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47 arresti sono stati eseguiti nottetempo (casa per casa, direbbe Vincenzo Consolo) dai carabinieri del Ros tra Sicilia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Il provvedimento, emesso dal gip Luigi Barone su richiesta della Dda della Procura di Catania, riguarda dei membri sembra di rilievo di Cosa Nostra, ma anche pubblici amministratori (fra i nomi finora emersi quelli del deputato regionale Fausto Fagone e il consigliere provinciale Antonino Sangiorgi) ed imprenditori del capoluogo etneo.
I reati ipotizzati sono associazione mafiosa, omicidio, estorsioni e rapine. Le indagini di carabinieri del Ros hanno ricostruito le recenti dinamiche mafiose, documentandone gli interessi criminali e le infiltrazioni negli appalti pubblici, mediante una capillare rete collusiva nella pubblica amministrazione.
Contemporaneamente, i militari dell'Arma hanno eseguito il sequestro di beni per almeno 400 milioni di euro, comprendenti l'intero circuito economico di imprese, complessi commerciali, fabbricati e beni mobili dei sodalizi indagati. L'inchiesta, denominata "Iblis", è stata coordinata dal procuratore capo di Catania Vincenzo D'Agata e dai magistrati della Dda Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Antonino Fanara e Iole Boscarino.
Con un simile numero di arrestati è a questo punto legittimo attendersi qualche rivelazione di peso che scardini ulteriormente il sistema politico mafioso della metropoli etnea.
I dettagli precisi dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa alle ore 11.00 nell'aula delle adunanze del Palazzo di Giustizia di Catania.
E così, nonostante gli inghippi vari ed eventuali del listegate, Silvio Berlusconi ha nuovamente superato di slancio una importante tornata elettorale (del resto, quale tornata elettorale non è importante?).
Ma andiamo per ordine. Come da previsione, la Lega Nord ha stravinto, l'Idv (più o meno) pure e l'Udc, pur non avendo avuto un risultato eclatante, si è rivelato un imprescindibile ago della bilancia in tutto il Paese.
Il Pdl di Berlusconi, dato per "collassante", ha strappato 4 Regioni al centrosinistra, con la Polverini (candidata di sinistra presentata dal centrodestra) che alla fine ha battuto la Bonino (candidata di destra presentata dal centrosinistra).
Ora, come scrivo da tempo, serve fare chiarezza. Soprattutto fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Che si è in qualche modo "salvato" grazie all'elezione della "sua" Polverini. Ma che vede ridimensionato il proprio peso dalla grande vittoria leghista e dall'assenza a via della Pisana dei suoi uomini romani, coautori del pasticcio della lista non presentata.
Quanto al Pd, è ancora notte fonda. Bersani, che io continuo a stimare molto, minimizza la sconfitta e a mio avviso non fa bene. Inutile, anzi dannoso, giocare con i numeri e proporre sofismi che militanti ed elettorato non possono certo accettare. Si prenda atto che molto ancora non va nel partito. Soprattutto nella scelta dei candidati. La Bonino nel Lazio, l'ho scritto subito, era improponibile come candidata di sinistra. De Luca in Campania era improponibile tout court.
Ma la sorpresa di questa fine marzo è venuta dalla Lista Grillo. Con il suo 4% in Piemonte ha consegnato la Regione della Fiat al centrodestra, sottraendo consensi vitali alla Mercedes Bresso. Davide Bono, infatti, ossia il candidato di Grillo, ha ottenuto 90.086 voti. Visto che la differenza fra il leghista Roberto Cota e la democratica Bresso è stata di appena 9.372 voti, è evidentissimo il danno procurato da Grillo ...
Lunedì pomeriggio sarà finalmente conclusa la grottesca fase elettorale che ha caratterizzato gli ultimi mesi di vita politica italiana.
Appare chiaro come alcuni partiti/movimenti ne usciranno vincitori, anche a prescindere dall'esito del voto, che comunque li vedrà di certo (molto) soddisfatti. Lega Nord, Italia dei Valori e Unione di Centro hanno capitalizzato sul serio la campagna conclusasi giovedì notte e il 29 sera si troveranno ad essere ancora più protagonisti di quanto già non siano.
