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Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana

Scritto da: il 28.08.12 — 8 Commenti
Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l'aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo. In via preliminare, corre l'obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell'Isola - probabilmente anche maggioritaria - che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall'autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi ad usum delphini tentino di dimostrare l'indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L'idea che l'Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (rectius: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà. Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l'allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L'impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, ab initio, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell'Mpa/Pds può chiedere all'esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no. E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni ...

Sicilia: per le regionali è tutti contro tutti, ma dal caos lentamente emerge un accenno di cosmos

Scritto da: il 20.08.12 — 2 Commenti
Mentre ancora la Regione tarda a indire i comizi elettorali, il risiko delle alleanze e delle candidature in Sicilia è in pieno svolgimento. Nel centrosinistra la divisione impera, con almeno 3 candidati certi (Rosario Crocetta, sostenuto dal Pd filo Lombardo, Claudio Fava, di Sel, ed il grillino Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle) ed un altro probabile (di Idv e Fds). Ma è la lotta interna al centrodestra il vero fulcro della politica isolana di queste settimane, perché dallo scontro in corso potrebbe uscire il futuro inquilino di Palazzo d'Orléans, atteso che la frammentazione è per la sinistra un handicap al momento troppo grande per poter parlare di sue possibilità di vittoria. Posto, infatti, che il presidente della Regione sarà eletto con grossomodo il 30% dei consensi, è ovvio che il polo che andrà alle urne meno diviso avrà assai più chance di portare a casa il risultato. Perché con un sistema elettorale che non prevede ballottaggio, il cartello più coeso ha sicuramente maggiori opportunità di successo. In quest'ottica, è chiaro che le possibilità di vittoria di Crocetta, candidato di un'area eccessivamente frammentata, dipendono dalla speculare frammentazione del centrodestra. Se questo arriverà alla presentazione delle liste spaccato, l'ex sindaco di Gela potrà ritenersi con la vittoria in tasca. Ma se il centrodestra dovesse ricompattarsi, ben difficilmente l'europarlamentare democratico potrebbe spuntarla. La partita fondamentale, quindi, la si gioca in campo conservatore. Proviamo allora a capire come stanno andando le trattative, soprattutto quelle che ruotano attorno a Gianfranco Micciché. Da oltre un mese l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha rotto gli indugi, buttando sulla bilancia il peso della sua candidatura. Di fronte al niet forte del Pdl, però, Micciché sembrerebbe tentato di attivare il cosiddetto piano B, appoggiando o Nello Musumeci o Stefania Prestigiacomo, due nomi assolutamente autorevoli sui quali i coordinatori regionali ...

Dall’Mpa al Partito dei Siciliani, la (pseudo) montagna ha partorito la pulcetta

Scritto da: il 10.07.12 — 2 Commenti
E così, in sordina, nel silenzio quasi anche dei media siciliani, si è conclusa la parabola dell'Mpa, quel Movimento per le Autonomie che nelle intenzioni dei fondatori avrebbe dovuto soppiantare la Lega Nord (che, peraltro, "si è soppiantata" da sola a forza di scandali economici), diffondendo in tutta Italia il verbo localista. Come dimenticare le ripetute inaugurazioni in pompa magna della sede milanese?!? E i congressi nazionali con folle oceaniche di famiglie (dai pupi in fasce ai nonni con Algasiv in valigia ...) "precettate" dall'inflessibile segreteria politica del líder máximo? Nulla di tutto ciò all'ultima (nel senso di definitiva, conclusiva, di sbaraccamento) assembla federale, tenutasi qualche giorno fa nell'odiata Roma. L'Mpa chiude, insomma. A riprova delle scarse capacità strategiche di Raffaele Lombardo (che, lo ripeto da anni, è un grande tattico della politica, ma manca di pensiero strategico di lungo periodo), il movimento autonomista non è riuscito a sfondare fuori dall'Isola e nella sua forma attuale - con un brand ormai naturaliter accostato all'inchiesta Iblis - è più un peso che altro. Ad un progetto politico oggettivamente molto debole agli occhi dell'elettore medio nazionale, si sostituirà, quindi, stando alle dichiarazioni ufficiali, il Partito dei Siciliani. Ossia un progetto politico che si rileverà molto probabilmente assai debole agli occhi dello stesso elettore medio regionale. Come sempre accade in siffatte vicende, la montagna, o pseudo tale, ha partorito il topolino. Anzi, di meno: la pulce. [caption id="attachment_12127" align="aligncenter" width="232" caption="Raffaele Lombardo"][/caption]

