Tutti gli articoli su McCain

Il mondo di Obama

Scritto da: il 19.08.10 — 8 Commenti
L'ultima brigata da combattimento statunitense sta abbandonando un Iraq in fiamme, dove la strage quotidiana miete ormai sistematicamente decine e decine di vittime. Gli Usa hanno scoperchiato un infernale vaso di Pandora con il repubblicano Bush jr e se ne vanno dal martoriato Paese mesopotanico con il democratico Obama, lasciando un cumulo di macerie e condizioni generali di vita ben peggiori di quelle, pur terribili, che vi erano durante il regime degli Hussein. Inflessibile Obama nel realizzare il suo progetto di disimpegno americano dai teatri caldi del mondo, divenuti incandescenti a causa delle cieche scelte del suo predecessore. Anche dall'Afghanistan - dove comunque, a differenza che in Iraq, la guerra di Bush ha avuto una sua ratio -  gli Usa andranno via. Del resto, i talebani stanno in ogni caso vincendo il lungo conflitto di logoramento, quindi per Washington è certo meglio tirarsi fuori il prima possibile da un pantano stile Vietnam. E che dire del sì del presidente democratico alla costruzione di una moschea a New York nei dintorni di Ground Zero? Barack Hussein Obama ha successivamente modificato il senso della sua iniziale dichiarazione, sostenendo - come un qualsiasi premier italiano! - d'essere stato frainteso, ma rimane come una rasoiata nei confronti delle vittime dell'Undici Settembre il suo appoggio ad un progetto assolutamente irrispettoso della memoria storica americana ed occidentale tout court. Il tutto mentre in America dall'inizio dell'anno ha appena chiuso la banca n. 110, chiaro segno che la crisi finanziaria, per arginare a quale Obama è stato preferito a John McCain, è tutt'altro che archiviata. Insomma, il mondo di Obama pare davvero essere abbastanza diverso da quel che sognavano le anime belle che lo hanno appoggiato a spada tratta durante la campagna elettorale. Ha un solo merito il presidente in carica: essere (quasi) di colore ed aver quindi seppellito l'idea oscena che ...

Afghanistan, Obama ha perso la guerra

Scritto da: il 03.08.10 — 0 Commenti
Mentre le truppe Usa si accingono ad abbandonare l'Iraq, giungono pessime notizie da Afghanistan e Pakistan. Oggi un commando talebano ha attaccato una base Nato a Kandahar, segno che i guerriglieri del moullah Omar ormai non temono più il nemico e non pongono limiti ai loro obiettivi. Nel contempo, il Pakistan, sconvolto da una alluvione che ha fatto già oltre 1.300 vittime, deve gestire quotidiane proteste, sempre più violente. È quindi comprensibile come il presidente pakistano Ali Zardari, il vedovo di Benazir Bhutto, in visita in Europa (ha  già incontrato Sarkozy e sta per vedersi con Cameron) abbia dichiarato al quotidiano parigino Le Monde che «la comunità internazionale sta per perdere la guerra contro i talebani». Mi chiedo: l'accoppiata McCain/Palin alla Casa Bianca avrebbe fatto meglio? Non so. Di certo so che il ticket Obama/Biden sta facendo correre all'Occidente intero il rischio di vivere in un mondo con una zona nevralgica come il Centro Asia di nuovo nelle mani di mostri islamisti dalla visione primitiva.  Senza neanche essere riusciti a governare bene la crisi economica ... [caption id="attachment_8723" align="aligncenter" width="304" caption="Talebani in assetto di guerra"][/caption]