La Lega trionferà nelle sue aree di riferimento, non c'è dubbio. E otterrà la presidenza del Veneto, fin qui guidato dall'ottimo forzista Galan, ingiustamente non ricandidato a seguito di un vero e proprio atto di forza di Umberto Bossi che ha piegato le resistenze di Silvio Berlusconi.
L'Udc, a prescindere dai voti che riuscirà ad ottenere, ha imposto al Paese la "politica dei due forni", mostrando ancora una volta, se mai ve ne fosse stato bisogno, come la tradizione democristiana sia tutt'altro che tramontata.
L'Idv otterrà un ottimo risultato. In aggiunta, ha condotto una campagna elettorale oltremodo all'attacco, ben più che il Partito Democratico, confermandosi come la reale opposizione al premier.
Fra le forze minori, Clemente Mastella con i Popolari-Udeur e Francesco Storace con La Destra potrebbero dire la loro e conquistare qualche consigliere regionale. Di certo La Destra è ad una svolta. Se nel Lazio riuscisse ad ottenere una anche minima affermazione (ossia almeno un paio di uomini a via della Pisana) il partito manterrebbe una sua qualche ragion d'essere, ma se, nonostante l'assenza della lista del Pdl romano, facesse l'ennesimo flop sarebbe (oltremodo) chiara l'assenza di reale spazio politico sul suo versante.
Su Pdl e Pd che dire? L'impressione è che i due (fragili) colossi siano delle comparse in questi giorni. Null'altro che delle comparse. Vinceranno, certo. Ma la loro vittoria sarà più che altro una sorta di bilanciamento ...
ESCLUSIVA THE LO RE REPORT - La politica italiana è ormai divenuta un manicomio globale ed ogni giorno la follia, collettiva o individuale che sia, peggiora. Come sempre, cerco di dare un mio contributo, sia alla comprensione/limitazione del caos che alla sua diffusione.
Mi è giunta copia di un esposto/denuncia di grande interesse presentato a Roma da un candidato dei Popolari Udeur alle ormai vicinissime elezioni regionali del Lazio. Innanzitutto, nelle premesse, viene spiegato come la lista dei Popolari Udeur fosse stata in un primo tempo ritenuta non valida dalla Commissione Elettorale per carenza di firme. Solo a seguito di ben due ricorsi e dopo aver dato prova della documentazione consegnata (che era stata fatta autenticare in copia, eccesso di zelo che con il senno del poi si è rivelato un'ottima mossa) la lista è stata accettata, motivando - incredibile a dirsi! - che ben 310 fascicoli, guarda caso contenenti proprio le firme presentate dai Popolari Udeur, erano rimasti al primo piano dell'edificio dove erano stati consegnati e non portati all’ufficio di competenza. La conseguenza? Solo nel pomeriggio del 5 marzo l'Udeur - che, per inciso, nel Lazio appoggia Renata Polverini - ha avuto la certezza che la sua lista era stata accettata. Un bel ritardo, quindi, che inevitabilmente si traduce in un danno elettorale per Mastella & Co.
Ma nell'esposto/denuncia vi è anche altro. Vi è un elemento potenzialmente esplosivo per questa già "plurifratturata" campagna elettorale. Alcuni potrebbero considerarlo il trionfo del cavillo giuridico, ma ragionarvi su non ci farà certo male. Sostiene Paolo Majolino - l'economista candidato per l'Udeur che ha ha presentato l'esposto - «che è condannabile doppiamente la negligenza degli addetti di aver dimenticato ad altro piano fascicoli tali da evitare che il Partito Popolari Udeur fosse ritenuto da escludere, ancor più avuto conto ai sensi ex Legge ...
Appena respinta la richiesta di riammissione alle elezioni regionali della lista del Pdl per Roma e Provincia. Il ministro degli Interni Roberto Maroni aveva dichiarato oggi: «Se il Tar decide che la lista Pdl è fuori, resta fuori nonostante il decreto legge». Ora l'ultima chance dei Pdl capitolini è il ricorso al Consiglio di Stato.
In serata è stato riammesso il listino della Polverini, che quindi potrà partecipare alla elezioni e tentare di divenire presidente della Regione Lazio. Rimangono fuori, invece - almeno per ora - il listino di Roberto Formigoni in Lombardia e la lista del Pdl di Roma nel Lazio. Davvero una stucchevole storia infinita ...
