigia del non voto, si dichiara deluso, potenziale astensionista: un’area di grande appeal per i nuovi scenari che sembrano ridisegnarsi in Italia in vista delle Politiche del 2013. La Lega viene quindi scavalcata nei sondaggi da Sinistra Ecologia e Libertà, al 7.2% dei consensi, mentre la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) è al 2%. Insieme le due formazioni comuniste sono oltre il 9% dei consensi, segno che resiste nel Paese uno zoccolo duro di elettori di sinistra estrema in cerca di rappresentanza parlamentare. «L’appuntamento elettorale del 6 e 7 maggio – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento ...

Il ruolo storico del Pci e la figura di Concetto Marchesi, incontro dei Comunisti Italiani a Catania

Scritto da: il 21.01.12 — 0 Commenti
La figura del latinista catanese Concetto Marchesi, parlamentare comunista, il ruolo del Pci in Sicilia, la storia dei comunisti in Italia e le ragioni che ne richiedono ancora di più la presenza in un Paese devastato dagli attacchi ai diritti dei lavoratori (da una questione meridionale non risolta e da una questione morale sempre più grave nella politica e nei partiti) sono gli argomenti di cui si tratterà oggi, 21 gennaio (91° anniversario della nascita del Partito Comunista Italiano), in un incontro di studio e di approfondimento promosso dai Comunisti italiani-Federazione della Sinistra di Catania, che si svolgerà  alle ore 17.30 nella sede FdS di via Paternò 17. "La nostra storia, il nostro orgoglio, il nostro futuro" è il titolo dell'iniziativa, che punta a dimostrare come ancora, 91 anni dopo, ci sia bisogno di un partito comunista, in Italia come in Sicilia.  Ne discuteranno insieme Orazio Licandro, coordinatore della segreteria nazionale del Pdci-Fds e autore della prefazione al volume edito da Laterza in cui sono pubblicati i discorsi parlamentari di Marchesi, Salvatore Tinè, ricercatore del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Catania e componente del Comitato scientifico dell'Associazione Marx XXI, Sebastiano Finocchiaro, dottore di ricerca in Storia contemporanea e collaboratore dell'Istituto Gramsci di Palermo. I lavori saranno introdotti da Salvatore La Rosa, segretario provinciale del Pdci-FdS. [caption id="attachment_11572" align="aligncenter" width="300" caption="Concetto Marchesi"][/caption]  

Sulla ciclica utilità (per i partiti) di un governo tecnico in democrazia

Scritto da: il 24.11.11 — 5 Commenti
Sono trascorsi un po' di giorni dall'entrata in carica del governo Monti. La situazione complessiva dell'economia italiana ed europea non mi pare migliorata di molto, ma sicuramente la credibilità internazionale del nostro Paese sta rapidamente crescendo (un premier presentabile è certo assai meglio di uno impresentabile). In parallelo con la preoccupazione degli italiani per le intenzioni del nuovo presidente del consiglio, che certamente dovrà incidere non poco sulle finanze dei cittadini per tentare di (ri)far quadrare i conti. Cosa che né Angelino Alfano, né Roberto Formigoni o Pier Luigi Bersani potrebbero fare senza assassinare nella culla le proprie aspirazioni future. Una riflessione/domanda sorge quindi spontanea: non sarà che ciclicamente, diciamo ogni quindicina d'anni circa, serva ad uno Stato una direzione tecnica che compia un certo tipo di lavoro che renderebbe troppo impopolari i politici? Insomma, tagli alla già esigua spesa pubblica e l'aumento di una pressione fiscale già assai alta devono necessariamente passare per un esecutivo fatto da uomini che non hanno ulteriori ambizioni politiche e che sono disposti a catalizzare su di sé le inevitabili antipatie dei cittadini, evitando che l'immagine dei politici di professione venga troppo inficiata da una stagione di "lacrime e sangue". Bersani ed Alfano appoggiano sì Monti, ma nell'immaginario comune non saranno immediatamente associati all'ex rettore della Bocconi. Se le cose andranno bene, quindi, anche loro incasseranno il dividendo politico dell'operazione Monti. Se questa, viceversa, si rivelerà essere soltanto un gioco al massacro dei cittadini potranno sempre tirarsi indietro e, in ogni caso, non vi avranno mai messo direttamente la faccia. Una sorta di "giocata a cavallo" governativa dove chi perde è solo la gente comune. [caption id="attachment_11352" align="aligncenter" width="300" caption="Foto di gruppo del governo Monti con al centro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il premier"][/caption]

Numbers di Sicilia: nuovo sondaggio Demopolis sulle correnti preferenze politiche nell’Isola

Scritto da: il 14.11.11 — 1 Commento
È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche Demopolis. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia.  Intanto è bene evidenziare come per il 71% dei siciliani le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di premier siano state opportune. Per quanto  riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il Popolo della Libertà si attesta al 25% dei consensi, il Partito Democratico al 20%, il Movimento per le Autonomie al 14%, l'Unione di Centro al 9.5%. Come sempre, il primo "partito" dell'Isola rimane quello degli indecisi. Il 71% dei siciliani ritiene quindi che siano state opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi, nella convinzione - ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati - che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare. «L'opinione pubblica siciliana - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come Mario Monti: il 65% dei siciliani ribadisce l’urgenza di un piano, credibile e socialmente equo, per la crescita economica del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento». Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, ...