Elezioni amministrative: trionfa Grillo, collassano Lega Nord, Pdl e (un po’ anche il) Pd

Scritto da: il 22.05.12 — 2 Commenti
I ballottaggi di ieri hanno sancito un dato politico nazionale importante: dopo quello del Pdl due settimane fa, è stato certificato il collasso della Lega Nord e lo stato di salute non certo esaltante del Pd. In Sicilia, poi, tranne in rari casi, che vedremo, il Pd si è sciolto come neve al Sole (basti condiderare i pochi consiglieri ottenuti in una città importante come Palermo). Di contro, escono di molto rafforzati da queste amministrative l'Idv, l'M5S e la sinistra comunista di Fds. La voglia di cambiamento è tanta fra gli italiani. Che, per esempio, hanno bocciato 7 candidati leghisti su 7 ai ballottaggi. Uno smacco terribile per il partito federalista. Che paga non solo gli scandali di casa Bossi, ma anche l'appiattimento di anni ed anni sulle perniciose politiche berlusconiane. Ma non è che Pdl e Pd stiano poi tanto meglio. Il Paese, complice l'illogico rigore fiscale di Mario Monti, oggi è fortemente orientato a premiare le formazioni di Di Pietro e Grillo. Se ne facciano una ragione tutti i loro avversari. Se Pizzarotti (a proposito, non che vi sarebbe qualcosa di male, per carità, ma vi è per caso qualche parentela con l'omonimo gruppo imprenditoriale noto per le autostrade che realizza?) governerà bene Parma, nel 2013 Grillo sarà l'uomo da battere. Quanto alla Sicilia, come sempre qui il discorso è più complesso. Al netto dell'astensionismo (quasi la metà degli aventi diritti non ha votato), vi sono risultati eclatanti ed assai indicativi. Come il trionfo di Orlando a Palermo, che con il 72.43% delle preferenze ha umiliato l'antagonista Ferrandelli ed il Pd di marca lombardiana che lo ha sostenuto. Ed eccoci al cuore della questione politica siciliana: l'eterna anomalia Pd. Un partito spaccato su due fronti contrapposti impossibili da ricompattare, quello filo Raffaele Lombardo (Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, ma non solo) ...

Palermo, qualche considerazione a spoglio in corso

Scritto da: il 07.05.12 — 3 Commenti
Quel che in queste ore sta accadendo a Palermo, metropoli cosmopolita colta e raffinata convertita in discarica a cielo aperto da un'allegra banda di incapaci, è assai semplice: è stata seppellita dagli elettori della capitale siciliana la follia del Partito Democratico pro Raffaele Lombardo. Con il candidato imposto dagli oltranzisti dell'accordo con l'Mpa - il giovane Fabrizio Ferrandelli, ex Idv folgorato sulla via di Grammichele vincitore di caotiche primarie contro l'ottima candidata Rita Borsellino - che esce incredibilmente ridimensionato rispetto alle (fin troppo generose) previsioni. Per inciso, davvero patetico il tentativo di qualcuno dei maggiorenti Pd di saltare sul carro del vincitore a spoglio appena iniziato. Proprio nullo il senso del ridicolo di questi signori, viene da vergognarsi per loro: un po' di dignità, suvvia! Ed anche di capacità di capire quando restare in silenzio ... Che non guasta mai.. Probabilmente Orlando non vincerà al primo turno (anche se ancora tutto è da vedere), ma è ovvio che al secondo si imporrà, tornando a sedere a Palazzo delle Aquile. Chiaro segno che in Sicilia la gente è arcistufa della criminale volontà sottosviluppista di una certa politica. Lo accettino gli esponenti del Pdl, in liquefazione in giro per l'Italia, e dell'Udc, partiti che dell'Mpa sono stati per anni colpevoli alleati. E lo accettino soprattutto quegli esponenti democratici siciliani che in questi anni hanno anteposto i propri interessi di corrente al bene comune (che non è difficile da individuare a queste latitudini: semplicemente è una seria, convinta, radicale lotta al crimine organizzato ed ai link che lo fortificano) appoggiando ricette politico-economiche stanno portando allo sbando l'Isola. Ora c'è da rifondare tutto, a Palermo come nel resto della Sicilia. Dalla capitale fra quindici giorni può partire la liberazione dell'Isola dal manipolo di incompetenti che, facendo dell'ignoranza la propria orgogliosa bandiera, stanno portando alla disperazione milioni ...