La barzelletta in cui si è trasformata la campagna elettorale per le regionali mi ricorda tanto una nota pubblicità televisiva ... Perché a questo punto ad Emma Bonino si può - bonariamente, per carità - solo porre una domanda: ti piace vincere facile?
BREAKING NEWS - Non accenna a scemare di intensità il caos continuo sulle elezioni regionali di fine mese. Dopo la mancata presentazione della lista dei candidati romani del Pdl e la non accettazione del listino di Roberto Formigoni in Lombardia, ecco che anche il listino di Renata Polverini è stato appena bocciato dalla Corte d'Appello di Roma.
Allo stato attuale, quindi, Renata Polverini non risulta più essere candidata alla presidenza della Regione Lazio. Secondo la legge elettorale regionale, infatti, il candidato presidente è necessariamente capolista del listino a lui collegato. Con l'esclusione del listino, la Polverini tecnicamente non sarebbe più candidata alle elezioni regionali del Lazio, perché se decade il listino decade la candidatura alla presidenza.
La campagna elettorale della Polverini sarebbe dovuta essere una passeggiata e invece si sta rivelando una vera e propria via crucis. Passi che siamo in periodo di Quaresima, ma qui davvero si esagera ...
Sono francamente indeciso se affrontare con piglio severo e scientifico l'analisi dei fatti che hanno condotto alla mancata presentazione della lista del Pdl romano alle vicine regionali o prenderla un po' più sullo scanzonato. Cominciamo con un approccio serio e se magari strada facendo scivolo nel faceto non vogliatemene.
Procederò per punti (anche) nei vari interrogativi che (mi) porrò, in maniera da essere quanto più chiaro possibile.
1) In un primo momento sembrava che i responsabili dell'inghippo fossero di matrice Alleanza Nazionale, mentre poi si è chiarito che trattavasi di personale Pdl proveniente dai ranghi di Forza Italia. Potrebbe non voler dir nulla, come potrebbe anche voler dire tanto ...
2) Alfredo Milioni (Forza Italia, ex Psi), al centro della tempesta politico-mediatica, era già entrato negli uffici della Commissione elettorale, pare alle 11.25 di venerdì 26, ma ne è uscito subito dopo. Perché? La risposta a tale interrogativo è assolutamente centrale per poter capire che cosa sia davvero accaduto.
3) Silvio Berlusconi si è detto indignato e ha tuonato contro i responsabili. Del resto, non avrebbe potuto fare diversamente. Ma, mi chiedo, siamo proprio sicuri che il premier tenga così tanto alla candidata Polverini? Trattasi di una storica sindacalista Ugl (l'ex Cisnal) assai legata a Gianfranco Fini, uomo con cui il Cav. è ormai in aperta rottura. A pensar male si farà peccato ...
4) Di contro, la candidata di centrosinistra Emma Bonino è una radicale con idee economiche ultraliberiste in tutto simili a quelle di Berlusconi, che nel 1995 l'ha voluta come commissario europeo. Insomma, una sua vittoria nel Lazio non gli farebbe certo strappare i capelli.
5) Tornando all'"uscita" di Milioni, che cosa è andato a fare? Alcune ipotesi ...
A) Mangiare un panino, versione ufficiale confermata, smentita e riconfermata più volte.
B) Parlare con qualcuno per cambiare qualche nome nella lista dei candidati.
C) Perdere tempo ...
Oggi su l'Unità campeggia in prima pagina una dichiarazione di Emma Bonino, candidata incautamente unitaria del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio: «Vincerò perché» ...
La Bonino, è sommamente evidente, va incontro a fine marzo a una sconfitta epocale. Renata Polverini, candidata del centrodestra con idee e soluzioni di sinistra spinta (non foss'altro per la sua storia personale di sindacalista), vincerà con oltre il 60% dei voti.
Ultraliberista con idee economiche nettamente di destra, Emma Bonino davvero è fuori dalla realtà se pensa di poter vincere ... Fuori dalla realtà come quel Pd che ha accettato supinamente la sua fuga in avanti, abbracciandone l'improponibile (a sinistra) candidatura ...