La Freedom Flotilla cola a picco le relazioni fra Israele e Turchia

Scritto da: il 01.06.10 — 8 Commenti
Dieci-quindici anni fa i rapporti fra Israele e l'allora kemalista Turchia erano così solidi da far tenere esercitazioni militari congiunte. Ankara e Tel Aviv erano strette da un patto che dimostrava oltre ogni dubbio come anche uno Stato con cittadinanza nettamente islamica, per quanto anomalo come la laicissima Turchia pre-Erdogan, potesse avere una relazione speciale con Israele. A poco a poco, però, la premiership di Recep Tayyip Erdogan (giunto al governo nel marzo del 2003 con un programma "demoislamico" che alcuni commentatori definiscono non molto dissisimile da quelli democristiani dell'Italia degli anni Settanta) ha allentato i rapporti con lo Stato ebraico. E in un crescendo di critiche all'operato di Gerusalemme impensabili anni fa, la Turchia ha progressivamente preso le distanze da Israele fino alla rottura di ieri. Ecco, potremmo dire che se un esito ha avuto l'operare della Freedom Flotilla questo è stato proprio il definitivo affondamento delle relazioni fra Stato ebraico e Sublime Porta. Con il conseguente isolamento di Israele nella sua area in un momento in cui anche la storica relazione con gli Usa vacilla. Obama non è Bush sr, non è Clinton, non è Bush jr - evidente - e Gerusalemme oggi si sente meno protetta dall'alleato di sempre. Conseguentemente, non può che aumentare la sua tendenza a difendersi da sé. Con esiti che potrebbero anche essere catastrofici. La Casa Bianca valuti bene quel che potrebbe significare abbandonare lo Stato ebraico al suo destino. Di certo McCain-Palin una simile emergenza l'avrebbero gestita in maniera diversa. L'augurio è che il mito obamiano non debba implodere per il caos di un devastante nuovo conflitto mediorientale. Magari anche atomico ...

Nota sabatina/3

Scritto da: il 05.12.09 — 0 Commenti
35.000 mila soldati in più in Afghanistan per 18 mesi (il ritiro delle truppe dal Paese sarebbe previsto per il 2011, anche se nulla è certo attorno a tale eventualità), 30.000 americani e 5.000 alleati. Così ha deciso martedì 1 dicembre il presidente statunitense Barack Obama, giustamente convintosi di come la stabilità del Centro-Sud Asia (incluso il Pakistan) sia fondamentale per la stabilità del pianeta tout court. È questa la novità più importante della settimana. Che il "leader del mondo libero", come si diceva una volta, abbia preso coscienza di quanto delicato sia il crogiuolo paki-afghano è un buon segnale. Di certo il ticket McCain-Palin non avrebbe avuto bisogno di così tanto tempo per prenderne atto, ma la progressiva acquisizione di realismo di Obama è comunque da accogliere come fatto positivo. Peccato che gli errori commessi dai leader internazionali nei momenti di eccessivo idealismo in genere si paghino per anni ed anni con migliaia di vittime innocenti ... In Italia, la notizia della settimana è certamente il definitivo sfaldamento dei rapporti fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Le ormai stranote dichiarazioni "fuori onda" di Fini sul premier hanno scavato un solco anche personale fra i due. Fini persegue, ormai è evidente, un proprio disegno "privato" e non perde occasione per smarcarsi dal Cav. Si capirà nei prossimi mesi la bontà o meno della sua strategia. In Sicilia, clamoroso è l'avvicinamento fra l'Mpa del presidente Raffaele Lombardo e settori del Partito Democratico isolano. In un momento in cui la maggioranza di centrodestra all'Ars è letteralmente a pezzi, una ventina di consiglieri regionali democratici (su 29 complessivi) sembra possano rendersi disponibili a sostenere il governo Lombardo. La notizia ha suscitato le ire di molti altri esponenti siciliani del Pd, nonché della base, assai restia ad eventuali aperture nel confronti degli autonomisti. [caption id="attachment_6830" align="aligncenter" width="350" caption="Mappa etnolinguistica ...

Nota sabatina/2

Scritto da: il 28.11.09 — 8 Commenti
Senza ombra di dubbio, la notizia più importante della settimana che va a chiudersi è la dichiarazione di (temporanea? quanto temporanea?) insolvenza da parte di Dubai World, la holding statale degli Emirati Arabi Uniti che si occupa prevalentemente di immobili. In merito, ho il timore che i politici ed i media occidentali non abbiano ben compreso la portata di quanto dichiarato dagli emiri. La notizia, infatti, non ha avuto a mio avviso la eco che meritava, ma di per sé credo annunci un evento catastrofico ben più rilevante del crac di Lehman Brothers del settembre 2008, all'origine della crisi globale corrente. Perché, se è vero, come ha recentemente dichiarato Paolo Panerai, uno che di economia se ne intende anche più di tanti ministri, che «le crisi hanno il vantaggio di fare giustizia sul mercato e di creare efficienze», è anche vero che uno stato di tensione dei mercati e del ceto produttivo mondiale che si dovesse protrarre per anni inevitabilmente andrebbe a delineare la fine del sistema  economico-finanziario impostosi con l'avvento dell'era Thatcher-Reagan e del relativo impianto di pensiero (non che l'ipotesi non sia per me auspicabile, intendiamoci, ma avrebbe comunque contraccolpi dolorosi per tutti, da valutare e temere). Occorre quindi individuare, anche nelle analisi da proporre a lettori e telespettatori, una via di mezzo fra il pessimismo catastrofista e l'eccessivo ottimismo. Perché il caso Dubai dimostra ampiamente come nessuno oggi sia al riparo dal default, come nessuno oggi possa dirsi esente dal rischio di essere spazzato via in poche ore dalla scena internazionale. Con le relative pesanti conseguenze sulla vita della gente normale che ciò comporta. Altra vicenda su cui riflettere è quella degli "imbucati" ad un party della  Casa Bianca martedì scorso. Si può minimizzare e si può affermare che i due coniugi che qualche sera fa hanno partecipato al ricevimento degli ...

