Tutti gli articoli su Michelangelo Patanè

V(u)oto di scambio: il caso Lombardo e il silenzio della politica siciliana

Scritto da: il 19.09.11 — 0 Commenti
Al momento la mega inchiesta della Procura di Catania su mafia e politica sembrerebbe essere finita quasi in una bolla di sapone. Per l’indagato eccellente, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, l’accusa è stata derubricata da concorso esterno in associazione mafiosa a voto di scambio. Per carità, non si tratta di una bazzecola, ma l’ipotesi iniziale degli inquirenti era certo assai più pesante ed il leader autonomista può per ora tirare un bel sospiro di sollievo. Quel che succederà in futuro non è dato sapere (molto dipenderà da chi diverrà nuovo procuratore capo di Catania), ma per il momento il presidente può stare (relativamente) tranquillo e tornare ad occuparsi di quel che meglio gli riesce, ovvero fare politica. Ecco, proprio qui sta il punto, però, nella politica. Che è la grande assente del dibattito degli ultimi giorni. Data la notizia sulla rimodulazione dell’accusa a suo carico e comunicato financo il giorno in cui (il prossimo 14 dicembre) Lombardo dovrà comparire davanti al giudice monocratico, un particolare non può non saltare all’occhio: a parte alcune voci isolate, come quella del senatore democratico Enzo Bianco, dell’europarlamentare Rita Borsellino, sempre del Pd, e della sua collega a Strasburgo Sonia Alfano (Idv), sostanzialmente nessun big della politica isolana è intervenuto. Non una parola su di un fatto, Lombardo a giudizio per voto di scambio, che forse qualche ragionamento lo meriterebbe. Del resto, è da fine marzo 2010, quando la Repubblica ha informato gli italiani dell’indagine in corso su Lombardo, che il Pdl interviene poco sulla vicenda. Vuoi perché il leader nazionale, Silvio Berlusconi, si ritiene un perseguitato dalla Magistratura e quindi di riflesso vede Lombardo come un “collega di sventura”, vuoi per incapacità congenita a capitalizzare le contingenze positive, vuoi perché l’inchiesta Iblis si è rivelata particolarmente ostica da comprendere e “maneggiare”. Risultato: afasìa quasi ...

Iblis: per la precisione

Scritto da: il 24.06.11 — 0 Commenti
Ieri è stata una giornata particolarmente caotica per Catania. Dalla Procura si sono rincorse voci varie ed eventuali, addirittura di un ricorso al Csm dei 4 pm (ex) titolari dell'inchiesta Iblis sui rapporti fra mafia e politica in Sicilia. In realtà, ciò che è accaduto è diverso. Gennaro & Co. hanno inviato al facente funzioni del Capo Procura, Michelangelo Patanè, una memoria nella quale chiedono di aver riassegnata l'inchiesta, contestandone la revoca. A questo punto, Patanè deve rispondere e, in caso non voglia "restituire" la Iblis ai 4, dovrà inoltrare tutti gli atti dell'indagine al Csm. La vicenda è ben descrita da Antonio Condorelli su Live Sicilia, nonché su La Sicilia Web. Ma c'è ancora un altro punto che occorre sottolineare. L'ipotesi di un ricorso dei pm della Iblis al Consiglio Superiore della Magistratura, oltre che dalla fattibilità giuridicamente non chiara, porrebbe Giuseppe Gennaro in condizioni di incompatibilità ambientale alla Procura di Catania. Ergo, lo escluderebbe automaticamente dalla corsa per divenirne capo. Corsa alla quale ancora partecipa con buone possibilità di successo. Per questo motivo principe è bene usare i termini al massimo possibile della loro precisione. La confusione serve solo al Maligno ... Il Palazzo di Giustizia di Catania

La vocazione all’avocazione e il giallo del ricorso al Csm

Scritto da: il 23.06.11 — 0 Commenti
Il quindicinale d'inchiesta catanese Sud ha appena pubblicato la notizia che i pm dell'indagine Iblis avrebbero fatto ricorso al Csm contro l'avocazione della medesima da parte di Michelangelo Patanè, facente funzioni del procuratore capo nel capoluogo etneo. Gli interessati, però, parrebbero aver smentito, anzi, addirittura vi sono dubbi sul fatto che l'ordinamento italiano preveda una simile eventualità. In ogni caso, un bel colpo nei giorni scorsi a Sud è riuscito, ossia reperire appunto il provvedimento di Patanè con il quale si avoca l'inchiesta Iblis, stralciandone le posizioni di Raffaele e Angelo Lombardo. Per inciso, da quanto scrive Patanè si evincono alcune cose che, come spesso è accaduto nei mesi scorsi per l'inchiesta Iblis, fanno involontariamente sapere all'universo mondo più di quanto avrebbe gradito l'estensore (o il relatore che dir si voglia). Vediamo alcuni punti. 1) Patanè scrive che «nel mese di luglio dello scorso anno [...] si è tenuta in procura una serie di riunioni finalizzate alla valutazione della sussistenza delle condizioni di applicabilità di misure cautelari personali nei confronti di Lombardo Raffaele, Presidente della Regione siciliana, e del fratello Angelo, entrambi indagati per il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa» (p. 1 dell'ordinanza). Ma come?!? A luglio 2010 si dibatteva in Procura sull'eventualità di arrestare o meno Lombardo? Ma se l'allora procuratore capo Enzo D'Agata in quel momento nemmeno ammetteva l'ipotesi che il leader autonomista fosse indagato?!? Mah ... 2) A cavallo fra le pp. 5 e 6 dell'ordinanza, Patanè, riportando tra virgolette ed in corsivo i rilievi dei sostituti Boscarino, Fanara, Gennaro e Santonocito, scrive: «In particolare per Lombardo Angelo e Lombardo Raffaele precisavano che il compendio indiziario nei confronti dei predetti indagati "si è incrementato, in misura significativa, sia nel periodo successivo alle valutazioni espresse nel luglio 2010 (con riferimento alla possibilità di formulare nei confronti dei predetti richiesta di ...

Raffaele Lombardo non sarà rinviato a giudizio

Scritto da: il 13.06.11 — 2 Commenti
Clamoroso colpo di scena nell'inchiesta Iblis della Procura della Repubblica di Catania: finisce nel nulla la richiesta di rinvio a giudizio per Raffaele ed Angelo Lombardo, firmata da tutti e quattro i pm titolari dell’inchiesta: Iole Boscarino,  Antonino Fanara, Giuseppe Gennaro e Agata Santonocito. Il successore pro tempore di Vincenzo D’Agata, il capo facente funzioni della Procura di Catania Michelangelo Patanè, ha infatti deciso di avocare a sé l’inchiesta, stralciando le posizioni di Angelo e Raffaele Lombardo, per i quali, a suo avviso, non vi sarebbero gli elementi per richiedere il rinvio a giudizio. Ma che cosa è accaduto? Semplice, i pubblici ministeri titolari dell’inchiesta sono stati "spogliati" del fascicolo sul quale stavano indagando, un "volumone" da 80mila pagine fitte di atti ed intercettazioni. La decisione finale deve ancora transitare dall'ufficio del Gip, ma per i coindagati della Iblis pare invece che si procederà con la richiesta di rinvio. Raffaele Lombardo
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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