Tutti gli articoli su mergers and acquisitions

Fusione Fiat-Chrysler: l’idea è geniale, ma i rischi non mancano

Scritto da: il 05.02.11 — 1 Commento
In genere sono assolutamente contrario alle fusioni ed acquisizioni, che ritengo fonte di brutali lesioni dei diritti dei lavoratori. Nel caso della proposta di Sergio Marchionne, però, mi sento di fare un'eccezione. Il merger definitivo fra Fiat e Chrysler ipotizzato dal capo del Lingotto è davvero una  pensata geniale, l'ultima in ordine di tempo tirata fuori dal cilindro dal vulcanico megamanager italo-canadese. Che ha certo una idea molto dura (che non condivido affatto) delle relazioni industriali, ma che ha anche una vision globale dell'economia così futurista come in Italia davvero pochi riescono ad avere (e sicuramente non fanno né gli imprenditori, né i politici). A ben riflettere, fondere insieme Fiat e Chrysler sarebbe null'altro che l'atto finale di un processo di internazionalizzazione dell'azienda torinese cominciato da Marchionne anni fa. Processo che, si noti, ha salvato la Fiat dall'estinzione. Perché una cosa che nessuno dice in Italia è che senza Marchionne con buona probabilità la casa del Lingotto non esisterebbe più. Prima che arrivasse, infatti, vi erano tutte le condizioni per un tracollo definitivo della Fiat, stile Enron  o Lehman Brothers per intenderci. Marchionne ha invece preso in mano un'azienda decotta e l'ha portata ad essere un player di assoluto rilievo nel mercato automobilistico mondiale. Ciò ha comportato una radicale modifica della natura stessa dell'azienda ed oggi, piaccia o non piaccia, la Fiat è una importante multinazionale. In quest'ottica risulta perfetta anche la scelta di allocare l'eventuale headquarters della nuova azienda post fusione negli Stati Uniti. Ovviamente, rischi nell'operazione adombrata da Marchionne ve ne sono. Il più grande è che la nuova società possa divenire sempre meno italiana. Ma questo, più che un rischio, è un destino. Prima o poi la Fiat dovrà abbandonare l'Italia e non è peregrino ipotizzare che nel medio-lungo periodo finirà con il dismettere tutti gli impianti presenti sul ...

Obama contro la mergermania

Scritto da: il 22.01.10 — 5 Commenti
Il presidente statunitense Barack Obama ha dichiarato guerra ai banchieri di Wall Street, annunciando una serie di rivoluzionarie misure che saranno alla base di una riforma finanziaria epocale. Intanto il limite del 10% dei depositi complessivi americani per istituto. Poi il divieto di essere nel contempo banca d'affari e banca commerciale. Ed infine anche un limite alle dimensioni degli istituti, in maniera da sottrarre loro una fondamentale arma di ricatto, ossia il classico ragionamento "siamo troppo grandi per poter fallire, l'effetto sociale sarebbe devastante". Insomma, un attacco in piena regola a quella che io definisco mergermania, la tendeza bulimica a ricorrere a merger & acquisitions per crescere sempre più, sconfinando in una elefantiasi che finisce col distruggere buona parte dei vantaggi dell'economia di scala. Grande Obama  in questa occasione, quindi. Pessimo presidente in politica estera e nella lotta al terrorismo internazionale, ma fin qui buono davvero in politica interna ed economica. Se passerà la riforma sanitaria entrerà nella Storia per un motivo serio che non quello del colore della sua pelle. E se poi riuscirà a ideare e attuare anche una radicale riforma finanziaria, davvero avrà buttato le basi per grande un avanzamento (social)democratico del suo Paese. [caption id="attachment_7517" align="aligncenter" width="249" caption="Barack Obama in posa davanti a una statua di Superman"][/caption]

Il Fini giustifica i (senza) mezzi (termini)