Un anno fa l’elezione di Barack Obama. Il bilancio? Un mezzo flop

Scritto da: il 04.11.09 — 0 Commenti
Il primo dato negativo per questo first anniversary della presidenza di Barack Obama è elettorale: alle elezioni di ieri i governatorati di Virginia e New Jersey sono andati ai repubblicani e l'indipendente Mike Bloomberg è stato riconfermato sindaco di New York. Il tutto in un quadro generale che vede l'Iran fare passi da gigante verso l'atomica, la Corea del Nord (che già un po' di testate le ha di certo) prendere in giro a ripetizione la comunità internazionale portando avanti praticamente indisturbata il suo programma nucleare, l'Afghanistan e l'Iraq quasi del tutto fuori controllo ed il Pakistan (potenza nucleare conclamata) ad un soffio  dal caos. Solo in campo economico Obama ha portato a casa qualche flebile successo, del resto è stato eletto proprio per la sua ovvia maggiore capacità rispetto a McCain di gestire la crisi scoppiata a settembre 2008. Inoltre, ottima è l'intenzione di creare un vero servizio sanitario nazionale per garantire assistenza a tutti i cittadini, anche se i problemi che l'amministrazione sta incontrando sono immensi e forse insormontabili. Per il resto, questo primo anno di Casa Bianca di Obama è stato un mezzo flop. Praticamente su tutta la linea o quasi. [caption id="attachment_6437" align="aligncenter" width="249" caption="Barack Obama, Superpresident o Superflop?"][/caption]

Effettuati due test missilistici, l’Iran potrebbe colpire Israele

Scritto da: il 28.09.09 — 0 Commenti
Sotto la direzione dei Pasdaran, i cosiddetti "Guardiani della Rivoluzione", l'Iran ha effettuato oggi un doppio test missilistico, provando due vettori potenzialmente in grado di raggiungere Israele, il Sejil, a due stadi e alimentato con combustibile solido, con una gittata di 2.000 chilometri, e lo Shahab-3, con combustibile liquido e una gittata fra i 1.300 e i 2.000 chilometri. Il Ministero degli Esteri iraniano parla di «esercitazioni di routine» che nulla avrebbero a che vedere con il discusso programma nucleare della Repubblica islamica, ma è palese la provocatoria coincidenza con la notizia di venerdì scorso dell'esistenza di un secondo impianto, finora segreto, per l'arricchimento dell'uranio in Iran. Il grave episodio ha fatto ribadire a Stati Uniti ed Israele di non poter a questo punto escludere nessuna opzione, compresa quella di un attacco ai siti atomici iraniani. Da un lato viene da fare una primissima considerazione: la politica dell'apertura e della mano tesa di Obama nei confronti di un abile "dissimulatore" come Ahmadeneyad è assolutamente fallimentare. Con leader di tal schiatta forse sarebbe stato più efficace il duo McCain/Palin, almeno come capacità dissuasiva. Da un altro punto di vista, però, non bisogna mai dimenticare come le guerre più devastanti (ed anche ingiuste, come nel caso dell'aggressione alla ex Jugoslavia) gli Usa le abbiano mosse con dei democratici alla Casa Bianca. Ora, Obama, persona ragionevole e tendente al dialogo, ma all'occorrenza anche assai decisa, espletati tutti i tentativi di risoluzione pacifica del problema iraniano, potrebbe benissimo decidere o di attaccare direttamente Teheran (anche insieme ad Israele) o di permettere un più che comprensibile attacco preventivo israeliano. Evenienza che a questo punto non sembra affatto essere fantapolitica. [caption id="attachment_6132" align="aligncenter" width="324" caption="Mappa dell'Iran"][/caption]

