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Sulla (comprensibile) scarsa italianità di Marchionne

Scritto da: il 25.10.10 — 6 Commenti
Le dichiarazioni di ieri dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, hanno fatto scalpore. I sindacati lo hanno subito accusato di anti italianità, seguiti a ruota da qualche politico. Eppure il ragionamento del manager, da un punto di vista logico, non fa una grinza. Marchionne, infatti, si è limitato ad evidenziare come, per il 2011, su di un utile operativo di circa 2 miliardi di euro nemmeno un cent provenga dall’Italia. In parole più semplici, le fabbriche Fiat su territorio nazionale non producono utili, tutt’altro. Il dato sarà certo verificato dalle controparti della multinazionale italiana, ma ad una prima occhiata mi pare veritiero. In ogni caso, ha semplicemente fatto scandalo che Marchionne lo abbia evidenziato. Come se fosse un tabù sottolineare l’improduttività (presunta, per carità, presunta …) degli impianti Fiat in Italia. Ovvio che il retropensiero (perché, si sa, lungo lo Stivale si vive di retropensiero) più o meno diffuso è che Marchionne stia cominciando a mettere le mani avanti per far ingoiare al Paese il boccone amarissimo di un eventuale programma di dismissioni delle fabbriche tricolori. Retropensiero non infondato, sia chiaro. Ora, qualunque fosse l’intento di Marchionne ieri nel dire quel che ha detto, di sicuro vi sono tanti ragionamenti da fare in merito al destino (ma anche alla storia) della Fiat anziché metaforicamente inchiodare subito alla croce il suo management. La prima delle considerazioni opportune è che sbaglia chi considera la Fiat un’azienda italiana. Non lo è più da anni, se ne facciano tutti una ragione. La Fiat è una multinazionale che, sotto la guida di Sergio Marchionne, è passata dall’essere un decotto boccone mal digerito da General Motors (e da questa quasi rigurgitato) ad importante player internazionale del settore, sganciandosi dal colosso di Detroit (nel frattempo rivelatosi ancor più friabile dell’argilla) e finendo con il rilevare l’americana Chrysler. La Fiat, ...

Opel, spunta un terzo pretendente

Scritto da: il 19.05.09 — 0 Commenti
Secondo il giornale tedesco Bild vi è un nuovo concorrente della Fiat per l'acquisto della Opel. Il governo tedesco si attenderebbe infatti a breve un'altra offerta oltre a quelle del Lingotto e del gruppo austro-canadese Magna. Secondo indiscrezioni, il terzo pretendente sarebbe il fondo americano di private equity Ripplewood, basato a New York, con asset vari per circa 10 miliardi di dollari.

Fiat-Opel, a rischio due fabbriche in Italia?

Scritto da: il 07.05.09 — 8 Commenti
Secondo il quotidiano tedesco Handelblatt la fusione (più che altro acquisizione, come nota lo stesso Marchionne) fra Fiat ed Opel metterebbe a rischio chiusura 2 impianti italiani, uno a Nord ed uno a Sud. Per il momento nessun commento dal Lingotto, ma certo la notizia, comunque tutta da verificare, pone la campagna d'espansione di Sergio Marchionne (che molto probabilmente sarà amministratore delegato di Chrysler, quando l'azienda, tra 2 mesi, emergerà dal Chapter 11) in un luce ben diversa da quella sfavillante con la quale in Italia la si è fin qui seguita.

Alcune considerazioni sul crollo delle azioni Fiat

Scritto da: il 23.01.09 — 4 Commenti
Ieri Fiat ha perso alla Borsa di Milano il 14.55%. E questo il giorno dopo l'ottimo accordo chiuso per acquisire praticamente a costo zero il 35% dell'americana Chrysler. Che cosa è accaduto? Intanto il cda del Lingotto, presieduto da Luca Cordero di Montezemolo, ha deciso di non procedere all'assegnazione dell'usuale dividendo per le azioni ordinarie (solo alle risparmio sarà staccato). Epoi ci sono i dati ufficiali sul 2008. La Fiat ha chiuso lo scorso anno con un utile di 1.7 miliardi di euro (in calo quindi del 16.2% rispetto al 2007) ed un fatturato di 59 miliardi di euro. Comprensibilmente (ma mica tanto, visto che quello illustrato ieri è il miglior esercizio nella storia dell'azienda) il titolo a piazza Affari è crollato, dopo essere stato più volte sospeso per eccesso di ribasso, ma la sola spiegazione della comunicazione dei dati 2008 non basta a mio avviso a spiegare il brutto tonfo. A parte la sempre più evidente irrazionalità dei mercati, fattore da tenere in considerazione, probabilmente gli investitori stanno cominicando a ragionare su di un particolare non di poco conto che ieri casualmente avevo tirato fuori in un commento qui sul blog: nei prossimi mesi la casa torinese ha in scadenza finanziamenti per più o meno 10 miliardi di euro. Un manager come Marchionne saprà meglio di chiunque altro come gestire il passaggio, ma da qualsiasi parte lo si voglia guardare questo rimane comunque assai delicato, soprattutto nell'attuale contesto di crisi globale. E gli investitori, piccoli o grandi che siano, lo sanno bene.
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