Si colora di tinte sempre più gialle la ricostruzione del blitz americano in Pakistan che ha condotto alla morte del fondatore di al-Qaeda Osama bin Laden. Ormai è infatti chiaro che, a differenza da come si pensava dopo le prime ricostruzioni, le forze speciali di Islamabad non hanno coadiuvato i Seals nell'impresa, che è stata condotta da cima a fondo solo da Washington, senza nemmeno informare i pachistani. Il che fa cadere qualsivoglia ragionamento sul ruolo di Zardari, casualmente in carica come presidente proprio al momento della morte di bin Laden appunto in territorio pachistano.
Senza neanche tentare di prendersi meriti non suoi (troppi i rischi), il presidente pachistano Asif Ali Zardari, in un intervento pubblicato sul Washington Post, ha ammesso schiettamente che i pachistani non hanno collaborato all'operazione che ha condotto all'uccisione di bin Laden. Zardari si è limitato a dire che il suo Paese avrebbe contribuito all'individuazione del corriere del leader jihadista che ha condotto gli americani al covo ultrablindato di Abbottabad. Ma Zardari ha anche voluto replicare a chi ha sostenuto che il Pakistan abbia fatto poco contro i terroristi presenti sul suo territorio, rivendicando gli ultimi dieci anni di collaborazione con gli Usa. Collaborazione - è bene sottolinearlo - voluta dal predecessore Musharraf, non certo da Zardari.
Leggiamo quanto il presidente pachistano ha scritto sull'influente quotidiano statunitense: «Sebbene i fatti di domenica non siano stati un'operazione congiunta, un decennio di cooperazione e partenariato fra gli Stati Uniti e il Pakistan ha portato all'eliminazione di Osama bin Laden in quanto minaccia costante al mondo civilizzato [...] Noi pachistani traiamo una certa soddisfazione dal fatto che il nostro aiuto per identificare un corriere di bin Laden ha condotto in fin dei conti agli eventi di questa giornata [...] Qualcuno nella stampa Usa ha suggerito che i pachistani abbiano mancato di ...
Il direttore della Cia, il calabro-americano Leon Panetta, ha scelto il nuovo responsabile del National Clandestine Service (Ncs), diramazione dell'Agenzia per le operazioni meno limpide. Si tratta di John D. Bennett, un civile ex marine, già direttore della Special Activities Division della Cia, la branca che si occupa delle occupazioni più segrete e inconfessabili dell'Intelligence statunitense.
Bennett è un convinto sostenitore dell'utilizzo dei drone, gli aerei senza pilota che operano soprattutto al confine fra Pakistan e Afghanistan, ma è anche stato vicedirettore della Humint, la divisione dei servizi che si occupa di rinvenire le tradizionali informazioni sul campo.