Sarah Palin si dimette da governatore dell’Alaska

Scritto da: il 04.07.09 — 2 Commenti
Il governatore repubblicano dell'Alaska, Sarah Palin, candidata alla vicepresidenza in ticket con John McCain alle elezioni del novembre scorso per la Casa Bianca, si dimetterà alla fine del mese dalla sua carica e non si ricandiderà. Lo ha annunciato prima il suo portavoce, Dave Murrow, e poi lei stessa. Mistero sui reali motivi del gesto. Ufficialmente il suo entourage parla della volontà della Palin di avere le mani libere, paventando la possibilità di un incarico nazionale da parte dei repubblicani in vista dell'appuntamento elettorale del 2012, ma tale motivazione sembra francamente assai debole. Che la Palin sia stata costretta alle dimissioni per evitare qualche altro scandalo in arrivo? L'ipotesi non è da scartare. Sarah Palin

Arriva l’Obama socialdemocratico

Scritto da: il 05.02.09 — 2 Commenti
Barack Obama, che non è detto che debba sempre e soltanto fare errori (tipo quelli nel nominare i suoi ministri), ma spesso dice e fa anche cose sacrosante come questa, ha firmato una legge che estende la copertura sanitaria pubblica a 4 milioni di bambini finora non assicurati. «Trattasi di un primo passo - ha dichiarato il neo presidente degli Stati Uniti - verso il traguardo di estendere la copertura a tutti gli americani». Dinanzi ad un progetto del genere, io che ho parteggiato apertamente per McCain e la Palin non posso che dire "viva Obama!" ... Inoltre, per finanziare i costi del progetto, che si aggirano attorno ai 30 miliardi di dollari, saranno aumentate le tasse federali sul tabacco. Da figlio di un fumatore morto di cancro ai polmoni dico allora "viva Obama due, anzi tre volte!" ... Ma attenzione, proprio quando Bill Clinton, durante il suo primo mandato, cominciò a pensare di dare a tutti i cittadini americani la garanzia di essere sempre curati in caso di bisogno fu travolto dal primo scandalo (le accuse di molestie da parte di Paula Jones). Perché in America, si sa, chi tocca gli interessi dei colossi delle assicurazioni sanitarie private rischia grosso. In ogni caso, Obama oggi è politicamente molto più forte del Clinton di metà anni '90. Speriamo ce la faccia a trasformare l'America in un Paese normale, dove un bambino non muore per un attacco di appendicite.

Obama batte McCain anche al Super Bowl

Scritto da: il 02.02.09 — 0 Commenti
Ironia della sorte, al XLII Super Bowl (l'attesissima finale di footbal americano) di quest'anno si sono scontrati i Pittsburgh Steelers (per i quali tifa Barack Obama) e gli Arizona Cardinals (per i quali tifa John McCain). Ed anche stavolta il team di Obama (alla sesta vittoria del titolo statunitense nella sua storia, un record) ha battuto con uno spettacolare 27-23 (per inciso, la partita è stata definita da alcuni la più bella finale di sempre) il team di McCain, coincidenza simbolica che chiude una stagione da dimenticare per il senatore repubbicano.