Bossi e Lombardo, destini incrociati: finisce nel fango la parabola del federalismo italiano

Scritto da: il 07.04.12 — 2 Commenti
È davvero significativa la coincidenza delle dimissioni di Umberto Bossi da leader della Lega Nord e delle (annunciate) dimissioni di Raffaele Lombardo da presidente della Regione Sicilia. Il primo travolto da uno squallido scandalo finanziario che, da quanto fin qui emerso, vedrebbe coinvolto soprattutto il figlio Renzo, detto "il trota". Il secondo messo in grosse difficoltà - non solo giudiziarie, ma anche di relazione con gli alleati - da una inchiesta sui rapporti fra mafia e politica in Sicilia che da ormai oltre 2 anni lo stringe in una paralizzante gogna mediatica. In ogni caso, è possibile trarre una prima conclusione dai destini incrociati di Bossi e Lombardo: davvero sta finendo nel fango la parabola del federalismo italiano. Ossia di una pseudo idea politica che in Italia non avrebbe dovuto mai avere diritto di cittadinanza per quanto è scarsamente utile (per non dire sommamente dannosa), ma che si è per caso fortuito (e grave ignavia dei politici, Gianfranco Fini in primis) imposta, emergendo ormai una ventina di anni fa dalle macerie di Tangentopoli. La Lega Nord - nata da un uomo dalla scolarizzazione non elevatissima in perenne lotta con le buone maniere - non si è mai evoluta, rimanendo nel tempo ancorata ad una visione tribale della società e facendo ridere l'Europa intera con i personaggi pittoreschi che ne hanno veicolato l'immagine di formazione xenofoba e reazionaria indegna di una democrazia avanzata. Il Movimento per le Autonomie, per quanto fondato da un uomo raffinato (Lombardo è neuropsichiatra forense: per inciso, proprio psichiatria è la specializzazione di Slobodan Molosevic e Radovan Karadzic), si è in breve riempito di militanti dalla ben scarsa cultura e di un po' di simpatizzanti dai comportamenti al vaglio della Magistratura. Intendiamoci, con il momentaneo appannamento di Bossi e Lombardo l'Italia non si è liberata della Lega Nord e dell'Mpa, ...

Sondaggio Demopolis, crescono incerti e sinistra

Scritto da: il 01.03.12 — 2 Commenti
Assai incerto l'umore politico degli italiani e il conseguente quadro delle loro intenzioni di voto dopo oltre 100 giorni dal varo dell'esecutivo guidato da Mario Monti. Secondo il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, infatti, ben il 60% degli elettori non si sentirebbe più rappresentato dal partito votato alle ultime consultazioni politiche, senza sostanziali differenze tra gli opposti schieramenti. «La disaffezione dell’opinione pubblica – ha affermato il direttore di Demopolis, Pietro Vento - risulta ulteriormente cresciuta nelle ultime settimane: si avverte un diffuso disincanto che sta erodendo il residuo consenso nei confronti dei partiti, il cui peso effettivo, agli occhi dei cittadini, appare oggi decisamente ridimensionato dal Governo dei Professori. In vista delle elezioni del 2013, gli italiani sollecitano maggiore trasparenza nei bilanci dei partiti e tagli concreti dei costi della politica, ma anche una nuova legge elettorale, che restituisca loro la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento». Se ci si recasse oggi alle urne per il rinnovo del Parlamento, più di un italiano su 4 resterebbe a casa e il 23% non saprebbe per chi votare. A risultare maggiormente penalizzati, secondo la fotografia fatta da Demopolis, sono le due forze principali. Il Partito Democratico, pur restando primo partito del Paese con il 27%, perderebbe circa 2 punti in cento giorni, mentre il Popolo della Libertà passerebbe dal 24% al 21%, il valore più basso della sua storia. «Pesano in modo consistente - ha spiegato Vento - gli indecisi, i delusi, i potenziali astensionisti: un’area di grande appeal per i nuovi scenari che, in questi primi mesi di governo Monti, sembrano ridisegnarsi in Italia in vista delle Politiche del 2013». Secondo l’indagine dell’istituto, restano stabili l’Udc (8%) e l’area di centro (con Fli al 3.9%, Api all’1% ed Mpa all’1.1%), mentre si rafforzano nel complesso i partiti a sinistra, critici verso alcune scelte dell’esecutivo: ...