Scritto da: il 02.12.09 — 8 Commenti
Che fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sia rottura è palese da tempo. Esattamente dall'autunno 2007, dall'ormai celebre discorso del predellino del Cav. che lanciò l'idea di un partito unico del centro-destra. Idea che non piacque né a Fini, né a Pier Ferdinando Casini. Con la differenza che Casini, anche perché forte della "protezione" mediatica del potente suocero Francesco Gaetano Caltagirone, riuscì a smarcarsi ed a mantenere alto il "brand" Udc, mentre Fini, molto preoccupato da una serie di puntate del noto tg satirico Striscia la Notizia dedicate alla sua vita privata, fu obtorto collo costretto a rientrare nei ranghi e farsi piacere l'operazione Pdl, con la conseguente annessione di Alleanza Nazionale da parte del Popolo della Libertà in una sorta di merger & acquisition politica che, come spesso accade anche in finanza, ha avuto ben poco del merger e molto dell'acquisition. Passa qualche anno ed ecco che Fini si ritrova presidente della Camera dei Deputati. Ossia terza carica istituzionale dello Stato. Non ha più i suoi "fedeli" colonnelli di un tempo al fianco (perché molti di questi, scioltasi An, si sono rivelati ben più berlusconiani dello stesso Berlusconi, abbandonando l'ex leader), ma ha di contro una grande visibilità su stampa e tv. Ed allora ricomincia a prendere le distanze dal Cav. In un crescendo che in questi ultimi giorni davvero è divenuto rossiniano. In un fuori onda realizzato da Vincenzo Cicconi di Pacotvideo e poi rilanciato da Repubblica.tv, chiaramente registrato a sua insaputa, Fini parla a ruota libera con il procuratore della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi, seduto accanto a lui ad un convegno tenutosi il 6 novembre scorso in Abruzzo. «Confonde il consenso popolare, che ovviamente ha e che lo legittima a governare - dice il presidente della Camera del premier - con una sorta di immunità nei confronti di ...

Colpo grosso a Paperopoli, Paperon de’ Paperoni acquista la Marvel

Scritto da: il 31.08.09 — 0 Commenti
Non è una fusione, ma una vera e propria acquisizione a suon di miliardi di dollari, 4 per la precisione. Con tale cifra la Disney ha comperato la Marvel ed i suoi circa 5.000 diversi personaggi. Evito di annoiare con le solite analisi sul valore azionario dell'operazione et similia. Mi interrogo solo sulle conseguenze geostrategiche della mossa di Paperone (a proposito, agenzie e siti di tutto il mondo parlano di Topolino che acquista l'Uomo Ragno e compagni: nulla di più fantasioso, è chiaramente Paperone l'unico in grado di chiudere un simile affare). Vedremo il Dottor Destino cameriere al deposito dello zione al posto di Battista? Disneyland aprirà una succursale nella Zona Negativa? Paperone cercarà di rientrare il prima possibile della spesa sostenuta commercializzando al supermarket i brevetti di Reed Richards e Tony Stark?!? Insomma, a me la notizia ha lasciato di stucco, speriamo che Bruce Banner la prenda bene. New York c'ha fatto il callo, ma Hulk scatenato a Topolinia sarebbe davvero pericolosetto ...

E la Volkswagen acquista la Porsche

Scritto da: il 14.08.09 — 0 Commenti
Dopo anni di tentativi da parte della Porsche di acquisire la Volkswagen ecco che all'improvviso si ribaltano i ruoli e la Volkswagen riesce ad acquisire la Porsche. La casa di Wolfsburg ha infatti annunciato che entro dicembre 2009 possiederà il 42% del brand di auto sportive, posizione che condurrà alla fusione fra le due società (ma non fra i marchi) entro il 2011. Costo dell'operazione? 3.3 miliardi di euro, da ottenere con un aumento di capitale che sarà lanciato nei primi mesi del 2010. Poco rispetto agli oltre 10 miliardi di debiti accumulati dalla Porsche per tentare la scalata, fallita, alla Volkswagen, fermandosi al 51% di azioni ed al 20% di opzioni. Numeri comunque insufficienti per ottenere l'auspicato controllo. Con la fusione in corso, di sicuro vedrà salire il suo peso anche il fondo di investimento del Qatar, che al momento detiene il 17% di Volkswagen e che aumenterà tale percentuale nella nuova società (che comprenderà anche i brand Audi, Bentley, Bugatti, Lamborghini, Scania, Seat e Skoda, ora del gruppo Volkswagen). Anche nel nuovo colosso industriale, che insidierà il primato mondiale della Toyota, il governo della Bassa Sassonia sarà sempre il secondo maggior azionista, com'è ora in Volkswagen. Si conclude così, almeno per il momento, anche la saga familiare dei Porsche-Piëch. Fu Ferdinand Porsche, che nel 1931 aveva dato vita alla casa automobilitica omonima,  a creare, nel 1938, su ordine di Adolf Hitler, il Maggiolino, da cui poi sarebbe nata l'intera azienda Volkswagen (che in tedesco significa "macchina del popolo"). Ora il nipote Ferdinand Piëch, dopo una guerra di quasi 40'anni, è ad un passo dall'unificare le due creazioni del geniale nonno. Il cerchio si chiude, Porsche e Volkswagen saranno un'unica azienda. [caption id="attachment_5487" align="aligncenter" width="432" caption="Ferdinand Piëch"][/caption]

La crisi di General Motors come quella di Citigroup, un’occasione per riflettere sulla “mergermania”