2008-2009: un bilancio, alcune previsioni

Scritto da: il 01.01.09 — 12 Commenti
L'anno che si è appena chiuso è stato senza dubbio l'anno di Barack Obama, il primo afroamericano ad essere eletto alla Casa Bianca. Il candidato democratico ha portato avanti una strategia di comunicazione strepitosa, che il fido consigliere David Axelrod ha ideato e condotto in maniera esemplare fino alla vittoria a valanga su John McCain il 4 di novembre scorso. A livello simbolico il cambiamento è certo epocale. Vedremo se il democratico che ha incantato il mondo saprà anche governarlo. Ma il 2008 è stato anche l'anno dell'esplodere della crisi economica globale, che di certo nel 2009 si radicalizzerà. Il crac di Lehman Brothers e la crisi dei colossi dell'auto di Detroit non mancheranno di avere strascichi velenosissimi ancora per molto tempo e le conseguenze sulle vite di tutti noi purtroppo si faranno sentire sempre più. Di rilievo, per quanto i media l'abbiano quasi ignorata, è stata poi la scomparsa, venerdì 5 dicembre scorso, di Alessio II, il patriarca di Mosca, ossia il "papa" ortodosso. L'estone che era giunto a capo della Chiesa russa era un raffinato teologo ed un politico di polso. Per la successione i favoriti sembrano essere il metropolita ultraconservatore Kliment di Kaluga, il reggente Kirill, il metropolita Yuvenaly di Krutitsky e Kolomna e il metropolita bielorusso Filarete di Minsk. Chiunque sarà il nuovo patriarca di Mosca, lo attende un compito improbo: la guida spirituale dei cittadini di una ex superpotenza che sta facendo di tutto per tornare ad essere tale, mescolando ultraliberismo e Stato forte, interessi mafiosi e potere petrolifero in un mix nichilista che ne sta atomizzando la società. Il 2008 appena finito ha visto poi il drammatico riacutizzarsi dello scontro fra Hamas ed Israele, con lo Stato ebraico che sembrerebbe intenzionato a chiudere una volta per tutte la partita con il movimento integralista, anche se è certo più facile a dirsi che a farsi. Per ...

Il taglio dei tassi della Fed è segno di disperazione

Scritto da: il 17.12.08 — 8 Commenti
Francamente preoccupa la mossa di Ben Bernanke, che ha praticamente azzerato il costo del denaro in America. La Federal Reserve lo ha infatti portato ad una forchetta che va dallo 0% al 0.25%. In tutta onestà, a me sembra che la mossa sia stata più che altro dettata dalla disperazione. Una domanda sorge: ma non sarà che la crisi in atto è assai meno gestibile di come da Washington-New York e Bruxelles-Francoforte vogliano farci intendere? Non sarà che siamo davvero alle soglie di una catastrofe economica epocale? Tornano in mente le parole di Giulio Tremonti e John McCain qualche mese fa, quando dicevano che non siamo mica all'inizio della fine della crisi, ma casomai alla fine dell'inizio.

La rivoluzione di Mr. O per adesso è un Clinton ter

Scritto da: il 24.11.08 — 2 Commenti
Sembra davvero una sorta di terzo mandato di Bill Clinton il governo che Barack Obama si appresta a varare. E la cosa sta già deludendo l'ala sinistra del movimento obamiano, che forse si aspettava immediate scelte di rottura da parte del proprio idolo. Ma facciamo un po' il punto della situazione sulle nomine fin qui annunciate. Mr O., come spesso lo chiama "Il Foglio", ha fatto (o fatto fare ad arte dal suo entourage) i nomi di Eric Holder quale prossimo Attorney General (il nostro ministro della Giustizia), di Tom Daschle alla Sanità, di Janet Napolitano alla Sicurezza Nazionale, di Hillary Rodham Clinton al Dipartimento di Stato (dove, per inciso, non pare sia attesa con entusiasmo), di Dennis Ross quale responsabile della questione arabo-israeliana e di Lawrence Summers al Consiglio Nazionale dell'Economia. Tutte nomine di altissimo profilo, nessuno lo può negare, ma considerate assolutamente centriste (ossia clintoniane) dai fan più radicali di Obama. Di rottura è certo il nome del capacissimo prossimo segretario al Tesoro, Timothy Geithner, capo della Federal Reserve di New York, ma il talentuoso economista al momento è più che altro noto per il salvataggio, qualche mese fa, della Bear Stearns, che grazie ad un sostanzioso regalo pubblico non è fallita ed è riuscita ad approdare fra le braccia della JP Morgan. Non propriamente il miglior biglietto da visita per i fan di Obama. Quanto al comparto Intelligence ed affini, quale consigliere per la Sicurezza Nazionale - ruolo diverso da quello della Napolitano, che sarà segretario alla Homeland Security - pare possa giungere James Jones (di simpatie repubblicane), ex comandante supremo della Nato ed amicissimo di John McCain, mentre a dirigere la Cia potrebbe arrivare il repubblicano dichiarato John Brennan, già vice di George Tenet, fautore della rendition (la tecnica di deportazione clandestina) e probabile coautore del dossier sulle presunte armi di distruzione di massa dell'Iraq di ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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