Numbers di Sicilia: nuovo sondaggio Demopolis sulle correnti preferenze politiche nell’Isola

Scritto da: il 14.11.11 — 1 Commento
È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche Demopolis. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia.  Intanto è bene evidenziare come per il 71% dei siciliani le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di premier siano state opportune. Per quanto  riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il Popolo della Libertà si attesta al 25% dei consensi, il Partito Democratico al 20%, il Movimento per le Autonomie al 14%, l'Unione di Centro al 9.5%. Come sempre, il primo "partito" dell'Isola rimane quello degli indecisi. Il 71% dei siciliani ritiene quindi che siano state opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi, nella convinzione - ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati - che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare. «L'opinione pubblica siciliana - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come Mario Monti: il 65% dei siciliani ribadisce l’urgenza di un piano, credibile e socialmente equo, per la crescita economica del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento». Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, ...

Russo for President?

Scritto da: il 03.08.11 — 8 Commenti
Sono sempre più incalzanti le voci che danno Massimo Russo, attuale assessore siciliano alla Salute, quale prossimo candidato alla presidenza della Regione in luogo di Raffaele Lombardo, capo incontrastato del Movimento per le Autonomie. Addirittura, fonti autorevoli hanno parlato di Russo come del possibile leader di una sua formazione politica, con tanto di logo e slogan (“La Sicilia ai siciliani”?) già pronti. In alternativa, potrebbe creare una corrente interna all’Mpa, fermo restando che al movimento lombardiano, da quel che si sa, tecnicamente Russo non avrebbe mai aderito. Ora, a prescindere da come la si pensi sulla sua riforma della Sanità o sulla trasformazione del 118 regionale da lui voluta, Massimo Russo, già pm antimafia a Palermo prima di accettare l’incarico di assessore, è un uomo perbene, la cui diretta discesa in campo in politica dovrebbe rassicurare i tanti che reputano, pienamente a ragione, la legalità centrale nell’amministrazione della cosa pubblica. Un magistrato alla guida della Sicilia sarebbe un segnale inequivocabile di cambiamento, una svolta epocale. Come lo sarebbe anche un imprenditore fortemente caratterizzato per il suo impegno antimafia. O una donna con le caratteristiche giuste. Insomma, per chi ha dubbi sull’eticità dell’agire del Raffaele Lombardo pre trionfo 2008, Russo dovrebbe in qualche modo rappresentare una buona garanzia. A torto o a ragione, Lombardo viene ormai da molti considerato una anomalia troppo grande nel panorama politico siciliano. Una candidatura alla presidenza della Regione di Russo in sua vece la risolverebbe in maniera non traumatica. E qui veniamo al nocciolo della questione. L’ipotesi di Massimo Russo a Palazzo d’Orléans quale successore di Raffaele Lombardo quanto è “digeribile” per il leader autonomista? Entro che limiti è una “sua” ipotesi? E in che misura, invece, è una mossa indispensabile sì, ma comunque da lui subita? Insomma, Lombardo non è uomo da fare passi indietro a cuor leggero. Vero ...