Scritto da: il 28.05.09 — 7 Commenti
Secondo Bloomberg, il gigante automobilistico statunitense General Motors potrebbe far ricorso alla procedura di amministrazione controllata già da lunedì prossimo e quindi vendere la maggior parte dei suoi asset alla nuova società che dovrebbe nascere dalla procedura fallimentare. La casa automobilistica riceverà i fondi di finanziamento dal Tesoro Usa. Nel mentre sarà impegnata nella cessione degli asset alla nuova Gm, che sarà a sua volta controllata dal governo americano. Il piano è nei documenti presentati all'autorità di controllo dei mercati Usa, la Sec. Il tracollo di GM ricorda molto da vicino la profondissima crisi che qualche mese fa colpì il colosso più colosso di tutti, Citigroup, la megabanca americana che a novembre annunciò la necessità di tagliare altri 52 mila posti di lavoro, oltre i 23 mila già tagliati qualche mese prima, e nonostante questo rischiò ugualmente di fallire. Sei mesi fa solo le perdite derivanti dalla crisi dei mutui immobiliari e del credito al consumo superarono i 50 miliardi di dollari ed il calo in Borsa in una settimana toccò il 60% (72% nel mese di novembre), facendo precipitare il titolo sotto i 4 dollari ad azione contro i 55 dell'anno prima. È oltremodo evidente come ai problemi comuni di questa congiuntura terribile per tutti si era aggiunto per Citigroup l'aggravante di una struttura elefantiaca sempre meno giustificabile. Tant'è che si è ragionato e si ragiona nell'ordine di 75 mila licenziamenti senza temere contraccolpi in termini di funzionalità. Il che vuol palesemente dire che la burocrazia è tanta dentro il gigante newyorkese e di molti funzionari si può anche fare a meno. La crisi di General Motors o Citigroup può quindi essere letta anche quale crisi di quel modello di sviluppo (bancario ma non solo, come appunto dimostra il caso GM) che ha puntato a dimensioni ipertrofiche trovandosi ora drammaticamente impantanato. Insomma, occorre una volta per tutte dire chiaro e tondo che ...

Opel, spunta un terzo pretendente

Scritto da: il 19.05.09 — 0 Commenti
Secondo il giornale tedesco Bild vi è un nuovo concorrente della Fiat per l'acquisto della Opel. Il governo tedesco si attenderebbe infatti a breve un'altra offerta oltre a quelle del Lingotto e del gruppo austro-canadese Magna. Secondo indiscrezioni, il terzo pretendente sarebbe il fondo americano di private equity Ripplewood, basato a New York, con asset vari per circa 10 miliardi di dollari.

Fiat-Opel, a rischio due fabbriche in Italia?

Scritto da: il 07.05.09 — 8 Commenti
Secondo il quotidiano tedesco Handelblatt la fusione (più che altro acquisizione, come nota lo stesso Marchionne) fra Fiat ed Opel metterebbe a rischio chiusura 2 impianti italiani, uno a Nord ed uno a Sud. Per il momento nessun commento dal Lingotto, ma certo la notizia, comunque tutta da verificare, pone la campagna d'espansione di Sergio Marchionne (che molto probabilmente sarà amministratore delegato di Chrysler, quando l'azienda, tra 2 mesi, emergerà dal Chapter 11) in un luce ben diversa da quella sfavillante con la quale in Italia la si è fin qui seguita.

Matrimonio chimico fra Pfizer e Wyeth

Scritto da: il 27.01.09 — 6 Commenti
Grosso merger nel mondo della chimica farmaceutica. I colossi americani Pfizer (la casa che ha sintetizzato la molecola alla base del Viagra, per intenderci) e Wyeth hanno infatti annunciato di avere raggiunto un accordo in base al quale la Pfizer acquisirà la Wyeth con una transazione cash-and-stock, ossia contanti ed azioni. Il valore del merger, che in realtà è una pura e semplice acquisition, ammonta a ben 68 miliardi di dollari. Nel dettaglio, la Pfizer corrisponderà 50.19 dollari per ogni azione della Wyeth, ovvero contanti per 33 dollari ad azione e 0.985 azioni della Pfizer. Viene così creata «una delle più diversificate compagnie nel mondo dell'industria healthcare», come si può leggere nel comunicato ufficiale che rende nota l'operazione, con una immensa capacità di ricerca e di produzione. La notizia a Catania non dovrebbe lasciare indifferenti, in quanto la Wyeth ha un grosso stabilimento alle falde dell'Etna. Che cosa ne sarà? I posti di lavoro della fabbrica etnea sono al sicuro o a rischio? Tentare di vederci chiaro per tempo non farà certo male ad operai, impiegati e sindacati.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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