L’Italia audace dei Bonelli

Scritto da: il 08.11.11 — 0 Commenti
Sto leggendo L'audace Bonelli, in questi giorni in edicola in abbinamento con la Repubblica e/o L'espresso. Il meraviglioso volume curato da Napoli Comicon, sottotitolo L'avventura del fumetto italiano, è una sorta di storia della famiglia Bonelli e della sua gloriosa casa editrice. Ripercorre oltre 60'anni di una idea imprenditoriale forte pur nel suo essere visionaria. Un'idea concretizzatasi, irrobustitasi, divenuta successo mondiale in un'Italia radicalmente diversa da quella di oggi. L'impressione avuta nel leggere degli inizi di Gian Luigi Bonelli, il creatore di Tex nel lontano 1948, è quella di un Paese che con immensa dignità si stava attrezzando per uscire da sotto le macerie della Seconda Guerra Mondiale, un Paese ricco solo di inventiva, ma con grandi potenzialità, un Paese in cui tutto era possibile e per un giovane il futuro non poteva che essere roseo. Che desolazione il contrasto con il nostro oggi, fatto di sfruttamento, miseria e nessun sogno per giovani e non.

Crisi, per uscirne occorre mettere l’uomo giusto al posto giusto a tutti i livelli

Scritto da: il 01.11.11 — 0 Commenti
Anche oggi i mercati internazionali hanno perso terreno in maniera considerevole. Ha dominato l'effetto Grecia in tutta l'eurozona, con la Borsa di Milano sprofondata (ha ceduto il 6.8%, una delle peggiori sedute dal tracollo della Lehmann Broters nel settembre del 2008, pari a 22 miliardi di euro bruciati) e con Parigi e Francoforte che hanno perso rispettivamente il 5.38% ed il 5%. Spread Btp-Bund a 459, ma sotto pressione anche i titoli bancari, con Unicredit e Intesa-San Paolo a lungo sospesi per eccesso di ribasso (alla fine, -14.22% per UniCredit e -15.65% per Intesa). Insomma, è stato l'ennesimo giorno di (ormai) ordinaria follia sui mercati. È utile chiedersi ancora perché? Posto che la responsabilità di quanto sta accadendo non è possibile addossarla per intero alla speculazione internazionale (che ha un suo ruolo sì, ma entro certi limiti), è evidente come la situazione corrente sia l'esito di una serie di concause. Probabilmente, oltre 20'anni dopo il crollo del cosiddetto socialismo reale, il capitalismo è anch'esso a fine ciclo. Il che sta accadendo anche - coincidenza terribile - in un momento di leadership nazionali e globali non all'altezza della situazione. Obama non è Clinton, Sarkozy non è Mitterrand, Berlusconi non è Spadolini, la Merkel non è Kohl, Barroso non è Delors. Bisogna prenderne atto. Ovvio che ormai i problemi delle città italiane sono irrisolvibili se non a livello centrale a Roma, così come i problemi italiani sono irrisolvibili se non a livello centrale a Bruxelles e quelli europei sono irrisolvibili se non a livello globale. Detto questo, è chiaro che il nostro Paese, lo scrivo da mesi e mesi, paga sempre più una crisi di credibilità senza precedenti per l'Italia repubblicana. Ma non è che Europa ed Usa stiano poi tanto meglio. Ad esempio, vien da chiedersi che senso abbia aver istituito la figura di ...

Unesco, prove tecniche in vista dello Stato palestinese

Scritto da: il 01.11.11 — 2 Commenti
In vista dell'appuntamento più grosso, quello per il riconoscimento dell'Onu, ieri la Palestina ha incassato una storica vittoria, il riconoscimento dell'Unesco, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di cultura, di scienza, di patrimonio dell'Umanità. Si tratta della prima agenzia Onu a riconoscere come suo membro l'Autorità Nazionale Palestinese, senza dubbio un gesto simbolico di grande rilevanza. La notizia, in sé (geo)politica, è stata per me fonte di una riflessione tutta intima su come cambino gli uomini e le loro convinzioni, su come si evolvano o, se preferite, si involvano. Anni fa, diciamo una quindicina di anni fa, avrei gioito a sapere della scelta dell'Unesco. Oggi sono profondamente perplesso. Nel tempo, è infatti mutata di molto la prospettiva da cui guardo le cose. Dallo Stato palestinese come priorità alla sicurezza di Israele come priorità assoluta. Attenzione, nessun no preconcetto a che l'Anp diventi uno Stato vero e proprio. Ma solo quando questo non rappresenterà un pericolo per Israele. Per inciso, tutto ciò mi pone in contrasto netto sullo specifico argomento con le forze politiche italiane ed europee a me più vicine per ideali e pensiero economico, lacerando scelte e prassi della mia quotidianità. Tornando all'Unesco, una domanda è d'obbligo: la sua decisione è pericolosa per Israele? Il riconoscimento palestinese è arrivato al termine di un mese in cui erano già state fatte scelte pesanti contro Gerusalemme e la sua identità. L'agenzia dell'Onu ha infatti adottato una proposta araba che ha dichiarato «siti palestinesi» la cava dei patriarchi (la fortezza di Hevron di Erode, dove è situata la tomba dei padri d'Israele Abramo, Isacco e Giacobbe), la tomba di Rachele (luogo dove le donne ebree pregano per la propria fertilità) e quella di Giuseppe. Impossibile non vedere quanto sia grave e pericoloso il tentativo di cancellare la storia del popolo ebraico insito in ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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