Sondaggio Demopolis, in Sicilia stravince l’astensione

Scritto da: il 02.08.11 — 0 Commenti
Il dato ha del clamoroso, anche se a pensarci bene più di tanto non stupisce: 3 siciliani su 10, se si votasse oggi per il rinnovo del Parlamento nazionale, non andrebbero alle urne. Risulta infatti molto elevato nell’Isola il consenso al cosiddetto partito del “non voto”, ossia di quanti, incerti o delusi, preferirebbero astenersi, penalizzando in tal modo soprattutto le formazioni maggiori (Pdl, Pd ed Mpa). È quel che emerge dal Barometro Politico regionale dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, in un contesto che rende ancora più imprevedibili dell'usuale le dinamiche del consenso in Sicilia, deviate da tante incognite magari altrove sconosciute. Pesa sulle opzioni correnti la crescente sfiducia dei cittadini nel Parlamento nazionale, nei partiti di maggioranza e di opposizione, nelle istituzioni politiche nazionali e regionali. Ma soprattutto è in aumento la percezione di una grave disattenzione della classe politica italiana nel suo complesso verso i problemi concreti del Sud e della Sicilia in particolare. «L’incertezza del quadro politico nazionale – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – rende oggi decisive, ancora una volta, le scelte dei siciliani per il futuro politico del Paese, soprattutto in relazione al possibile premio di maggioranza al Senato. La fotografia del voto, scattata da Demopolis agli inizi di un mese di agosto che si preannuncia politicamente caldissimo nei palazzi romani, appare destinata a modificarsi nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione degli scenari nazionali e regionali». Il Pdl, che è in cerca di un futuro dopo Silvio Berlusconi e che davvero non si sa che forma possa prendere nel medio periodo, si attesta oggi nell'Isola al 27.2% dei consensi, che gli darebbero circa 730 mila voti. Salta all'occhio immediatamente la differenza con il 46% del 2008, ma è ovvio che a questi numeri va sommato il dato della scissione "meridiana" di Micciché (8%). Anche il Pd, 19%, ...

Stancanelli: delicatezza vo cercando

Scritto da: il 09.07.11 — 1 Commento
Su La Sicilia di oggi, il quotidiano di Catania, si può leggere (a p. 38 del dorso etneo) una interessante intervista, firmata da Giuseppe Bonaccorsi, al sindaco della città, Raffaele Stancanelli, senatore Pdl. «Non so se è delicato o meno, col sindaco in carica, pensare già alle candidature» afferma il primo cittadino. Verrebbe da parafrasare "delicatezza vo cercando" ... Certo, dal (più che legittimo, per carità) punto di vista di monsignor della Casa, Raffaele Stancanelli ha pienamente ragione. Parlare di candidati sindaci di centrodestra quando quello in carica è pure lui di centrodestra ed ancora potrebbe correre per un ulteriore mandato non è troppo di classe. Ma se la rivoluzione non è un pranzo di gala, come diceva Mao, nemmeno lo scontro per la principale poltrona di una città è un cocktail party, quindi ... In ogni caso, ciò su cui il sindaco-senatore dovrebbe ragionare è che il vero dato politico della vicenda è appunto che nessuno nel centrodestra siciliano ritiene nemmeno alla lontana possibile una sua riconferma. Per carità, accadde anche con Umberto Scapagnini qualche mese prima che scadesse il suo primo mandato. Fra ottobre e dicembre 2004 nessuno dentro il Polo delle Libertà avrebbe dato un penny per la rielezione del farmacologo a Palazzo degli Elefanti. Eppure Scapagnini riuscì a battere lo scetticismo degli alleati, venne ricandidato e, pur con qualche ombra, vinse. Bene, è accaduto, vero. Il che, ragionamento cabalistico (o statistico) vuole, rende molto improbabile che possa riaccadere. Inoltre, la personalità dei due politici è incomparabile, sia chiaro. E le condizioni del maggio 2005 (con l'intervento di Berlusconi quale "kingmaker" e la forte ascesa della stella autonomista lombardiana) irripetibili. Oggi il tocco di Berlusconi è ormai quello di un re Mida ad contrario. Ed anche la capacità di mobilitàzione di Raffaele Lombardo non è quella di 6 anni ...