Chi volesse ascoltare il colloquio, comunque interessante, fra la Bonino e la direttrice del l'Unità Concita De Gregorio, alla base dell'intervista in edicola oggi, può cliccare qui.
Con occorreva essere un genio della politologia o un mago dei sondaggi per prevedere il plebiscito che ieri ha investito il presidente in carica della Regione Puglia Nichi Vendola. Su circa 192mila votanti alle primarie democratiche, oltre il 70% dei consensi è andato a Vendola e meno del 30% all'economista Francesco Boccia (per inciso, ottima la sua proposta di legge di settembre per vietare che gli enti locali investano in derivati), deputato Pd sostenuto dai vertici del partito.
Francamente, fatico a capire la ratio di una prova di forza il cui esito era a mio avviso scontato. Il trionfo di Vendola per il Pd assume quindi i contorni dell'ennesima figuraccia, stavolta cercata, ambita, agognata mi vien da dire. Perché Vendola ha operato bene in questi anni a capo della Regione Puglia ed è stato davvero miope cercare un'alternativa per poter chiudere un accordo elettorale con l'Udc.
Quanto proprio all'accordo con Pier Ferdinando Casini, questo in primo luogo - ricordiamolo - a livello complessivo è stato compromesso dall'aver supinamente accettato la fuga in avanti di Emma Bonino nel Lazio, avallandone la candidatura a presidente della Regione. Nicola Zingaretti sarebbe stato un ottimo candidato per via della Pisana. E si sarebbe potuto battere contro la Renata Polverini ad armi pari. Mentre la Bonino perderà con uno scarto di voti impressionante. Per tacere del fatto che la Bonino è una radicale, ossia l'esponente di un partito che si è battuto per l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (quello che impedisce il licenziamento senza giusta causa alle aziende che hanno oltre 15 dipendenti) e che privatizzerebbe anche l'aria, mentre la Polverini è il segretario generale dell'Ugl. Quindi, semplificando, il centrosinistra nel Lazio presenterà un candidato di pura destra economica e il centrodestra presenterà una sindacalista. Senza parole ... Lo vada a chiedere il voto agli ...
In conclusione di settimana registriamo più avvenimenti degni di nota interni che esteri.
Per quanto riguarda lo scenario internazionale sostanzialmente c’è da riflettere a fondo sulle parole di Barack Obama, che ha ammesso gli errori della sua amministrazione nella lotta al terrorismo, assumendosi tutte le responsabilità, ma dichiarando con franchezza di non volere sostituire nessuno nei gangli vitali dell’Intelligence nonostante gli errori fatti.
Comprensibile la scelta del presidente statunitense, anche perché, senza tanti giri di parole, se avesse voluto rimuovere il responsabile ultimo delle carenze evidenziate dal fallito attentato di Natale sul volo Amsterdam-Detroit avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni egli medesimo.
Barack Obama, lo si sa, nel novembre 2008 è stato eletto perché fra i due candidati alla presidenza era oggettivamente il più adatto a gestire la grave crisi economica che era esplosa quasi due mesi prima. Senza il crollo di Lehman Brothers, repentino per i profani di questioni finanziarie, probabilmente McCain avrebbe avuto delle chance in più. Anzi, alcuni osservatori – e di sicuro io sono fra questi – senza mezzi termini sostengono che se non fosse esplosa la cosiddetta crisi globale a metà settembre 2008, ai primissimi di novembre il ticket McCain-Palin avrebbe di certo sconfitto quello Obama-Biden.
Insomma, Obama non è mai stato particolarmente ferrato in politica estera, peccato che proprio questa sia il reale banco di prova di qualsiasi statista. Aver proseguito nel privilegiare l’Intelligence elettronica rispetto a quella umana, l’ho scritto più volte nelle ultime settimane, ha condotto alla situazione di allarme planetario attuale. Non c’è la controprova, ma mi azzardo a sostenere che McCain-Palin avrebbero gestito meglio la guerra contro al-Qaeda.
In Italia tiene banco l’esplosione di violenza che ha sconvolto Rosarno, in Calabria, e che ha visto protagonisti alcune centinaia di clandestini extracomunitari. Sfruttati da imprenditori calabresi e “caporali” (italiani e non) senza scrupoli, i migranti hanno reagito ...