Come ognun sa, la finale della Coppa dei Campioni 1982-1983, giocata il 25 maggio 1983 allo Stadio Spiridon Louis di Atene, vide la favoritissima Juventus soccombere contro l'Amburgo con un fortuito goal da lontano di Felix Magath che ancora agita i sogni di noi juventini. Sponsor della squadra tedesca era la British Petroleum, il cui simbolo Bp campeggiava sulle maglie dei teutonici. Da allora, la compagnia petrolifera ha subito tutta una serie di incidenti con catastrofe ambientale a seguito. Quello del Golfo del Messico, i cui esiti sono appena giunti in Louisiana, non è che l'ultimo in ordine di tempo. Una sorta di maledizione juventina che ancora perseguita gli albionici, insomma, che a distanza di 27 anni continuano a pagare la loro perfida sponsorizzazione alla squadra anseatica.
Allora ... Quindi ... Vabbé, getto la maschera e confesso una personale maligna soddisfazione ogni qualvolta alla Bp qualcosa va storto. Nella mia testa di juventino radicale, l'onta di Atene dev'essere lavata con la damnatio memoriae sia per Amburgo che per la Bp. Non mi basta nulla. Su Amburgo non vorrei più cadesse un'atomica, come per tutta l'adolescenza ho desiderato, ma l'odiato simbolo della compagnia britannica lo vorrei sempre vedere nella polvere più sporca. Piattaforme inabissate, crolli azionari, default, abbattimento del quartier generale di Londra, sale sulle macerie e divieto assoluto di costruzione sull'immonda superficie. Questi i miei desideri (ora non più) segreti ... Esagerato? Sì, sì, ok, vero, esagerato. Ma l'odio calcistico, lo sappiamo, è una belva assai strana ...
Qualche considerazione anche su Obama, che ha dichiarato: «manderò l’esercito, ogni mezzo per fermare la marea nera» ... Come sempre gli americani faticano a capire la natura dei problemi e come affrontarli ... Fra poco il presidente democratico ipotizzerà l'uso dell'atomica. Mentre per gli Stati l'unico mezzo per evitare simili catastrofi è non ...
Tengo sul cuscino accanto a quello sul quale dormo una bandiera. Non quella italiana, francamente, tantomeno quella siciliana o della Juventus (che pure a Roma per anni ha sventolato al mio balcone, ma qui a Catania avrebbe poco senso, siamo quasi tutti juventini). Sul cuscino ho in bella mostra la bandiera di uno di quei Paesi che romanticamente amo e che, con un pizzico di schizofrenia, ho a modello per il mondo così come lo gradirei. Un mondo, ovviamente, assai lontano dall'Italia o dalla Sicilia (chi mi è vicino lo sa fin troppo bene) ...
La premessa serve per sottolineare quanto per me sia importante una bandiera, simbolo di una Nazione, di un Popolo e, spesso, anche di una netta Weltanschauung.
Grazie ad un caro vecchio amico, ho saputo di una vicenda singolare che ha suscitato una certa polemica a Turku, in Finlandia, città nella quale ho per un certo breve periodo vissuto e che rappresenta per me un ricordo insieme tormentato e bellissimo. Nonché uno dei tanti rimpianti della mia vita ...
Ma veniamo ai fatti. Come ricostruito da una serie di articoli recentemente apparsi sul Turun Sanomat e sull'Ilta Sanomat, due quotidiani finlandesi, sulla facciata della pizzeria Dennis di Turku (in duplice esemplare) è stata esposta la bandiera italiana con l'immagine di un pizzaiolo sovrimpressa. Com'è facilmente intuibile, l'utilizzo della figura del pizzaiolo come tondo centrale del nostro tricolore si ricollega a stereotipi antichi quanto spiacevoli e riporta indietro di decenni la nostra immagine nel Paese finnico.
Personalmente, devo ammettere che la mia sensibilità di italiano ne risente parecchio. Fermo restando l'altissima dignità del mestiere di cuoco o pizzaiolo, l'uso improprio che viene fatto della nostra bandiera non corrisponde affatto al rispetto dovuto ad un Paese straniero.
Insomma, che cosa direbbero i finlandesi se su un ipotetico ristorante finnico di Milano, ad esempio, vedessero sventolare ...