Sicilia, si ricompatta la sinistra

Scritto da: il 28.06.11 — 2 Commenti
Alcuni punti fermi assolutamente irrinunciabili, ossia: legalità e lotta alla mafia, lavoro, accoglienza ai migranti, una sanità pubblica veramente al servizio dei cittadini e che non sia bacino elettorale e centro di smistamento di clientele, tutela dell'ambiente. Eppoi i compagni di strada con cui perseguire gli obiettivi, a cominciare da chi si è mobilitato per i referenda, ma anche le associazioni, in primo luogo quelle antimafia,  e i partiti o "pezzi" di partiti, cioè quelle tante persone che ancora sono dentro il Pd e che non gradiscono proprio la scelta di stare al governo con Raffaele Lombardo.  È stato questo il senso dell'assemblea “Il vento cambia anche in Sicilia? Costruiamo l’alternativa a Lombardo e al centrodestra”, svoltasi ieri al Centro Culturale Zo di Catania e promossa dalla Federazione della Sinistra per ragionare su un possibile mutamento/mutazione anche in Sicilia, alla luce dei risultati elettorali delle recenti amministrative. Se è successo a Napoli può accadere anche in Sicilia ed ovunque è prioritaria la lotta alla criminalità organizzata. E infatti all'incontro della Federazione della Sinistra c'erano l'Arci, Libera, Un'altra storia, i vari movimenti per l'acqua pubblica e tante altre realtà dell'associazionismo, a confrontarsi con gli esponenti dei partiti, Rifondazione Comunista FdS, Comunisti italiani-FdS, Socialismo 2000-FdS, Lavoro e Solidarietà, ma anche Italia dei Valori, Sel e, appunto, quella parte del Pd che non si rassegna ad essere subalterna a Raffaele Lombardo e che su di un punto preciso non ha dubbi: con i mafiosi non soltanto non si devono fare affari, ma nemmeno incontrarli. Dunque, da una parte i dati - quelli autorevoli della Banca d'Italia e degli istituti di ricerca - che parlano di una Sicilia allo stremo, dove non si fanno investimenti, dove più del 40% delle famiglie è sulla soglia della povertà e da dove i giovani sono costretti ad andare via, ...

Lombardo si dà al darwinismo: la naturale “evoluzione” dell’entità meridionalista

Scritto da: il 25.06.11 — 0 Commenti
Stati generali dell’Mpa oggi e domani a Catania, al Palaghiaccio. All’ordine del giorno un solo punto, la trasformazione del Movimento per le Autonomie in qualcosa di diverso. “La naturale evoluzione”, la chiamano gli strateghi della formazione lombardiana. Verso che cosa lo si saprà (forse) domani, quando sono previste le conclusioni del leader. Insomma, messe temporaneamente fra parentesi le inchieste, Raffaele Lombardo può tornare con più serenità a ragionare di politica (anche se, ad onor del vero, nell’anno e mezzo circa passato sulla “graticola” dell’indagine Iblis non è che non l’abbia fatto) e cercare di dare concretezza alla “cosa meridionalista”. L’Mpa, anche a causa delle beghe giudiziarie, è un soggetto politico ormai da superare, questo è assodato. Come? In che forme? Il Partito del Sud, ovvero un movimento/partito sudista unitario speculare alla Lega Nord, sarebbe l’optimum, ma crearlo non è semplice, non solo per questioni di copyright del prezioso brand. Ormai le sigle che si ispirano al Meridione sono molte e la confusione regna sovrana. Da Forza del Sud di Gianfranco Micciché a Noi Sud di Enzo Scotti a Io Sud di Adriana Poli Bortone. Più una miriade di partitini sparsi per lo Stivale e le tante formazioni sarde, alcune anche dalla storia nobile (come il Partito Sardo d’Azione). In tale caos, Micciché sta portando avanti una intelligente strategia aggregativa, dalla quale però l’Mpa di Lombardo finora è fuori. A questo punto, l’esigenza principale del presidente della Regione Sicilia è dichiaratamente quella di facce nuove per il suo movimento. «Serve un’evoluzione», ha dichiarato Lombardo, «e bisogna selezionare una classe dirigente nuova che si caratterizzi per la militanza». Non più quindi, una ridondanza di quadri dirigenti e “colonnelli” vari, ma militanti di base che credano sul serio ad un progetto. Un progetto, va da sé, che sia un’idea precisa di Sicilia e di Sud. ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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